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| Genoa 1898 - foto Il Secolo XIX |
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| Porta Ticinese, Milano - Foto La Cultura Moderna |
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| Genoa 1898 - foto Il Secolo XIX |
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| Porta Ticinese, Milano - Foto La Cultura Moderna |
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| Juventus - Genoa (Il Calcio) |
(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)
5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.
Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.
Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.
Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.
Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.
L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.
“Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.
Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.
Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.
Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.
A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.
La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.
Buona Santa Pasqua a tutti!
Puntate precedenti:
1. Le origini;
2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;
4. L'ultima Pasqua calcistica di pace
1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015
2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018
3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916
4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916
5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916
6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917
7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917
8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018
9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918
10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918
(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)
4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.
Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1.
Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:
“Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.
Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.
Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa
“I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7
Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.
E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:
“Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.
Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.
Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11.
(Continua - 4)
1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914
2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914
3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914
4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015
5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915
6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915
7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915
8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83
9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31
10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,
11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018
(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Iniziamo oggi un viaggio nei giorni "santi" trascorsi a dar calci ad un pallone, riproponendo la serie dedicata agli incontri internazionali che si disputavano in Italia nei giorni della Santa Pasqua. )
1. Le origini
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, recita un vecchio adagio. I pionieri italiani del football la pensavano così, se è vero che per i giorni di Pasqua organizzavano quasi tutti gli anni amichevoli spesso internazionali dal sicuro richiamo per il pubblico.
Prima di parlare di alcune delle più importanti amichevoli di Pasqua dei primi anni del '900, bisogna fare un passo indietro. Occorre ricordare quello che è considerato il primo incontro internazionale disputato in Italia. La data è quella del 30 aprile 1899, il luogo il Velodromo Umberto I di Torino1.
Si affrontarono due rappresentative di giocatori militanti nel campionato italiano e in quello svizzero. Il criterio di selezione era “residenziale”, infatti componevano la squadra italiana anche molti giocatori inglesi. Sarà soltanto con il 1910 che la nazionale verrà creata utilizzando solo giocatori italiani. Ma è un'altra storia2. Quel giorno del 1899, dunque, per la prima volta in Italia si disputava una partita internazionale: vinse la squadra svizzera, 2-0.
L'anno “zero” delle sfide internazionali per le squadre di club italiane è il 1903.
Guarda caso, è ancora il Genoa ad inaugurare la serie.
Ma andiamo con ordine. In marzo si giocarono le eliminatorie del campionato e la Juventus ottenne il diritto di sfidare in finale i detentori del Genoa, finale fissata per domenica 29 marzo a Genova, poi rinviata dalla F.I.F. al lunedì di Pasqua, 13 aprile3.
Domenica 1° marzo, a Ponte Carrega, per la prima volta una squadra straniera viene in Italia per giocare una partita: è la squadra francese del Football VeloClub di Nizza. Il Genoa vince facile, 6-0 (4-0 nel primo tempo), con tre reti segnate da Salvadé.
Pare interessante riportare come La Stampa lanciò la notizia sul numero 60 del 1°marzo, perchè si riallaccia a quanto detto poc'anzi4:
“(...)E' questo il secondo match internazionale che si gioca in Italia. Il primo ebbe luogo a Torino, nel 1899, contro una squadra svizzera, che rimase vincitrice con 2 punti a zero.”
A fine aprile, a campi invertiti, si giocò la rivincita. Partita da ricordare, anche questa, perchè è la prima volta che una squadra italiana disputa un incontro all'estero. Cambia il campo, ma non l'esito finale: vince ancora il Genoa, questa volta 3-05.
Ma veniamo, finalmente, a parlare delle amichevoli di Pasqua.
Da Genova ci spostiamo a Torino, sul prato del Velodromo Umberto I.
Venerdì 10 aprile, Venerdì Santo, la Juventus affrontò in amichevole, perdendo 0-1, gli svizzeri del Montriond Foot-Ball Club di Losanna, rinforzati per l'occasione da alcuni giocatori del Berna FBC e dello Zurigo FBC6. É la prima volta che per le festività pasquali si organizzano partite internazionali di football. Due giorni dopo, la domenica di Pasqua, si giocò di nuovo:
“Domenica 12 aprile, giorno di Pasqua, al Velodromo Umberto I di Torino la Juventus si misurò con i campioni svizzeri del Club Athletique di Ginevra. Anche se chiamare Juventus la squadra torinese non è propriamente corretto. Infatti non trovarono tutti i componenti della prima squadra della Juventus, bensì una squadra composta con diversi elementi scelti tra i campioni del Foot-Ball Club Torinese, dell'Audace e della Juventus”
Come mai non giocò la Juventus ma una “mista” torinese? Perchè la Juventus il giorno dopo, il 13 aprile, sarebbe stata impegnata a Genova per la finale del campionato (che poi perse 0-3) e quindi alcuni giocatori rimasero a riposo. Non tutti però, la maggioranza disputò entrambi gli incontri: tra gli altri, il portiere Durante, Armano I, Goccione, Malvano e Bollinger7.
Come si può facilmente intuire, una amichevole internazionale aveva, per i pionieri, se non proprio la stessa importanza del campionato, sicuramente il medesimo fascino.
Un paio d'anni più tardi, nei giorni di Pasqua e Pasquetta del 1905, a Genova il Servette di Ginevra giocò due volte contro il Genoa, sconfiggendolo in entrambi gli incontri: alla domenica 1-0 e al lunedì 3-1. A Milano, nelle giornate di sabato e domenica Milan, U.S. Milanese, San Gallo e Lugano, davanti ad un numeroso pubblico, disputarono una serie di amichevoli dalle quali risultò netto vincitore il Football Club San Gallo8:
22.04.05: MILAN – F.C. LUGANO = 3 – 0
22.04.05: U.S. MILANESE – F.C. SAN GALLO = 0 – 7
23.04.05: U.S. MILANESE – F.C. LUGANO = 4 – 4
23.04.05: F.C. SAN GALLO – MILAN = 4 – 2
“L'interesse sempre crescente con cui i torinesi hanno seguito le peripezie della squadra dei bianchi e neri, fino alla conquista della coppa di campionato, si concentrerà sul match di domenica”
Davanti a quasi 700 persone la Juventus dovette inchinarsi agli svizzeri (1-2), ma già era pronta la rivincita! Il giorno dopo, lunedì di Pasqua, le due squadre si affrontarono nuovamente, questa volta sul piazzale Conte di Torino a Vercelli. Molto attesa dovette essere questa partita in città poiché così il giornale presentò l'incontro:
“(...) Ai graditi ospiti verranno fatte festose accoglienze. Infatti saranno ricevuti alla stazione dalla Fanfara della Pro-Vercelli e saranno accompagnati al Municipio. (…) Giungeranno a Vercelli lunedì mattina, col diretto delle 10. Alla sera, poi, grande pranzo in onore degli ospiti all'Albergo del Leon d'Oro.”9
Perchè ancora nel 1905 la cosa più importante per i pionieri del football nostrano era stare in compagnia!
(Continua – 1)
1 Cfr. La Stampa del 2 maggio 1899
2 Per quanto concerne il concetto di “nazionale” ai tempi dei pionieri, tra gli altri cfr. http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e.html
3 Cfr. Alessandro, Bassi, Il football dei pionieri. Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I Guerra Mondiale, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012
4 Cfr. La Stampa del 1 marzo 1903
5 Alessandro, Bassi, Op. cit.
6 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1903
7 Cfr. La Stampa del 14 aprile 1903; La Gazzetta dello Sport del 14 aprile 1903
8 AA.VV., L'età dei pionieri – Football 1898-1908, Fondazione Genoa 1893, Genova, 2008
9 Cfr. La Stampa del 21-22 aprile 1905; La Stampa sportiva del 15 aprile 1905
MILAN - GENOA 1914
Il 27 dicembre 1914 al Velodromo Sempione a Milano il Milan e il Genoa si affrontano nella nebbia per la Coppa di Natale, vincono i rossoneri per 4 a 2
(Fotografia da Almanacco dello Sport 1915-16)
(Il Natale al tempo del football dei pionieri. Iniziamo oggi un viaggio nei giorni festivi trascorsi a dar calci ad un pallone, con una serie di articoli dedicata agli incontri internazionali che si disputavano in Italia nel periodo delle festività di fine anno. )
1.Le origini ⚽
Lo sport in generale, e il football sin dalle sue origini, si è spesso legato a manifestazioni di solidarietà e beneficenza. Già sul finire del XIX secolo, infatti, il giornale milanese di orientamento democratico Il Secolo organizza in occasione del Santo Natale Alberi di Natale di raccolte fondi per i bisognosi. Con le festività del 1897 anche La Gazzetta dello Sport aderisce nel sensibilizzare i propri lettori a partecipare all'Albero di Natale de Il Secolo:
“(...) I nostri lettori, gli sportsmen, sono nella loro maggioranza agiati, prediletti dalla fortuna; ma lo sport, oltre all'irrobustire il corpo, ingentilisce l'animo: i lettori della Gazzetta dello Sport non possono restare indifferenti al pensiero di riuscire a dare la gioia a qualche povera famiglia nel giorno della festa natalizia. (...)”1
Per il Natale del 1900 nel ricco programma di un ormai consolidato binomio sport e beneficenza fa la sua comparsa anche il football con la partita giocata dal Milan contro la Mediolanum2.
Fermandoci – per ciò che ci interessa – al solo gioco del football, ancor prima della fondazione della Federazione calcistica italiana e della disputa della prima edizione del campionato – entrambi datati 18983 - come sappiamo nel nostro Paese si gioca al football in varie città, come abbondantemente testimoniato da notizie – spesso trafiletti – riportate dai quotidiani dell'epoca. Si gioca prevalentemente in primavera, ma non si disdegna di rincorrere il pallone anche in autunno e in inverno. Solo per citare l'evento più famoso, basti qua ricordare il torneo che il 1°novembre del 1897 viene disputato al Velodromo Umberto I di Torino4 e ancor più la partita che giocano sempre a Torino in Piazza d'Armi il Football Club Torinese e l'International Football Club di Torino domenica 26 dicembre.
Questa è la prima partita “natalizia” di cui si ha notizia certa giocata in Italia, La Gazzetta dello Sport ne scrive nel numero del 31 dicembre:
“Domenica ebbe luogo una partita fra le squadre miste del Club Torinese e del Club Internazionale. Fra i signori Jourdan e avv. Pecco successe un formidabile urto. L'avv. Pecco ebbe rotto il naso ed il Jourdan riportò una non indifferente ferita alla tempia sinistra.
Furono fatti medicare alla vicina farmacia dopo di che da bravi footballers ritornarono sul campo per terminare la partita. (...)”
A chiosa dell'articolo relativo sempre alla gara del 26 dicembre 1897, La Gazzetta dello Sport accenna ad un nuovo incontro fissato per il giorno dell'Epifania del 1898, incontro che passerà alla storia come la prima partita di football in Italia giocata da squadre di due città diverse:
“(…) Il giorno 6 gennaio la migliore squadra si reca a Genova per la sfida lanciata dal Genoa Cricket and Athletic Club.”5
Di quell'incontro sappiamo davvero tutto: tanto spazio viene dato dai giornali dell'epoca6, mentre Gianni Brera nella sua Storia critica del calcio in Italia fornisce anche la rendicontazione finanziaria di quella partita7.
Ciò detto per doverosa premessa, per quel che riguarda gli incontri internazionali nel periodo natalizio giocati in Italia occorre attendere qualche anno ancora, più precisamente il 1903, quando in primavera per la prima volta una squadra italiana affronta una squadra estera8.
Il 1903 è anno da cerchiare in rosso perché in dicembre il Genoa mette per la prima volta in palio un trofeo che nel breve volgere sarà destinato a diventare il più ambito tra i molteplici trofei disputati negli anni pionieristici del nostro football: la Palla Dapples9. Basti qua ricordare che il regolamento prevedeva la disputa del trofeo nel periodo dal 1° novembre al 30 aprile di ogni anno10, tanto che molte sfide negli anni andranno a caratterizzare le festività natalizie. Solo per citare le prime partite, già in quel 1903 la primissima sfida lanciata al Genoa è quella dell'Andrea Doria: il 20 dicembre a Ponte Carrega le due squadre pareggiano 1 a 1 e pareggio sarà anche il secondo match giocato il 26 dicembre. Solo alla terza gara, quella del 6 gennaio 1904, una delle due squadre ha la meglio sull'altra, è il Genoa che battendo l'Andrea Doria 6 a 2 si aggiudica il trofeo. Inizia così una storia affascinante di sfide lanciate che si protrarranno sino al 26 dicembre 1909, giorno in cui i riflettori sulla Palla Dapples si spegnerano per sempre con la definitiva conquista del trofeo da parte del Genoa, ma avremo modo di ritornare in argomento nelle prossime puntate.
Chiudiamo la parentesi riguardante la Palla Dapples e restiamo, però, alle feste di fine anno di quel 1903 perché a Genova, Milano e Torino sono in programma incontri internazionali di rilievo.
A Genova si gioca una doppia sfida che una squadra mista composta da giocatori del Genoa e dell'Andrea Doria affronta contro gli svizzeri del Club Athletique di Ginevra. Giovedì 1° gennaio 1904 al Velodromo del Bisagno gli svizzeri hanno la meglio per 2 a 1, mentre il 3 gennaio, questa volta a Ponte Carrega, il match finisce in parità, 1 a 111.
Il match in programma sul campo dell'Acquabella a Milano tra il Milan e il Club Lyon Olympique, invece, non viene disputato a causa delle forti nevicate che interessano Milano e la Lombardia12.
Mistero, infine, per quel che concerne l'annunciata partita di Torino.
La Stampa di Torino nel numero del 25 dicembre annuncia per il 3 gennaio il match internazionale tra la Juventus e i francesi del Lione, indicando per questi ultimi il nome “Racing Club”, mentre nel numero del 29 dicembre riporta la notizia della gara prevista a Milano tra il Milan e il Club Olympique di Lione, “che domenica 3 gennaio si misurerà a Torino con i campioni della Juventus”: è evidente l'incongruenza con la notizia del 25 dicembre circa il nome esatto dell'avversario della Juventus13. L'errore ci può stare, siamo pur sempre agli inizi del football in Italia e la conoscenza delle squadre straniere è ancora parecchio approssimativa, comunque sia quel match viene annullato e pertanto non disputato.
Buon Natale e alla prossima!
🌲🌲🌲
(Continua - 1)
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1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 13 dicembre 1897
2https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2020/12/il-football-favore-de-lalbero-di-natale.html
3BASSI,
ALESSANDRO, Solo un gioco?:Scritti di storia del calcio, Independently published, 2024
4Cfr. La Stampa del 2 novembre 1897
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 31 dicembre 1897
6A solo titolo di esempio, non esaustivo, basti ricordare gli articoli apparsi su Il Secolo XIX del 6 gennaio 1898: La Gazzetta dello Sport del 7 e 10 gennaio 1898; Il Caffaro del 7 e 8 gennaio 1898.
7BRERA, GIANNI, Storia critica del calcio in Italia, Bompiani, Milano, 1978
8https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/03/gli-incontri-internazionali-di-pasqua.html
9Per un quadro più esaustivo sul trofeo, si legga il mio articolo scritto per calciomercato.com: https://www.calciomercato.com/news/la-leggenda-della-palla-dapples-un-trofeo-che-valeva-piu-della-s-20753
10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 21 dicembre 1903
11Cfr. La Stampa del 2 gennaio 1904; La Gazzetta dello Sport del 4 gennaio 1904; La Stampa Sportiva del 10 gennaio 1904
12Cfr. La Gazzetta dello Sport del 1 gennaio 1904
13Cfr. La Stampa del 25 e 29 dicembre 1903
Genoa - Lazio 4-1 del 15 luglio 1923
GENOA - JUVENTUS 1916
La fotografia (Guarneri-Cappelli) tratta da L'Illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva ritrae una fase di gioco della partita tra Genoa e Juventus valida per il girone finale della Coppa Federale del 1916, disputata - stando alle cronache de La Stampa - davanti ad un "fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna".
La partita termina sul punteggio di 2 a 1 per la Juventus, ma non basterà ai bianconeri per vincere la Coppa che andrà al Milan.
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| Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio |
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| Etoile des Deux Lacs |
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| Ligue Parisienne de Football |
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| Archivio biblioteca Panizzi |
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| Schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano |
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| Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona |
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| Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini |