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venerdì 8 maggio 2026

8 maggio 1898: inizia il campionato di calcio in Italia

 

Quattro squadre partecipanti: Società Ginnastica Torino (maglia blu con striscia rossa orizzontale), Internazionale Torino (maglia a strisce verticali bianconere), Genoa Cricket and Athletic Club (maglia bianca) e Football Club Torinese (maglia a strisce verticali giallonere).
Sono le quattro squadre che in un'unica giornata l'8 maggio del 1898 si giocano la prima edizione del campionato di calcio italiano. In palio la Challenge Cup offerta dal Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia, una magnifica “insalatiera” d'argento forgiata dall'orafo Domenico Cravero. Trofeo che ebbe una vita avventurosa, persa durante la guerra, ritrovata a Miami un paio di anni fa e riportata a Genova1.
Genoa 1898 - foto Il Secolo XIX
Ci volevano 25 centesimi quella mattina del 8 maggio per entrare al Velodromo Umberto I, a Torino, per assistere alle eliminatorie, che vedono il prevalere dell'Internazionale sul Football Club Torinese (2-1) e del Genoa sulla Ginnastica Torino (2-0)2.
È la prima finale del primo campionato di calcio italiano e se la giocano il Genoa e l'Internazionale di Torino. Sui giornali dell'epoca quell'8 maggio ha rilievo nazionale non tanto per quanto stava accadendo a Torino, bensì per le manifestazioni di protesta e gli scontri che paralizzano Milano e successivamente altre città, proteste nate contro l'aumento del prezzo del pane e di altri generi di prima necessità. Il 7 maggio con Regio Decreto era stato proclamato lo stato d'assedio in tutta la provincia di Milano ed era stato nominato commissario straordinario il generale Bava Beccaris, comandante del 3° Corpo d'Armata3.

Le cose in città ben presto precipitano tanto che Bava Beccaris non ci pensa due volte a dare l'ordine di sparare ai manifestanti ristabilendo alla fine ad un prezzo altissimo l'ordine4. Mentre a Milano quasi 130 persone che chiedevano lavoro ed un abbassamento del prezzo del pane muoiono sotto le cannonate dell'esercito, a Torino un centinaio di spettatori assiste al battesimo ufficiale del campionato italiano di football, potendo profeticamente dire: “io ci sono”. Con tutta probabilità, però, nessuno lo disse a nessuno, perchè quando è l'inizio di qualcosa non lo si sa mai. Lo si fa e basta. 
Porta Ticinese, Milano - Foto La Cultura Moderna
 
A vincere è il Genoa che batte in finale l'Internazionale per 2-1: nel primo tempo passa in vantaggio la squadra genovese, nel secondo tempo pareggia quella torinese. La partita prosegue tirata sino al fischio dell'arbitro. Una breve sosta e poi via, ancora in campo per decidere chi avrebbe vinto. Nel primo dei due tempi supplementari, Leaver segna la rete decisiva per i genovesi.
Così La Gazzetta dello Sport nell'edizione del 13 maggio racconta ai propri lettori quella giornata:
(...) Viva ed accanita fu la lotta da ambo le parti. Dopo due ore di giuoco le due Società si trovavano ad avere «un punto pari», così che si dovette prolungare la partita per altri venti minuti. I genovesi, quantunque si trovassero con un bravo giuocatore fuori combattimento in causa d'una caduta, riuscirono a vincere un altro punto conquistando la coppa di campionato italiano. L'onore dell'ultimo punto spetta al socio Leaver.”5
Leaver è l'unico marcatore del quale siamo certi, l'unico del quale si è tramandata memoria. La formazione della squadra campione è stata anch'essa oggetto di approfonditi studi da parte dei maggiori studiosi e ricercatori di storia del calcio: Baird; De Galleani, Spensley; Ghiglione, Pasteur I, Ghigliotti; Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley.


1 Cfr. Il Secolo XIX del 28 febbraio 2018
2 AA.VV. L'età dei pionieri, Fondazione Genoa 1893, Genova, 2008
3 DDI, Serie III, vol. II, n. 436
4 Cfr. La Stampa del 11 maggio 1898
5 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 13 maggio 1898

lunedì 6 aprile 2026

📷 Album di football perduto

JUVENTUS – GENOA, dicembre 1923
 
La fotografia ritrae un momento dell'incontro valido per la 9° giornata di andata del Girone A del campionato 1923/24.


Juventus - Genoa (Il Calcio)
 
La partita sul campo terminò con la vittoria per 2 a 1 della Juventus con reti di Grabbi e Rosetta, ma venne successivamente assegnato lo 0-2 a tavolino a favore del Genoa per la nota vicenda che riguardò proprio “Viri” Rosetta. 
Il caso di professionismo che riguardò il giocatore ex vercellese comportò la sconfitta a tavolino per ben tre partite della Juventus, sentenza che costò ai bianconeri la corsa verso la finale.

 

venerdì 3 aprile 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

 

martedì 31 marzo 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

(Continua - 4)


1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

martedì 17 marzo 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte I)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Iniziamo oggi un viaggio nei giorni "santi" trascorsi a dar calci ad un pallone, riproponendo la serie dedicata agli incontri internazionali che si disputavano in Italia nei giorni della Santa Pasqua. )

1. Le origini

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, recita un vecchio adagio. I pionieri italiani del football la pensavano così, se è vero che per i giorni di Pasqua organizzavano quasi tutti gli anni amichevoli spesso internazionali dal sicuro richiamo per il pubblico.

Prima di parlare di alcune delle più importanti amichevoli di Pasqua dei primi anni del '900, bisogna fare un passo indietro. Occorre ricordare quello che è considerato il primo incontro internazionale disputato in Italia. La data è quella del 30 aprile 1899, il luogo il Velodromo Umberto I di Torino1.

Si affrontarono due rappresentative di giocatori militanti nel campionato italiano e in quello svizzero. Il criterio di selezione era “residenziale”, infatti componevano la squadra italiana anche molti giocatori inglesi. Sarà soltanto con il 1910 che la nazionale verrà creata utilizzando solo giocatori italiani. Ma è un'altra storia2. Quel giorno del 1899, dunque, per la prima volta in Italia si disputava una partita internazionale: vinse la squadra svizzera, 2-0.

L'anno “zero” delle sfide internazionali per le squadre di club italiane è il 1903.

Guarda caso, è ancora il Genoa ad inaugurare la serie.

Ma andiamo con ordine. In marzo si giocarono le eliminatorie del campionato e la Juventus ottenne il diritto di sfidare in finale i detentori del Genoa, finale fissata per domenica 29 marzo a Genova, poi rinviata dalla F.I.F. al lunedì di Pasqua, 13 aprile3.

Domenica 1° marzo, a Ponte Carrega, per la prima volta una squadra straniera viene in Italia per giocare una partita: è la squadra francese del Football VeloClub di Nizza. Il Genoa vince facile, 6-0 (4-0 nel primo tempo), con tre reti segnate da Salvadé.

Pare interessante riportare come La Stampa lanciò la notizia sul numero 60 del 1°marzo, perchè si riallaccia a quanto detto poc'anzi4:

(...)E' questo il secondo match internazionale che si gioca in Italia. Il primo ebbe luogo a Torino, nel 1899, contro una squadra svizzera, che rimase vincitrice con 2 punti a zero.”

A fine aprile, a campi invertiti, si giocò la rivincita. Partita da ricordare, anche questa, perchè è la prima volta che una squadra italiana disputa un incontro all'estero. Cambia il campo, ma non l'esito finale: vince ancora il Genoa, questa volta 3-05.

Ma veniamo, finalmente, a parlare delle amichevoli di Pasqua.

Da Genova ci spostiamo a Torino, sul prato del Velodromo Umberto I.

Venerdì 10 aprile, Venerdì Santo, la Juventus affrontò in amichevole, perdendo 0-1, gli svizzeri del Montriond Foot-Ball Club di Losanna, rinforzati per l'occasione da alcuni giocatori del Berna FBC e dello Zurigo FBC6. É la prima volta che per le festività pasquali si organizzano partite internazionali di football. Due giorni dopo, la domenica di Pasqua, si giocò di nuovo:

Domenica 12 aprile, giorno di Pasqua, al Velodromo Umberto I di Torino la Juventus si misurò con i campioni svizzeri del Club Athletique di Ginevra. Anche se chiamare Juventus la squadra torinese non è propriamente corretto. Infatti non trovarono tutti i componenti della prima squadra della Juventus, bensì una squadra composta con diversi elementi scelti tra i campioni del Foot-Ball Club Torinese, dell'Audace e della Juventus”

Come mai non giocò la Juventus ma una “mista” torinese? Perchè la Juventus il giorno dopo, il 13 aprile, sarebbe stata impegnata a Genova per la finale del campionato (che poi perse 0-3) e quindi alcuni giocatori rimasero a riposo. Non tutti però, la maggioranza disputò entrambi gli incontri: tra gli altri, il portiere Durante, Armano I, Goccione, Malvano e Bollinger7.

Come si può facilmente intuire, una amichevole internazionale aveva, per i pionieri, se non proprio la stessa importanza del campionato, sicuramente il medesimo fascino.

Un paio d'anni più tardi, nei giorni di Pasqua e Pasquetta del 1905, a Genova il Servette di Ginevra giocò due volte contro il Genoa, sconfiggendolo in entrambi gli incontri: alla domenica 1-0 e al lunedì 3-1. A Milano, nelle giornate di sabato e domenica Milan, U.S. Milanese, San Gallo e Lugano, davanti ad un numeroso pubblico, disputarono una serie di amichevoli dalle quali risultò netto vincitore il Football Club San Gallo8:

22.04.05: MILAN – F.C. LUGANO = 3 – 0

22.04.05: U.S. MILANESE – F.C. SAN GALLO = 0 – 7


23.04.05: U.S. MILANESE – F.C. LUGANO = 4 – 4

23.04.05: F.C. SAN GALLO – MILAN = 4 – 2


In Piemonte, invece, fu la Juventus la protagonista della Pasqua torinese del 1905, fresca vincitrice del suo primo campionato. Domenica 23, infatti, al Velodromo Umberto I venne giocata Juventus – Montriond F. C.:

L'interesse sempre crescente con cui i torinesi hanno seguito le peripezie della squadra dei bianchi e neri, fino alla conquista della coppa di campionato, si concentrerà sul match di domenica”

Davanti a quasi 700 persone la Juventus dovette inchinarsi agli svizzeri (1-2), ma già era pronta la rivincita! Il giorno dopo, lunedì di Pasqua, le due squadre si affrontarono nuovamente, questa volta sul piazzale Conte di Torino a Vercelli. Molto attesa dovette essere questa partita in città poiché così il giornale presentò l'incontro:

(...) Ai graditi ospiti verranno fatte festose accoglienze. Infatti saranno ricevuti alla stazione dalla Fanfara della Pro-Vercelli e saranno accompagnati al Municipio. (…) Giungeranno a Vercelli lunedì mattina, col diretto delle 10. Alla sera, poi, grande pranzo in onore degli ospiti all'Albergo del Leon d'Oro.”9

Perchè ancora nel 1905 la cosa più importante per i pionieri del football nostrano era stare in compagnia!


(Continua – 1)

 

1 Cfr. La Stampa del 2 maggio 1899

2 Per quanto concerne il concetto di “nazionale” ai tempi dei pionieri, tra gli altri cfr.  http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e.html

3 Cfr. Alessandro, Bassi, Il football dei pionieri. Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I Guerra Mondiale, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012

4 Cfr. La Stampa del 1 marzo 1903

5 Alessandro, Bassi, Op. cit.

6 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1903

7 Cfr. La Stampa del 14 aprile 1903; La Gazzetta dello Sport del 14 aprile 1903

8 AA.VV., L'età dei pionieri – Football 1898-1908, Fondazione Genoa 1893, Genova, 2008

9 Cfr. La Stampa del 21-22 aprile 1905; La Stampa sportiva del 15 aprile 1905

 

giovedì 8 gennaio 2026

📷 Album di football perduto

 

MILAN - GENOA 1914 


Il 27 dicembre 1914 al Velodromo Sempione a Milano il Milan e il Genoa si affrontano nella nebbia per la Coppa di Natale, vincono i rossoneri per 4 a 2

(Fotografia da Almanacco dello Sport 1915-16) 

venerdì 19 dicembre 2025

🌲 IL FOOTBALL DEI PIONIERI DURANTE LE FESTE DI NATALE (Parte I)

(Il Natale al tempo del football dei pionieri. Iniziamo oggi un viaggio nei giorni festivi trascorsi a dar calci ad un pallone, con una serie di articoli dedicata agli incontri internazionali che si disputavano in Italia nel periodo delle festività di fine anno. )

1.Le origini 

Lo sport in generale, e il football sin dalle sue origini, si è spesso legato a manifestazioni di solidarietà e beneficenza. Già sul finire del XIX secolo, infatti, il giornale milanese di orientamento democratico Il Secolo organizza in occasione del Santo Natale Alberi di Natale di raccolte fondi per i bisognosi. Con le festività del 1897 anche La Gazzetta dello Sport aderisce nel sensibilizzare i propri lettori a partecipare all'Albero di Natale de Il Secolo:

    “(...) I nostri lettori, gli sportsmen, sono nella loro maggioranza agiati, prediletti dalla fortuna; ma lo sport, oltre all'irrobustire il corpo, ingentilisce l'animo: i lettori della Gazzetta dello Sport non possono restare indifferenti al pensiero di riuscire a dare la gioia a qualche povera famiglia nel giorno della festa natalizia. (...)”1

Per il Natale del 1900 nel ricco programma di un ormai consolidato binomio sport e beneficenza fa la sua comparsa anche il football con la partita giocata dal Milan contro la Mediolanum2.

Fermandoci – per ciò che ci interessa – al solo gioco del football, ancor prima della fondazione della Federazione calcistica italiana e della disputa della prima edizione del campionato – entrambi datati 18983 - come sappiamo nel nostro Paese si gioca al football in varie città, come abbondantemente testimoniato da notizie – spesso trafiletti – riportate dai quotidiani dell'epoca. Si gioca prevalentemente in primavera, ma non si disdegna di rincorrere il pallone anche in autunno e in inverno. Solo per citare l'evento più famoso, basti qua ricordare il torneo che il 1°novembre del 1897 viene disputato al Velodromo Umberto I di Torino4 e ancor più la partita che giocano sempre a Torino in Piazza d'Armi il Football Club Torinese e l'International Football Club di Torino domenica 26 dicembre.

Questa è la prima partita “natalizia” di cui si ha notizia certa giocata in Italia, La Gazzetta dello Sport ne scrive nel numero del 31 dicembre:

    “Domenica ebbe luogo una partita fra le squadre miste del Club Torinese e del Club Internazionale. Fra i signori Jourdan e avv. Pecco successe un formidabile urto. L'avv. Pecco ebbe rotto il naso ed il Jourdan riportò una non indifferente ferita alla tempia sinistra.

    Furono fatti medicare alla vicina farmacia dopo di che da bravi footballers ritornarono sul campo per terminare la partita. (...)”

A chiosa dell'articolo relativo sempre alla gara del 26 dicembre 1897, La Gazzetta dello Sport accenna ad un nuovo incontro fissato per il giorno dell'Epifania del 1898, incontro che passerà alla storia come la prima partita di football in Italia giocata da squadre di due città diverse:

    “(…) Il giorno 6 gennaio la migliore squadra si reca a Genova per la sfida lanciata dal Genoa Cricket and Athletic Club.”5

Di quell'incontro sappiamo davvero tutto: tanto spazio viene dato dai giornali dell'epoca6, mentre Gianni Brera nella sua Storia critica del calcio in Italia fornisce anche la rendicontazione finanziaria di quella partita7.

Ciò detto per doverosa premessa, per quel che riguarda gli incontri internazionali nel periodo natalizio giocati in Italia occorre attendere qualche anno ancora, più precisamente il 1903, quando in primavera per la prima volta una squadra italiana affronta una squadra estera8.

Il 1903 è anno da cerchiare in rosso perché in dicembre il Genoa mette per la prima volta in palio un trofeo che nel breve volgere sarà destinato a diventare il più ambito tra i molteplici trofei disputati negli anni pionieristici del nostro football: la Palla Dapples9. Basti qua ricordare che il regolamento prevedeva la disputa del trofeo nel periodo dal 1° novembre al 30 aprile di ogni anno10, tanto che molte sfide negli anni andranno a caratterizzare le festività natalizie. Solo per citare le prime partite, già in quel 1903 la primissima sfida lanciata al Genoa è quella dell'Andrea Doria: il 20 dicembre a Ponte Carrega le due squadre pareggiano 1 a 1 e pareggio sarà anche il secondo match giocato il 26 dicembre. Solo alla terza gara, quella del 6 gennaio 1904, una delle due squadre ha la meglio sull'altra, è il Genoa che battendo l'Andrea Doria 6 a 2 si aggiudica il trofeo. Inizia così una storia affascinante di sfide lanciate che si protrarranno sino al 26 dicembre 1909, giorno in cui i riflettori sulla Palla Dapples si spegnerano per sempre con la definitiva conquista del trofeo da parte del Genoa, ma avremo modo di ritornare in argomento nelle prossime puntate.

Chiudiamo la parentesi riguardante la Palla Dapples e restiamo, però, alle feste di fine anno di quel 1903 perché a Genova, Milano e Torino sono in programma incontri internazionali di rilievo.

 


A Genova si gioca una doppia sfida che una squadra mista composta da giocatori del Genoa e dell'Andrea Doria affronta contro gli svizzeri del Club Athletique di Ginevra. Giovedì 1° gennaio 1904 al Velodromo del Bisagno gli svizzeri hanno la meglio per 2 a 1, mentre il 3 gennaio, questa volta a Ponte Carrega, il match finisce in parità, 1 a 111.

Il match in programma sul campo dell'Acquabella a Milano tra il Milan e il Club Lyon Olympique, invece, non viene disputato a causa delle forti nevicate che interessano Milano e la Lombardia12.

Mistero, infine, per quel che concerne l'annunciata partita di Torino.

La Stampa di Torino nel numero del 25 dicembre annuncia per il 3 gennaio il match internazionale tra la Juventus e i francesi del Lione, indicando per questi ultimi il nome “Racing Club”, mentre nel numero del 29 dicembre riporta la notizia della gara prevista a Milano tra il Milan e il Club Olympique di Lione, “che domenica 3 gennaio si misurerà a Torino con i campioni della Juventus”: è evidente l'incongruenza con la notizia del 25 dicembre circa il nome esatto dell'avversario della Juventus13. L'errore ci può stare, siamo pur sempre agli inizi del football in Italia e la conoscenza delle squadre straniere è ancora parecchio approssimativa, comunque sia quel match viene annullato e pertanto non disputato.

Buon Natale e alla prossima!

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(Continua - 1)

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1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 13 dicembre 1897

2https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2020/12/il-football-favore-de-lalbero-di-natale.html

3BASSI, ALESSANDRO, Solo un gioco?:Scritti di storia del calcio, Independently published, 2024

4Cfr. La Stampa del 2 novembre 1897

5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 31 dicembre 1897

6A solo titolo di esempio, non esaustivo, basti ricordare gli articoli apparsi su Il Secolo XIX del 6 gennaio 1898: La Gazzetta dello Sport del 7 e 10 gennaio 1898; Il Caffaro del 7 e 8 gennaio 1898.

7BRERA, GIANNI, Storia critica del calcio in Italia, Bompiani, Milano, 1978

8https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/03/gli-incontri-internazionali-di-pasqua.html

9Per un quadro più esaustivo sul trofeo, si legga il mio articolo scritto per calciomercato.com: https://www.calciomercato.com/news/la-leggenda-della-palla-dapples-un-trofeo-che-valeva-piu-della-s-20753

10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 21 dicembre 1903

11Cfr. La Stampa del 2 gennaio 1904; La Gazzetta dello Sport del 4 gennaio 1904; La Stampa Sportiva del 10 gennaio 1904

12Cfr. La Gazzetta dello Sport del 1 gennaio 1904

13Cfr. La Stampa del 25 e 29 dicembre 1903

domenica 28 settembre 2025

📷 Album di football perduto

 Genoa - Lazio 4-1 del 15 luglio 1923



La partita è la finalissima di andata del campionato di Prima Divisione 1922/23, che vedrà la vittoria del Genoa per 4-1 sul proprio campo di Via del Piano a Marassi.
Il Genoa arriva alla finalissima nazionale dopo aver vinto il girone finale della Lega Nord battendo Pro Vercelli e Padova; la Lazio dopo aver vinto la finale di Lega Sud contro il Savoia.

Nella foto il Laziale Saraceni II e il genoano Catto tentano di intercettare il pallone di testa.


(Fotografia tratta da "Il Calcio" del 23 luglio 1923)

domenica 31 agosto 2025

📷 Album di football perduto

 GENOA - JUVENTUS 1916

 

 

La fotografia (Guarneri-Cappelli) tratta da L'Illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva ritrae una fase di gioco della partita tra Genoa e Juventus valida per il girone finale della Coppa Federale del 1916, disputata - stando alle cronache de La Stampa - davanti ad un "fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna"

La partita termina sul punteggio di 2 a 1 per la Juventus, ma non basterà ai bianconeri per vincere la Coppa che andrà al Milan.

mercoledì 20 agosto 2025

FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO

Nato a Buenos Aires da padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana. 
 
Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio


Migrante nella Belle epoque. Cesare Fanti alla vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel novembre 1921 dalle colonne de La Gazzetta dello Sport domanda alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di nazionalità elvetica1. Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori dei primi anni pionieristici. 
 
Etoile des Deux Lacs
Romano, che soltanto nel dicembre del 1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza italiana2, lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul Romano, anch'egli calciatore. 
Con l'Etoile des Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne, Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914 Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa formazione belga3.  
Ligue Parisienne de Football
Nell'aprile del 1913 Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0 grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4. Sarà la sua unica presenza con la Francia.

Esordio italiano. Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano, da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti, tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66

Se potessi avere mille lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un esiguo rimborso spese7. Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano. Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli inizi non sono affatto semplici. 
 
Archivio biblioteca Panizzi
Un golden gol...Felice. È l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a 2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146 minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine di quella interminabile sofferenza.

Dal granata all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una sua rete. 
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia del campionato une delle più accreditate pretendenti alla promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo. Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5 partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del suo rapporto con la Nazionale8. L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
(...) Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni. (…) Romano, che deve alla «rosea» - diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo, resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del football”9.
Romano giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6 aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di questi giocatori è proprio Felice Romano10
Schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano
 
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione. 
 
Un giro di tango con il Grifone. Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo calcistica. 
Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio 1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il Mirabello riporta la traduzione di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo la prestazione di Romano:
Nella linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed efficace in ogni momento, l'«half» italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli, ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra italiana”11.

Reggio Emilia per sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca un paio di partite12, segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana al Mirabello il 17 marzo 192913. La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.

Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini
 
Sarà allenatore dei granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un tempolento, lontano dal clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno 60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri “immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia, soltanto con la compagnia di pochissimi amici14. Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua leggenda.

 
1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 novembre 1921
2Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1920
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 marzo 1921
7DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
8SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr. Il Mirabello del 21 ottobre 1923
12DEL BUE, MAURO, Op. cit.
13SERRA, LUCIANO, Op. cit.
14Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971