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martedì 31 marzo 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

(Continua - 4)


1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

giovedì 19 dicembre 2024

LA TREGUA DEL NATALE DI GUERRA DEL 1914

Siamo nel fronte occidentale, nelle Fiandre nei giorni di Natale del 1914. La battaglia che qualche settimana prima si è combattuta a Ypres ha del tutto chiarito che quella guerra non sarà una guerra “lampo” come enfaticamente si era previsto nei mesi estivi1.
 
STILLE NACHT/SILENT NIGHT. La trincea diventa così il destino di migliaia di soldati, l'unico orizzonte di giorni pieni di inverno e freddo, gelo e pensieri rivolti ai propri cari lontani centinaia di chilometri. Nulla, o quasi, ricorda ai soldati che ormai è Natale, se non qualche sparuto regalo recapitato dai famigliari. Spontaneamente qualcuno da dentro una trincea inizia a intonare qualche canto. Ben presto ci si rende conto che lo stesso viene fatto nella trincea opposta. 50 metri più in là, oltre quella “terra di nessuno” cosparsa di cadaveri che non avevano avuto sepoltura. E allora pare naturale alzare il volume, osare un canto più potente, più corale. E dall'altra parte rispondono non con le pallottole, ma ancora con struggenti note di carole natalizie, sino a fondersi in un canto di pace che affratella quelle povere persone costrette lontano da casa in una gelida notte di guerra.
Già La Stampa nel numero del 27 dicembre riportava una corrispondenza del Times secondo il quale i soldati britannici celebrarono il Natale nelle trincee delle Fiandre:
Appena apparve l’alba del giorno santo, alti canti religiosi si levarono sull’immenso campo di battaglia (…). Assai spesso, ai canti dei soldati britannici rispondevano i canti dei tedeschi dalle loro trincee. E più di una volta, assicura il corrispondente, i due canti parvero modulati nella stessa cadenza, benchè i sentimenti e i cuori fossero ben discordi e diversi.2
Poi la storia diventa leggenda, o quasi.
 
IL PALLONE DELLA PACE. Da numerosi racconti di sopravvissuti pare che alla mattina alcuni soldati dei due schieramenti abbiano trovato un accordo per una breve tregua e a suggello di tale accordo così, come d’incanto, pare sia sbucato un pallone. Naturale conseguenza fu di dare vita ad un incontro di calcio in quella “terra di nessuno” che stava tra le due trincee nemiche. Dopo aver dato degna sepoltura ai caduti il pallone iniziò a rotolare tra i cavalli di frisia e il cielo e i soldati dei due schieramenti gli correvano dietro, finalmente liberi, anche se solo per poche ore, di non pensare all'incubo quotidiano.
Con i primi giorni del 1915 alcuni giornali inglesi resero noto ciò che accadde quella notte con la pubblicazione di stralci di lettere di soldati che parlavano anche di quella partita. Il Bolton Chronicle del 2 gennaio, per esempio, riportava uno stralcio di una lettera:
A very interesting letter has been sent by Mr J A Farrell, a Bolton Post Office employee. The letter is sent to the Post Office and reads: ‘…In the afternoon there was a football match played beyond the trenches, right in full view of the enemy’…” 3
Tanti soldati nelle loro lettera ricordano volentieri quei momenti e quella partita: già il Times del 1° gennaio 1915 ne parla e riporta uno stralcio di una lettera di un anonimo soldato inglese dalla quale pare che quella partita sia terminata 3-2 per i tedeschi4.

Tanti cari auguri di buon Natale e felice 2025!






1ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015
2Cfr. La Stampa del 27 dicembre 1914
3Cfr. Bolton Chronicle del 2 gennaio 1915
4Cfr. http://www.christmastruce.co.uk/christmas-truce-football-match/

 

giovedì 21 marzo 2024

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

(Continua - 4)


1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

mercoledì 13 aprile 2022

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

Al prossimo anno, intanto buona Santa Pasqua a tutti! 



1Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018






 

 

 

mercoledì 10 febbraio 2021

(non solo football) Prove di America's Cup

 


 

 Sir Lipton pronto nel 1914 a lanciare la nuova sfida assieme allo skipper Burton. La Grande guerra lo costringerà ad attendere il 1920, quando la sua Shamrock dovrà arrendersi al defender.


Sir Lipton, famoso produttore di té, era anche un grande appassionato di vela e nei primi 30 anni del '900 ha lanciato ben cinque sfide al New York Yacht Club senza peraltro mai riuscire a strappare la Coppa delle cento ghinee agli americani.

Gli americani manterranno il possesso della brocca sino al 1983 quando perderanno la sfida contro gli australiani.

lunedì 23 dicembre 2019

LA TREGUA DEL NATALE DI GUERRA DEL 1914

Siamo nel fronte occidentale, nelle Fiandre nei giorni di Natale del 1914. La battaglia che qualche settimana prima si è combattuta a Ypres ha del tutto chiarito che quella guerra non sarà una guerra “lampo” come enfaticamente si era previsto nei mesi estivi1.
STILLE NACHT/SILENT NIGHT. La trincea diventa così il destino di migliaia di soldati, l'unico orizzonte di giorni pieni di inverno e freddo, gelo e pensieri rivolti ai propri cari lontani centinaia di chilometri. Nulla, o quasi, ricorda ai soldati che ormai è Natale, se non qualche sparuto regalo recapitato dai famigliari. Spontaneamente qualcuno da dentro una trincea inizia a intonare qualche canto. Ben presto ci si rende conto che lo stesso viene fatto nella trincea opposta. 50 metri più in là, oltre quella “terra di nessuno” cosparsa di cadaveri che non avevano avuto sepoltura. E allora pare naturale alzare il volume, osare un canto più potente, più corale. E dall'altra parte rispondono non con le pallottole, ma ancora con struggenti note di carole natalizie, sino a fondersi in un canto di pace che affratella quelle povere persone costrette lontano da casa in una gelida notte di guerra.
Già La Stampa nel numero del 27 dicembre riportava una corrispondenza del Times secondo il quale i soldati britannici celebrarono il Natale nelle trincee delle Fiandre:
Appena apparve l’alba del giorno santo, alti canti religiosi si levarono sull’immenso campo di battaglia (…). Assai spesso, ai canti dei soldati britannici rispondevano i canti dei tedeschi dalle loro trincee. E più di una volta, assicura il corrispondente, i due canti parvero modulati nella stessa cadenza, benchè i sentimenti e i cuori fossero ben discordi e diversi.2
Poi la storia diventa leggenda, o quasi.
IL PALLONE DELLA PACE. Da numerosi racconti di sopravvissuti pare che alla mattina alcuni soldati dei due schieramenti abbiano trovato un accordo per una breve tregua e a suggello di tale accordo così, come d’incanto, pare sia sbucato un pallone. Naturale conseguenza fu di dare vita ad un incontro di calcio in quella “terra di nessuno” che stava tra le due trincee nemiche. Dopo aver dato degna sepoltura ai caduti il pallone iniziò a rotolare tra i cavalli di frisia e il cielo e i soldati dei due schieramenti gli correvano dietro, finalmente liberi, anche se solo per poche ore, di non pensare all'incubo quotidiano.
Con i primi giorni del 1915 alcuni giornali inglesi resero noto ciò che accadde quella notte con la pubblicazione di stralci di lettere di soldati che parlavano anche di quella partita. Il Bolton Chronicle del 2 gennaio, per esempio, riportava uno stralcio di una lettera:
A very interesting letter has been sent by Mr J A Farrell, a Bolton Post Office employee. The letter is sent to the Post Office and reads: ‘…In the afternoon there was a football match played beyond the trenches, right in full view of the enemy’…” 3
Tanti soldati nelle loro lettera ricordano volentieri quei momenti e quella partita: già il Times del 1° gennaio 1915 ne parla e riporta uno stralcio di una lettera di un anonimo soldato inglese dalla quale pare che quella partita sia terminata 3-2 per i tedeschi4.
IL RICORDO DELLA TREGUA DI NATALE 100 ANNI DOPO. Tra gli altri, di quel che accadde nel Natale del 1914 nelle Fiandre da menzionare il film Joyeux Noel uscito nel 2005, diretto da Christian Carion.

Nel 2009 il gruppo musicale finlandese neo-prog Pax Romana inserisce nel suo album “And the dance begins again” una canzone che riprende la poesia A Christmas carol from Flanders del poeta Frederick John Niven

 
Infine come non poter ricordare il commovente corto pubblicitario realizzato dalla catena di supermercati inglese Sainsbury's per il periodo natalizio del 2014

Tanti cari auguri di buon Natale e splendido inizio di 2020 a tutti voi!






1ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015
2Cfr. La Stampa del 27 dicembre 1914
3Cfr. Bolton Chronicle del 2 gennaio 1915
4Cfr. http://www.christmastruce.co.uk/christmas-truce-football-match/

martedì 2 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA


































CAMPIONATO PROMOZIONE 1914/15

Il Reggio F.C. e la Juventus Reggio punite dal Comitato Regionale Veneto-Emiliano: soprattutto nei riguardi del Reggio il C.R. V-E. pretende un maggiore rispetto dei suoi tesserati verso il Comitato stesso.

venerdì 11 maggio 2018

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

INTERNAZIONALE - TOTTENHAM HOTSPUR FOOTBALL AND ATHLETIC COMPANY LIMITED,  MILANO, 13 MAGGIO 1914


Il 13 maggio 1914 l'Internazionale ospitava per la prima volta un club professionistico di first division inglese, il Tottenham Hotspurs.Gli inglesi arrivarono a Milano la sera del 12 con il treno del Gottardo, alla Stazione Centrale accolti dai soci dell'Internazionale.
Il Tottenham vinse agevolmente contro l'Internazionale per 5-0 queste le formazioni:
Tottenham: Joyce; Clay, Pearson; Fleming, Steel, Lightfoot; Tattersall, Banks, Elliot, Blise, Middlemise.
Internazionale: Campelli; Peterli, De Vecchi; Rizzi, Fossati, Engles; Crotti, Aebi, Cevenini I, Cevenini III, Bavastre