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martedì 31 marzo 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

(Continua - 4)


1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

venerdì 27 marzo 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte III)

 (La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Prosegue il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, tra inglesi erranti e riverberi sportivi di una Triplice Alleanza all'ultimo giro di valzer.)

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”: le prime volte del football dei pionieri.


Pasqua 1912, ovvero la Pasqua delle prime volte per il calcio italiano, si potrebbe quasi dire.

Per la Pasqua del 1912, infatti, si fecero davvero le cose in grande stile, invitando addirittura una squadra inglese: gli English Wanderers per la prima volta vennero a giocare alcune partite in Italia, dopo le precedenti tournée in Francia e Russia. Gli English Wanderers erano formati da giocatori di varie squadre che giocavano nei campionati di Inghilterra, Scozia e Irlanda e che erano soliti esibirsi in tournée molto apprezzate in giro per l'Europa. Una vera e propria attrazione!

Così La Stampa presentava l'iniziativa:

(...) Quest'anno avremo dei numeri di...assoluta novità, con la discesa fra noi della famosa squadra degli «inglesi erranti», uno dei più agguerriti team d'Inghilterra”1

A Milano, per l'occasione, il Milan ampliò il suo campo di via F.lli Bronzetti, triplicando la capienza della tribuna coperta e elevando nei posti popolari “due impalcature a forma di gradinata”2.

L'assoluta protagonista di quella Pasqua, dunque, fu la squadra degli English Wanderers che giocò – e vinse – contro Milan, Genoa, Pro Vercelli e una “mista” torinese. Contro il Milan la vittoria fu schiacciante: la squadra inglese già alla fine del primo tempo era avanti 5-0 e terminò l'incontro vincendo 8-1.

Ah, giocò anche contro la nazionale italiana una partita non ufficiale: finì 1-1 (la rete italiana la segnò De Vecchi su rigore al 90°) e di quell'incontro così ne parò La Stampa Sportiva:

(...) i nostri giocatori, già conoscendo le particolarità di ciascun avversario, avevano egregiamente provvisto a neutralizzarli. Woodward non riuscì a piazzare neppure un pallone nella nostra rete. Come nei preceenti matches disputati nella loro tournée in Italia, i Wanderers non eccelsero neppure a Genova per giuoco corretto ed elegante, ma confermarono la loro grande famigliarità col giuoco della palla al calcio e le innegabili doti di destrezza e di decisione di azione che accoppiate ad una sorprendente velocità in attacco, furono i coefficienti primi delle numerose vittorie da essi riportate.3"

Poiché stiamo raccontando di calcio pionieristico – almeno per ciò che concerne l'Italia – vediamo quanto fruttò ai professionisti inglesi la tournée di quei giorni attraverso le pagine del Guerin Sportivo:

A Milano per i due primi matches col Milan Club i Wanderers si erano assicurati l'indenizzo fisso di L.3200, indenizzo rispettabile ma che il signorile Club milanese non trovò difficoltà alcuna a pagare avendo incassato, solo nella prima giornata, circa 4000 lire. Nel successivo match a Vercelli i Wanderers giuocarono col 50% sugli incassi lordi, ed un minimum assicurato di L. 500. Si incassarono L. 1580 e gli inglesi ebbero quindi di loro parte L.790. A Torino guadagnarono L.539, cifra che rappresentò il pattuito 75% degli incassi. (…) A Genova i Wanderers incassarono circa 2500 lire (il minimum garantito loro era di L.2000). L'incasso totale fatto ma Genova fu di circa 5500 lire, di cui 500 andarono, di diritto fisso, alla Federazione ed il rimanente diviso sulla base del 50% sugli incassi lordi, metà al Genoa Club e metà alla squadra inglese. In totale quindi i wanderers incassarono nella loro tournéè in Italia più di lire 7000 (...)”.

L'articolo, quindi, si concludeva con una interessante riflessione:

Ora, l'esser riusciti con dei matches di foot-ball a cavar di tasca al pubblico italiano nel breve volgere di una settimana, circa 14 biglietti da mille, è un indice più che significativo dell'interesse e della simpatia che il giuoco del calcio ha suscitato fra noi in questi ultimi tempi.”4

A Torino, sempre nei giorni “santi” di Pasqua, si disputò un altro interessante torneo, organizzato dal Torino e dalla Juventus con il patrocinio del Guerin Sportivo, che proprio in quell'anno aveva iniziato le pubblicazioni, torneo che segnò la prima volta in Italia di una squadra austriaca, il Wiener Amateur. In Italia si canta assieme a Gea della Garisenda l'inno patriottico A Tripoli, mentre è tutto un fiorire di società sportive che prendono nomi da quella vicenda bellica, guerra certo non ben vista dall'alleato austriaco. La squadra austriaca, dicevamo, reduce dal pareggio (2-2) in campionato contro il Wiener Sport Club, era anche la detentrice della Coppa di Vienna, manifestazione alla quale partecipavano i migliori clubs viennesi5. Così La Stampa dipingeva la squadra austriaca:

(...) un'accolita di giuocatori straordinariamente cortesi, fini come tecnica, ed educatissimi come condotta di giuoco, che ci hanno insegnato una cavalleria di giuoco che non tutte le squadre estere che son scese in Italia hanno mostrato di possedere nel grado di quella viennese6

Al Torneo pasquale di Torino, oltre al Wiener Amateur e alle due società organizzatrici, prese parte anche la società svizzera del F. C. Chaux-de-Fonds, squadra di buon livello composta da ben quattro nazionali e dal forward tedesco Hiller.

07/04: CHAUX-DE-FONDS – JUVENTUS = 5-2

07/04: WIENER AMATEUR – TORINO = 5-3


08/04: CHAUX-DE-FONDS – TORINO = 0-4

08/04: WIENER AMATEUR – JUVENTUS = 2-2

Per l'occasione vengono posti in vendita anche specie di mini abbonamenti validi per tutte le partite in programma al campo del F.C. Torino:

Sono pure in vendita dei biglietti cumulativi a prezzi ridotti, valevoli pei due giorni ai prezzi:

Posti a sedere (tribune laterali) L.5 – Tribuna centrale L.8”7

 

Nel primo incontro della domenica, lo Chaux-de-Fonds dominò sulla Juventus mettendo in luce l'attaccante tedesco Hiller che segnò quattro delle cinque reti elvetiche, mentre l'incontro successivo fu sicuramente più avvincente, con continui capovolgimenti di gioco e di risultato sino all'89°minuto, quando, sul punteggio di 3-3, il Wiener riuscì a segnare due reti e chiudere così vittorioso l'incontro.

In occasione della prima partita di una squadra austriaca in Italia, la federazione di appartenenza inviò un telegramma:

Ossterreichicher Fussballverband invia cordiali ed affettuosi saluti occasione primo incontro squadre italiane austriache, augura il più bel esito e felice prosperità dell'amicizia sportiva italo-austriaca8

Ecco, se la partita tra il Wiener e la Juventus ha un interesse dal punto di vista sportivo dato dal fatto che per la prima volta un club austriaco veniva a giocare in Italia, quella partita ha risvolti anche politici. Come ben sappiamo Italia e Austria-Ungheria nel 1912 sono alleate nella Triplice9 ma i rapporti non sono certo idilliaci. L'Italia già da mesi è in guerra con la Turchia per il controllo della Tripolitania e della Cirenaica, conflitto che mal viene tollerato dall'alleato austriaco, tanto che già nel settembre del 1911 il Capo di Stato Maggiore dell'esercito austroungarico Franz Conrad così si esprimeva con l'Imperatore: “ (…) La questione di Tripoli esigeva l'esame di provvedimenti militari necessari alla Monarchia danubiana”10, riaccendendo in Italia quel sentimento antiaustriaco mai in verità sopito. Tanto è vero che nei giorni immediatamente precedenti la partita, il questore di Torino proibì l'utilizzo di una pubblicità che era stata affissa ai muri, pubblicità che presentava la partita con la dicitura “Austria contro Italia”, temendo che quell'espressione potesse accendere gli animi più incendiari e più marcatamente oppositori della Duplice monarchia. Così la Questura di Torino proibisce alle società che hanno organizzato l'incontro di utilizzare quella pubblicità, tollerando al più l'utilizzo dell'espressione “squadra viennese”11.

Tornando al calcio giocato, l'incontro che registrò l'esito più sorprendente fu quello tra la Juventus e il Wiener, incontro che la squadra italiana riuscì a chiudere in pareggio, pur venendo dominata dagli avversari nel primo tempo, chiuso sul punteggio di 2-1 per gli austriaci. Nella ripresa, al 51° la Juventus riuscì a pareggiare e da quel momento, complice anche la stanchezza, gli austriaci non riuscirono più ad essere pericolosi ma anzi, proprio sul finire dell'incontro, fu alla Juventus che capitò l'occasione migliore per portarsi a casa la vittoria, ma senza riuscirvi.

Nell'altro incontro, invece, facile vittoria del Torino sugli svizzeri per 4-0, con reti di Arioni, Mosso e doppietta di Bachmann II.

 

(Continua – 3)

 

1 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1912

2 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 aprile 1912

3 Cfr. La Stampa Sportiva del 21 aprile 1912

4 Cfr. Guerin Sportivo del 18 aprile 1912

5 Cfr. La Stampa del 7 aprile 1912

6 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1912

7 Cfr. Guerin Sportivo del 4 aprile 1912

8 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1912

9 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

10 LUIGI, ALBERTINI, Le origini della guerra del 1914, Vol.I, Milano, F.lli Bocca, 1942

11 Cfr. La Gazzetta dello sport del 3 aprile 1912

giovedì 8 gennaio 2026

📷 Album di football perduto

 

MILAN - GENOA 1914 


Il 27 dicembre 1914 al Velodromo Sempione a Milano il Milan e il Genoa si affrontano nella nebbia per la Coppa di Natale, vincono i rossoneri per 4 a 2

(Fotografia da Almanacco dello Sport 1915-16) 

venerdì 19 dicembre 2025

🌲 IL FOOTBALL DEI PIONIERI DURANTE LE FESTE DI NATALE (Parte I)

(Il Natale al tempo del football dei pionieri. Iniziamo oggi un viaggio nei giorni festivi trascorsi a dar calci ad un pallone, con una serie di articoli dedicata agli incontri internazionali che si disputavano in Italia nel periodo delle festività di fine anno. )

1.Le origini 

Lo sport in generale, e il football sin dalle sue origini, si è spesso legato a manifestazioni di solidarietà e beneficenza. Già sul finire del XIX secolo, infatti, il giornale milanese di orientamento democratico Il Secolo organizza in occasione del Santo Natale Alberi di Natale di raccolte fondi per i bisognosi. Con le festività del 1897 anche La Gazzetta dello Sport aderisce nel sensibilizzare i propri lettori a partecipare all'Albero di Natale de Il Secolo:

    “(...) I nostri lettori, gli sportsmen, sono nella loro maggioranza agiati, prediletti dalla fortuna; ma lo sport, oltre all'irrobustire il corpo, ingentilisce l'animo: i lettori della Gazzetta dello Sport non possono restare indifferenti al pensiero di riuscire a dare la gioia a qualche povera famiglia nel giorno della festa natalizia. (...)”1

Per il Natale del 1900 nel ricco programma di un ormai consolidato binomio sport e beneficenza fa la sua comparsa anche il football con la partita giocata dal Milan contro la Mediolanum2.

Fermandoci – per ciò che ci interessa – al solo gioco del football, ancor prima della fondazione della Federazione calcistica italiana e della disputa della prima edizione del campionato – entrambi datati 18983 - come sappiamo nel nostro Paese si gioca al football in varie città, come abbondantemente testimoniato da notizie – spesso trafiletti – riportate dai quotidiani dell'epoca. Si gioca prevalentemente in primavera, ma non si disdegna di rincorrere il pallone anche in autunno e in inverno. Solo per citare l'evento più famoso, basti qua ricordare il torneo che il 1°novembre del 1897 viene disputato al Velodromo Umberto I di Torino4 e ancor più la partita che giocano sempre a Torino in Piazza d'Armi il Football Club Torinese e l'International Football Club di Torino domenica 26 dicembre.

Questa è la prima partita “natalizia” di cui si ha notizia certa giocata in Italia, La Gazzetta dello Sport ne scrive nel numero del 31 dicembre:

    “Domenica ebbe luogo una partita fra le squadre miste del Club Torinese e del Club Internazionale. Fra i signori Jourdan e avv. Pecco successe un formidabile urto. L'avv. Pecco ebbe rotto il naso ed il Jourdan riportò una non indifferente ferita alla tempia sinistra.

    Furono fatti medicare alla vicina farmacia dopo di che da bravi footballers ritornarono sul campo per terminare la partita. (...)”

A chiosa dell'articolo relativo sempre alla gara del 26 dicembre 1897, La Gazzetta dello Sport accenna ad un nuovo incontro fissato per il giorno dell'Epifania del 1898, incontro che passerà alla storia come la prima partita di football in Italia giocata da squadre di due città diverse:

    “(…) Il giorno 6 gennaio la migliore squadra si reca a Genova per la sfida lanciata dal Genoa Cricket and Athletic Club.”5

Di quell'incontro sappiamo davvero tutto: tanto spazio viene dato dai giornali dell'epoca6, mentre Gianni Brera nella sua Storia critica del calcio in Italia fornisce anche la rendicontazione finanziaria di quella partita7.

Ciò detto per doverosa premessa, per quel che riguarda gli incontri internazionali nel periodo natalizio giocati in Italia occorre attendere qualche anno ancora, più precisamente il 1903, quando in primavera per la prima volta una squadra italiana affronta una squadra estera8.

Il 1903 è anno da cerchiare in rosso perché in dicembre il Genoa mette per la prima volta in palio un trofeo che nel breve volgere sarà destinato a diventare il più ambito tra i molteplici trofei disputati negli anni pionieristici del nostro football: la Palla Dapples9. Basti qua ricordare che il regolamento prevedeva la disputa del trofeo nel periodo dal 1° novembre al 30 aprile di ogni anno10, tanto che molte sfide negli anni andranno a caratterizzare le festività natalizie. Solo per citare le prime partite, già in quel 1903 la primissima sfida lanciata al Genoa è quella dell'Andrea Doria: il 20 dicembre a Ponte Carrega le due squadre pareggiano 1 a 1 e pareggio sarà anche il secondo match giocato il 26 dicembre. Solo alla terza gara, quella del 6 gennaio 1904, una delle due squadre ha la meglio sull'altra, è il Genoa che battendo l'Andrea Doria 6 a 2 si aggiudica il trofeo. Inizia così una storia affascinante di sfide lanciate che si protrarranno sino al 26 dicembre 1909, giorno in cui i riflettori sulla Palla Dapples si spegnerano per sempre con la definitiva conquista del trofeo da parte del Genoa, ma avremo modo di ritornare in argomento nelle prossime puntate.

Chiudiamo la parentesi riguardante la Palla Dapples e restiamo, però, alle feste di fine anno di quel 1903 perché a Genova, Milano e Torino sono in programma incontri internazionali di rilievo.

 


A Genova si gioca una doppia sfida che una squadra mista composta da giocatori del Genoa e dell'Andrea Doria affronta contro gli svizzeri del Club Athletique di Ginevra. Giovedì 1° gennaio 1904 al Velodromo del Bisagno gli svizzeri hanno la meglio per 2 a 1, mentre il 3 gennaio, questa volta a Ponte Carrega, il match finisce in parità, 1 a 111.

Il match in programma sul campo dell'Acquabella a Milano tra il Milan e il Club Lyon Olympique, invece, non viene disputato a causa delle forti nevicate che interessano Milano e la Lombardia12.

Mistero, infine, per quel che concerne l'annunciata partita di Torino.

La Stampa di Torino nel numero del 25 dicembre annuncia per il 3 gennaio il match internazionale tra la Juventus e i francesi del Lione, indicando per questi ultimi il nome “Racing Club”, mentre nel numero del 29 dicembre riporta la notizia della gara prevista a Milano tra il Milan e il Club Olympique di Lione, “che domenica 3 gennaio si misurerà a Torino con i campioni della Juventus”: è evidente l'incongruenza con la notizia del 25 dicembre circa il nome esatto dell'avversario della Juventus13. L'errore ci può stare, siamo pur sempre agli inizi del football in Italia e la conoscenza delle squadre straniere è ancora parecchio approssimativa, comunque sia quel match viene annullato e pertanto non disputato.

Buon Natale e alla prossima!

 🌲🌲🌲

(Continua - 1)

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1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 13 dicembre 1897

2https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2020/12/il-football-favore-de-lalbero-di-natale.html

3BASSI, ALESSANDRO, Solo un gioco?:Scritti di storia del calcio, Independently published, 2024

4Cfr. La Stampa del 2 novembre 1897

5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 31 dicembre 1897

6A solo titolo di esempio, non esaustivo, basti ricordare gli articoli apparsi su Il Secolo XIX del 6 gennaio 1898: La Gazzetta dello Sport del 7 e 10 gennaio 1898; Il Caffaro del 7 e 8 gennaio 1898.

7BRERA, GIANNI, Storia critica del calcio in Italia, Bompiani, Milano, 1978

8https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/03/gli-incontri-internazionali-di-pasqua.html

9Per un quadro più esaustivo sul trofeo, si legga il mio articolo scritto per calciomercato.com: https://www.calciomercato.com/news/la-leggenda-della-palla-dapples-un-trofeo-che-valeva-piu-della-s-20753

10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 21 dicembre 1903

11Cfr. La Stampa del 2 gennaio 1904; La Gazzetta dello Sport del 4 gennaio 1904; La Stampa Sportiva del 10 gennaio 1904

12Cfr. La Gazzetta dello Sport del 1 gennaio 1904

13Cfr. La Stampa del 25 e 29 dicembre 1903

venerdì 13 dicembre 2024

BUON COMPLEANNO MILAN!

 

 

Mercoledì 13 dicembre 1899 a Milano, presso l’Hotel du Nord et des Anglais, viene fondato il Milan Cricket and Foot-Ball Club.

Tra i soci fondatori da ricordare Herbert Kilpin, Samuel Richard Davies e Alfred Edwards.

 

 

sabato 16 novembre 2024

SOLO UN GIOCO? OSPITE A OFFSIDE BOOK CLUB


 

Domenica 17 novembre, ore 14.30 alla Fabbrica del Vapore a Milano per Offside Fest Italia, vi aspetto per la presentazione di SOLO UN GIOCO? SCRITTI DI STORIA DEL CALCIO, il secondo Quaderno di Storie di football perduto uscito in occasione dei primi 10 anni del blog. Una raccolta di saggi brevi, ricerche, articoli e narrazioni che dalle origini del football in Italia arriva sino agli anni'50 del XX secolo.


Amici milanesi vi aspetto!!

lunedì 11 novembre 2024

SOLO UN GIOCO? OSPITE A OFFSIDE BOOK CLUB

 

Domenica 17 novembre, ore 14.30 alla Fabbrica del Vapore a Milano per Offside Fest Italia, vi aspetto per la presentazione di SOLO UN GIOCO? SCRITTI DI STORIA DEL CALCIO, il secondo Quaderno di Storie di football perduto uscito in occasione dei primi 10 anni del blog. Una raccolta di saggi brevi, ricerche, articoli e narrazioni che dalle origini del football in Italia arriva sino agli anni'50 del XX secolo.


Amici milanesi vi aspetto!!

lunedì 22 aprile 2024

Milan-Inter: nel 1931 il primo derby in settimana, con la zampata di Meazza

 

 

Questa sera si gioca il derby di Milano fra Milan e Inter, decisivo per lo Scudetto dei nerazzurri. La collocazione al di fuori del canonico fine settimana, causa impegni internazionali dei rossoneri, è fatto insolito certo, ma non è una novità. Già altre volte – soprattutto in tempi recenti – “il Derby della Madonnina” è stato giocato durante la settimana

Per l'occasione, raccontiamo della prima volta in cui questo importante incontro è stato giocato durante la settimana, nell'ormai lontano 1931.

Il mio pezzo per calciomercato.com QUI

giovedì 21 marzo 2024

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte IV)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Continua il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, mentre da lontano il rombo dei cannoni ancora non pare minacciare la spensieratezza della Belle epoque italiana.)

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace.

 

Per la Pasqua del 1914 Milano fa le cose in grande: l'Unione Sportiva Milanese e il Milan ospitano, infatti, gli svizzeri dell'Aarau, finalisti nel campionato elvetico, e gli ungheresi universitari di Budapest in un doppio confronto all'Arena e sul campo dell'USM della Bovisa. A Torino, del resto, non stanno certo a guardare e anche per il 1914 vengono invitati gli austriaci del Wiener Amateur di Hugo Meisl, già scesi a Torino nel 1912, per due incontri con Juventus e Pro Vercelli. Mentre il Casale è impegnato nella trasferta francese di Cette, a Padova viene organizzata per la prima volta un'amichevole internazionale grazie al Petrarca che ospita per Pasquetta gli svizzeri dell'Etoile de La Chaux de Fonds, impegnati a loro volta il giorno prima a Venezia. Altre amichevoli internazionali vengono organizzate anche a Modena, Bologna, Alessandria, Udine: insomma per l'ultima Pasqua di pace in Italia il menù di calcio internazionale è davvero ghiotto e abbondante1

Senza dubbio alla vigilia l'attesa è tutta per la squadra magiara. Da Budapest arriva a Milano la squadra universitaria cittadina i cui dirigenti inviano alla stampa italiana questo comunicato:

Dunque finalmente domenica, dopo alcuni anni d'assenza, una nostra squadra scenderà ospite di due gloriosi clubs milanesi. La magnifica Arena di Milano accoglierà ancora un nostro club, il Budapesti Egyetemi Athletikai Club che raccoglie il fior fiore dei footballers ungheresi ed ha segnato varie pagine di gloria nella storia dello sport in Ungheria, contando i migliori atleti: schermidori, lottatori, giuocatori di tennis, pattinatori, nuotatori e calciatori.” Il comunicato ungherese di accompagnamento, nel proseguire ricordando il torneo di Roma del 1911 vinto dal M.T.K., fa un interessante accenno politico e storico di comunanza e “fratellanza” tra i popoli d'Italia e d'Ungheria che andando ben oltre la contingente alleanza tra il Regno d'Italia e la Duplice monarchia va dritta alla guerra austro-prussiana del 1866, che per l'Italia costituì la sua Terza guerra d'Indipendenza: “ (…) Essi scendono in Italia animati da un sincero affetto per gli altri fratelli lontani coi quali anni addietro avevano assecondato i dolori e le glorie durante l'epica lotta per il Risorgimento Italiano. (…) Che i nuovi figli d'Ungheria saluteranno l'Italia come la loro seconda patria, poiché essi soffrono delle stesse sofferenze che i latini della province irredente ancora sublimano? Noi vorremmo che ogni malinteso che può essere sorto fra le due nazionali sorelle fosse fugato da questa visita dei nostri figli nella gentile terra del dolce idioma”2.

Lo spettacolo però, leggendo le cronache dell'epoca, non è all'altezza delle aspettative. Franco Scarioni nel numero del 17 aprile de La Gazzetta dello Sport tira le somme del fine settimana pasquale, sottolineando una certa “stanchezza” nella routine degli incontri internazionali pasquali, quasi fosse ormai una consuetudine più sopportata come un dovere che non un'opportunità da cogliere per migliorare: “Il bilancio pasquale non s'è proprio chiuso con un deficit, ma neppure con un buon dividendo. Il rendiconto ha reso il prospetto d'una severa, se non proprio squallida situazione. Cosa hanno detto i matches pasquali? Che cosa hanno reso? Nulla o ben poco. Non sono giovati agli squadroni maggiori, né ai minori che tentavano le nuove vie del rinnovamento attraverso i nuovi incontri internazionali; poiché i primi li hanno affrontati per non tradire una consuetudine e senza soverchio entusiasmo e gli altri, che avevano cullato più d'un sogno sul loro reale valore attraverso le facili eliminatorie del campionato, si sono trovati delusi e scorati dopo la prova combattuta con tanto coraggio, con ogni impeto e con molte speranze”. Scarioni, quindi, nel descrivere come il pubblico abbia partecipato agli eventi spinge più in là il discorso, con la necessità ormai di alzare il livello delle sfide e quindi dell'offerta calcistica internazionale: “(...) Il pubblico non è mancato alla prova. Ama ancora le forti e le nuove competizioni. Ma s'è stizzito un po' alle consuete exibitions di squadre già fin troppo conosciute ed alle cattive prove fornite dai loro undici. (…) Così converrà che per il futuro i dirigenti le nostre società pensino a chiamare gli squadroni maggiori d'Europa e (…) formino le squadre rappresentative delle diverse città e le oppongano così salde, snelle ed impugnanti il valore di una città o di una regione, ai massicci teams del Nord. Un match Milano-Londra o Torino-Praga, ecc., possono ben chiamare il pubblico delle più grandi competizioni. (…) Ne guadagnerebbero tutti: la propaganda del foot-ball; l'interesse collettivo ed individuale delle società, il miglioramento nostro”3.

 

Come ben sappiamo, i tragici fatti dell'estate del 1914 e le conseguenti dichiarazioni di guerra investono tutti i settori della vita, anche il gioco del calcio4. Il clima a livello internazionale mutava rapidamente e per la Pasqua del 1915 le uniche squadre che oltrepassarono la nostra frontiera per venire a giocare in Italia furono, ovviamente, quelle svizzere5: la guerra già da parecchi mesi infuriava nel cuore dell'Europa e gli spazi per il football erano sempre più ristretti. Comunque, dicevamo degli svizzeri. Il F.C. Berna giocò due partite nel fine settimana pasquale: a Torino perse contro una “mista formata da giocatori del Torino e della Juventus e a Vercelli impattò 2-2 contro la Pro. Interessante per il pubblico fu il derby giocato a Milano tra l'Internazionale e il Milan, entrambe finaliste del campionato di quell'anno, incontro vinto abbastanza agevolmente dai neroazzurri per 5-2. A Genova venne disputato un torneo al quale parteciparono il Genoa, l'Andrea Doria, lo Young Boys di Berna e una Selezione veneta6. Nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un evento di sicuro richiamo per pubblico e addetti ai lavori, ma nella realtà così non fu, poiché ciò che purtroppo mancò fu lo spettacolo, le squadre si presentarono largamente rimaneggiate, come evidenzia il corrispondente de La Stampa

I quattro incontri hanno dimostrato la completa inutilità di queste esibizioni, in cui le squadre si presentano incomplete ed a cui i giocatori non si prestano con molto entusiasmo”7

Se, dunque, stava diventando sempre più complicato per gli spettatori assistere ad incontri internazionali dal vivo con squadre di spessore, curiosa e interessante è la notizia che riporta La Stampa riguardante la proiezione al cinema Royal di Torino di due filmati relativi a due incontri di calcio inglese, uno tra il New Castle United e il Bradford City e l'altro tra il Barneley e il West Bronwick8.

E la Juventus? I bianconeri trascorsero la pasquetta in un modo molto più...goliardico. Come riporta lo storico della Juventus Stefano Bedeschi nel suo libro La Juve oscura, la dirigenza bianconera organizza una Pasquetta decisamente alternativa e in controtendenza con quella che era ormai una prassi diffusa del calcio italiano. Leggiamo direttamente la circolare che Enrico Canfari, Fernando Nizza e Sandro Zanibelli inviano ai giocatori, soci e dirigenti:

Egregio Consocio, per festeggiare la tradizionale Pasquetta e corrispondere al desiderio espresso da parecchi soci, i sottoscritti si fanno organizzatori di una merenda che dovrà svolgersi il lunedì di Pasqua sul nostro campo alle ore diciassette, dopo gli immancabili due calci in famiglia. La merenda si comporrà di: salato misto – uova sode – insalate tradizionali – Roast beaf – frutta – dolce – ½ bottiglia di grignolino o di birra Boringhieri – Nebbiolo 1913. la quota individuale, comprese le spese generali (pane, coperto, mance, ecc.) è di lire 3,00 e dovrà essere versata anticipatamente a uno dei sottoscritti non oltre la sera di Pasqua, poiché per necessità di organizzazione non si accetteranno neppure eccezionalmente tardive iscrizioni”9.

Quella del 1915 sarà l'ultima Pasqua di pace in Italia. Trattative febbrili della Diplomazia italiana con quella degli alleati della Triplice Alleanza da un lato e con le Potenze dell'Intesa dall'altro, come ben sappiamo, porteranno una ventina di giorni dopo, con la stipula del Patto di Londra, all'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa e quindi, successivamente nel turbinoso maggio “radioso” italiano, alla denuncia del Trattato della Triplice Alleanza e, il 23 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria10.

Il calcio ufficiale e quello goliardico della Belle epoque si ferma, ma non tutto il calcio: come bene sappiamo per tutta la durata del conflitto si giocheranno partite, tornei e amichevoli, ciò che mancherà sarà la spensieratezza e la leggerezza di un'età irrimediabilmente perduta11

(Continua - 4)


1 Cfr. La Gazzetta dello sport del 8 aprile 1914

2 Cfr. La Gazzetta dello sport del 10 aprile 1914

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1914

4 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 2 aprile 1915

6 Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 aprile 1915

7 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1915

8 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit., pag.83

9 STEFANO, BEDESCHI, La Juve oscura, Ilmiolibro.it, Roma, 2013, pagg. 30-31

10 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Op. cit.,

11 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

lunedì 18 marzo 2024

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte III)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Prosegue il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, tra inglesi erranti e riverberi sportivi di una Triplice Alleanza all'ultimo giro di valzer.)

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”: le prime volte del football dei pionieri.


Pasqua 1912, ovvero la Pasqua delle prime volte per il calcio italiano, si potrebbe quasi dire.

Per la Pasqua del 1912, infatti, si fecero davvero le cose in grande stile, invitando addirittura una squadra inglese: gli English Wanderers per la prima volta vennero a giocare alcune partite in Italia, dopo le precedenti tournée in Francia e Russia. Gli English Wanderers erano formati da giocatori di varie squadre che giocavano nei campionati di Inghilterra, Scozia e Irlanda e che erano soliti esibirsi in tournée molto apprezzate in giro per l'Europa. Una vera e propria attrazione!

Così La Stampa presentava l'iniziativa:

(...) Quest'anno avremo dei numeri di...assoluta novità, con la discesa fra noi della famosa squadra degli «inglesi erranti», uno dei più agguerriti team d'Inghilterra”1

A Milano, per l'occasione, il Milan ampliò il suo campo di via F.lli Bronzetti, triplicando la capienza della tribuna coperta e elevando nei posti popolari “due impalcature a forma di gradinata”2.

L'assoluta protagonista di quella Pasqua, dunque, fu la squadra degli English Wanderers che giocò – e vinse – contro Milan, Genoa, Pro Vercelli e una “mista” torinese. Contro il Milan la vittoria fu schiacciante: la squadra inglese già alla fine del primo tempo era avanti 5-0 e terminò l'incontro vincendo 8-1.

Ah, giocò anche contro la nazionale italiana una partita non ufficiale: finì 1-1 (la rete italiana la segnò De Vecchi su rigore al 90°) e di quell'incontro così ne parò La Stampa Sportiva:

(...) i nostri giocatori, già conoscendo le particolarità di ciascun avversario, avevano egregiamente provvisto a neutralizzarli. Woodward non riuscì a piazzare neppure un pallone nella nostra rete. Come nei preceenti matches disputati nella loro tournée in Italia, i Wanderers non eccelsero neppure a Genova per giuoco corretto ed elegante, ma confermarono la loro grande famigliarità col giuoco della palla al calcio e le innegabili doti di destrezza e di decisione di azione che accoppiate ad una sorprendente velocità in attacco, furono i coefficienti primi delle numerose vittorie da essi riportate.3"

Poiché stiamo raccontando di calcio pionieristico – almeno per ciò che concerne l'Italia – vediamo quanto fruttò ai professionisti inglesi la tournée di quei giorni attraverso le pagine del Guerin Sportivo:

A Milano per i due primi matches col Milan Club i Wanderers si erano assicurati l'indenizzo fisso di L.3200, indenizzo rispettabile ma che il signorile Club milanese non trovò difficoltà alcuna a pagare avendo incassato, solo nella prima giornata, circa 4000 lire. Nel successivo match a Vercelli i Wanderers giuocarono col 50% sugli incassi lordi, ed un minimum assicurato di L. 500. Si incassarono L. 1580 e gli inglesi ebbero quindi di loro parte L.790. A Torino guadagnarono L.539, cifra che rappresentò il pattuito 75% degli incassi. (…) A Genova i Wanderers incassarono circa 2500 lire (il minimum garantito loro era di L.2000). L'incasso totale fatto ma Genova fu di circa 5500 lire, di cui 500 andarono, di diritto fisso, alla Federazione ed il rimanente diviso sulla base del 50% sugli incassi lordi, metà al Genoa Club e metà alla squadra inglese. In totale quindi i wanderers incassarono nella loro tournéè in Italia più di lire 7000 (...)”.

L'articolo, quindi, si concludeva con una interessante riflessione:

Ora, l'esser riusciti con dei matches di foot-ball a cavar di tasca al pubblico italiano nel breve volgere di una settimana, circa 14 biglietti da mille, è un indice più che significativo dell'interesse e della simpatia che il giuoco del calcio ha suscitato fra noi in questi ultimi tempi.”4

A Torino, sempre nei giorni “santi” di Pasqua, si disputò un altro interessante torneo, organizzato dal Torino e dalla Juventus con il patrocinio del Guerin Sportivo, che proprio in quell'anno aveva iniziato le pubblicazioni, torneo che segnò la prima volta in Italia di una squadra austriaca, il Wiener Amateur. In Italia si canta assieme a Gea della Garisenda l'inno patriottico A Tripoli, mentre è tutto un fiorire di società sportive che prendono nomi da quella vicenda bellica, guerra certo non ben vista dall'alleato austriaco. La squadra austriaca, dicevamo, reduce dal pareggio (2-2) in campionato contro il Wiener Sport Club, era anche la detentrice della Coppa di Vienna, manifestazione alla quale partecipavano i migliori clubs viennesi5. Così La Stampa dipingeva la squadra austriaca:

(...) un'accolita di giuocatori straordinariamente cortesi, fini come tecnica, ed educatissimi come condotta di giuoco, che ci hanno insegnato una cavalleria di giuoco che non tutte le squadre estere che son scese in Italia hanno mostrato di possedere nel grado di quella viennese6

Al Torneo pasquale di Torino, oltre al Wiener Amateur e alle due società organizzatrici, prese parte anche la società svizzera del F. C. Chaux-de-Fonds, squadra di buon livello composta da ben quattro nazionali e dal forward tedesco Hiller.

07/04: CHAUX-DE-FONDS – JUVENTUS = 5-2

07/04: WIENER AMATEUR – TORINO = 5-3


08/04: CHAUX-DE-FONDS – TORINO = 0-4

08/04: WIENER AMATEUR – JUVENTUS = 2-2

Per l'occasione vengono posti in vendita anche specie di mini abbonamenti validi per tutte le partite in programma al campo del F.C. Torino:

Sono pure in vendita dei biglietti cumulativi a prezzi ridotti, valevoli pei due giorni ai prezzi:

Posti a sedere (tribune laterali) L.5 – Tribuna centrale L.8”7

 

Nel primo incontro della domenica, lo Chaux-de-Fonds dominò sulla Juventus mettendo in luce l'attaccante tedesco Hiller che segnò quattro delle cinque reti elvetiche, mentre l'incontro successivo fu sicuramente più avvincente, con continui capovolgimenti di gioco e di risultato sino all'89°minuto, quando, sul punteggio di 3-3, il Wiener riuscì a segnare due reti e chiudere così vittorioso l'incontro.

In occasione della prima partita di una squadra austriaca in Italia, la federazione di appartenenza inviò un telegramma:

Ossterreichicher Fussballverband invia cordiali ed affettuosi saluti occasione primo incontro squadre italiane austriache, augura il più bel esito e felice prosperità dell'amicizia sportiva italo-austriaca8

Ecco, se la partita tra il Wiener e la Juventus ha un interesse dal punto di vista sportivo dato dal fatto che per la prima volta un club austriaco veniva a giocare in Italia, quella partita ha risvolti anche politici. Come ben sappiamo Italia e Austria-Ungheria nel 1912 sono alleate nella Triplice9 ma i rapporti non sono certo idilliaci. L'Italia già da mesi è in guerra con la Turchia per il controllo della Tripolitania e della Cirenaica, conflitto che mal viene tollerato dall'alleato austriaco, tanto che già nel settembre del 1911 il Capo di Stato Maggiore dell'esercito austroungarico Franz Conrad così si esprimeva con l'Imperatore: “ (…) La questione di Tripoli esigeva l'esame di provvedimenti militari necessari alla Monarchia danubiana”10, riaccendendo in Italia quel sentimento antiaustriaco mai in verità sopito. Tanto è vero che nei giorni immediatamente precedenti la partita, il questore di Torino proibì l'utilizzo di una pubblicità che era stata affissa ai muri, pubblicità che presentava la partita con la dicitura “Austria contro Italia”, temendo che quell'espressione potesse accendere gli animi più incendiari e più marcatamente oppositori della Duplice monarchia. Così la Questura di Torino proibisce alle società che hanno organizzato l'incontro di utilizzare quella pubblicità, tollerando al più l'utilizzo dell'espressione “squadra viennese”11.

Tornando al calcio giocato, l'incontro che registrò l'esito più sorprendente fu quello tra la Juventus e il Wiener, incontro che la squadra italiana riuscì a chiudere in pareggio, pur venendo dominata dagli avversari nel primo tempo, chiuso sul punteggio di 2-1 per gli austriaci. Nella ripresa, al 51° la Juventus riuscì a pareggiare e da quel momento, complice anche la stanchezza, gli austriaci non riuscirono più ad essere pericolosi ma anzi, proprio sul finire dell'incontro, fu alla Juventus che capitò l'occasione migliore per portarsi a casa la vittoria, ma senza riuscirvi.

Nell'altro incontro, invece, facile vittoria del Torino sugli svizzeri per 4-0, con reti di Arioni, Mosso e doppietta di Bachmann II.

 

(Continua – 3)

 

1 Cfr. La Stampa del 6 aprile 1912

2 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 aprile 1912

3 Cfr. La Stampa Sportiva del 21 aprile 1912

4 Cfr. Guerin Sportivo del 18 aprile 1912

5 Cfr. La Stampa del 7 aprile 1912

6 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1912

7 Cfr. Guerin Sportivo del 4 aprile 1912

8 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1912

9 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

10 LUIGI, ALBERTINI, Le origini della guerra del 1914, Vol.I, Milano, F.lli Bocca, 1942

11 Cfr. La Gazzetta dello sport del 3 aprile 1912