2. L'ascesa al potere di Mussolini
Il 1922 in Italia fu un anno affatto banale: fu infatti in quell'anno che Mussolini riuscì a prendere il potere, segnando in qualche modo il declino della società liberale e l'avvento di quella che da lì a pochi anni sarebbe diventata dittatura.
Come altrove accennato, il clima burrascoso del calcio italiano rifletteva il clima teso e violento dell'intero Paese squassato da rivendicazioni, istanze e proteste che portarono a scontri di classe sempre più accesi.
Il 23 marzo del 1919, nei locali del Circolo dell'Alleanza Industriale presso Palazzo Castani in piazza San Sepolcro a Milano, su iniziativa di Benito Mussolini era stato fondato il movimento dei Fasci italiani di combattimento1 un movimento che coagulava istanze e demarcazioni spesso contraddittorie tra loro ed anche una peculiare avversione sia alle classi dirigenti borghesi che al socialismo, un movimento che si fece notare per la prima volta a metà aprile con l'assalto alla sede di Milano del quotidiano socialista Avanti!. Il movimento creato da Mussolini fu abile a creare legami stretti e profondi con la borghesia lombarda, tanto che alle successive elezioni del maggio del 1921 i fascisti inseriti nel Blocco Nazionale elessero 35 deputati, mentre il Partito Socialista scontava le agitazioni del Biennio rosso e la fuoriuscita di alcuni mesi prima del neonato Partito Comunista, iniziando così un lento declino.
I fascisti non votarono la fiducia a Giolitti e il Re diede incarico a Bonomi di formare il governo e quindi in novembre su impulso di Mussolini il movimento dei Fasci divenne il Partito Nazionale Fascista, completando così il suo processo politico. Ancora, però, Mussolini non era arrivato a ciò che più bramava: il potere2 . Per arrivarci, Mussolini capì che poteva non essere necessaria la violenza: bastava, infatti, servirsi di quello stesso stato liberale che voleva demolire, incuneandosi diplomaticamente nelle enormi crepe che quest'ultimo si era creato3. Una legittimazione importante arrivò direttamente da Giolitti nel discorso che tenne a Cuneo il 23 ottobre. Se è pur vero che in quel discorso Giolitti difendeva apertamente i valori dello stato liberale nei quali aveva affondato tutta la sua esperienza politica, esprimeva l'idea che il Fascismo potesse avere una voce proporzionata al seguito che aveva nel Paese, rinunciando però a qualsiasi forma anticostituzionale: “(...)un nuovo partito si affaccia alla vita politica italiana. Esso deve prendere quel posto al quale il numero dei suoi aderenti gli dà diritto; ma nelle vie legali, le sole che possano dare vera e durevole autorità ad un partito nell'orbita costituzionale (…).”4. Ciò detto, Mussolini d'altro canto era ben conscio del potenziale pericolo per l'intero movimento fascista rappresentato proprio da Giolitti, e fece di tutto per evitare che L'Uomo di Dronero ritornasse al governo5.
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| La Stampa |
Con la fine della Grande guerra e l'inizio degli anni'20 la concezione statale e culturale liberale, che dall'Ottocento aveva innervato i Paesi politicamente – e non solo – più progrediti, collassò un po' ovunque. In Italia la società che era uscita dalla guerra era delusa dalla politica ed arrabbiata: chi era stato favorevole all'ingresso in guerra aveva magari cambiato idea, chi era stato contrario era arrabbiato per le difficili condizioni di vita dei reduci e della popolazione intera che non vedeva nessun vantaggio nell'aver sacrificato così tante vite umane. Approfittando della oggettiva debolezza in cui versava allora lo stato liberale e delle personalità politiche che lo governavano in quei difficili anni, con un Governo presieduto da un debole Luigi Facta, Mussolini cercò di cogliere l'occasione per forzare la mano sino alla manifestazione fascista organizzata a Napoli il 24 ottobre. Fu durante quella manifestazione che Mussolini apertamente prospettò la concreta possibilità che i fascisti marciassero su Roma per andare a prendersi il governo6. In quell'occasione Mussolini nominò il famoso Quadrumvirato che avrebbe dovuto organizzare e comandare le operazioni, mentre diplomaticamente i fascisti erano all'opera per arrivare ad ottenere, in estrema sintesi, le dimissioni del Presidente del Consiglio Facta. Dimissioni peraltro che non arrivavano. Il 27 ottobre con i fascisti che in varie città del nord e del centro Italia avevano iniziano a prendere possesso non proprio in maniera pacifica di alcuni edifici politici, Facta suggerì al Re di proclamare lo stato d'assedio ma il sovrano nicchiò. Le ore si facevano via via sempre più tremende. Nella notte successiva Vittorio Emanuele III e Facta vennero svegliati dalla notizia che la carovana fascista aveva iniziato la marcia verso Roma: il Re si confrontò con il generale Diaz circa la lealtà delle forze armate nel caso avesse dovuto dichiarare lo stato d'assedio e, da varie fonti, non pare fosse arrivata risposta chiara e univoca7. Fatto sta che mentre Facta era sicuro che il Re avrebbe proclamato lo stato d'assedio, tanto da darne preventiva comunicazione a mezzo stampa, il sovrano decise di non farlo portando inevitabilmente il Presidente del Consiglio a rassegnare le proprie dimissioni8. In realtà quella notte un documento venne redatto, documento duro nei contenuti, ma assolutamente privo di qualsiasi accenno ad un proclamando stato d'assedio [??]. Probabilmente Re e Presidenza del Consiglio non si intesero sul senso delle parole, o fu altro ma la sostanza fu che il Consiglio dei Ministri la mattina del 28 ottobre aveva proclamato lo stato d'assedio ma il Re non lo firmò costringendo Facta un paio d'ore dopo ad annullare l'appena proclamato stato d'assedio e quindi a dimettersi.
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| La Stampa |
Nelle ore successive, mentre un numero sempre maggiore di fascisti premeva ormai alle porte di Roma, si susseguirono febbrili consultazioni. Giolitti si sarebbe mosso soltanto per prendere in prima persona la guida del Governo, mentre Facta sperava di poter proporsi per un secondo mandato con base allargata, ma il Re si vide davanti l'intransigenza di Mussolini, così le consultazioni di quelle ore portarono il giorno successivo al conferimento allo stesso Mussolini dell'incarico di formare il nuovo governo9. La sera del 29 ottobre il duce partì da Milano – da dove aveva seguito tutti gli sviluppi di quelle convulse giornate – sul vagone letto del treno che la mattina seguente lo fece arrivare a Roma dove nel tardo pomeriggio presentò il primo governo Mussolini. Lo stesso giorno le camicie nere entravano a Roma nel quartiere San Lorenzo dove si registrarono scontri violenti che portarono a numerosi morti. Il 31 ottobre, infine, le camicie nere sfilarono per oltre sei ore lungo le strade di Roma davanti al Re prima che Mussolini finalmente desse l'ordine di smobilitazione: la “marcia” era terminata, il potere conquistato, il duce era il nuovo capo del Governo e l'Italia stava per indossare la camicia nera. In tutta questa confusione – quasi nel silenzio generale – domenica 29 ottobre si sarebbe dovuto giocare il campionato che invece non venne disputato, rinviato alla domenica successiva10.
Nel numero in uscita venerdì 3 novembre il Guerin Sportivo pubblicava in prima pagina una vignetta satirica del mitico Carlin che ritraeva Mussolini che brandendo un manganello dava “il via” - in altre parole, il “benservito” - a Facta, Giolitti, Boselli e Luzzatti, quindi a tutta una classe politica ormai superata, cogliendo molto bene il senso di ciò che era accaduto e di quanto sarebbe accaduto negli anni a venire.
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| Guerin Sportivo |
Con le prossime puntate entreremo nel merito, scoprendo come il regime si impossessò del controllo dello sport.
( Continua - 2)
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1Cfr. Il Popolo d'Italia del 24 marzo 1919
2Di Nolfo, 1994, Op. Cit.
3Cfr. La Stampa del 6 agosto 1922. Si fa qua riferimento al famoso editoriale che il condirettore de La Stampa Luigi Salvatorelli scrisse agli inizi di agosto dopo le numerose violenze squadriste contro camere del lavoro e cooperative. Due passaggi di quell'editoriale hanno notevole rilevanza storica, oltreché profetica, il primo passaggio riguarda il fascismo: “(...) Si chiude, oggi, quel periodo di crisi interna del fascismo, ufficialmente inaugurato dall'on. Mussolini col suo discorso al Parlamento del 19 luglio, in cui egli poneva — negli stessi termini in cui l'avevamo posto precedentemente noi — il dilemma del legalitarismo o dell'insurrezionalismo. II partito fascista, per ora, ha scelto il secondo corno del dilemma. (…) Il partito fascista, dunque, avrebbe perfettamente potuto, nonché mantenere, sviluppare la tendenza legalitaria manifestata nei giorni precedenti (…) mantenerla e svilupparla fino ad entrare definitivamente nell'orbita legalitaria, con una posizione preminente fra i partiti costituzionali. Esso non ha voluto; ed ha preferito invece ritornare all'illegalità, sostituendosi sistematicamente e dichiaratamente allo Stato”. Il secondo punto è una riflessione che riguarda gli esponenti del mondo conservatore italiano, i quali “mostrano di ritenere tutto questo sostanzialmente normale; quel tanto di anormalità ch'essi vi riconoscono è da loro unicamente imputata al socialismo ed al comunismo. Li ha specialmente rallegrati l'occupazione di palazzo Marino, con la conseguente espulsione dell'amministrazione comunale socialista. Non sembra ch'essi avvertano come, con lo stesso metodo, sarebbe possibile, domani, una occupazione di Montecitorio, da non cessare fino a che un decreto reale non sciogliesse la Camera ordinando le elezioni senza proporzionale e a suffragio ristretto”.
4Cfr. La Stampa del 23 ottobre 1922
5De Felice, Renzo, Breve storia del Fascismo, Milano, Mondadori, 2000
6Balbo, Italo, Diario 1922, Milano, Mondadori, 1932 Balbo nel suo Diario riporta il testo del proclama che Mussolini aveva redatto una settimana prima della manifestazione a Napoli. Dalla sua lettura si evince il carattere eversivo e violento dell'azione fascista: “(...) Oggi, l'Esercito delle Camicie Nere riafferra la Vittoria mutilata e, puntando disperatamente su Roma, la riconduce alla gloria del Campidoglio. (…) La legge marziale del Fascismo entra in pieno vigore. Dietro ordine del Duce i poteri militari, politici e amministrativi della Direzione del Partito vengono riassunti da un Quadrumvirato Segreto d'Azione con mandato dittatoriale”.
7De Felice, 2000, Op. cit.
8Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1922. L'Agenzia Stefani il 28 ottobre alle ore 10 diramava un comunicato ufficiale nel quale il consiglio dei Ministri dava notizia della decisione di proclamare lo stato d'assedio in tutte lo Stato, ma sole tre ore dopo la stessa Agenzia con altro comunicato riferiva l'autorizzazione “ad annunciare che il provvedimento per la proclamazione dello stato d'assedio non ha più corso”.
9De Felice, 2000, Op. cit.
10Bassi, Alessandro, https://www.calciomercato.com/notizie/fantasmi-del-passato-1922-la-marcia-fascista-su-roma-ferma-anche/922566










