Il terzo quaderno del blog STORIE DI FOOTBALL PERDUTO ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche sino alla riforma dell'estate del 1926 nota come "Carta di Viareggio".
ACQUISTA QUI!
PRESENTAZIONE
L'Italia
che nel 1918 esce dalla Grande guerra è un Paese profondamente
diverso rispetto a quello che quattro anni prima aveva imbracciato le
armi contro il nemico. Se allora sogni, speranze e illusioni avevano
permeato la schiera di interventisti e giovani, una volta che le armi
avevano taciuto ben poco di tutti quei sentimenti era rimasto. Il
Paese è dilaniato al suo interno, la società civile, impoverita, si
interroga sulla vittoria e ciò che alla Conferenza di Pace viene
concesso all'Italia – formalmente tra i vincitori del conflitto –
lascia rammarico, delusione, rabbia. Tra tentazioni bolsceviche e
sussulti di una struttura liberale agonizzante, all'alba degli Anni
Venti una nuova destra acquista sempre più consenso. Mussolini ne è
il leader, il simbolo, il condottiero. Il duce.
Tra
le intuizioni più rilevanti del fascismo della prima ora – e che
qua ci occupa – aver compreso meglio e prima di altri l'importanza
della “questione sportiva” e come questa avrebbe potuto diventare
strumento di lotta politica e di consenso di quella società che
stava diventando di massa. Il fascismo sfrutterà
il malcontento del mondo sportivo verso la vecchia politica liberale
intessendolo con gli interessi del mondo imprenditoriale. Una delle
strategie di presa del potere del fascismo sarà quindi quella di
trasformare progressivamente l'assetto economico del Paese
assicurandosi l'appoggio degli ambienti imprenditoriali e dei centri
finanziari. I
roaring
twenties
del football italiano vedono concretizzarsi l'incontro decisivo tra
industria e calcio, con il beneplacito del regime: sulla scia del
pioniere Pirelli, Agnelli alla Juventus, Borletti all'Internazionale
e Sacerdoti alla Roma sostanziano un fenomeno che si è ormai
stratificato e diffuso nella Penisola calcistica e che produrrà
inevitabilmente uno scarto nello sviluppo finanziario-normativo (ed
emotivo) di questo sport.
Se il gioco del football
più o meno con le proprie sole forze è uscito dalla nicchia degli
esordi per diventare sport prima di tendenza quindi di grande
seguito, il mondo industriale e pubblicitario lo ha aiutato ad
elevarsi a sport di massa, capace di catalizzare interessi, passioni
e pulsioni su scala nazionale. A quel punto un regime famelico di
consenso e di controllo inevitabilmente farà con il calcio quanto
già fatto con lo sport in generale: prenderlo sotto il proprio
controllo e brandirlo come strumento non solo di controllo e consenso
a livello nazionale, ma anche come mezzo politico di diplomazia
internazionale.
Il risultato finale di
questo processo si sostanzia nell'estate del 1926 con la riforma
passata poi alla storia come “Carta di Viareggio”. Questo breve
saggio ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del Fascismo, della
sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle
strutture sportive e calcistiche.