martedì 29 settembre 2026

VIAREGGIO 1926. Il calcio italiano in camicia nera

 Il terzo quaderno del blog STORIE DI FOOTBALL PERDUTO ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche sino alla riforma dell'estate del 1926 nota come "Carta di Viareggio".

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PRESENTAZIONE

 

L'Italia che nel 1918 esce dalla Grande guerra è un Paese profondamente diverso rispetto a quello che quattro anni prima aveva imbracciato le armi contro il nemico. Se allora sogni, speranze e illusioni avevano permeato la schiera di interventisti e giovani, una volta che le armi avevano taciuto ben poco di tutti quei sentimenti era rimasto. Il Paese è dilaniato al suo interno, la società civile, impoverita, si interroga sulla vittoria e ciò che alla Conferenza di Pace viene concesso all'Italia – formalmente tra i vincitori del conflitto – lascia rammarico, delusione, rabbia. Tra tentazioni bolsceviche e sussulti di una struttura liberale agonizzante, all'alba degli Anni Venti una nuova destra acquista sempre più consenso. Mussolini ne è il leader, il simbolo, il condottiero. Il duce.

Tra le intuizioni più rilevanti del fascismo della prima ora – e che qua ci occupa – aver compreso meglio e prima di altri l'importanza della “questione sportiva” e come questa avrebbe potuto diventare strumento di lotta politica e di consenso di quella società che stava diventando di massa. Il fascismo sfrutterà il malcontento del mondo sportivo verso la vecchia politica liberale intessendolo con gli interessi del mondo imprenditoriale. Una delle strategie di presa del potere del fascismo sarà quindi quella di trasformare progressivamente l'assetto economico del Paese assicurandosi l'appoggio degli ambienti imprenditoriali e dei centri finanziari. I roaring twenties del football italiano vedono concretizzarsi l'incontro decisivo tra industria e calcio, con il beneplacito del regime: sulla scia del pioniere Pirelli, Agnelli alla Juventus, Borletti all'Internazionale e Sacerdoti alla Roma sostanziano un fenomeno che si è ormai stratificato e diffuso nella Penisola calcistica e che produrrà inevitabilmente uno scarto nello sviluppo finanziario-normativo (ed emotivo) di questo sport.

Se il gioco del football più o meno con le proprie sole forze è uscito dalla nicchia degli esordi per diventare sport prima di tendenza quindi di grande seguito, il mondo industriale e pubblicitario lo ha aiutato ad elevarsi a sport di massa, capace di catalizzare interessi, passioni e pulsioni su scala nazionale. A quel punto un regime famelico di consenso e di controllo inevitabilmente farà con il calcio quanto già fatto con lo sport in generale: prenderlo sotto il proprio controllo e brandirlo come strumento non solo di controllo e consenso a livello nazionale, ma anche come mezzo politico di diplomazia internazionale.

Il risultato finale di questo processo si sostanzia nell'estate del 1926 con la riforma passata poi alla storia come “Carta di Viareggio”. Questo breve saggio ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del Fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche.

 

 

INDICE



Introduzione     

1. Contesto storico 

2. L'ascesa al potere di Mussolini

3. La fascistizzazione dello sport (I)   

4. La fascistizzazione dello sport (II) 

5. La fascistizzazione del calcio (I)   

6. La fascistizzazione del calcio (II) 

7. La Carta di Viareggio    

Bibliografia      


lunedì 28 settembre 2026

Convegno Pagine di storia del football, Casale Monferrato ottobre 2026

 

Nel weekend del 2/3/4 ottobre prossimo, si svolgerà a Casale Monferrato un evento inedito e originale.
Con tema il calcio anteguerra, numerosi autori provenienti da tutta Italia presenteranno i propri lavori in merito.

Anche noi saremo presenti con un intervento dedicato al 1926 e alla riforma fascista del calcio italiano. Assieme allo storico del calcio e amico Stefano Bedeschi ( Il Pallone racconta ) abbiamo preparato un intervento congiunto per poter offrire uno sguardo poliedrico sul 1926, anno affatto banale per il calcio italiano:

1926. Calcio, politica, economia: dal primo scudetto di Casa Agnelli al controllo fascista del calcio italiano.







venerdì 25 settembre 2026

BUON COMPLEANNO REGGIANA!

 

Il Giornale di Reggio

Con le celebrazioni del 4 novembre 1918 tornava finalmente la pace e si ricominciava a parlare di football. Sul finire del 1918 a Reggio Emilia viene ricostituita l'Unione Sportiva Edera e La Gazzetta dello Sport nel numero de 27 dicembre si chiede se la vita sportiva a Reggio Emilia sia in ripresa, così come in tutte le altre città italiane, sottolineando come “la cittadinanza, la classe commerciale specialmente, gli enti cittadini dovranno non soltanto incoraggiare teoricamente, ma aiutare finanziariamente, come del resto avviene in quasi tutte le città e cittadine d'Italia, le iniziative sportive”1.

Il 9 febbraio 1919 iniziano gli allenamenti sul campo delle Tagliate fuori Porta Santo Stefano della squadra di football dell'U.S.Edera, allenamenti che vengono diretti da Severino Taddei2. Taddei è un nome di un'importanza capitale nella storia del football della città, perché lui sarà “il papà” della Reggiana. Nato a Reggio nel 1897 “Umberloun” – così soprannominato per il fisico possente - si appassiona da subito al nuovo gioco che pratica sul campo della palestra Camparini, parte soldato a Torino e da qui si arruola e finisce con il combattere sul Carso durante la Prima guerra mondiale3. Tornato a Reggio a guerra terminata, Taddei ha voglia di riprendere il discorso calcistico interrotto e gioca alcune partite con la squadra di football dell'Edera sino all'estate del 1919 quando il 5 giugno fonda egli stesso un club, con tanto di sottoscrizione pubblica:

“Il 5 giugno 1919 per iniziativa del sig. Severino Taddei si fondò il Reggio F.B. And Kricket Club. (…) Il campo di gioco fu segnato sul prato del Mirabello alla distanza di circa 40 metri dalla V. Emilia”4; intanto a luglio viene anche ricostituita l'Audax Football Club con sede in via Emilia Santo Stefano 265, seppur sin da subito palesi grosse difficoltà finanziarie, tanto che la Presidenza sul finire di agosto lancia una pubblica petizione con tanto di apertura di un libretto bancario presso la Cassa di Risparmio ove far fluire le donazioni6. Queste società per tutta l'estate del 1919 organizzano incontri e manifestazioni sportive, anche se la più attiva è senza dubbio l'Edera che in occasione dei festeggiamenti del XX settembre, assieme alle autorità militari e alle associazioni patriottiche, organizza una due giorni di eventi sportivi al Mirabello, con serata di gala prevista al teatro Municipale con la messa in scena della “Norma”7.

Sempre il 21 settembre il Reggio pareggia in amichevole con il Bologna allo Sterlino per 2 a 2 con doppietta di Cagnoli8, ma ormai i giochi sono fatti e il calcio cittadino sta finalmente per riunirsi sotto un'unica bandiera.

Il 25 settembre 1919 i soci del Reggio Foot-Ball Kricket Club, dell'Audax e della Juventus, “(...) desiderosi di combattere sui campi dello sport battaglie degne del bel nome sportivo della nostra città” si riuniscono e danno vita all'Associazione Reggiana Calcio9. Appena tre giorni più tardi la squadra della Reggiana disputa la sua prima partita a Mantova: si gioca sotto una pioggia torrenziale e la vittoria arride al Mantova per 3-010. Così Il Giornale di Reggio spiega i motivi della sconfitta:

“(...) La vittoria dell'A.C.M. non può quindi stupire né demoralizzare, perchè i nostri furono fortemente danneggiati dalla pioggia, dallo stato del campo e dalla mancanza per quasi tutto il secondo tempo del centro half Vacondio, contuso (…)”11.

Sempre lo stesso giorno, a Reggio Emilia, la seconda squadra della Reggiana giocava contro i concittadini dello Sport Club Giovanile e quella partita generò più di una polemica. In verità quell'incontro non venne mai terminato per le reiterate e vibranti proteste dei giocatori dello Sport Club Giovanile che ritenevano la rete della Reggiana convalidata dall'arbitro segnata in fuorigioco. Le proteste andarono avanti per così tanto tempo che i giocatori della Reggiana abbandonarono il campo12. Il 3 ottobre nei locali del Caffè Falcelli in Piazza Grande durante l'assemblea straordinaria veniva ratificato lo statuto societario13: finiva così quel lungo processo che iniziato una decina di anni prima con i primi calci di alcuni ragazzini aveva portato alla nascita della società che da quel momento avrebbe contraddistinto la città di Reggio Emilia nel calcio italiano. 

 

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1Cfr. La Gazzetta dello sport del 27 dicembre 1918

2Cfr. Il Giornale di Reggio del 6 febbraio 1919

3Del Bue, 2007, pagg. 27-28

4Barbieri, 1922, pag.191; Il Giornale di Reggio del 7 giugno 1919

5Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 luglio 1919; Cfr. La Gazzetta dello sport del 19 settembre 1919

6Cfr. Il Giornale di Reggio del 27 agosto 1919

7Cfr. La Gazzetta dello sport del 18-21 settembre 1919

8Cfr. La Gazzetta dello sport del 24 settembre 1919

9Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 settembre 1919

10Cfr. La Gazzetta dello sport del 30 settembre 1919

11Cfr. Il Giornale di Reggio del 2 ottobre 1919

12Cfr. Il Giornale di Reggio del 7 ottobre 1919

13Cfr. Il Giornale di Reggio del 3 ottobre 1919

martedì 22 settembre 2026

VIAREGGIO 1926. Il calcio italiano in camicia nera

 

Il terzo quaderno del blog STORIE DI FOOTBALL PERDUTO ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche sino alla riforma dell'estate del 1926 nota come "Carta di Viareggio".

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PRESENTAZIONE

 

L'Italia che nel 1918 esce dalla Grande guerra è un Paese profondamente diverso rispetto a quello che quattro anni prima aveva imbracciato le armi contro il nemico. Se allora sogni, speranze e illusioni avevano permeato la schiera di interventisti e giovani, una volta che le armi avevano taciuto ben poco di tutti quei sentimenti era rimasto. Il Paese è dilaniato al suo interno, la società civile, impoverita, si interroga sulla vittoria e ciò che alla Conferenza di Pace viene concesso all'Italia – formalmente tra i vincitori del conflitto – lascia rammarico, delusione, rabbia. Tra tentazioni bolsceviche e sussulti di una struttura liberale agonizzante, all'alba degli Anni Venti una nuova destra acquista sempre più consenso. Mussolini ne è il leader, il simbolo, il condottiero. Il duce.

Tra le intuizioni più rilevanti del fascismo della prima ora – e che qua ci occupa – aver compreso meglio e prima di altri l'importanza della “questione sportiva” e come questa avrebbe potuto diventare strumento di lotta politica e di consenso di quella società che stava diventando di massa. Il fascismo sfrutterà il malcontento del mondo sportivo verso la vecchia politica liberale intessendolo con gli interessi del mondo imprenditoriale. Una delle strategie di presa del potere del fascismo sarà quindi quella di trasformare progressivamente l'assetto economico del Paese assicurandosi l'appoggio degli ambienti imprenditoriali e dei centri finanziari. I roaring twenties del football italiano vedono concretizzarsi l'incontro decisivo tra industria e calcio, con il beneplacito del regime: sulla scia del pioniere Pirelli, Agnelli alla Juventus, Borletti all'Internazionale e Sacerdoti alla Roma sostanziano un fenomeno che si è ormai stratificato e diffuso nella Penisola calcistica e che produrrà inevitabilmente uno scarto nello sviluppo finanziario-normativo (ed emotivo) di questo sport.

Se il gioco del football più o meno con le proprie sole forze è uscito dalla nicchia degli esordi per diventare sport prima di tendenza quindi di grande seguito, il mondo industriale e pubblicitario lo ha aiutato ad elevarsi a sport di massa, capace di catalizzare interessi, passioni e pulsioni su scala nazionale. A quel punto un regime famelico di consenso e di controllo inevitabilmente farà con il calcio quanto già fatto con lo sport in generale: prenderlo sotto il proprio controllo e brandirlo come strumento non solo di controllo e consenso a livello nazionale, ma anche come mezzo politico di diplomazia internazionale.

Il risultato finale di questo processo si sostanzia nell'estate del 1926 con la riforma passata poi alla storia come “Carta di Viareggio”. Questo breve saggio ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del Fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche.

 

 

INDICE



Introduzione     

1. Contesto storico 

2. L'ascesa al potere di Mussolini

3. La fascistizzazione dello sport (I)   

4. La fascistizzazione dello sport (II) 

5. La fascistizzazione del calcio (I)   

6. La fascistizzazione del calcio (II) 

7. La Carta di Viareggio    

Bibliografia      





 

venerdì 18 settembre 2026

📷 Album di football perduto

 BOLOGNA - TORINO, 1919/20

 


Campionato Prima Categoria 1919/20

Girone C di Semifinale Interregionale Nord

Bologna - Torino 2-1 del 29 febbraio 1920

giovedì 3 settembre 2026

Convegno Pagine di storia del football, Casale Monferrato ottobre 2026

 


Con grande piacere comunico che nel weekend del 2/3/4 ottobre prossimo, si svolgerà a Casale Monferrato un evento inedito e originale.
Con tema il calcio anteguerra, numerosi autori provenienti da tutta Italia presenteranno i propri lavori in merito.

Anche noi saremo presenti con un intervdento dedicato al 1926 e alla riforma fascista del calcio italiano.

Il tutto verrà distribuito nell'arco di tre giorni nello splendido scenario del Museo Nerostellato di Casale, ubicato all'interno della storica Krumimeria Corino. 

A breve il programma completo. 

Ingresso gratuito. 

Vi aspettiamo!