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mercoledì 17 giugno 2026

BREVE STORIA DELL'ASSOCIAZIONE CALCIO REGGIANA (Puntata 4)

 

  

Quarta puntata della breve storia della Reggiana per spazioreggio.it.

In piena “paura rossa” nell’estate del 1953 quando la guerra di Corea viene cristallizzata dall’armistizio, la Reggiana deve ripartire da dove non era mai stata, cioè dalla IV Serie. 

Sono gli anni che al mondo regalano il rock and roll e alla Reggiana l’epopea di Luigi Del Grosso che in otto anni sulla panchina granata centra due promozioni ed arriva a sfiorare la Serie A.

La quarta puntata della storia granata continua su SpazioReggio QUI

venerdì 29 maggio 2026

BREVE STORIA DELL'ASSOCIAZIONE CALCIO REGGIANA (Puntata 3)

 

  

Terza puntata della breve storia della Reggiana per spazioreggio.it.

Se in Italia nel 1940 scocca l’ora delle decisioni irrevocabili con tutto quel che ne consegue, per i tifosi granata un sorriso almeno lo regala la Reggiana con il ritorno, dopo dieci lunghi anni d’assenza, nel campionato di serie B. Mentre la Germania sul campo di battaglia conquista nazioni a ritmo forsennato, facendo aumentare l’acquolina in bocca al duce, la Reggiana non ha rivali sul terreno di gioco e vince la Serie C.

La terza puntata della storia granata continua su SpazioReggio QUI

mercoledì 20 maggio 2026

BREVE STORIA DELL'ASSOCIAZIONE CALCIO REGGIANA (Puntata 2)

  

 Seconda puntata della breve storia della Reggiana: dai "ruggenti" Anni Venti ai tristi Anni Trenta.

Con l’autunno del 1919 inizia ufficialmente l’attività della Reggiana. In ottobre il Re Vittorio Emanuele III firma i Decreti con i quali vengono ratificati i trattati che l’Italia aveva concluso in giugno a Versailles con la Germania e a settembre a Saint Germain con l’Austria. Nel frattempo si fa sempre più incandescente la “questione di Fiume”, e prende il via la campagna elettorale per le elezioni politiche in programma per la metà di novembre, le prime dopo la riforma in senso proporzionale della legge elettorale, e la Reggiana inizia a fare sul serio.

La Seconda puntata della storia granata continua QUI

 

giovedì 7 maggio 2026

BREVE STORIA DELL'ASSOCIAZIONE CALCIO REGGIANA (Puntata 1)

 

 

Sintetizzare i cento e passa anni di vita della Reggiana è compito affatto semplice, tanto densa di avvenimenti, personaggi, risultati, gioie e dolori è la sua storia. 

Oggi, per “SpazioReggio”, iniziamo questo vertiginoso viaggio che dalle origini ci porterà sino ai giorni nostri lungo vari capitoli che inevitabilmente non possono partire che dall’inizio, in quel 25 settembre del 1919, data indelebile nei cuori dei tifosi granata. 

Per leggere la prima puntata della storia granata QUI 

 

 

martedì 27 gennaio 2026

GINO GIAROLI DAL LAGER ALLA SERIE A

 

Ancona-Reggiana, ottobre 1946: Giaroli è il secondo da dx. (arch. Camellini)

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, su questo non c'è dubbio. Storie che stanno lì a ricordarci che anche dall'orrore, dal fondo buio della disperazione si può costruire un domani di successo e speranza. Questa storia, in particolare, ha come protagonista un reggiano con la passione per il calcio che si arruola in Marina, viene internato in un lager nazista, si salva e conquista la serie A facendosi ricordare per sempre nel Palermo di “Gipo” Viani.

(arch. Istoreco)

CATTURATO DAI TEDESCHI. Gino Giaroli nasce a Reggio Emilia nel 1924 e appena diciassettenne si arruola come volontario nella Marina e partecipa alla II Guerra mondiale. Un paio di anni più tardi, dopo la proclamazione dell'armistizio nel settembre 1943 e il conseguente sbandamento di tutto l'esercito italiano, Giaroli viene catturato dalla Wehrmacht a Tolone assieme ad altri soldati italiani mentre – si legge dagli archivi Istoreco di Reggio Emilia - “si trovava a bordo della corvetta FR-55 ancorata nel porto di Tolone” e deportato il 20 settembre del 1943 nel lager XII D di Trier, dove trascorre quasi tutto il suo periodo di prigionia1. Per raccontare questa storia abbiamo chiesto un contributo ad Andrea Russo, giornalista de Il Resto del Carlino e nipote di Giaroli che è stato così gentile e disponibile – assieme a tutta la sua famiglia – nel raccontarci alcuni aneddoti arrivati a lui oralmente dai racconti della madre. A Trier, come negli altri campi di concentramento tedeschi, la vita non è certo facile, viene fatto lavorare come facchino e viene concessa una sola razione di cibo al giorno consistente in una patata e tanto deve bastare per arrivare a domani. Un giorno dopo l'altro, un passo dopo l'altro, il domani finalmente arriva.

GLI ANNI ALLA REGGIANA. Terminata la guerra, Giaroli dopo 558 giorni di internamento viene liberato dall'esercito USA nel marzo del 19452 e finalmente fa ritorno a casa, a Reggio Emilia, dove riprende a giocare al pallone e approda alla Reggiana. Non del tutto chiaro come Giaroli sia arrivato a vestire il granata: per alcune fonti a portarlo in società era stato Arpád Hajós, per altri – come conferma anche Russo – era stato Giaroli stesso, che nel frattempo aveva ripreso a giocare nel Gardenia, a proporsi alla squadra principale della città. Comunque sia andata, il 9 dicembre 1945 Giaroli fa il suo esordio in prima squadra con la Reggiana al Mirabello battendo 2 a 0 il Panigale.

Gino Giaroli si afferma così come uno dei più noti ed apprezzati calciatori della Reggiana dei primi anni del dopoguerra. Il granata lo veste ben 115 volte, dal 1945 al 1949, prima di spiccare il volo verso la meritata serie A. Gipo Viani – proprio lui! - nella tarda primavera del 1949 è impegnato in un vero e proprio “tour” in giro per l'Italia a caccia di talenti per il suo Palermo e a Reggio Emilia si interessa a Giaroli:

(...) A Reggio Emilia pare sia stato pescato un certo terzino – Giaroli – di cui si dice un gran bene”3


Soprannominato “il terzino gladiatore” ma dotato anche di un ottimo possesso palla, Giaroli a Reggio mette in mostra tutte le sue qualità: “Se gli davi un uomo da marcare sapeva francobollarlo senza pietà”4.

ARRESTATO! Come ricorda Russo, i primi tempi a Palermo Giaroli vive in uno stabile sotto la tribuna del Barbera, lo stadio dei rosanero. Ai suoi anni palermitani è legato un episodio bizzarro e non certo piacevole che lo vede protagonista sul finire del 1950. Come detto, Giaroli si era arruolato nel 1941 ma un paio di anni più tardi, dopo l'Armistizio, era stato deportato e quindi non aveva per forza di cose completato il richiesto periodo di ferma di 5 anni. Una volta liberato si era dato alla carriera calcistica e al militare non ci aveva più pensato, anzi al padre era stato corrisposto anche il premio di smobilitazione. A metà dicembre del 1950 Giaroli viene però arrestato con l'accusa di diserzione in seguito a mandato di cattura spiccato dal Tribunale Militare di Trieste. In realtà si tratta di un enorme malinteso, frutto della lentezza burocratica delle indagini, però lo spavento è tanto. Uno dei primi tra i suoi compagni di squadra a venire a sapere dell'accaduto è il turco Sukru che raggiunge subito Giaroli in caserma per dargli tutto l'aiuto e il conforto possibile. Anche la società del Palermo si muove rapida: il presidente principe Lanza di Trabia, il barone La Motta e l'allenatore Viani si recano immediatamente a Roma per chiarire la posizione del giocatore direttamente al Ministero della Difesa.

La notizia fa il giro d'Italia e ovviamente ben presto arriva a Reggio Emilia. Si legge da La Gazzetta dello Sport del 14 dicembre 1950:

(...) Sull'argomento abbiamo interrogato i famigliari, ai quali la notizia è giunta del tutto sorprendente, destando stupore oltre che logica apprensione. (…) Al padre venne corrisposto il premio di smobilitazione, e questo sembra argomento sufficiente a pensare che il calciatore non possa essere minimamente sfiorato dalle grave accusa.”5

FINALMENTE LA SERIE A! Così sarà e una volta ricostruito correttamente il passato militare Giaroli viene completamente riabilitato e può continuare a pensare al calcio. A Palermo sono stagioni esaltanti, Giaroli diventa il perno difensivo della squadra siciliana che riesce sempre in quegli anni ad ottenere la salvezza nella massima serie. Il nome di Giaroli passa di bocca in bocca tra gli addetti ai lavori, tanto che anche il Milan si interessa al giocatore, ma è il conte Lanza di Trabia in persona a mettere il veto all'operazione. Con i siciliani Giaroli gioca ben 151 partite restando per mezzo secolo il primatista di presenze in serie A per i rosanero, giocando pure nella Nazionale italiana B. 

Da Palermo se ne va nel 1954 direzione Vicenza. Il calciomercato, lo sappiamo, è un circo imprevedibile e le voci si rincorrono spesso stordendo appassionati e protagonisti. Nei giorni del Mondiale in Svizzera molte squadre sono interessate a Giaroli che assieme ad altri giocatori è destinato a lasciare il Palermo per ragioni economiche. Come si legge da La Gazzetta dello Sport tra i giocatori più richiesti dei rosanero c'è Giaroli che “(...) richiestissimo dal Catania, è ora sollecitato anche dalla Juventus, che si è messa direttamente in contatto con il principe Lanza”6. Voci, per l'appunto. Alla fine Giaroli va a giocare a Vicenza.

Con il Lanerossi gioca 4 stagioni conquistando al primo anno la promozione in serie A e l'anno successivo venendo allenato dal famoso Béla Guttmann, prima di chiudere la carriera a Moglia come allenatore-giocatore.

Tornato a Reggio Emilia, allena le giovanili della Reggiana ed è il vice di Del Grosso. Allena anche, tra le altre, a Schio, Quartu Sant'Elena e a Como, poi, una volta terminata la carriera da allenatore, nella seconda metà degli anni '70 – è sempre Russo che lo ricorda – andrà a fare l'osservatore per l'amico Vasco Tagliavini, altro nome illustre del calcio reggiano, quando questi allena la Triestina. Chiuso con il calcio professionistico, Giaroli non abbandona certo la sua passione, tanto che immancabile è l'appuntamento della partitella del sabato al campo sportivo Artigianelli a Reggio con gli amici di una vita.





1 BELLELLI, MICHELE, La maglia granata fra camicia nera e bandiera rossa, sta in Dov'è la vittoria? Storie di calcio, Pollicino Gnus, Luglio-agosto 2018; Associazione ex Internati dalla Germania, Sezione Reggio Emilia, Scheda n. 1046

3 La Gazzetta dello Sport del 16 giugno 1949

4 DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1945-1696: le partite, i personaggi, le vicende negli anni del triumvirato, Montecchio, 2004, pag. 366, Aliberti Editore

5 La Gazzetta dello Sport del 14 dicembre 1950

6 La Gazzetta dello Sport del 3 luglio 1954

 

giovedì 25 settembre 2025

BUON COMPLEANNO REGGIANA!

Il Giornale di Reggio

Con le celebrazioni del 4 novembre 1918 tornava finalmente la pace e si ricominciava a parlare di football. Sul finire del 1918 a Reggio Emilia viene ricostituita l'Unione Sportiva Edera e La Gazzetta dello Sport nel numero de 27 dicembre si chiede se la vita sportiva a Reggio Emilia sia in ripresa, così come in tutte le altre città italiane, sottolineando come “la cittadinanza, la classe commerciale specialmente, gli enti cittadini dovranno non soltanto incoraggiare teoricamente, ma aiutare finanziariamente, come del resto avviene in quasi tutte le città e cittadine d'Italia, le iniziative sportive”1.

Il 9 febbraio 1919 iniziano gli allenamenti sul campo delle Tagliate fuori Porta Santo Stefano della squadra di football dell'U.S.Edera, allenamenti che vengono diretti da Severino Taddei2. Taddei è un nome di un'importanza capitale nella storia del football della città, perché lui sarà “il papà” della Reggiana. Nato a Reggio nel 1897 “Umberloun” – così soprannominato per il fisico possente - si appassiona da subito al nuovo gioco che pratica sul campo della palestra Camparini, parte soldato a Torino e da qui si arruola e finisce con il combattere sul Carso durante la Prima guerra mondiale3. Tornato a Reggio a guerra terminata, Taddei ha voglia di riprendere il discorso calcistico interrotto e gioca alcune partite con la squadra di football dell'Edera sino all'estate del 1919 quando il 5 giugno fonda egli stesso un club, con tanto di sottoscrizione pubblica:

Il 5 giugno 1919 per iniziativa del sig. Severino Taddei si fondò il Reggio F.B. And Kricket Club. (…) Il campo di gioco fu segnato sul prato del Mirabello alla distanza di circa 40 metri dalla V. Emilia”4; intanto a luglio viene anche ricostituita l'Audax Football Club con sede in via Emilia Santo Stefano 265, seppur sin da subito palesi grosse difficoltà finanziarie, tanto che la Presidenza sul finire di agosto lancia una pubblica petizione con tanto di apertura di un libretto bancario presso la Cassa di Risparmio ove far fluire le donazioni6. Queste società per tutta l'estate del 1919 organizzano incontri e manifestazioni sportive, anche se la più attiva è senza dubbio l'Edera che in occasione dei festeggiamenti del XX settembre, assieme alle autorità militari e alle associazioni patriottiche, organizza una due giorni di eventi sportivi al Mirabello, con serata di gala prevista al teatro Municipale con la messa in scena della “Norma”7.

Sempre il 21 settembre il Reggio pareggia in amichevole con il Bologna allo Sterlino per 2 a 2 con doppietta di Cagnoli8, ma ormai i giochi sono fatti e il calcio cittadino sta finalmente per riunirsi sotto un'unica bandiera.

Il 25 settembre 1919 i soci del Reggio Foot-Ball Kricket Club, dell'Audax e della Juventus, “(...) desiderosi di combattere sui campi dello sport battaglie degne del bel nome sportivo della nostra città” si riuniscono e danno vita all'Associazione Reggiana Calcio9. Appena tre giorni più tardi la squadra della Reggiana disputa la sua prima partita a Mantova: si gioca sotto una pioggia torrenziale e la vittoria arride al Mantova per 3-010. Così Il Giornale di Reggio spiega i motivi della sconfitta:

“(...) La vittoria dell'A.C.M. non può quindi stupire né demoralizzare, perchè i nostri furono fortemente danneggiati dalla pioggia, dallo stato del campo e dalla mancanza per quasi tutto il secondo tempo del centro half Vacondio, contuso (…)”11.

Sempre lo stesso giorno, a Reggio Emilia, la seconda squadra della Reggiana giocava contro i concittadini dello Sport Club Giovanile e quella partita generò più di una polemica. In verità quell'incontro non venne mai terminato per le reiterate e vibranti proteste dei giocatori dello Sport Club Giovanile che ritenevano la rete della Reggiana convalidata dall'arbitro segnata in fuorigioco. Le proteste andarono avanti per così tanto tempo che i giocatori della Reggiana abbandonarono il campo12. Il 3 ottobre nei locali del Caffè Falcelli in Piazza Grande durante l'assemblea straordinaria veniva ratificato lo statuto societario13: finiva così quel lungo processo che iniziato una decina di anni prima con i primi calci di alcuni ragazzini aveva portato alla nascita della società che da quel momento avrebbe contraddistinto la città di Reggio Emilia nel calcio italiano. 

 

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1Cfr. La Gazzetta dello sport del 27 dicembre 1918

2Cfr. Il Giornale di Reggio del 6 febbraio 1919

3Del Bue, 2007, pagg. 27-28

4Barbieri, 1922, pag.191; Il Giornale di Reggio del 7 giugno 1919

5Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 luglio 1919; Cfr. La Gazzetta dello sport del 19 settembre 1919

6Cfr. Il Giornale di Reggio del 27 agosto 1919

7Cfr. La Gazzetta dello sport del 18-21 settembre 1919

8Cfr. La Gazzetta dello sport del 24 settembre 1919

9Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 settembre 1919

10Cfr. La Gazzetta dello sport del 30 settembre 1919

11Cfr. Il Giornale di Reggio del 2 ottobre 1919

12Cfr. Il Giornale di Reggio del 7 ottobre 1919

13Cfr. Il Giornale di Reggio del 3 ottobre 1919


mercoledì 20 agosto 2025

FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO

Nato a Buenos Aires da padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana. 
 
Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio


Migrante nella Belle epoque. Cesare Fanti alla vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel novembre 1921 dalle colonne de La Gazzetta dello Sport domanda alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di nazionalità elvetica1. Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori dei primi anni pionieristici. 
 
Etoile des Deux Lacs
Romano, che soltanto nel dicembre del 1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza italiana2, lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul Romano, anch'egli calciatore. 
Con l'Etoile des Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne, Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914 Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa formazione belga3.  
Ligue Parisienne de Football
Nell'aprile del 1913 Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0 grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4. Sarà la sua unica presenza con la Francia.

Esordio italiano. Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano, da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti, tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66

Se potessi avere mille lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un esiguo rimborso spese7. Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano. Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli inizi non sono affatto semplici. 
 
Archivio biblioteca Panizzi
Un golden gol...Felice. È l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a 2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146 minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine di quella interminabile sofferenza.

Dal granata all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una sua rete. 
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia del campionato une delle più accreditate pretendenti alla promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo. Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5 partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del suo rapporto con la Nazionale8. L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
(...) Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni. (…) Romano, che deve alla «rosea» - diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo, resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del football”9.
Romano giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6 aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di questi giocatori è proprio Felice Romano10
Schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano
 
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione. 
 
Un giro di tango con il Grifone. Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo calcistica. 
Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio 1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il Mirabello riporta la traduzione di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo la prestazione di Romano:
Nella linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed efficace in ogni momento, l'«half» italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli, ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra italiana”11.

Reggio Emilia per sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca un paio di partite12, segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana al Mirabello il 17 marzo 192913. La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.

Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini
 
Sarà allenatore dei granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un tempolento, lontano dal clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno 60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri “immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia, soltanto con la compagnia di pochissimi amici14. Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua leggenda.

 
1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 novembre 1921
2Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1920
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 marzo 1921
7DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
8SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr. Il Mirabello del 21 ottobre 1923
12DEL BUE, MAURO, Op. cit.
13SERRA, LUCIANO, Op. cit.
14Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971

 

mercoledì 25 settembre 2024

BUON COMPLEANNO REGGIANA!

 

Il Giornale di Reggio

Con le celebrazioni del 4 novembre 1918 tornava finalmente la pace e si ricominciava a parlare di football. Sul finire del 1918 a Reggio Emilia viene ricostituita l'Unione Sportiva Edera e La Gazzetta dello Sport nel numero de 27 dicembre si chiede se la vita sportiva a Reggio Emilia sia in ripresa, così come in tutte le altre città italiane, sottolineando come “la cittadinanza, la classe commerciale specialmente, gli enti cittadini dovranno non soltanto incoraggiare teoricamente, ma aiutare finanziariamente, come del resto avviene in quasi tutte le città e cittadine d'Italia, le iniziative sportive”1.

Il 9 febbraio 1919 iniziano gli allenamenti sul campo delle Tagliate fuori Porta Santo Stefano della squadra di football dell'U.S.Edera, allenamenti che vengono diretti da Severino Taddei2. Taddei è un nome di un'importanza capitale nella storia del football della città, perché lui sarà “il papà” della Reggiana. Nato a Reggio nel 1897 “Umberloun” – così soprannominato per il fisico possente - si appassiona da subito al nuovo gioco che pratica sul campo della palestra Camparini, parte soldato a Torino e da qui si arruola e finisce con il combattere sul Carso durante la Prima guerra mondiale3. Tornato a Reggio a guerra terminata, Taddei ha voglia di riprendere il discorso calcistico interrotto e gioca alcune partite con la squadra di football dell'Edera sino all'estate del 1919 quando il 5 giugno fonda egli stesso un club, con tanto di sottoscrizione pubblica:

Il 5 giugno 1919 per iniziativa del sig. Severino Taddei si fondò il Reggio F.B. And Kricket Club. (…) Il campo di gioco fu segnato sul prato del Mirabello alla distanza di circa 40 metri dalla V. Emilia”4; intanto a luglio viene anche ricostituita l'Audax Football Club con sede in via Emilia Santo Stefano 265, seppur sin da subito palesi grosse difficoltà finanziarie, tanto che la Presidenza sul finire di agosto lancia una pubblica petizione con tanto di apertura di un libretto bancario presso la Cassa di Risparmio ove far fluire le donazioni6. Queste società per tutta l'estate del 1919 organizzano incontri e manifestazioni sportive, anche se la più attiva è senza dubbio l'Edera che in occasione dei festeggiamenti del XX settembre, assieme alle autorità militari e alle associazioni patriottiche, organizza una due giorni di eventi sportivi al Mirabello, con serata di gala prevista al teatro Municipale con la messa in scena della “Norma”7.

Sempre il 21 settembre il Reggio pareggia in amichevole con il Bologna allo Sterlino per 2 a 2 con doppietta di Cagnoli8, ma ormai i giochi sono fatti e il calcio cittadino sta finalmente per riunirsi sotto un'unica bandiera.

Il 25 settembre 1919 i soci del Reggio Foot-Ball Kricket Club, dell'Audax e della Juventus, “(...) desiderosi di combattere sui campi dello sport battaglie degne del bel nome sportivo della nostra città” si riuniscono e danno vita all'Associazione Reggiana Calcio9. Appena tre giorni più tardi la squadra della Reggiana disputa la sua prima partita a Mantova: si gioca sotto una pioggia torrenziale e la vittoria arride al Mantova per 3-010. Così Il Giornale di Reggio spiega i motivi della sconfitta:

“(...) La vittoria dell'A.C.M. non può quindi stupire né demoralizzare, perchè i nostri furono fortemente danneggiati dalla pioggia, dallo stato del campo e dalla mancanza per quasi tutto il secondo tempo del centro half Vacondio, contuso (…)”11.

Sempre lo stesso giorno, a Reggio Emilia, la seconda squadra della Reggiana giocava contro i concittadini dello Sport Club Giovanile e quella partita generò più di una polemica. In verità quell'incontro non venne mai terminato per le reiterate e vibranti proteste dei giocatori dello Sport Club Giovanile che ritenevano la rete della Reggiana convalidata dall'arbitro segnata in fuorigioco. Le proteste andarono avanti per così tanto tempo che i giocatori della Reggiana abbandonarono il campo12. Il 3 ottobre nei locali del Caffè Falcelli in Piazza Grande durante l'assemblea straordinaria veniva ratificato lo statuto societario13: finiva così quel lungo processo che iniziato una decina di anni prima con i primi calci di alcuni ragazzini aveva portato alla nascita della società che da quel momento avrebbe contraddistinto la città di Reggio Emilia nel calcio italiano. 

 

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1Cfr. La Gazzetta dello sport del 27 dicembre 1918

2Cfr. Il Giornale di Reggio del 6 febbraio 1919

3Del Bue, 2007, pagg. 27-28

4Barbieri, 1922, pag.191; Il Giornale di Reggio del 7 giugno 1919

5Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 luglio 1919; Cfr. La Gazzetta dello sport del 19 settembre 1919

6Cfr. Il Giornale di Reggio del 27 agosto 1919

7Cfr. La Gazzetta dello sport del 18-21 settembre 1919

8Cfr. La Gazzetta dello sport del 24 settembre 1919

9Cfr. Il Giornale di Reggio del 30 settembre 1919

10Cfr. La Gazzetta dello sport del 30 settembre 1919

11Cfr. Il Giornale di Reggio del 2 ottobre 1919

12Cfr. Il Giornale di Reggio del 7 ottobre 1919

13Cfr. Il Giornale di Reggio del 3 ottobre 1919

sabato 27 luglio 2024

Estate 1924: la Reggiana è promossa in Divisione Nazionale

 

A.C. Reggiana 1923-24. Il Calcio

La Reggiana nel 1924, pur essendo stata fondata da una manciata di anni, sfruttando le turbolenze federali ai piani alti e le “riforme” ai campionati che ne erano seguite, si era trovata sin quasi da subito a giocare con “ i grandi”.

Il football dei pionieri a Reggio. Il calcio a Reggio Emilia era arrivato con un attimo di ritardo rispetto ad altre città italiane, se è vero come è vero che la prima esibizione di football di cui si ha notizia certa in città è del gennaio 1909, cioè 10 anni prima della nascita della Reggiana. In verità a football i bambini e i ragazzini giocano anche prima di quella data, ma i giornali non ne fanno menzione. Comunque sia, dalla “data zero” del football a Reggio alla nascita della Reggiana ci sono anni pieni di tante squadre, tante partite, tante polemiche, gioie (poche), sconfitte (parecchie), una guerra mondiale e – fatto storico magari non abbastanza noto ma comunque significativo – la costruzione nel 1913 di un campo sportivo destinato al gioco del calcio interamente finanziato da mano privata1.


 I “ruggenti anni'20” del jazz e di Fitzgerald, ma anche gli anni degli scioperi, delle tensioni sociali, della fame e dell'avvento del fascismo, a Reggio sono pure gli anni della definitiva consacrazione del football e diventano il periodo storico più brillante nella storia della Reggiana sino alla nuova “età d'oro” granata che si avrà con gli anni'90. Il motivo? Semplice. La Reggiana negli anni'20 del XX secolo gioca spesso nel massimo campionato italiano, con salvezze galvanizzanti, promozioni e retrocessioni ottenute “in segreteria” tramite riforme e controriforme dei campionati, campioni in casacca granata (Felice Romano2 su tutti), allenatori stranieri dal pedigree importante (l'austriaco Sturmer) e partite che hanno fatto la storia granata: tra le altre una menzione particolare meritano i ben 146 minuti di gioco nello spareggio del '22 contro la Mantovana e la vittoria nello spareggio promozione contro l'Olympia Fiume nel 1924.

Il 1924 tra calcio e politica. Ed eccoci, quindi, al fatidico 1924, l'anno in cui la Reggiana – per la prima volta nella sua storia “sul campo” - ottiene la promozione in massima serie.

Con il 1924 la nuova presidenza granata, nella persona del Presidente Vittorio Palazzi Trivelli e del segretario Pietro Pietranera, punta decisamente in alto. La Reggiana vuole essere competitiva e non bada a spese, gli acquisti sono tutti di livello, così che la squadra che viene allestita ha tutto per giocarsi sino all'ultimo la promozione. Attorno alla “stella” Felice Romano vengono aggiunti tasselli importanti come gli attaccanti Sereno (dalla Juventus), Rasia (dal Parma) e il centravanti Michelin (dalla Novese), mentre per la panchina viene richiamato, dal Torino, l'austriaco Karl Sturmer, già allenatore della Reggiana nei precedenti due tornei di Prima Categoria3.

L'anno 1924 è bello denso di avvenimenti, un anno nel quale sport e politica non si fanno mancare nulla e la cronaca spesso e volentieri si tinge di nero.

Se a livello di calcio internazionale il mondo e, in particolare, l'Europa si innamorano della nazionale dell'Uruguay e dei suoi campioni che impreziosiscono il torneo calcistico dei Giochi olimpici di Parigi, il calcio italiano si incendia nuovamente, questa volta per un professionismo che non si vuole, ma c'è e che c'è sempre stato, nascosto nelle pieghe della storia pionieristica del nostro calcio4. La Nazionale, che a Parigi esce per mano svizzera (corsi e ricorsi storici, se volessimo pensare a quanto recentemente accaduto all'europeo tedesco) prende severe sberle dall'Austria (0-4 casalingo) e soprattutto dall'Ungheria (1-7), quando Pozzo si vede costretto a rivoluzionare le convocazioni a tre giorni dalla partenza per Budapest per il gran rifiuto di Genoa e Bologna di rilasciare i loro giocatori5.

A Reggio Emilia, nel frattempo, la cronaca nera politica si intreccia con quella nazionale.

Il 1924 è l'anno delle elezioni politiche, a Reggio Emilia in campagna elettorale il candidato socialista Antonio Piccinini viene barbaramente ucciso: tutti ritengono per mano fascista, ma i 4 imputati vengono tutti assolti, ma di quell'omicidio ne parlerà anche Giacomo Matteotti nel discorso del 30 maggio che gli costerà, da lì a poco, la vita6. Il “listone” fascista vince le elezioni7 e anche in provincia di Reggio ottiene la maggioranza: con questa legittimazione popolare il fascismo è pronto ad incunearsi in ogni ambito nazionale, e lo sport – e il calcio in particolare – non faranno eccezione. È l'inizio della “fascistizzazione” dell'Italia – plasticamente rappresentata dalle prime pagine dei quotidiani l'indomani della pubblicazione del decreto che di fatto sopprime la libertà di stampa8 – che in ambito calcistico verrà declinato nella riforma che passerà alla storia come “Carta di Viareggio” del 19269.

Questo solo per significare come il 1924 sia un anno affatto banale, non solo per la Reggiana.

Il campionato 1923/24. Ad ottobre del 1923 era iniziato il campionato di Seconda Divisione, i granata erano stati inseriti in un girone tosco-emiliano che avevano vinto con una certa sicurezza. Dopo un precampionato in chiaroscuro, il campionato aveva visto la Reggiana riprendersi bene e vincere con due punti di vantaggio sul Parma, peraltro battuto sia all'andata che al ritorno per 2 a 0.

Il difficile arriva dopo, quando nel Girone finale nazionale l'asticella si alza: la Reggiana se la deve vedere con le vincitrici degli altri gironi interregionali per la conquista di uno dei due posti diretti di promozione.

L'inizio non è dei più promettenti. Vero che al Mirabello alla prima giornata la Reggiana batte il Mantova, ma poi arriva il pareggio interno contro la Juventus Italia e le sconfitte di Tortona e Fiume, diventata italiana dopo che con il Trattato di Roma del gennaio di quell'anno era stata posta la parola fine all'esperienza dello Stato Libero di Fiume, nato dopo “l'impresa” di D'Annunzio del 1919. La città ha una squadra calcistica dai colori bianconeri del Club Sportivo Olympia che partecipa ai campionati italiani: promossa in Seconda Divisione nel 1923, l'Olympia nella stagione 1923/24 aveva vinto il proprio girone e si era così qualificata alla fase finale. Dopo la partita di Fiume la Reggiana aveva sporto reclamo per un'irregolarità alle reti delle porte del campo fiumano riscontrata dall'arbitro prima della gara10, ma il reclamo verrà successivamente respinto nella seduta della Presidenza della Lega Nord del 28 maggio11. Quel reclamo non deve suonare strano, tutta la stagione è costellata da proteste, reclami e partite giocate sub judice: era una, diciamo così, caratteristica del calcio litigioso dell'epoca, specchio fedele della società italiana del dopoguerra.

Il girone di andata termina con la netta vittoria contro la Sestrese – la squadra di Sestri Ponente – per 7 a 1 e il morale dei reggiani, finito un po' in cantina, se ne giova e trova nuovo slancio per affrontare il girone di ritorno.

Si riparte da Mantova l'8 giugno. Il Mirabello, il giornale della Reggiana che proprio all'inizio di quella stagione aveva cominciato le sue pubblicazioni, organizza un treno speciale, il primo nella storia del club, per portare ben 400 reggiani al Campo del Te12. È pareggio, ma al triplice fischio si scatenano tafferugli, incidenti, scontri con feriti e contusi. Il Giornale di Reggio usa l'ironia: “(...) qualche reggiano è colpito da coraggiose bastonate alla schiena (...)”13.

Il campionato poi prosegue con la vittoria a Milano e il pareggio interno con il Derthona. A quel punto la Reggiana in classifica è seconda a 2 punti dai piemontesi, ma con una gara in più rispetto all'Olympia (che ha due punti in meno).

La trasferta di Sestri è giocata in un campo “blindato”, i calciatori della Reggiana vengono scortati sin dentro al terreno di gioca dai carabinieri14: si perde 2 a 1, tra molte polemiche. La Reggiana sporge immediatamente reclamo, sostenendo che il “contegno del pubblico avrebbe indotto l'arbitro all'errore”, nello specifico convalidando la rete del pareggio dei padroni di casa segnata direttamente da calcio d'angolo (i regolamenti dell'epoca lo vietavano)15. A dir poco singolare, ma figlio del suo tempo, il comunicato emesso dal Consiglio Direttivo della Reggiana e pubblicato da Il Giornale di Reggio con il quale si rivolgeva “(...) a tutto il pubblico degli appassionati variabilmente commosso dall'esito della partita, perchè voglia attendere con la massima tranquillità l'opera già iniziata regolarmente dal Consiglio stesso verso i superiori organi sportivi (…)”16.

La domenica successiva è la partita “senza domani”: al Mirabello arrivano “i figli della Perla del Quarnaro” - come con un filo di retorica ricorda ai propri lettori Il Giornale di Reggio – dell'Olympia di Fiume: se si vince si mantengono i due punti di vantaggio, in attesa che i fiumani recuperino la gara contro il Mantova, diversamente si dovrebbero riporre i sogni di gloria. Dopo che la politica si è presa il suo spazio con calciatori e dirigenti fiumani ricevuti in Comune con annesso “lunch” offerto dalla Giunta17, sul campo Vacondio a due minuti dalla fine firma la rete che dà la vittoria alla Reggiana, la certezza al Derthona di essere promosso e la sicurezza ai granata di disputare, quantomeno, lo spareggio nel caso di vittoria dell'Olympia nel recupero. Sì, perché nel frattempo la Presidenza della Lega Nord, che non aveva omologato il risultato di Sestri, nella seduta del 16 luglio “(...) visto il rapporto dell'arbitro e il rapporto supplementare richiestogli e su giudizio della C.T. si respinge il reclamo esposto dalla Reggiana (...)”18

A Padova è gloria granata. Nel recupero l'Olympia batte il Mantova e raggiunge in classifica i granata al secondo posto, rendendo così necessario lo spareggio che la seduta del 23 luglio della Presidenza della Lega Nord stabilisce venga giocato a Padova il 27 luglio.

La partita si svolge sotto una fitta pioggia che, stando alle cronache dell'epoca, penalizza più la squadra fiumana. L'inizio è fissato per le 16.30 sul campo neutro di Padova. La Reggiana ci arriva in treno, l'Olympia dopo una non semplice traversata via mare. Sugli spalti la maggioranza simpatizza e tifa per i fiumani, anche se non mancano certo i tifosi reggiani arrivati con treni, auto e pullman. Il primo tempo pende a favore dei fiumani: una loro rete viene annullata per fuorigioco al quarto d'ora e alla mezzora colpiscono il palo con Varglien.

Secondo tempo, continua sempre a piovere. La Reggiana si ridesta e al 19° minuto, dopo una bella azione orchestrata da Rasia, Michelin e Sereno, Romano ribatte in rete: 1 a 0 per i granata. L'Olympia accusa il colpo e non riesce a reagire. Alla mezzora con un bel tiro da lontano Rasia sigla il definitivo 2-0 per la Reggiana, 2 a 0 che ha un sapore dolcissimo, il sapore della promozione, della prima straordinaria promozione nel massimo campionato italiano, questa volta meritatamente conquistata “sul campo”19.

 

Il Mirabello 3 agosto 1924


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1 Per un quadro esaustivo sul football a Reggio Emilia prima della fondazione dell'Associazione Calcio Reggiana cfr. ALESSANDRO, BASSI, Il football dei pionieri a Reggio Emilia (1909-1919):

Parte I: https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2019/09/il-secolo-granata-il-football-dei.html

Parte II: https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2019/09/il-secolo-granata-il-football-dei_24.html

3 LUCIANO, SERRA, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989

4 ALESSANDRO, BASSI, Il football dei pionieri, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012

6 Da ricordare il famoso editoriale dal titolo “I morti pesano” de La Giustizia del 22 giugno 1924

7 Cfr. La Stampa del 9 aprile 1924

8 Cfr. La Stampa del 9 luglio 1924

9 Per un'analisi più completa, per quanto riguarda il rapporto tra calcio e fascismo, si veda il mio breve saggio Il calcio tra identità nazionale e potere politico (Parte II): https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e_27.html ;

per quanto riguarda più in specifico la “Carta di Viareggio” si veda il mio scritto La Carta di Viareggio (Parte II): https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2016/10/la-carta-di-viareggio-del-1926_14.html

10 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 maggio 1924

11 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 30 maggio 1924

12 https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2019/05/il-secolo-granata.html ; La notizia è riportata anche in La Gazzetta dello Sport del 7 giugno 1924

13 Cfr. Il Giornale di Reggio del 10 giugno 1924

14 MAURO, DEL BUE, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007

15 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 10 luglio 1924

16 Cfr. Il Giornale di Reggio del 8 luglio 1924

17 Cfr, Il Giornale di Reggio del 12 luglio 1924

18 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 18 luglio 1924

19 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 28 luglio 1924