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venerdì 3 aprile 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

 

domenica 31 agosto 2025

📷 Album di football perduto

 GENOA - JUVENTUS 1916

 

 

La fotografia (Guarneri-Cappelli) tratta da L'Illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva ritrae una fase di gioco della partita tra Genoa e Juventus valida per il girone finale della Coppa Federale del 1916, disputata - stando alle cronache de La Stampa - davanti ad un "fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna"

La partita termina sul punteggio di 2 a 1 per la Juventus, ma non basterà ai bianconeri per vincere la Coppa che andrà al Milan.

venerdì 29 novembre 2024

IL TORNEO MILITARE DELLA VITTORIA (Parte III)

Il 24 novembre iniziava dunque il torneo organizzato per celebrare la vittoria nella Grande guerra. Contrariamente a quanto programmato, però, ci fu un rimescolamento e davanti ad un pubblico entusiasta ma intirizzito dalla temperatura rigida, l'evento ebbe inizio con il match tra il XX Autoparco in maglia gialla e il IV Autoparco in maglia bianca. La partita non ebbe storia, i gialli riuscirono a vincere abbastanza nettamente per 3-0, complice anche il fatto che i bianchi giocarono in dieci e senza i migliori loro elementi, grazie al goal di Perin e alla successiva doppietta di Fresia. Ancor più facile la vittoria del I Autoparco sui Bombardieri di Sassuolo in un'elegante maglia nera con bordi giallo-oro, per 4-0, grazie alla tripletta di Serasso. 

I Autoparco
 

Chiudeva la prima giornata del torneo il match di esibizione tra la rappresentativa inglese di Arquata Scrivia e quella lombarda, vestita di una magnifica camicia rossa con alabarda di Trieste, fascia verde e calzoncini bianchi, che terminò sul punteggio di 0-0, con una rete inglese annullata per fuorigioco e un calcio di rigore fallito da Scarioni1.

Come sintetizzava La Domenica Sportiva:

(...) Le squadre del I e del XX Autoparco si sono nettamente imposte. Non era difficile prevedere tale risultato. I due teams sulla carta si annunciavano degni delle migliori squadre di prima categoria dell'anteguerra; sul terreno hanno confermato la bontà dei loro precedenti. (…) Relativamente facile è stato il compito del XX Autoparco, un «Modena» riveduto e corretto, con Ara, Fresia, Leone, Perin e Binaschi, di fronte alla squadra di Boldorini combattiva, tenace, ben disposta, ma non sufficientemente preparata. (…) La veronese squadra del I Autoparco comprende parecchi divi della pedata. «Il figlio di Dio» più ipotecato dal Kaiser è venuto al Velodromo milanese...a miracolo mostrare, e il forte Pirovano gli è stato degno compagno...in terra.”2

Così la finale del 1° dicembre veniva giocata tra il XX Autoparco e il I Autoparco. 

Le due squadre si schieravano con queste formazioni:

XX Autoparco (maglia gialla): Terzi; Binaschi, Busancano; Ara, Parodi, Leone; Capurro, Aebi, Frwesia, Perin, Forlivesi.

I Autoparco (maglia bianca): Pennano; De Vecchi, Pirovano; Rossi, Boglietti, Lovati; Mosso III, Raso, Sarasso, Bergamino, Ruffa.

Dopo soli 4 minuti di gioco Fresia, raccogliendo un passaggio di Forlivesi segnava il vantaggio per il XX Autoparco. Il I a quel punto si gettava all'attacco ma malgrado i 6 calci d'angolo calciati in poco meno di mezzora non riusciva a superare il portiere Terzi che anzi si metteva in mostra con alcune parate notevoli. Si arrivava così al momento forse decisivo dell'incontro: per un intervento dubbio di Leone e Parodi ai danni di Mosso III l'arbitro, il sig. Perraud, concedeva il calcio di rigore a favore del I Autoparco che però De Vecchi si faceva parare da Terzi. Sul finire del primo tempo era poi ancora il XX a segnare con Perin e ad andare all'intervallo in vantaggio per 2-0. La ripresa non mutava le sorti dell'incontro, con i gialli che dominavano gli avversari e segnavano al quarto d'ora il terzo goal con Aebi. Soltanto a risultato acquisito, sul finire della partita, i bianchi riuscirono a segnare il goal “della bandiera” con Bergamino su passaggio di Raso. 3-1 il risultato finale a favore del XX Autoparco che legittimamente con il proprio capitano Ara poteva alzare la Coppa della Vittoria3.

XX Autoparco


Tabellino finale

24.11 XX AUTOPARCO – IV AUTOPARCO 3-0

24.11 I AUTOPARCO – BOMBARDIERI 4-0

01.12 XX AUTOPARCO – I AUTOPARCO 3-1 (finale 1°-2° posto)

01.12 BOMBARDIERI – IV AUTOPARCO 2-1 dts (finale 3°-4° posto)

----------------------------------


1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 25 novembre 1918

2 Cfr. La Domenica Sportiva del 1° dicembre 1918

3 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 dicembre 1918

 

lunedì 25 novembre 2024

IL TORNEO MILITARE DELLA VITTORIA (Parte II)

 

IV Autoparco

La guerra per l'Italia era terminata da pochi giorni che già il mondo calcistico era al lavoro per celebrare degnamente. Su La Gazzetta dello Sport del 11 novembre si iniziava a parlare dell'organizzazione di un torneo internazionale militare indetto dall'U.S. Milanese al quale avrebbero partecipato il I Autoparco, il IV Autoparco, il XX Autoparco, i Bombardieri di Sassuolo e una rappresentativa inglese di stanza ad Arquata1. Mentre l'ing. Mauro si dimetteva da presidente ad interim della F.I.G.C., il 18 novembre veniva ufficialmente presentato sugli organi di stampa il Torneo militare internazionale benefico pro Associazione Mutilati indetto dall'U.S. Milanese, grazie alla solerte attività di Aldo Molinari con il patrocinio de La Gazzetta dello Sport, al Velodromo Sempione di Milano per le giornate del 24 novembre e 1°dicembre.

Le squadre si sarebbero presentate con queste formazioni:

I Autoparco: Pennano; De Vecchi (cap), Pirovano; Paltenghi, Boglietti, Lovati; Ruffa, Bergamino, Serasso, Mosso III, Remo.

XX Autoparco: Terzi; Binaschi, Busancano; Ara (cap), Parodi, Leone; Capurro, Aebi, Fresia, Perin, Vielmi.

IV Autoparco: Costa; Boldorini (cap), Butti; De Micheli, Giorda, Bartoletti; Fatica, Caffato, Ferro, Massone, Tavella.

Bombardieri: Rolla; Ferraresso, Valpreda; Greppi, Valle, Galliano; Quaglia, Rampini I, Miraglia, Frigerio, Bonci.

Completavano il lotto:

Rappresentativa Inglese: Denton; Walters, Watson; Warner P., Claridge, Warner; Wright, Cooney, Harding, Standon (cap.), Bramhall.

Rappresentativa militare Lombardia: Gambuti; Carmelo, Lanfritto; Scarioni, Soldera, Colombo; Bonello, Bellandi, Cevenini I, Malaspina, Crespi I.

In un primo momento al torneo avrebbe dovuto partecipare la rappresentativa inglese di stanza ad Arquata, ma l'impossibilità di poter scendere a Milano per due domeniche consecutiva fece sì che il suo posto fosse preso dalla squadra dei Bombardieri2.

Questo torneo rivestiva notevole importanza poiché, visti i calciatori che vi avrebbero gareggiato, poteva ben dirsi che con esso riprendeva in grande stile l'attività calcistica dopo gli anni bui e drammatici della guerra3.

Bombardieri Sassuolo

 

Quindi il programma definitivo che in un primo momento venne pubblicato per domenica 24 novembre doveva essere il seguente:

ore 13.45: Rapp. Inglese – Rapp. Lombardia (exibition)

ore 15.00: XX Autoparco – IV Autoparco

ore 16.15: Bombardieri – I Autoparco

 

(Continua)

 

1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 11 novembre 1918

2 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 18-22 novembre 1918

3 BASSI, ALESSANDRO, “Il football italiano alla Grande guerra 1915-1918”, Boopen Edizioni, 2018, pag.104

giovedì 10 ottobre 2024

⚽ ITALIA - BELGIO. MEMORIES.

 

Vigilia di Italia-Belgio, incontro che nell'epoca del football dei pionieri ha avuto significati particolari e mai banali.


⚽ 1913: primi passi di identità nazionale calcistica.

Siamo quasi al tramonto dell'epopea pionieristica della “Bianche casacche” vercellesi, la Nazionale è reduce da un periodo davvero grigio fatto di stentati pareggi e sconfitte: dal 1910 solo due vittorie in 12 incontri internazionali disputati. Il 1° maggio del 1913 la Commissione tecnica – nella quale compare anche William Garbutt – riesce a resistere alle pressioni esterne dei club più influenti e così facendo sviluppa una nuova idea di selezione, facendo un salto di qualità fondamentale sia sul piano tecnico, sia sul piano dell'identità nazionale: decide infatti di affidarsi ad un “blocco” di giocatori provenienti da una sola società e ad esso affidare il gioco della squadra. Ben 9 giocatori della Pro Vercelli scendono in campo contro il Belgio e riescono a vincere grazie ad una rete di Ara.

La scelta si rivelò vincente da tutti i punti di vista: a livello tecnico la squadra era rodata, sapeva giocare d'assieme perché abituata a farlo e il risultato fu una più che lusinghiera vittoria; ma lo fu anche a livello emotivo e mediatico perché a quella partita parteciparono in massa i tifosi vercellesi creando un raccordo identitario tra squadra locale e rappresentativa del calcio nazionale.


⚽ 1918: Un precedente dimenticato durante la Grande guerra.

Se vi va vi propongo di rileggere un mio pezzo scritto un po' di tempo fa per XX, un Italia-Belgio del 1918 tra celebrazioni del XX settembre e presagi della vittoria finale nella guerra. Una partita che per troppo tempo è stata dimenticata, assieme ad altre giocate dalla Nazionale negli anni della guerra:

https://www.calciomercato.com/news/il-20-settembre-1918-e-la-nazionale-come-addestramento-alla-guer-92878

 

 📷 La fotografia:

Maggio 1921, la Nazionale viene festeggiata e salutata alla partenza dalla stazione ferroviaria di Porta Susa a Torino prima della mini tournée in Belgio e Paesi Bassi. Il 5 maggio l'Italia vincerà 3 a 2 contro i recenti campioni olimpici del Belgio, mentre l'8 maggio, ad Amsterdam, pareggerà 2 a 2 contro l'Olanda. 

(Fotografia tratta da La Gazzetta dello Sport)

venerdì 29 marzo 2024

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

 

 

venerdì 7 aprile 2023

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Come sempre, al prossimo anno e buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

venerdì 20 novembre 2020

IL TORNEO MILITARE DELLA VITTORIA (Parte III)

 

Il 24 novembre iniziava dunque il torneo organizzato per celebrare la vittoria nella Grande guerra. Contrariamente a quanto programmato, però, ci fu un rimescolamento e davanti ad un pubblico entusiasta ma intirizzito dalla temperatura rigida, l'evento ebbe inizio con il match tra il XX Autoparco in maglia gialla e il IV Autoparco in maglia bianca. La partita non ebbe storia, i gialli riuscirono a vincere abbastanza nettamente per 3-0, complice anche il fatto che i bianchi giocarono in dieci e senza i migliori loro elementi, grazie al goal di Perin e alla successiva doppietta di Fresia. Ancor più facile la vittoria del I Autoparco sui Bombardieri di Sassuolo in un'elegante maglia nera con bordi giallo-oro, per 4-0, grazie alla tripletta di Serasso. 

I Autoparco
 

Chiudeva la prima giornata del torneo il match di esibizione tra la rappresentativa inglese di Arquata Scrivia e quella lombarda, vestita di una magnifica camicia rossa con alabarda di Trieste, fascia verde e calzoncini bianchi, che terminò sul punteggio di 0-0, con una rete inglese annullata per fuorigioco e un calcio di rigore fallito da Scarioni1.

Come sintetizzava La Domenica Sportiva:

(...) Le squadre del I e del XX Autoparco si sono nettamente imposte. Non era difficile prevedere tale risultato. I due teams sulla carta si annunciavano degni delle migliori squadre di prima categoria dell'anteguerra; sul terreno hanno confermato la bontà dei loro precedenti. (…) Relativamente facile è stato il compito del XX Autoparco, un «Modena» riveduto e corretto, con Ara, Fresia, Leone, Perin e Binaschi, di fronte alla squadra di Boldorini combattiva, tenace, ben disposta, ma non sufficientemente preparata. (…) La veronese squadra del I Autoparco comprende parecchi divi della pedata. «Il figlio di Dio» più ipotecato dal Kaiser è venuto al Velodromo milanese...a miracolo mostrare, e il forte Pirovano gli è stato degno compagno...in terra.”2

Così la finale del 1° dicembre veniva giocata tra il XX Autoparco e il I Autoparco. 

Le due squadre si schieravano con queste formazioni:

XX Autoparco (maglia gialla): Terzi; Binaschi, Busancano; Ara, Parodi, Leone; Capurro, Aebi, Frwesia, Perin, Forlivesi.

I Autoparco (maglia bianca): Pennano; De Vecchi, Pirovano; Rossi, Boglietti, Lovati; Mosso III, Raso, Sarasso, Bergamino, Ruffa.

Dopo soli 4 minuti di gioco Fresia, raccogliendo un passaggio di Forlivesi segnava il vantaggio per il XX Autoparco. Il I a quel punto si gettava all'attacco ma malgrado i 6 calci d'angolo calciati in poco meno di mezzora non riusciva a superare il portiere Terzi che anzi si metteva in mostra con alcune parate notevoli. Si arrivava così al momento forse decisivo dell'incontro: per un intervento dubbio di Leone e Parodi ai danni di Mosso III l'arbitro, il sig. Perraud, concedeva il calcio di rigore a favore del I Autoparco che però De Vecchi si faceva parare da Terzi. Sul finire del primo tempo era poi ancora il XX a segnare con Perin e ad andare all'intervallo in vantaggio per 2-0. La ripresa non mutava le sorti dell'incontro, con i gialli che dominavano gli avversari e segnavano al quarto d'ora il terzo goal con Aebi. Soltanto a risultato acquisito, sul finire della partita, i bianchi riuscirono a segnare il goal “della bandiera” con Bergamino su passaggio di Raso. 3-1 il risultato finale a favore del XX Autoparco che legittimamente con il proprio capitano Ara poteva alzare la Coppa della Vittoria3.

XX Autoparco


Tabellino finale

24.11 XX AUTOPARCO – IV AUTOPARCO 3-0

24.11 I AUTOPARCO – BOMBARDIERI 4-0

01.12 XX AUTOPARCO – I AUTOPARCO 3-1 (finale 1°-2° posto)

01.12 BOMBARDIERI – IV AUTOPARCO 2-1 dts (finale 3°-4° posto)



1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 25 novembre 1918

2 Cfr. La Domenica Sportiva del 1° dicembre 1918

3 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 dicembre 1918