Visualizzazione post con etichetta XX Autoparco Modena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta XX Autoparco Modena. Mostra tutti i post

venerdì 20 novembre 2020

IL TORNEO MILITARE DELLA VITTORIA (Parte III)

 

Il 24 novembre iniziava dunque il torneo organizzato per celebrare la vittoria nella Grande guerra. Contrariamente a quanto programmato, però, ci fu un rimescolamento e davanti ad un pubblico entusiasta ma intirizzito dalla temperatura rigida, l'evento ebbe inizio con il match tra il XX Autoparco in maglia gialla e il IV Autoparco in maglia bianca. La partita non ebbe storia, i gialli riuscirono a vincere abbastanza nettamente per 3-0, complice anche il fatto che i bianchi giocarono in dieci e senza i migliori loro elementi, grazie al goal di Perin e alla successiva doppietta di Fresia. Ancor più facile la vittoria del I Autoparco sui Bombardieri di Sassuolo in un'elegante maglia nera con bordi giallo-oro, per 4-0, grazie alla tripletta di Serasso. 

I Autoparco
 

Chiudeva la prima giornata del torneo il match di esibizione tra la rappresentativa inglese di Arquata Scrivia e quella lombarda, vestita di una magnifica camicia rossa con alabarda di Trieste, fascia verde e calzoncini bianchi, che terminò sul punteggio di 0-0, con una rete inglese annullata per fuorigioco e un calcio di rigore fallito da Scarioni1.

Come sintetizzava La Domenica Sportiva:

(...) Le squadre del I e del XX Autoparco si sono nettamente imposte. Non era difficile prevedere tale risultato. I due teams sulla carta si annunciavano degni delle migliori squadre di prima categoria dell'anteguerra; sul terreno hanno confermato la bontà dei loro precedenti. (…) Relativamente facile è stato il compito del XX Autoparco, un «Modena» riveduto e corretto, con Ara, Fresia, Leone, Perin e Binaschi, di fronte alla squadra di Boldorini combattiva, tenace, ben disposta, ma non sufficientemente preparata. (…) La veronese squadra del I Autoparco comprende parecchi divi della pedata. «Il figlio di Dio» più ipotecato dal Kaiser è venuto al Velodromo milanese...a miracolo mostrare, e il forte Pirovano gli è stato degno compagno...in terra.”2

Così la finale del 1° dicembre veniva giocata tra il XX Autoparco e il I Autoparco. 

Le due squadre si schieravano con queste formazioni:

XX Autoparco (maglia gialla): Terzi; Binaschi, Busancano; Ara, Parodi, Leone; Capurro, Aebi, Frwesia, Perin, Forlivesi.

I Autoparco (maglia bianca): Pennano; De Vecchi, Pirovano; Rossi, Boglietti, Lovati; Mosso III, Raso, Sarasso, Bergamino, Ruffa.

Dopo soli 4 minuti di gioco Fresia, raccogliendo un passaggio di Forlivesi segnava il vantaggio per il XX Autoparco. Il I a quel punto si gettava all'attacco ma malgrado i 6 calci d'angolo calciati in poco meno di mezzora non riusciva a superare il portiere Terzi che anzi si metteva in mostra con alcune parate notevoli. Si arrivava così al momento forse decisivo dell'incontro: per un intervento dubbio di Leone e Parodi ai danni di Mosso III l'arbitro, il sig. Perraud, concedeva il calcio di rigore a favore del I Autoparco che però De Vecchi si faceva parare da Terzi. Sul finire del primo tempo era poi ancora il XX a segnare con Perin e ad andare all'intervallo in vantaggio per 2-0. La ripresa non mutava le sorti dell'incontro, con i gialli che dominavano gli avversari e segnavano al quarto d'ora il terzo goal con Aebi. Soltanto a risultato acquisito, sul finire della partita, i bianchi riuscirono a segnare il goal “della bandiera” con Bergamino su passaggio di Raso. 3-1 il risultato finale a favore del XX Autoparco che legittimamente con il proprio capitano Ara poteva alzare la Coppa della Vittoria3.

XX Autoparco


Tabellino finale

24.11 XX AUTOPARCO – IV AUTOPARCO 3-0

24.11 I AUTOPARCO – BOMBARDIERI 4-0

01.12 XX AUTOPARCO – I AUTOPARCO 3-1 (finale 1°-2° posto)

01.12 BOMBARDIERI – IV AUTOPARCO 2-1 dts (finale 3°-4° posto)



1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 25 novembre 1918

2 Cfr. La Domenica Sportiva del 1° dicembre 1918

3 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 dicembre 1918

domenica 4 novembre 2018

4 novembre 1918, finiva una guerra che anche il calcio aveva voluto e celebrato

A mezzogiorno del 4 novembre 1918 il Generale Armando Diaz emanava il bollettino con il quale comunicava alla popolazione italiana il termine della guerra contro il nemico austriaco. Il calcio e lo sport italiano in generale avevano recitato nei lunghi anni di guerra un ruolo spesso di primo piano nella propaganda interventista e anti austriaca e, come vedremo, non avevano mancato di organizzare manifestazioni festose per celebrare quella vittoria.
 Per continuare a leggere il mio pezzo per calciomercato.com CLICCA QUI

martedì 4 settembre 2018

IL FOOTBALL ITALIANO ALLA GRANDE GUERRA 1915-1918

Eccoci qua!
Finalmente in uscita il primo "quaderno" del nostro blog.
Il primo numero sarà interamente dedicato al calcio italiano durante gli anni della I guerra mondiale, dalla Coppa Federale del 1915 sino al Torneo militare della Vittoria del novembre 1918.
Ampio risalto è stato dato alle vicende della Nazionale italiana di calcio che in quegli anni tragici giocò diverse amichevoli benefiche della cui esistenza si erano ormai quasi perse le tracce.
Il tutto corredato da fotografie e pagine di giornali dell'epoca.


Per info e acquisti potete cliccare direttamente QUI

mercoledì 30 maggio 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

9. Il calcio militare (Parte III)

In marzo una selezione del XX Autoparco di Modena affrontava una squadra di militari belgi capitanati da Van Hege; in aprile una squadra di soldati inglesi di stanza ad Arquata Scrivia, tra le cui file giocava Walsingham, già visto in Italia negli anni precedenti la guerra, dopo aver giocato contro il Genoa si misurava con il Milan1; a Cremona, agli inizi di giugno, durante una manifestazione sportiva, una rappresentativa militare inglese veniva sconfitta 2-1 da una rappresentativa di giocatori lombardi2.
Questi sono soltanto alcuni esempi di molti incontri di calcio che si disputano per tutto il 1918 tra selezioni militari: il football e più in generale lo sport è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico e dall'altro per distrarre i soldati.
Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate. Un interessante studio di Lauro Rossi svela come anche nei campi di concentramento si praticasse attività sportiva, soprattutto nei campi di prigionia per ufficiali, dove venivano organizzati incontri di boxe, football e rugby3.
Sul campo del Genoa Cricket a Marassi la domenica di Pasqua, il 31 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e soprattutto una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi che vide la vittoria di questi ultimi per 2-0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio4.
Visto il notevole successo di pubblico, la manifestazione venne replicata il 25 maggio, questa volta riservata alle reclute del 1900:
(...) già ferve vivissimo il lavoro di allenamento tanto più che questi giovani soldati, la maggior parte contadini, sono ignari d'ogni genere di sport scientifico. Essi si addestrano alle future prove con entusiasmo veramente commovente.”5
Come si può intuire, ormai l'utilizzo dello sport nella vita e nell'addestramento militare è diventato prassi consolidata e i giornali dell'epoca non mancano di caldeggiare e stimolare l'utilizzo della pratica sportiva quale forma di educazione e formazione del soldato.
(...) Caporetto ha insegnato qualcosa anche per quanto riguarda l'educazione sportiva del soldato! (…) Dal Comando Supremo e dalla trincea partono sicure attestazioni di fiducia nello sport, severo, impareggiabile educatore di anime e corpi. (…) Lo Sport deve imperare ovunque prospera e olezza il divino fiore della gioventù. Spalanchiamo ad esso le porte delle caserme, moltiplichiamo i campi sportivi, al fronte e nelle retrovie, mandiamo palloni, guanti di boxe, attrezzi ai nostri meravigliosi combattenti. Un esercito di sportsmen è un magnifico esercito di soldati. (…)”6
Durante il fine settimana della Pasqua del 1918 a Milano venne organizzato un meeting amichevole che vide la partecipazione di Milan, Legnano, Internazionale e U.S. Milanese7.
Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio anche al Velodromo di Milano vengono organizzati giochi militari che richiamano parecchio pubblico. Le gare di guerra di domenica 28 aprile prendono il via alle 14.30 e vedono alternarsi – tra i vari sport – dai più classici incontri di boxe ai più prettamente militari assalti di scherma con la baionetta, nei quali si mettono in luce soprattutto i due bersaglieri siciliani Tramonti e D'Amico. Il programma è denso di gare: una delle più spettacolari, stando alle cronache dell'epoca, risulta la corsa dei 125 metri ad ostacoli: in questo caso gli ostacoli sono tipicamente bellici, costituiti da reticolati profondi, trincee, muri da scalare, fossi e camminamenti. In questa particolare disciplina il bersagliere Monferrini in finale precede il tenente D'Amico e il caporale Ceyon. Altro momento elettrizzante per il pubblico risulta essere la gare di lancio delle bombe, la gara di tiro alla fune e la staffetta 400 metri8.
In maggio a Modena viene organizzato un meeting sportivo che ha come clou della giornata la partita tra una squadra mista italiana e una mista inglese che vide la netta affermazione della prima per 7-1. la squadra italiana era così composta: Turrini; De Nardo, Vielmi; Parodi, Carcano, Leone; Capuzzo, Albertoni, Fresia, Ferrero, Forlivesi9. Sempre in maggio un'altra riunione sportiva pro mutilati era organizzata dalla società Esperia di Sampierdarena alla quale partecipavano molti atleti sia italiani che inglesi: ovviamente non mancava la gara di football che vide la vittoria degli inglesi sulla prima squadra della Spes10.




1 Cfr. La Domenica Sportiva del 21 aprile 1918
2 Cfr. La Domenica Sportiva del 16 giugno 1918
3 LAURO, ROSSI, “Lo sport nei campi di prigionia durante la Grande Guerra”, in “Lo sport alla Grande Guerra” - Quaderni della Società Italiana di Storia dello Sport n.4, marzo 2015
4 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918. Dallo stesso giornale conosciamo la formazione schierata dalla squadra italiana: Da Prà, De Nordo, De Vecchi, Ferrari, Brunoldi, Magni, Mariani, Santamaria, Gavoglio, Profumo, Leone
5 Cfr. Il Lavoro del 5 maggio 1918
6 Cfr. La Domenica Sportiva del 5 maggio 1918
7 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 aprile 1918
8 Cfr. La Stampa del 29 aprile 1918; La Domenica Sportiva del 5 maggio 1918
9 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 24 maggio 1918
10 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 29 aprile 1918

martedì 24 ottobre 2017

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

24 OTTOBRE 1917: LA DISFATTA DI CAPORETTO E IL "CASO" CADORNA

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerle alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2
In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. In realtà il football in Italia non si era mai fermato del tutto. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno..

Il 29 ottobre tutti i quotidiani italiani riportavano in prima pagina il tremendo bollettino di guerra firmato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Cadorna che di fatto rendeva edotta la popolazione italiana della disfatta che si stava consumando sul fronte Giulia:
La violenza dell'attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della seconda armata hanno permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.
La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese saprà compiere il proprio dovere.”5
Il bollettino suscitò comprensibilmente paura e fortissime polemiche. Molte di queste ruotavano attorno al “tono” usato da Cadorna, tanto che alcuni ambasciatori, tra i quali Imperiali a Londra, provarono a bloccarne la pubblicazione, sostituendolo con un secondo bollettino, emanato alcune ore più tardi dal ministro Scialoja. In effetti a Londra venne pubblicato questo secondo bollettino, il quale seppur mantenendo ferma la sostanza drammatica del primo, usava toni meno duri e meno apertamente accusatori nei confronti di alcuni reparti d'armata. Il punto era uno e uno soltanto: il bollettino di Cadorna comunque era arrivato alle ambasciate e ai giornali e il suo contenuto e la drammaticità del linguaggio adoperato avevano impressionato notevolmente la stampa inglese, la quale se anche non lo pubblicò, ovviamente ne rimase influenzata nei commenti e soprattutto iniziò seriamente a considerare quanto avrebbe potuto “tenere” il nostro Paese. È lo stesso Imperiali che lo dice apertamente a Sonnino6. Sulle impressioni non positive che questo bollettino suscitò in giro per l'Europa ne dà un esempio Sonnino in un telegramma inviato allo stesso Cadorna il 30 ottobre dove spiega senza giri di parole che “constatando e segnalando ufficialmente gravi deficienze delle truppe italiane” si correva il rischio di spegnere il desiderio degli altri Governi di mandare aiuti all'Italia e di “disperdere il capitale di simpatia stima e sentimento di solidarietà acquistato in due ani e mezzo di lotta”. In altri termini, Sonnino manifestava il proprio terrore che l'Italia perdesse credibilità come alleato e come Nazione in grado di portare un contributo determinante alla vittoria finale.7 

Il testo del bollettino che tanto faceva discutere e che abbiamo riportato più sopra in verità si differenziava lievemente rispetto al testo del bollettino di guerra n.887 firmato da Cadorna, soprattutto nell'utilizzo di una durissima espressione, poi cancellata nel testo dato alla stampa. Il testo firmato, riveduto ed approvato da Cadorma era il seguente: “La mancata resistenza di reparti della seconda Armata vilmente ritiratisi senza combattere ignominiosamente arresasi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. (...)”8. Cadorna stesso, successivamente a quegli eventi, spiega il perchè di quel durissimo bollettino, giustificando l'utilizzo di quelle espressioni per una duplice ragione. Prima di tutto – sostiene – nel biasimare il comportamento di alcuni reparti e contemporaneamente nell'esaltare il comportamento opposto della Terza Armata voleva – o quantomeno questo era il suo scopo – dimostrare che non tutto l'Esercito era in rotta ma esistevano reparti che ancora credevano alla vittoria e si battevano per essa. In altre parole limitando la responsabilità ad alcuni reparti si limitava anche la sfiducia che avvolgeva tutto l'Esercito. La seconda ragione addotta da Cadorna era che “le piaghe vanno curate a tempo col ferro e col fuoco, non con le ipocrisie di una falsa pietà patriottica.(...) La macchia c'era, era meglio, secondo me, che l'esercito e il Paese sentissero subito la necessità di lavarla.”9
Il piano di battaglia predisposto da Cadorna dopo quelle drammatiche giornate prevedeva una strenua difesa a tenaglia sul fronte a Nord e su quello della Giulia, predisponendo un ulteriore ripiegamento di resistenza ad oltranza in Carnia e in Cadore10. Il 31 ottobre Raffaele Garinei così annotava sul suo diario:
La nostra manovra è riuscita: il piano austro-tedesco tendeva all'accerchiamento della Terza Armata e allo schiacciamento dell'Armata della Carnia: ma le nostre truppe sono sfuggite alla tenaglia.”11
Il 1° novembre 1917 il Re accoglieva le dimissioni del Ministero Boselli e affidava a Orlando l'incarico di formare il nuovo Governo che giurava nello stesso giorno12.

( il link per poter votare il mio blog Storie di Football Perduto: http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/334/storie-di-football-perduto/.)


1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295
5Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1917, n°300.
6DDI, Serie V, Vol. IX, n.301 e 315
7DDI, Serie V, Vol. IX, n.320
8DDI, Serie V, Vol. IX, n.299. Nota: la sottolineatura nel testo è nostra, a segnalare la frase che tanto fece discutere.
9Il testo è tratto dalla “memoria” che Cadorna presentò alla Commissione d'Inchiesta e pubblicata da Cadorna stesso nel suo Pagine polemiche, Milano, Garzanti, 1951, pagg. 253-256. Qui è ripreso da una nota in calce a DDI, Serie V, Vol. IX, n.299
10DDI, Serie V, Vol. IX, n.310
11Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
12DDI, Serie V, Vol. IX, n.338

venerdì 3 marzo 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: IL FOOTBALL IN TRINCEA

DOVE ERAVAMO RIMASTI: IL FOOTBALL IN TRINCEA

(...) i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”
Con queste parole il generale Armando Diaz chiudeva il bollettino del 4 novembre 1918 delle ore 12, il bollettino della vittoria italiana sull'Austria-Ungheria. Cessava così in suolo italiano il primo conflitto mondiale e si poteva tornare a parlare di calcio. 
E lo faremo anche noi, ricominciando da dove avevamo interrotto.
Il campionato di massima divisione era fermo ormai dalla fatidica domenica del 23 maggio 1915, quando venne sospeso a seguito della dichiarazione di guerra italiana. Nei tre anni successivi si giocò al football in modo sempre più sporadico. Dal dicembre 1915 al 20 aprile 1916 si disputò la Coppa Federale, alla quale non parteciparono le squadre venete – perché troppo vicine al fronte della guerra – e le squadre del centro-sud – per i soliti problemi logistici dettati dalla distanza; la vittoria andò al Milan che nel girone finale mise in fila Juventus, Modena, Genoa e Casale.
Il calcio, dunque, non venne completamente travolto dalla follia del conflitto mondiale.
L'anno seguente, nel 1917, non venne ripetuta la Coppa Federale ma al calcio si giocò nelle città: significativa la partita tra Milan e U.S. Milanese del 28 ottobre, pochissimi giorni dopo la disfatta di Caporetto, giocata a Milano e valida per la Coppa Mauro (nuovo presidente della F.I.G.C.) che potremmo anche definire il torneo di guerra più importante che si disputò tra il 1917 e il 1918 e che vide impegnate alcune squadre lombarde. Sempre nel 1917 tante squadre si affrontarono per aggiudicarsi coppe e trofei regionali, oltre al campionato di terza categoria che non venne mai interrotto.
Fu in quel clima che si arrivò al 1918, l'anno della svolta. Nei lunghi mesi di guerra il calcio aveva rappresentato uno sfogo, un modo per i soldati di distrarsi dagli orrori quotidiani e si era giocato anche al fronte, nelle retrovie, in Italia come negli Imperi Centrali e in Francia. Moltissimi di coloro che erano stati giocatori negli anni immediatamente antecedenti allo scoppio del conflitto si ritrovarono soldati, e molti di essi non fecero più ritorno a casa, trovando la morte sul campo di battaglia. Più della metà dei giocatori di Verona e Udinese persero la vita, ma non furono purtroppo gli unici: quasi tutte le società del periodo contarono vittime tra giocatori e dirigenti.
Dicevamo del 1918. A Milano, il giorno dell'Epifania, si disputò un incontro tra una squadra composta da giocatori della città e una formata da giocatori della provincia; in marzo venne organizzata una partita tra una rappresentativa di giocatori italiani in servizio presso il XX autoparco a Modena e una rappresentativa di militari del Belgio. A fine anno a Valona, in Albania, la rappresentativa militare italiana venne sconfitta dalla formazione inglese del Weymouth; a Milano, nelle domeniche del 24 novembre e 1° dicembre, grazie al dirigente dell'U.S.Milanese Aldo Molinari, venne disputato il “torneo militare della vittoria” che vide il prevalere del XX Autoparco di Modena per 3-1 sul I Autoparco di Verona.
Tornata, si fa per dire, la pace con la fine della guerra, in Italia si ricominciò a parlare di pallone e di organizzazione, ma il quadro sociale era profondamente mutato rispetto a cinque anni prima. La violenza si era radicalizzata, alimentata dalle spaventose condizioni di povertà in cui versava la nazione. Frustrazione, odio, voglia di rivalsa e fermenti di ribellione caratterizzarono un'intera generazione, una generazione nuova rispetto al passato che diede – a livello calcistico – una nuova leva di giocatori, vogliosa come mai prima di affermarsi. Quella che si affacciava sulla scena calcistica alla ripresa dell'attività era una figura di calciatore diversa dalla precedente, non più di ceto medio alto, anzi, ora molti di quei nuovi giocatori provenivano dalle trincee e dalle campagne e comunque da zone sino ad allora poco note al mondo del football. Se l'esperienza della trincea aveva in qualche modo fatto da culla alla società di massa, ora il calcio era pronto a fare da volano alla nuova società e a diventare esso stesso grande fenomeno di massa.