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venerdì 19 ottobre 2018

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO



Un derby milanese di 100 anni fa, spareggio per la Coppa Mauro disputato domenica 3 marzo 1918 al Velodromo di via Arona. 
Vinse il Milan 8 a 1, vittoria che valse ai rossoneri la conquista del trofeo.

martedì 4 settembre 2018

IL FOOTBALL ITALIANO ALLA GRANDE GUERRA 1915-1918

Eccoci qua!
Finalmente in uscita il primo "quaderno" del nostro blog.
Il primo numero sarà interamente dedicato al calcio italiano durante gli anni della I guerra mondiale, dalla Coppa Federale del 1915 sino al Torneo militare della Vittoria del novembre 1918.
Ampio risalto è stato dato alle vicende della Nazionale italiana di calcio che in quegli anni tragici giocò diverse amichevoli benefiche della cui esistenza si erano ormai quasi perse le tracce.
Il tutto corredato da fotografie e pagine di giornali dell'epoca.


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martedì 15 maggio 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

8. Il calcio militare (Parte II)

Proseguono le trattative di pace tra Germania e Russia, con i tedeschi che pongono condizioni molto pesanti sino a quando si arriva al diktat del 9 febbraio imposto dalla Germania: una parte dei bolscevichi vuole opporsi ed è dell'idea di proseguire la guerra, Lenin, all'opposto, è fermo sulla sua posizione di firmare ad ogni costo la pace. Trotzki, invece, pur non essendo d'accordo con le imposizioni tedesche, ritiene che l'unico modo per poter giungere ad una pace non vessatoria sia che la Russia si rifiuti unilateralmente di combattere, in modo tale da porre il comando tedesco in crisi e in aperto contrasto con l'opposizione interna tedesca. E così il 10 febbraio Trotzki annuncia la smobilitazione dell'esercito russo, ma è un azzardo che la Russia pagherà a caro prezzo1. La settimana successiva l'esercito tedesco riprende le operazioni e avanza sfondando le linee russe ormai sguarnite, costringendo Lenin ad ottenere l'autorizzazione alla firma di una pace che prevede condizioni ancor più gravose di quelle rifiutate ad inizio febbraio2. Il 3 marzo 1918, continuando i bombardamenti tedeschi a Pietrogrado, viene infine firmato il trattato di Brest-Litovsk tra la Russia da una parte e l'Austria-Ungheria, la Germania, la Bulgaria e l'Impero Ottomano dall'altra, segnando così il ritiro della Russia dalla Prima guerra mondiale, sotto il peso di condizioni durissime e umilianti3.
Sempre domenica 3 marzo, in Italia trova finalmente fine – almeno sul campo – la Coppa Mauro con l'incontro di spareggio tra il Milan e l'Internazionale, anche se ancora molti sono i dubbi che effettivamente quello possa essere l'epilogo della manifestazione. 
Fatto è che il 3 marzo le due squadre scendono in campo al Velodromo di via Arona e per l'occasione il Commissario Federale del Comitato Regionale lombardo formula ufficiale richiesta al Prefetto di Milano affinché l'incontro si possa giocare alla presenza del pubblico. Come abbiamo già avuto modo di dire, era accaduto nei mesi precedenti che Milano fosse oggetto di attacchi nemici e riunire una folla di spettatori attorno ad un campo da gioco poteva essere pericoloso. L'idea del Comitato Regionale lombardo era quello di devolvere l'incasso a favore della sottoscrizione cittadini Pro Profughi delle Province invase, come era accaduto già in occasione di altre manifestazioni sportive e venne accolta. Il Milan si presenta al completo mentre l'Internazionale arriva alla partita decisiva priva del suo giocatore migliore, l'italo-svizzero Aebi, e così i rossoneri non hanno particolari difficoltà a vincere contro i cugini una partita che però ha un andamento diverso da quello che il risultato finale potrebbe far pensare. In realtà sino al 60° il punteggio era ancora aperto, il Milan aveva sì manifestato la sua superiorità ma non stava andando oltre il minimo vantaggio di 2-1. Poi i nerazzurri si erano spenti completamente, e in poco tempo sparirono letteralmente dal terreno di gioco lasciando campo aperto ai rossoneri. Così il Milan dilaga segnando sei reti nello spazio di 25 minuti, finendo per vincere il derby per 8-1, con Cevenini autore di un leggendario pokerissimo di reti. 
Al termine dell'incontro, però, il Milan non sa ancora se ha vinto o meno la Coppa, perchè ancora rimane da chiarire la questione del reclamo del Legnano. Ad ingarbugliare ancor più la vicenda c'erano state le dimissioni di Mauro pochi giorni prima della disputa della partita, così nessuno poteva dire con certezza ciò che sarebbe accaduto, considerato anche che il risultato della partita in un primo momento non venne omologato e restò sub judice4. La stessa Gazzetta dello Sport l'indomani lanciava una richiesta al Legnano di rinunciare alle sue pretese affinché la vittoria così netta e limpida del Milan sui cugini dell'Internazionale potesse suggellare la vittoria della Coppa5

 
1 DDI, Serie V, Vol. X, n.243
2 DDI, Serie V, Vol. X, n.290-291
3 DDI, Serie V, Vol. X, n.332
4 Cfr. La Domenica Sportiva del 14 aprile 1918
5 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 4 marzo 1918

venerdì 4 maggio 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

7. Il calcio militare (Parte I)

 
Con il nuovo anno – il 1918 – assistiamo ad un sempre maggior numero di incontri giocati da squadre composte da militari. Anche la stampa non manca di darne notizia, come fa La Domenica Sportiva circa una partita giocata al fronte tra una squadra composta da soldati inglesi, tra i quali anche alcuni professionisti e una formata da soldati italiani. Lo stesso giornale bene sintetizza il momento storico che lo sport e il mondo intero stanno vivendo:
(...) Lo sport borghese può anche attraversare un breve periodo di crisi. Cosa, però di breve momento; largamente compensata dall'attività che si spiega poco lungi dalle linee combattenti. Là, è tutta l'aristocrazia della gioventù e dello sport italiano, là è il fior fiore di nostra gente. Là si fa il grande sport. Al cospetto del nemico, sotto gli stessi tiri ed alle perfide insidie del nemico. (...)”
Di questi incontri improvvisati tra soldati alleati italiani, francesi e inglesi se ne giocano parecchi e spesso i giornali non perdono l'occasione per informare i propri lettori.
Nei primi giorni dell'anno l'Associazione Mantovana del Calcio aveva organizzato una partita benefica tra la propria squadra del Mantova e una squadra composta da militari inglesi del Team Football Liverpool, incontro che venne vinto dagli inglesi per 4-3. A Milano, negli stessi giorni venivano organizzate due amichevoli esibizione tra una squadra composta da giocatori della città meneghina ed una composta da giocatori provenienti dal resto della regione. Entrambe le partite vennero disputate al Velodromo Sempione1

Dall'altra parte dell'oceano, il presidente degli U.S.A. Wilson mostra sempre più preoccupazione per quanto i bolscevichi stanno mettendo in atto2, tanto che rompe gli indugi e l'8 gennaio tiene davanti al Congresso il famoso discorso che sarebbe passato alla storia come quello “dei 14 punti”, discorso che suscitò vastissima eco tanto da diventare, a guerra conclusa, base per il futuro riassetto mondiale. Uno in particolare dei 14 punti – il numero 9 – riguardava esplicitamente l'Italia là dove Wilson prevedeva una rettifica delle frontiere con l'Austria-Ungheria “secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le due nazionalità”3.
Nel mondo dei footballers nostrani, invece, c'è da registrare il clamoroso colpo di scena che segue all'annullamento della gara tra Legnano e Internazionale: i lilla, puniti con lo 0-2 a tavolino per non aver voluto ripetere il match, decidono non solo di ritirarsi dalla Coppa Mauro ma di uscire dalla F.I.G.C. seguiti a cascata anche da U.S. Milanese, Nazionale Lombardia, Enotria Goliardo e Saronno4.
L'attività calcistica, a quel punto, si paralizza. Perlomeno quella federale, perchè al contrario prosegue quella organizzata dalla U.L.I.C. con le partite valide per la Coppa Albini e la Coppa Togni, giocate da squadre composte da ragazzini.


1 Cfr. La Domenica Sportiva del 13 gennaio 1918, n°2
2 DDI, Serie V, Vol. X, n.33
3 DDI, Serie V, Vol. X, n.60. Il discorso di Wilson comprendeva i seguenti 14 postulati:
1 - Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una democrazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.
2 - Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un'azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.
3 - Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.
4 - Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.
5 - Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.
6 - Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia... Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.
7 - Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l'indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.
8 - Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell'Alsazia–Lorena, torto che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace possa essere assicurata di nuovo nell'interesse di tutti.
9 - Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le due nazionalità.
10 - Ai popoli dell'Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.
11 - La Romania, la Serbia ed il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcani dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell'indipendenza politica ed economica e dell'integrità territoriale di alcuni stati balcanici.
12 - Alle regioni turche dell'attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un'assoluta sicurezza d'esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.
13 - Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.
14 - Dovrà essere creata un'associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d'indipendenza e di integrità territoriale.
4 Cfr. La Domenica Sportiva del 3 febbraio 1918, n°5

martedì 24 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

6. Il “caso” Legnano-Internazionale e sue conseguenze

In Italia domenica 2 dicembre al Velodromo Sempione di Milano il Legnano vinceva 2-1 contro il Milan e contemporaneamente l'Internazionale sbancava Saronno con un perentorio 9-0 portandosi da sola in vetta alla classifica. Era forse la svolta decisiva della manifestazione, con un Legnano in ascesa che con due partite in meno rispetto alle due milanesi poteva ancora ambire alla vittoria finale1, sennonché la domenica successiva perdeva inopinatamente in casa contro l'U.S. Milanese. Nella notte tra il 9 e il 10, naviglio italiano riusciva ad aprirsi un varco presso il porto di Trieste e ad affondare la corazzata austriaca Wien2.
Il 16 dicembre era in programma quello che potremmo definire il big-match che con tutta probabilità avrebbe potuto indicare quale squadra avrebbe avuto le maggiori possibilità di aggiudicarsi la Coppa Mauro. A Legnano, infatti, era in programma l'attesissima sfida tra i lilla e l'Internazionale, partita che si risolse verso la mezzora della ripresa con la rete messa a segno da Malaspina che regalò la meritata vittoria al Legnano per 1-0. Il colpo di teatro è però dietro l'angolo. Una settimana più tardi, infatti, l'arbitro di quell'incontro, il sig. Trezzi, ha un ripensamento clamoroso e dichiara ufficialmente che la rete di Malaspina era da annullare in quanto realizzata in posizione di fuorigioco. Apriti cielo! L'Internazionale chiede a gran voce l'annullamento conseguente dell'incontro, il Legnano protesta l'assurdità della dichiarazione e la stampa cavalca il caso che non ha precedenti nella storia federale. Ed è proprio la F.I.G.C. che deve dirimere la controversia e prendere una decisione non certo facile, come bene sintetizza La Domenica Sportiva:
(...) L'arbitro dichiara con tardiva resipiscenza che un punto concesso al Legnano era da annullarsi per fuori giuoco. Ecco il come del dilemma. Convalida del punto, e conseguente evidentissimo danno alla squadra a torto soccombente. Annullamento dell'incontro: danno conseguente, e di non minore, palmare evidenza verso la squadra che, senza alcuna obiezione dell'arbitro, aveva condotto a termine un incontro regolare e perciò aveva ogni legittimo diritto di ritenersi sicuramente, definitivamente vittoriosa.”3
Nel frattempo, domenica 23 dicembre, la Coppa Mauro proseguiva con due incontri: il Legnano vinceva 7-0 sul campo dell'Enotria, mentre l'Internazionale perdeva 1-0 contro il Milan su un terreno fangoso e pesantissimo. A questo punto del torneo anche il Milan scavalca in classifica l'Internazionale e assieme al Legnano diventa la più seria candidata alla vittoria finale, vittoria che presumibilmente otterrà chi riuscirà a prevalere nello scontro diretto tra rossoneri e lilla4.
La dichiarazione dell'arbitro Trezza ha però aperto una crisi che occorre risolvere in fretta: la Federazione alla fine decide di annullare l'incontro ordinandone la ripetizione, come si evince dalla deliberazione della Presidenza Federale del 1° gennaio 1918:
(...) Considerando poi (…) che risulta incontrovertibilmente, tanto dalla vertita discussione al Consiglio Regionale Lombardo e dalla esauriente relazione del commissario, quanto dalla esplicita dichiarazione del sig. Trizzi, arbitro della gara in contestazione, che la posizione del giuocatore legnanese nel momento in cui ricevette la palla e segnò il punto, era tale da doversi ritenere “fuori giuoco” a termine del sovfa enunciato principio.
Che errò in tutta buona fede, ma per falsa interpretazione del regolamento di giuoco, l'arbitro sig. Trezzi quando concedette a favore del Legnano F.C il punto segnato in tale posizione.
Che quindi in applicazione degli art. 14 e 20 del citato regolamento di giuoco, debba contestarsi, come di giustizia, la validità dell'unico punto, e ritenersi nulla la gara in questione.
(…) La Presidenza Federale accoglie il reclamo del F.B.C. Internazionale sul difetto di validità dell'unico punto segnato dal Legano F.C. e annulla la gara stessa. Manda in conseguenza al Commissario di modificare la classifica della “Coppa Mauro” in conformità, e di provvedere per la ripetizione della gara annullata (...) 5 .
A quel punto scattano le vive proteste del Legnano che non accetta la deliberazione federale e – come da regolamento – viene punito con lo 0-2 a tavolino a favore dell'Internazionale.


1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 3 dicembre 1917
2 Cfr. La Stampa del 12 dicembre 1917, n°344
3 Cfr. La Domenica Sportiva del 27 gennaio 1918, n°4
4 Cfr. La Stampa del 24 dicembre 1917, n°356
5 Cfr. La Stampa del 14 gennaio 1918, n°14 e La Domenica Sportiva del 20 gennaio 1918, n°3

martedì 17 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

5. Nei giorni della Rivoluzione d'ottobre

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre – il 24 e il 25 ottobre secondo il calendario giuliano in vigore in Russia – i bolscevichi guidati da Lenin e Trotzki rovesciavano il governo provvisorio russo, quello cioè che guidava il Paese dopo la cacciata dello Zar nella primavera del 1917. iniziata a Pietrogrado, la rivoluzione ben presto si estese a gran parte dei territori russi e il comando fu preso da un governo provvisorio dei soviet. A Pietrogrado i rivoluzionari oltre al Palazzo d'Inverno si impossessarono subito della Banca di Stato, della stazione ferroviaria, degli uffici postali e giudiziari. Subito Lenin espone il programma rivoluzionari che si sostanziava in tre punti: cessazione immediata della guerra, controllo da parte del popolo dei mezzi di produzione e ripartizione della ricchezza1. Per ciò che qua ci interessa, il primo punto fu da subito perseguito e prevedeva la proposta a tutti i Paesi belligeranti di un immediato armistizio prodromico per una pace senza annessioni e senza indennità2. A tal fine in data 22 novembre Trotzki inviava a tutte le diplomazie un comunicato con il quale proponeva immediato armistizio e successiva pace “democratica”:
“”Colla presente ho l'onore informarvi che il congresso nazionale dei Consigli dei deputati degli operai e soldati ha stabilito il 26 ottobre scorso vecchio stile un nuovo Governo della Repubblica russa sotto forma di consiglio dei commissari del popolo. (…) Nell'attirare attenzione vostra sul testo della proposta d'armistizio e pace democratica senza annessioni né indennità fondata sul diritto dei popoli di disporre di se stessi ho l'onore pregarvi volere considerare differimento come una proposta formale di armistizio senza indugio su tutti i fronti e dell'inizio senza ritardo dei negoziati di pace, una proposta che il Governo plenipotenziario della Repubblica russa indirizza simultaneamente a tutti i popoli e governi belligeranti.”
E' di tutta evidenza l'importanza di questa comunicazione, poiché soltanto la Germania la prenderà seriamente in considerazione e arriverà a stipulare una pace con la Russia rivoluzionaria. gli Alleati decisero invece che non avrebbero potuto prendere in seria considerazione il contenuto della richiesta poiché “essi non potevano riconoscere un governo creato unicamente dalla forma”. Simultaneamente veniva pure deciso di tenere segreta la proposta di Trotzki “per non incoraggiare massimalisti”3.
Così soltanto la Germania arrivò a concordare con la Russia in dicembre un armistizio e ad aprire i lavori per giungere alla pace, caduto nel vuoto un nuovo appello fatto da Trotzki con un comunicato del 28 novembre nel quale invitava ancora una volta tutti i governi belligeranti la loro disponibilità ad iniziare in data 1° dicembre le trattative per armistizio e pace generale. Nello stesso comunicato Trotzki aggiungeva che se i “popoli alleati non consentono intavolare trattative suddette Russia le continuerà da sola”4.
E così sarà. La Germania alla richiesta russa risponde affermativamente ed immediatamente le operazioni militari sul fronte russo vengono sospese e fissata la data del 2 dicembre quale inizio delle trattative5.
Intanto mentre la Coppa Mauro proseguiva con Milan e Internazionale che al termine del girone di andata rinsaldavano la loro leadership di classifica, l'Internazionale di Napoli disputava un'amichevole contro una squadra di marinai inglesi dell'imbarcazione Island, vincendo 4 a 16.


1 DDI, Serie V, Vol. IX, n.401
2 DDI, Serie V, Vol. IX, n.483,491,503
3 DDI, Serie V, Vol. IX, n.518
4 DDI, Serie V, Vol. IX, n.576
5 DDI, Serie V, Vol. IX, n.587
6 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 12 novembre 1917, n°314

martedì 3 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

3. Le drammatiche giornate di Caporetto e il “caso” Cadorna (Parte II)

Il giorno successivo, Il 29 ottobre, tutti i quotidiani italiani riportavano in prima pagina il tremendo bollettino di guerra firmato dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Cadorna che di fatto rendeva edotta la popolazione italiana della disfatta che si stava consumando sul fronte Giulia:
La violenza dell'attacco e la deficiente resistenza di alcuni reparti della seconda armata hanno permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.
La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese saprà compiere il proprio dovere.”1
Il bollettino suscitò comprensibilmente paura e fortissime polemiche. Molte di queste ruotavano attorno al “tono” usato da Cadorna, tanto che alcuni ambasciatori, tra i quali Imperiali a Londra, provarono a bloccarne la pubblicazione, sostituendolo con un secondo bollettino, emanato alcune ore più tardi dal ministro Scialoja. In effetti a Londra venne pubblicato questo secondo bollettino, il quale seppur mantenendo ferma la sostanza drammatica del primo, usava toni meno duri e meno apertamente accusatori nei confronti di alcuni reparti d'armata. Il punto era uno e uno soltanto: il bollettino di Cadorna comunque era arrivato alle ambasciate e ai giornali e il suo contenuto e la drammaticità del linguaggio adoperato avevano impressionato notevolmente la stampa inglese, la quale se anche non lo pubblicò, ovviamente ne rimase influenzata nei commenti e soprattutto iniziò seriamente a considerare quanto avrebbe potuto “tenere” il nostro Paese. È lo stesso Imperiali che lo dice apertamente a Sonnino2. Sulle impressioni non positive che questo bollettino suscitò in giro per l'Europa ne dà un esempio Sonnino in un telegramma inviato allo stesso Cadorna il 30 ottobre dove spiega senza giri di parole che “constatando e segnalando ufficialmente gravi deficienze delle truppe italiane” si correva il rischio di spegnere il desiderio degli altri Governi di mandare aiuti all'Italia e di “disperdere il capitale di simpatia stima e sentimento di solidarietà acquistato in due ani e mezzo di lotta”. In altri termini, Sonnino manifestava il proprio terrore che l'Italia perdesse credibilità come alleato e come Nazione in grado di portare un contributo determinante alla vittoria finale.3 
Il testo del bollettino che tanto faceva discutere e che abbiamo riportato più sopra in verità si differenziava lievemente rispetto al testo del bollettino di guerra n.887 firmato da Cadorna, soprattutto nell'utilizzo di una durissima espressione, poi cancellata nel testo dato alla stampa. Il testo firmato, riveduto ed approvato da Cadorma era il seguente: “La mancata resistenza di reparti della seconda Armata vilmente ritiratisi senza combattere ignominiosamente arresasi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. (...)”4. Cadorna stesso, successivamente a quegli eventi, spiega il perchè di quel durissimo bollettino, giustificando l'utilizzo di quelle espressioni per una duplice ragione. Prima di tutto – sostiene – nel biasimare il comportamento di alcuni reparti e contemporaneamente nell'esaltare il comportamento opposto della Terza Armata voleva – o quantomeno questo era il suo scopo – dimostrare che non tutto l'Esercito era in rotta ma esistevano reparti che ancora credevano alla vittoria e si battevano per essa. In altre parole limitando la responsabilità ad alcuni reparti si limitava anche la sfiducia che avvolgeva tutto l'Esercito. La seconda ragione addotta da Cadorna era che “le piaghe vanno curate a tempo col ferro e col fuoco, non con le ipocrisie di una falsa pietà patriottica.(...) La macchia c'era, era meglio, secondo me, che l'esercito e il Paese sentissero subito la necessità di lavarla.”5
Il piano di battaglia predisposto da Cadorna dopo quelle drammatiche giornate prevedeva una strenua difesa a tenaglia sul fronte a Nord e su quello della Giulia, predisponendo un ulteriore ripiegamento di resistenza ad oltranza in Carnia e in Cadore6. Il 31 ottobre Raffaele Garinei così annotava sul suo diario:
La nostra manovra è riuscita: il piano austro-tedesco tendeva all'accerchiamento della Terza Armata e allo schiacciamento dell'Armata della Carnia: ma le nostre truppe sono sfuggite alla tenaglia.”7
Il 1° novembre 1917 il Re accoglieva le dimissioni del Ministero Boselli e affidava a Orlando l'incarico di formare il nuovo Governo che giurava nello stesso giorno8.



1Cfr. La Stampa del 29 ottobre 1917, n°300.
2DDI, Serie V, Vol. IX, n.301 e 315
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.320
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.299. Nota: la sottolineatura nel testo è nostra, a segnalare la frase che tanto fece discutere.
5Il testo è tratto dalla “memoria” che Cadorna presentò alla Commissione d'Inchiesta e pubblicata da Cadorna stesso nel suo Pagine polemiche, Milano, Garzanti, 1951, pagg. 253-256. Qui è ripreso da una nota in calce a DDI, Serie V, Vol. IX, n.299
6DDI, Serie V, Vol. IX, n.310
7Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
8DDI, Serie V, Vol. IX, n.338

martedì 27 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

2. Le drammatiche giornate di Caporetto e il “caso” Cadorna (Parte I)

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerlo alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2

In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. Il Milan, sotto una fitta pioggia, batteva 3-0, grazie ad una tripletta di Cevenini I, i bianconeri a scacchi dell'U.S.Milanese, con questi ultimi che terminavano l'incontro in otto uomini a seguito di ben tre espulsioni patite. Detto del pareggio (1-1) tra Enotria e Nazionale Lombardia, la sorpresa di giornata arrivava dalla vittoria, davvero inattesa, dell'Internazionale sul Legnano per 2 a 1.

(Continua -1)



1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295

martedì 20 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

1. La Coppa Mauro

Come abbiamo avuto modo di raccontare nei mesi scorsi, pur tra mille difficoltà, il calcio in Italia non scomparve del tutto durante i drammatici anni della Grande Guerra. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno. La prima giornata era in programma per domenica 7 ottobre, ma purtroppo un decreto prefettizio emanato l'indomani della rotta di Caporetto vietò per quasi tutta la durata della manifestazione la partecipazione del pubblico sugli spalti della città milanese, decreto che verrà revocato soltanto con gli inizi del 19181.
L'incontro più interessante si rivelò essere quello tra Internazionale ed Enotria, con la vittoria dei nerazzurri in trasferta per 3-2. Il Milan vinse abbastanza agevolmente 4-2 contro il Nazionale Lombardia e l'U.S. Milanese non ebbe difficoltà a liquidare con un secco 3-0 i biancoazzurri del Saronno. La domenica successiva Milan, U.S. Milanese e Internazionale si ripeterono vincendo rispettivamente contro Legnano, Nazionale Lombardia e Saronno. Da segnalare, riguardo alla partita di Legnano, vinta dal Milan per 3 a 2, le intemperanze dei tifosi lilla che costarono la squalifica del campo di Legnano per tre turni2

Mentre in Lombardia si giocava al pallone, sul fronte italiano tedeschi e austro-ungarici si facevano sempre più minacciosi: l'indomani della perdita dello Chemin-des-Dames a vantaggio dei francesi, la Germania aveva inviato numerose truppe con il compito di affiancare l'esercito austriaco, pianificando un nuovo e devastante attacco teso a sfondare sull'Isonzo. Già a fine settembre il Capo di stato maggiore dell'esercito Cadorna aveva pronosticato questa possibilità ai generali alleati Foch e Robertson3, ma ciò che non aveva immaginato era la potenza con la quale il nemico avrebbe, di lì a pochi giorni, attaccato rimanendo spiazzato dal fatto che non aveva ritenuto possibile effettuare manovre oltre il 15 ottobre. Senza dimenticare l'improvviso – e per certi versi difficilmente preventivabile – collasso russo e la conseguente possibilità da parte degli Imperi Centrali di spostare molte delle loro truppe sul confine italiano. 
Domenica 21 ottobre l'U.S. Milanese vinceva 3-2 contro il Legnano e, complice la sosta imposta dal calendario al Milan e l'inopinata sconfitta dell'Internazionale sul campo del Nazionale Lombardia, rimaneva solitario in vetta alla classifica, con tre vittorie in altrettante gare.
Ormai, però, il destino era dietro l'angolo. Nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1917, con un bombardamento d'artiglieria di quattro ore, di cui ben due portato con i gas, iniziava la dodicesima battaglia dell'Isonzo, quella più devastante, drammatica e gravida di conseguenze per l'Italia.



1Cfr. La Domenica Sportiva del 20 gennaio 1918, n°3
2Cfr. La Gazzetta dello Sport del 15 ottobre 1917
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.278