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venerdì 3 aprile 2026

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

 

venerdì 29 marzo 2024

Gli incontri internazionali di Pasqua (Parte V)

(La Pasqua al tempo del football dei pionieri. Terminiamo il viaggio nei giorni “santi” del football dei pionieri, durante i durissimi anni della Grande guerra.)

5. La Pasqua calcistica durante la Grande guerra.

 

Domenica 23 aprile 1916 si festeggia la Santa Pasqua, la prima Pasqua di guerra per gli italiani. Il campionato di calcio, come ben sappiamo, è stato sospeso alla vigilia della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria e non verrà mai più concluso1. Con l'autunno del 1915 e la ripresa – stentata – dell'attività calcistica, in sostituzione del massimo campionato vengono organizzati tornei regionali e una competizione alla quale partecipano le migliori formazioni del nord Italia: la Coppa Federale occupa le domenica degli sportivi italiani dalla metà del dicembre 1915 sino alla primavera inoltrata del 19162.

Anche in tempo di guerra, i pionieri del calcio italiano proseguono con l'abitudine di organizzare amichevoli nel fine settimana pasquale, tanto che anche la Coppa Federale viene sospesa quando al suo compimento manca una sola partita, quella decisiva tra Genoa e Milan, fissata per il 30 aprile.

Le condizioni, però, sono molto diverse rispetto ai tempi di pace. Seppur ancora l'umore del Paese e soprattutto dei tanti sportivi che con entusiasmo erano partiti per il fronte sia piuttosto sereno, le difficoltà sono all'ordine del giorno. A proposito dell'umore dei calciatori partiti a combattere, interessante riportare il biglietto che Virgilio Fossati, campione dell'Internazionale e capitano della Nazionale invia a La Gazzetta dello Sport: “Dalla trincea invio un caldo ringraziamento, anche a nome de' miei colleghi e soldati, per la vostra cortese premura nel procurarci la lettura tanto desiderata della «rosea». La salute è sempre ottima e nonostante le granate il buon umore non manca mai”3. Tanto sono diverse le condizioni logistiche e organizzative rispetto ai tempi di pace, che nella Pasqua di guerra del 1916 in Italia giunge una sola società internazionale: gli svizzeri dello Chaux-de-Fonds, giocano in quel fine settimana due incontri, a Pasqua contro la Juventus e a Pasquetta a Modena. A Torino la Juventus ospita gli svizzeri del Football Club Chaux-de-Fonds sul proprio campo e davanti ad un folto pubblico i bianconeri hanno la meglio sugli elvetici per 7 a 4 4.

Per la verità la Federazione aveva provato a mettere a segno un gran colpo, cercando di organizzare per la domenica di Pasqua all'Arena di Milano un incontro amichevole tra la Nazionale italiana e quella francese. Purtroppo, però, le difficoltà erano tante – erano i giorni della grande offensiva tedesca sul fronte di Verdun – e ben presto si rivelarono insormontabili, tanto che non se ne fece nulla: “(...) L'autorità militare francese non potrebbe accordare speciali licenze, anche brevissime ai foot ballers che si trovano sulla linea del fuoco”5.

L'anno seguente la situazione non migliora affatto. Le condizioni di vita sono difficili non solo per i soldati italiani, logorati dall'estenuante guerra di trincea sulle sponde dell'Isonzo, ma anche per i civili, stremati dalle difficili condizioni economiche in cui versava il Paese, sopraffatto dalle ingenti spese militari e belliche. Eppure anche in quei mesi il calcio in Italia non si ferma del tutto. A scartamento ridotto, comunque continua a rotolare nei campi di gioco, tra tornei regionali e amichevoli locali.

Resurrexit! Intonano le campane, più sonore e festanti dopo il breve e forzato silenzio. Resurrexit! Canta la natura svegliandosi al bacio caldo del sole primaverile. Resurrexit! Risponde il nostor sangue, accelerando la sua corsa affannosa nelle nostre vene. (…) Ecco allora sorgere nel mondo fisico la primavera sportiva, sorella e compagna alla primavera della natura, ecco allora spuntare anche il regno dei muscoli, la Pasqua di risurrezione, l'inno della forza e della vita”6.

Nei giorni in cui gli USA stavano per entrare nel conflitto bellico con la dichiarazione di guerra alla Germania, a Milano la domenica di Pasqua del 1917 la Rappresentativa Lombardia e quella Ligure-piemontese pareggiavano 4 a 47.

Durante la Pasqua del 1918 e per tutto l'anno assistiamo a numerosissime partite tra selezioni militari: il football – e più in generale lo sport – è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico, dall'altro per addestrare i soldati. Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917 lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate 8.

Sul campo del Genoa a Marassi la domenica di Pasqua, il 3 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e – per quel che ci interessa – una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi, incontro che vide la vittoria di questi ultimi per 2 a 0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio9.

A Milano viene organizzato un torneo pasquale benefico al quale partecipano le tre principali società milanesi – Milan, Internazionale e Unione Sportiva Milanese – e il Legnano, mentre a Cremona, sul terreno della Caserma Manfredini, la Cremonese incontra una rappresentativa inglese10.

La guerra, la terribile “Grande” guerra che aveva annichilito il mondo rivoltandolo e squassandolo nel profondo per oltre 4 anni stava volgendo al termine, ma in quell'anno un'altra insidia stava iniziando a minacciare l'umanità: la febbre “spagnola” proprio nella primavera del 1918 incominciava infatti a mietere le sue vittime.

Buona Santa Pasqua a tutti!


Puntate precedenti:

1. Le origini;

2. I tornei pasquali organizzati dai giornali sportivi;

3. Pasqua 1912, dagli incassi con gli inglesi erranti al “bel suol d'amore”, le prime volte del football dei pionieri;

4. L'ultima Pasqua calcistica di pace

 


1 ALESSANDRO, BASSI, 1915. Dal football alle trincee, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2015

2 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

3 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

4 Cfr. La Stampa del 25 aprile 1916

5 Cfr. La Gazzetta dello sport del 17 aprile 1916

6 Cfr. L'Illustrazione della guerra e La Stampa Sportiva del 1° aprile 1917

7 Cfr. La Stampa del 10 aprile 1917

8 ALESSANDRO, BASSI, Il football italiano alla Grande guerra 1915 – 1918 (I quaderni di Storie di football perduto n.1), Boopen, Napoli, 2018

9 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918

10 Cfr. La Gazzetta dello sport del 29 marzo 1918

 

 

mercoledì 30 maggio 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

9. Il calcio militare (Parte III)

In marzo una selezione del XX Autoparco di Modena affrontava una squadra di militari belgi capitanati da Van Hege; in aprile una squadra di soldati inglesi di stanza ad Arquata Scrivia, tra le cui file giocava Walsingham, già visto in Italia negli anni precedenti la guerra, dopo aver giocato contro il Genoa si misurava con il Milan1; a Cremona, agli inizi di giugno, durante una manifestazione sportiva, una rappresentativa militare inglese veniva sconfitta 2-1 da una rappresentativa di giocatori lombardi2.
Questi sono soltanto alcuni esempi di molti incontri di calcio che si disputano per tutto il 1918 tra selezioni militari: il football e più in generale lo sport è diventato uno strumento che assolve una duplice funzione al fronte, da un lato serve per rinvigorire il fisico e dall'altro per distrarre i soldati.
Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto lo sport e l'educazione fisica trovarono sempre maggiore spazio nei territori delle operazioni militari, così come vennero organizzate manifestazioni e incontri tra truppe alleate. Un interessante studio di Lauro Rossi svela come anche nei campi di concentramento si praticasse attività sportiva, soprattutto nei campi di prigionia per ufficiali, dove venivano organizzati incontri di boxe, football e rugby3.
Sul campo del Genoa Cricket a Marassi la domenica di Pasqua, il 31 marzo, si disputarono gare militari, tra le quali tiro alla fune, corsa ad ostacoli, lancio di bombe e soprattutto una gara di football tra una selezione militare inglese e una squadra del Genoa “arricchita” da altri calciatori sotto le armi che vide la vittoria di questi ultimi per 2-0 con reti di De Vecchi su rigore e Gavoglio4.
Visto il notevole successo di pubblico, la manifestazione venne replicata il 25 maggio, questa volta riservata alle reclute del 1900:
(...) già ferve vivissimo il lavoro di allenamento tanto più che questi giovani soldati, la maggior parte contadini, sono ignari d'ogni genere di sport scientifico. Essi si addestrano alle future prove con entusiasmo veramente commovente.”5
Come si può intuire, ormai l'utilizzo dello sport nella vita e nell'addestramento militare è diventato prassi consolidata e i giornali dell'epoca non mancano di caldeggiare e stimolare l'utilizzo della pratica sportiva quale forma di educazione e formazione del soldato.
(...) Caporetto ha insegnato qualcosa anche per quanto riguarda l'educazione sportiva del soldato! (…) Dal Comando Supremo e dalla trincea partono sicure attestazioni di fiducia nello sport, severo, impareggiabile educatore di anime e corpi. (…) Lo Sport deve imperare ovunque prospera e olezza il divino fiore della gioventù. Spalanchiamo ad esso le porte delle caserme, moltiplichiamo i campi sportivi, al fronte e nelle retrovie, mandiamo palloni, guanti di boxe, attrezzi ai nostri meravigliosi combattenti. Un esercito di sportsmen è un magnifico esercito di soldati. (…)”6
Durante il fine settimana della Pasqua del 1918 a Milano venne organizzato un meeting amichevole che vide la partecipazione di Milan, Legnano, Internazionale e U.S. Milanese7.
Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio anche al Velodromo di Milano vengono organizzati giochi militari che richiamano parecchio pubblico. Le gare di guerra di domenica 28 aprile prendono il via alle 14.30 e vedono alternarsi – tra i vari sport – dai più classici incontri di boxe ai più prettamente militari assalti di scherma con la baionetta, nei quali si mettono in luce soprattutto i due bersaglieri siciliani Tramonti e D'Amico. Il programma è denso di gare: una delle più spettacolari, stando alle cronache dell'epoca, risulta la corsa dei 125 metri ad ostacoli: in questo caso gli ostacoli sono tipicamente bellici, costituiti da reticolati profondi, trincee, muri da scalare, fossi e camminamenti. In questa particolare disciplina il bersagliere Monferrini in finale precede il tenente D'Amico e il caporale Ceyon. Altro momento elettrizzante per il pubblico risulta essere la gare di lancio delle bombe, la gara di tiro alla fune e la staffetta 400 metri8.
In maggio a Modena viene organizzato un meeting sportivo che ha come clou della giornata la partita tra una squadra mista italiana e una mista inglese che vide la netta affermazione della prima per 7-1. la squadra italiana era così composta: Turrini; De Nardo, Vielmi; Parodi, Carcano, Leone; Capuzzo, Albertoni, Fresia, Ferrero, Forlivesi9. Sempre in maggio un'altra riunione sportiva pro mutilati era organizzata dalla società Esperia di Sampierdarena alla quale partecipavano molti atleti sia italiani che inglesi: ovviamente non mancava la gara di football che vide la vittoria degli inglesi sulla prima squadra della Spes10.




1 Cfr. La Domenica Sportiva del 21 aprile 1918
2 Cfr. La Domenica Sportiva del 16 giugno 1918
3 LAURO, ROSSI, “Lo sport nei campi di prigionia durante la Grande Guerra”, in “Lo sport alla Grande Guerra” - Quaderni della Società Italiana di Storia dello Sport n.4, marzo 2015
4 Cfr. Il Lavoro del 2 aprile 1918. Dallo stesso giornale conosciamo la formazione schierata dalla squadra italiana: Da Prà, De Nordo, De Vecchi, Ferrari, Brunoldi, Magni, Mariani, Santamaria, Gavoglio, Profumo, Leone
5 Cfr. Il Lavoro del 5 maggio 1918
6 Cfr. La Domenica Sportiva del 5 maggio 1918
7 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 aprile 1918
8 Cfr. La Stampa del 29 aprile 1918; La Domenica Sportiva del 5 maggio 1918
9 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 24 maggio 1918
10 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 29 aprile 1918

martedì 15 maggio 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

8. Il calcio militare (Parte II)

Proseguono le trattative di pace tra Germania e Russia, con i tedeschi che pongono condizioni molto pesanti sino a quando si arriva al diktat del 9 febbraio imposto dalla Germania: una parte dei bolscevichi vuole opporsi ed è dell'idea di proseguire la guerra, Lenin, all'opposto, è fermo sulla sua posizione di firmare ad ogni costo la pace. Trotzki, invece, pur non essendo d'accordo con le imposizioni tedesche, ritiene che l'unico modo per poter giungere ad una pace non vessatoria sia che la Russia si rifiuti unilateralmente di combattere, in modo tale da porre il comando tedesco in crisi e in aperto contrasto con l'opposizione interna tedesca. E così il 10 febbraio Trotzki annuncia la smobilitazione dell'esercito russo, ma è un azzardo che la Russia pagherà a caro prezzo1. La settimana successiva l'esercito tedesco riprende le operazioni e avanza sfondando le linee russe ormai sguarnite, costringendo Lenin ad ottenere l'autorizzazione alla firma di una pace che prevede condizioni ancor più gravose di quelle rifiutate ad inizio febbraio2. Il 3 marzo 1918, continuando i bombardamenti tedeschi a Pietrogrado, viene infine firmato il trattato di Brest-Litovsk tra la Russia da una parte e l'Austria-Ungheria, la Germania, la Bulgaria e l'Impero Ottomano dall'altra, segnando così il ritiro della Russia dalla Prima guerra mondiale, sotto il peso di condizioni durissime e umilianti3.
Sempre domenica 3 marzo, in Italia trova finalmente fine – almeno sul campo – la Coppa Mauro con l'incontro di spareggio tra il Milan e l'Internazionale, anche se ancora molti sono i dubbi che effettivamente quello possa essere l'epilogo della manifestazione. 
Fatto è che il 3 marzo le due squadre scendono in campo al Velodromo di via Arona e per l'occasione il Commissario Federale del Comitato Regionale lombardo formula ufficiale richiesta al Prefetto di Milano affinché l'incontro si possa giocare alla presenza del pubblico. Come abbiamo già avuto modo di dire, era accaduto nei mesi precedenti che Milano fosse oggetto di attacchi nemici e riunire una folla di spettatori attorno ad un campo da gioco poteva essere pericoloso. L'idea del Comitato Regionale lombardo era quello di devolvere l'incasso a favore della sottoscrizione cittadini Pro Profughi delle Province invase, come era accaduto già in occasione di altre manifestazioni sportive e venne accolta. Il Milan si presenta al completo mentre l'Internazionale arriva alla partita decisiva priva del suo giocatore migliore, l'italo-svizzero Aebi, e così i rossoneri non hanno particolari difficoltà a vincere contro i cugini una partita che però ha un andamento diverso da quello che il risultato finale potrebbe far pensare. In realtà sino al 60° il punteggio era ancora aperto, il Milan aveva sì manifestato la sua superiorità ma non stava andando oltre il minimo vantaggio di 2-1. Poi i nerazzurri si erano spenti completamente, e in poco tempo sparirono letteralmente dal terreno di gioco lasciando campo aperto ai rossoneri. Così il Milan dilaga segnando sei reti nello spazio di 25 minuti, finendo per vincere il derby per 8-1, con Cevenini autore di un leggendario pokerissimo di reti. 
Al termine dell'incontro, però, il Milan non sa ancora se ha vinto o meno la Coppa, perchè ancora rimane da chiarire la questione del reclamo del Legnano. Ad ingarbugliare ancor più la vicenda c'erano state le dimissioni di Mauro pochi giorni prima della disputa della partita, così nessuno poteva dire con certezza ciò che sarebbe accaduto, considerato anche che il risultato della partita in un primo momento non venne omologato e restò sub judice4. La stessa Gazzetta dello Sport l'indomani lanciava una richiesta al Legnano di rinunciare alle sue pretese affinché la vittoria così netta e limpida del Milan sui cugini dell'Internazionale potesse suggellare la vittoria della Coppa5

 
1 DDI, Serie V, Vol. X, n.243
2 DDI, Serie V, Vol. X, n.290-291
3 DDI, Serie V, Vol. X, n.332
4 Cfr. La Domenica Sportiva del 14 aprile 1918
5 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 4 marzo 1918

martedì 24 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

6. Il “caso” Legnano-Internazionale e sue conseguenze

In Italia domenica 2 dicembre al Velodromo Sempione di Milano il Legnano vinceva 2-1 contro il Milan e contemporaneamente l'Internazionale sbancava Saronno con un perentorio 9-0 portandosi da sola in vetta alla classifica. Era forse la svolta decisiva della manifestazione, con un Legnano in ascesa che con due partite in meno rispetto alle due milanesi poteva ancora ambire alla vittoria finale1, sennonché la domenica successiva perdeva inopinatamente in casa contro l'U.S. Milanese. Nella notte tra il 9 e il 10, naviglio italiano riusciva ad aprirsi un varco presso il porto di Trieste e ad affondare la corazzata austriaca Wien2.
Il 16 dicembre era in programma quello che potremmo definire il big-match che con tutta probabilità avrebbe potuto indicare quale squadra avrebbe avuto le maggiori possibilità di aggiudicarsi la Coppa Mauro. A Legnano, infatti, era in programma l'attesissima sfida tra i lilla e l'Internazionale, partita che si risolse verso la mezzora della ripresa con la rete messa a segno da Malaspina che regalò la meritata vittoria al Legnano per 1-0. Il colpo di teatro è però dietro l'angolo. Una settimana più tardi, infatti, l'arbitro di quell'incontro, il sig. Trezzi, ha un ripensamento clamoroso e dichiara ufficialmente che la rete di Malaspina era da annullare in quanto realizzata in posizione di fuorigioco. Apriti cielo! L'Internazionale chiede a gran voce l'annullamento conseguente dell'incontro, il Legnano protesta l'assurdità della dichiarazione e la stampa cavalca il caso che non ha precedenti nella storia federale. Ed è proprio la F.I.G.C. che deve dirimere la controversia e prendere una decisione non certo facile, come bene sintetizza La Domenica Sportiva:
(...) L'arbitro dichiara con tardiva resipiscenza che un punto concesso al Legnano era da annullarsi per fuori giuoco. Ecco il come del dilemma. Convalida del punto, e conseguente evidentissimo danno alla squadra a torto soccombente. Annullamento dell'incontro: danno conseguente, e di non minore, palmare evidenza verso la squadra che, senza alcuna obiezione dell'arbitro, aveva condotto a termine un incontro regolare e perciò aveva ogni legittimo diritto di ritenersi sicuramente, definitivamente vittoriosa.”3
Nel frattempo, domenica 23 dicembre, la Coppa Mauro proseguiva con due incontri: il Legnano vinceva 7-0 sul campo dell'Enotria, mentre l'Internazionale perdeva 1-0 contro il Milan su un terreno fangoso e pesantissimo. A questo punto del torneo anche il Milan scavalca in classifica l'Internazionale e assieme al Legnano diventa la più seria candidata alla vittoria finale, vittoria che presumibilmente otterrà chi riuscirà a prevalere nello scontro diretto tra rossoneri e lilla4.
La dichiarazione dell'arbitro Trezza ha però aperto una crisi che occorre risolvere in fretta: la Federazione alla fine decide di annullare l'incontro ordinandone la ripetizione, come si evince dalla deliberazione della Presidenza Federale del 1° gennaio 1918:
(...) Considerando poi (…) che risulta incontrovertibilmente, tanto dalla vertita discussione al Consiglio Regionale Lombardo e dalla esauriente relazione del commissario, quanto dalla esplicita dichiarazione del sig. Trizzi, arbitro della gara in contestazione, che la posizione del giuocatore legnanese nel momento in cui ricevette la palla e segnò il punto, era tale da doversi ritenere “fuori giuoco” a termine del sovfa enunciato principio.
Che errò in tutta buona fede, ma per falsa interpretazione del regolamento di giuoco, l'arbitro sig. Trezzi quando concedette a favore del Legnano F.C il punto segnato in tale posizione.
Che quindi in applicazione degli art. 14 e 20 del citato regolamento di giuoco, debba contestarsi, come di giustizia, la validità dell'unico punto, e ritenersi nulla la gara in questione.
(…) La Presidenza Federale accoglie il reclamo del F.B.C. Internazionale sul difetto di validità dell'unico punto segnato dal Legano F.C. e annulla la gara stessa. Manda in conseguenza al Commissario di modificare la classifica della “Coppa Mauro” in conformità, e di provvedere per la ripetizione della gara annullata (...) 5 .
A quel punto scattano le vive proteste del Legnano che non accetta la deliberazione federale e – come da regolamento – viene punito con lo 0-2 a tavolino a favore dell'Internazionale.


1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 3 dicembre 1917
2 Cfr. La Stampa del 12 dicembre 1917, n°344
3 Cfr. La Domenica Sportiva del 27 gennaio 1918, n°4
4 Cfr. La Stampa del 24 dicembre 1917, n°356
5 Cfr. La Stampa del 14 gennaio 1918, n°14 e La Domenica Sportiva del 20 gennaio 1918, n°3

martedì 10 aprile 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

4. Il Convegno di Rapallo del novembre 1917

Con le prime giornate di novembre si ritornò a parlare di sport, e in molti casi questo venne utilizzato ancora una volta come strumento di propaganda. Ne è un esempio la prima pagina de La Gazzetta dello Sport del 2 novembre, nel pieno dell'emozione suscitata dalla rotta di Caporetto, nel presentare l'imminente Giro di Lombardia:
Una gara ciclistica si svolge mentre il nemico, varcato un tratto della patria frontiera, crede con orgoglio offensivo di aver fiaccata ogni energia italiana e di avere la nostra Nazione alla sua mercé. Esso non vi riuscirà.1

Per domenica 4 novembre era in programma l'atteso incontro tra Internazionale e Milan. Le cronache riportano di una partita divisa in due, un tempo per parte: nel primo il Milan dominò gli avversari senza riuscire peraltro a segnare, mentre il secondo fu a tutto vantaggio dei neroazzurri che riuscirono con Aebi a segnare la rete decisiva per aggiudicarsi la vittoria 1-02. Nelle altre partite valide per la Coppa Mauro il Legnano si riscattò rifilando tre reti all'Enotria, mentre finiva in pareggio (1-1) la sfida tra Nazionale e Saronno. L'evento sportivo della giornata, però, fu senz'altro la tredicesima edizione del Giro di Lombardia, che resisteva quale unico evento sportivo italiano a non aver conosciuto interruzioni dall'inizio della guerra. La gara partì alle 8.10 da Corso Sempione e al termine dei 205 chilometri del percorso la vittoria arrise all'aviatore belga Philipphe Thys che in 7 ore e 2 minuti batteva in volata il francese Pelissier3.

Tra il 6 e il 7 novembre a Rapallo, presso i locali del Kursall New Casino si tenne la conferenza interalleata con i delegati italiani, francesi e britannici. In buona sostanza durante questa Conferenza vennero toccati, tra gli altri, due punti fondamentali, uno collegato all'altro. Mentre l'Italia ribadiva con forza la necessità di ricevere aiuti militari ingenti ed immediati, gli alleati chiedevano come condicio sine qua non la deposizione del generale Cadorna. Questo secondo punto fu ben presto risolto con la decisione di istituire un Comitato militare interalleato permanente, nel quale il membro italiano fu individuato proprio in Cadorna. Deciso ciò successivamente ci si concentrò quasi esclusivamente sul numero di divisioni alleate da mandare in aiuto a quelle italiane. Orlando ne aveva chieste inizialmente 15, gli Alleati ne ritenevano sufficienti 8: solo al termine dei lavori e chiara del tutto la situazione drammatica che riguardava il fronte italiano si giunse ad un accordo, mentre Sonnino tranquillizzava gli Alleati sul fatto che fossero già state richiamate le classi dal 1874 al 1899 e anticipata persino la classe del 19004.
Così in data 8 novembre il Generale Cadorna viene sostituito dal generale Diaz a Comando supremo dell'Esercito italiano e ai giornali viene inviata la seguente nota:
Essendo stato deciso nei colloqui di Rapallo di creare un Consiglio supremo politico fra gli alleati, per tutto il fronte occidentale, assistito da un Comitato militare centrale permanente, sono stati nominati a far parte di tale Comitato militare: per la Francia il generale Foch; per l'Inghilterra il generale Wilson e per l'Italia il generale Cadorna. A sostiuire il generale Cadorna al Comando supremo è stato con R. Decreto odierno nominato Capo di Stato Maggiore del R. Esercito il generale Diaz, e come Sotto-Capi in generali Badoglio e Giardino.5

 Il 10 novembre il Re Vittorio Emanuele chiamava l'intera Nazione all'unità e alla vittoria con un proclama che si concludeva con queste parole:
(...) Italiani, cittadini e soldati, siate un esercito solo! Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. (…) Al nemico, che ancora più che sulla vittoria militare conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponde con una sola coscienza, con una voce sola: tutti siamo pronti a dar tutto per la vittoria e per l'onore d'Italia.”6


1 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 novembre 1917
2 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 4 novembre 1917, n°306
3 Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 15 novembre 1917, n° 22
4 ALDROVANDRI MARESCOTTI, LUIGI, Guerra diplomatica – Ricordi e frammenti di diario (1914-1919), Mondadori, Milano, 1939. Riporta le parole di Orlando a Rapallo il quale faceva presente che sul fronte italiano l'Italia “ha contro sé tutto l'esercito austriaco nella sua parte efficiente, nonché considerevoli rinforzi tedeschi valutati a 300.000 uomini. (…) Sotto l'urto, il fronte italiano fu sfondato presso la II armata, e si verificò tra le truppe di essa quella propagazione di panico a cui in talune circostanze non si sottraggono gli eserciti più agguerriti.”
5 Cfr. La Stampa del 9 novembre 1917, n°311
6 Cfr. La Stampa del 11 novembre 1917, n°313

martedì 27 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

2. Le drammatiche giornate di Caporetto e il “caso” Cadorna (Parte I)

Sono entrati a Caporetto quattro ore dopo l'inizio dell'attacco. La stretta del Lemer è stata superata in uno sbalzo dagli «arditi» tedeschi che si sono spinti sulla strada da Ravna a Drezenka nel fitto del temporale, mentre i nostri soldati, dopo il turbine dei proiettili caduti sulle posizioni, in una sosta di fuoco, avevano avuto la sensazione che l'attacco già sferrato fosse stato sospeso. (…) Così è cominciata l'aspra battaglia, così una delle porte di casa nostra è stata abbattuta.”1
Queste parole, drammatiche e angoscianti, sono l'inizio del resoconto del corrispondente di guerra Raffaele Garinei che per Il Secolo illustrato compone un vero e proprio diario di quelle tremende giornate. Il racconto viene pubblicato circa un mese e mezzo dopo l'attacco ed interessante è leggerlo alla luce di quello che invece fu il bollettino ufficiale emanato dal Comando Supremo in quello stesso 24 ottobre:
L'avversario, con forte concorso di truppa e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte. L'urto nemico ci trova saldi e ben preparati.”2

In realtà i soldati italiani – presi dal panico – arretrarono per ben 20 chilometri e nel pomeriggio le truppe tedesche entravano a Caporetto, dopo aver fatto 30.000 prigionieri italiani. La sera del 25 ottobre, al termine di un'altra giornata drammatica per l'esercito italiano, l'ambasciatore a Londra Imperiali comunicava a Sonnino di aver parlato con il Primo ministro inglese Lloyd George chiedendogli “con energica franchezza” di accogliere le richieste italiane di approvvigionamento di grano. Infatti, proseguiva Imperiali, se gli aiuti alimentari fossero stati tempestivi ed esauditi come da richiesta, il governo italiano era in grado di resistere, cosa che invece non poteva garantire se la popolazione avesse conosciuto la fame, poiché “la deficienza del pane genererebbe fatalmente contro la guerra una agitazione che nessun Governo sarebbe per ragioni di piena evidenza capace di fronteggiare.”3
La situazione era critica e ben presto i soldati italiani, dopo il terzo giorno di strenui combattimenti, iniziarono ad abbandonare le posizioni sull'Isonzo e il disfattismo incominciava a farsi largo nelle retrovie. Lo stesso Lloyd George non faceva mistero con Imperiali della gravità della situazione italiana, situazione che andava via via peggiorando tenuto conto della notizia che erano in arrivo ben 55.000 uomini provenienti dalle riserve tedesche di stanza in Alsazia verso le stazioni di Merano e Bolzano4.
Il calcio nel frattempo non si fermava e domenica 28 ottobre si giocava la quarta giornata della Coppa Mauro. Il Milan, sotto una fitta pioggia, batteva 3-0, grazie ad una tripletta di Cevenini I, i bianconeri a scacchi dell'U.S.Milanese, con questi ultimi che terminavano l'incontro in otto uomini a seguito di ben tre espulsioni patite. Detto del pareggio (1-1) tra Enotria e Nazionale Lombardia, la sorpresa di giornata arrivava dalla vittoria, davvero inattesa, dell'Internazionale sul Legnano per 2 a 1.

(Continua -1)



1Cfr. Il Secolo illustrato – Lo sport illustrato e la guerra del 01 dicembre 1917, n° 23
2Cfr. La Stampa del 25 ottobre 1917, n°296
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.282
4DDI, Serie V, Vol. IX, n.285 - 295

martedì 20 marzo 2018

IL FOOTBALL DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

1. La Coppa Mauro

Come abbiamo avuto modo di raccontare nei mesi scorsi, pur tra mille difficoltà, il calcio in Italia non scomparve del tutto durante i drammatici anni della Grande Guerra. Il Milan era la squadra che potremmo definire la dominatrice di quegli anni di guerra. Nel 1916 aveva vinto la Coppa Federale e l'anno successivo la Coppa Lombardia. Nell'autunno del 1917 il vice presidente e reggente della F.I.G.C. Francesco Mauro mise in palio una coppa – che portava appunto il suo nome – approvata dal Comitato Regionale Lombardo. Si iscrissero sette squadre, ben cinque di esse erano di Milano, oltre al Legnano e al Saronno. La prima giornata era in programma per domenica 7 ottobre, ma purtroppo un decreto prefettizio emanato l'indomani della rotta di Caporetto vietò per quasi tutta la durata della manifestazione la partecipazione del pubblico sugli spalti della città milanese, decreto che verrà revocato soltanto con gli inizi del 19181.
L'incontro più interessante si rivelò essere quello tra Internazionale ed Enotria, con la vittoria dei nerazzurri in trasferta per 3-2. Il Milan vinse abbastanza agevolmente 4-2 contro il Nazionale Lombardia e l'U.S. Milanese non ebbe difficoltà a liquidare con un secco 3-0 i biancoazzurri del Saronno. La domenica successiva Milan, U.S. Milanese e Internazionale si ripeterono vincendo rispettivamente contro Legnano, Nazionale Lombardia e Saronno. Da segnalare, riguardo alla partita di Legnano, vinta dal Milan per 3 a 2, le intemperanze dei tifosi lilla che costarono la squalifica del campo di Legnano per tre turni2

Mentre in Lombardia si giocava al pallone, sul fronte italiano tedeschi e austro-ungarici si facevano sempre più minacciosi: l'indomani della perdita dello Chemin-des-Dames a vantaggio dei francesi, la Germania aveva inviato numerose truppe con il compito di affiancare l'esercito austriaco, pianificando un nuovo e devastante attacco teso a sfondare sull'Isonzo. Già a fine settembre il Capo di stato maggiore dell'esercito Cadorna aveva pronosticato questa possibilità ai generali alleati Foch e Robertson3, ma ciò che non aveva immaginato era la potenza con la quale il nemico avrebbe, di lì a pochi giorni, attaccato rimanendo spiazzato dal fatto che non aveva ritenuto possibile effettuare manovre oltre il 15 ottobre. Senza dimenticare l'improvviso – e per certi versi difficilmente preventivabile – collasso russo e la conseguente possibilità da parte degli Imperi Centrali di spostare molte delle loro truppe sul confine italiano. 
Domenica 21 ottobre l'U.S. Milanese vinceva 3-2 contro il Legnano e, complice la sosta imposta dal calendario al Milan e l'inopinata sconfitta dell'Internazionale sul campo del Nazionale Lombardia, rimaneva solitario in vetta alla classifica, con tre vittorie in altrettante gare.
Ormai, però, il destino era dietro l'angolo. Nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1917, con un bombardamento d'artiglieria di quattro ore, di cui ben due portato con i gas, iniziava la dodicesima battaglia dell'Isonzo, quella più devastante, drammatica e gravida di conseguenze per l'Italia.



1Cfr. La Domenica Sportiva del 20 gennaio 1918, n°3
2Cfr. La Gazzetta dello Sport del 15 ottobre 1917
3DDI, Serie V, Vol. IX, n.278