Visualizzazione post con etichetta 1916. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1916. Mostra tutti i post

domenica 31 agosto 2025

📷 Album di football perduto

 GENOA - JUVENTUS 1916

 

 

La fotografia (Guarneri-Cappelli) tratta da L'Illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva ritrae una fase di gioco della partita tra Genoa e Juventus valida per il girone finale della Coppa Federale del 1916, disputata - stando alle cronache de La Stampa - davanti ad un "fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna"

La partita termina sul punteggio di 2 a 1 per la Juventus, ma non basterà ai bianconeri per vincere la Coppa che andrà al Milan.

domenica 13 dicembre 2020

Album di football perduto

 

La fotografia (Guarneri-Cappelli) tratta da L'Illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva ritrae una fase di gioco della partita tra Genoa e Juventus valida per il girone finale della Coppa Federale del 1916, disputata - stando alle cronache de La Stampa - davanti ad un "fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna"

La partita termina sul punteggio di 2 a 1 per la Juventus, ma non basterà ai bianconeri per vincere la Coppa che andrà al Milan.

giovedì 11 luglio 2019

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Lo Sport Illustrato" n.15 del 1 agosto 1916

Un ricordo sportivo di Cesare Battisti al banchetto tenuto in occasione della gara amichevole tra l'Italia e una rappresentativa franco-belga del 1° gennaio 1915 all'Arena di Milano. Nell'occasione - come ho raccontato nel mio volume "1915. Dal football alle trincee" (Bradipolibri Editore, 2015) - l'Italia giocò con una divisa bianca fregiata dell'alabarda di Trieste.


sabato 10 novembre 2018

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Juventus – Milan, marzo 1916


 
La partita, valida per la Coppa Federale del 1916, venne giocata sotto il diluvio sul campo di Barriera Orbassano, vide la vittoria dalla Juventus per 2-0 e fu teatro di numerosi incidenti e tafferugli.

martedì 31 maggio 2016

COPA AMERICA 1916

QUANDO LA COPA AMERICA NON ERA ANCORA COPA AMERICA (Parte 2)

Arrivati dunque tutti a Buenos Aires la competizione poteva cominciare; la formula prevedeva un torneo all'italiana con classifica finale le cui partite si disputarono all'Estadio Gimnasia y Esgrima tranne l'ultimo incontro che andò in scena presso lo stadio del Racing Club. 
José Piendibene
La gara di esordio venne giocata il 2 luglio tra l'Uruguay e il Cile e vide la netta affermazione degli uruguyani che si imposero 4-0; la prima, storica, rete della manifestazione fu segnata da José Piendibene, quello che passò alla storia per il fatto di non esultare mai dopo una marcatura per non offendere gli avversari. Piendibene fu un'autentica bandiera del Peñarol con la cui squadra vinse per ben 6 volte il titolo di campione dell'Uruguay segnando, tra il 1908 e il 1928, 253 reti. Il giorno seguente il Cile chiese formalmente che l'incontro venisse annullato a causa del fatto – a detta dei cileni – che l'Uruguay aveva schierato due giocatori africani. Nello specifico le accuse cilene riguardavano i calciatori Gradin e Delgado e anche se all'epoca nessuna squadra presentava giocatori di colore, il ricorso non venne accolto e i due calciatori poterono continuare la manifestazione; in particolare Gradin, nipote di schiavi africani, risulterà capocannoniere del torneo con 3 reti.
Il 6 luglio fece l'esordio la squadra di casa, l'Argentina, che non ebbe difficoltà a sbarazzarsi del Cile battendolo 6-1; i cileni chiusero la loro avventura due giorni dopo riuscendo ad impattare (1-1) contro il Brasile. Lo stesso Brasile due giorni dopo fermò i padroni di casa sempre con il risultato di 1-1 e chiuse il proprio cammino il 12 luglio perdendo 2-1 contro l'Uruguay, segnando con uno dei calciatori destinato a diventare tra i più famosi e forti della storia brasiliana, Arthur Friedenreich. El Tigre, questo uno dei suoi soprannomi, dotato di dribbling stretto e spiccato senso per la giocata d'effetto sarà un fromboliere di tutto rispetto e ancora oggi non c'è certezza sul numero di reti segnate in tutta la sua lunga carriera.
A quel punto, quando mancava una sola gara al termine, la classifica era comandata dall'Uruguay con un solo punto di vantaggio sui padroni di casa e la partita mancante era proprio Argentina-Uruguay.
 Il 16 luglio, data in cui era programmata la sfida che aveva assunto il sapore di finalissima, nel piccolo stadio Gimnasya y Esgrima entrarono migliaia e migliaia di persone, tanto che alcuni ne arrivarono a stimare circa 70.000, molti dei quali assiepati ovunque anche all'interno del rettangolo di gioco. Chiaro che in quelle condizioni non si poteva giocare ed infatti dopo 5 minuti tutto venne rinviato al giorno successivo, non più in quello stadio bensì in quello del Racing Club. La tensione pare giocò un brutto tiro alle due squadre che diedero vita ad un incontro privo di emozioni e bloccato, tanto che il risultato finale non si schiodò dallo 0-0 iniziale, ma tanto bastò all'Uruguay per confermarsi in testa alla classifica e quindi laurearsi campione del Sudamerica.
Questa la formazione della squadra vincitrice: 
Saporiti; Benincasa, Foglino; Zibechi, Delgado, Varela; Somma, Tognola, Piendibene,
Gradín, Marán



 

martedì 24 maggio 2016

COPA AMERICA 1916

QUANDO LA COPA AMERICA NON ERA ANCORA COPA AMERICA (Parte 1)

Mentre in Europa imperversava un conflitto bellico che da lì a poco sarebbe sconfinato in tutto il mondo (o quasi), dall'altra parte dell'Atlantico, Argentina, Brasile e Cile stringevano un patto di non aggressione e cooperazione - il Pacto do ABC – con la finalità di porre un argine alla sempre più penetrante influenza statunitense nei Paesi dell'America Latina.
Se questo accordo, pur non essendo mai ufficialmente entrato in vigore per la mancata ratifica da parte dell'Argentina e del Cile ma sostanzialmente rispettato nei fatti, fu importante a livello politico ed economico, bello è pensare che possa essere stato in qualche modo prodromico per una storia che a noi interessa maggiormente, perchè proprio quella storia quest'anno taglia il traguardo dei 100 anni. Le tre nazioni prima menzionate, assieme all'Uruguay, infatti, nel 1916 diedero vita ad un torneo di futebol che prevedeva la partecipazione delle rispettive squadre rappresentative. 
Come sede di quel torneo fu scelta l'Argentina che proprio in quell'anno celebrava il primo centenario dell'indipendenza, proclamata solennemente a Tucuman il 9 luglio 1816, a seguito delle campagne condotte tra il 1814 e il 1817 da Simon Bolivar e Josè de San Martin.

Tutte le partite vennero giocate a Buenos Aires dal 2 al 17 luglio del 1916 e, come detto, a contendersi la vittoria furono le selezioni di Argentina, Brasile, Cile ed Uruguay, nazioni che, proprio in quei giorni, diedero vita alla Confederazione Sudamericana del Football (CONMEBOL). Nasceva così il primo Campeonato sudamericano de selecciones, che non era ancora Copa America ma c'eravamo quasi.
Luciano Sartirana, nel suo monumentale Nel settimo creò il Maracanã, racconta di come la Seleção brasileira raggiunse Buenos Aires:
La Federação aveva prenotato i posti per calciatori e delegazione sulla nave Jupiter, dove viaggiano anche parlamentari brasiliani diretti nella capitale argentina in occasione del centenario dell'indipendenza di quel Paese. Saputo che avrebbe viaggiato con dei calciatori, il senatore nahiano Rui Barbosa dichiara che non avrebbe mai condiviso la nave con quella gentaglia (che definisce “vagabondi disoccupati”), né lui né i suoi colleghi. Qualcuno prova ad informarlo che la eleção è composta da persone chiques, commercianti, professionisti, figli di senatori...niente, non ci sente. I calciatori brasiliani devono scendere e prendere il treno per 2.638 chilometri”1
Arrivati dunque tutti a Buenos Aires la competizione poteva cominciare; la formula prevedeva un torneo all'italiana con classifica finale.

(Continua - 1)


1LUCIANO, SARTIRANA, Nel settimo creò il Maracanã, Edizioni del Gattaccio, Milano, 2013, Pag. 40

lunedì 2 maggio 2016

COPPA FEDERALE 1916

21. Girone finale: ultima giornata, il gran finale al Velodromo di Milano!

Berardo cerca di dribblare Pizzi e Cazzaniga
Un pubblico imponente, come da diverso tempo non si vedeva al Velodromo Sempione di Milano, non si lasciò sfuggire l'occasione di assistere alla partita decisiva per l'assegnazione della Coppa Federale. Infatti – vista la classifica – chi tra Milan e Genoa avesse vinto avrebbe portato a casa il trofeo, al contrario, in caso di pareggio, tutte e cinque le squadre avrebbero terminato il torneo a pari punti1.
Il primo tempo è stato di netta supremazia genoana: i rossoblu soprattutto con i suoi avanti Berardo, Bergamini, Wallsingam e Crocco hanno impegnato più volte la difesa milanista la quale ha avuto in Barbieri, Sala e Pizzi un baluardo insuperabile, capace di neutralizzare tutte le azioni più pericolose degli avversari. Però il Milan in questa prima fase dell'incontro non si è limitato a rintuzzare gli attacchi dei genoani, ma si è proposto anch'esso più volte in avanti soprattutto con Cevenini opportunamente sostenuto dal lavoro infaticabile della linea mediana guidata da Soldera. Pur essendo stato il Genoa ad avvicinarsi più pericolosamente alla porta avversaria, soprattutto con due azioni molto belle di Wallsingam e Crocco, è stato il Milan che al 43° minuto con Morandi – partito in evidente posizione di fuorigioco – a passare in vantaggio2
De Vecchi toglie il pallone ad Avanzini
La ripresa iniziava con azioni da una parte e dall'altra: il Milan a cercare di chiudere il discorso vittoria, il Genoa il pareggio. Dopo cinque minuti il Genoa che riesciva a pareggiare: per un fallo di Sala commesso in area ai danni di Brezzi l'arbitro concedeva un calcio di rigore ai rossoblu che veniva trasformato da De Vecchi. La partita diventava ancor più bella ed avvincente, entrambe le squadre cercavano di segnare il secondo goal e al 54° minuto, per un fallo di De Nardi su Cevenini commesso proprio al limite dell'area l'arbitro fischiava ancora un rigore, questa volta a favore dei padroni di casa. Sul dischetto si portava Cevenini che segnava ma l'arbitro faceva ripetere poiché alcuni giocatori erano entrati in area prima del calcio; sicuro, Cevenini si ripresentava davanti al portiere e segnava ancora, questa volta calciando verso l'angolo opposto rispetto al primo tiro. 2-1 per il Milan. Il Genoa pareva accusare il colpo, i rossoneri cercavano di approfittarne per chiudere la partita ma al 63° minuto i rossoblu andavano molto vicini al nuovo pareggio con Wallsingam che impegnava severamente Barbieri il quale non senza fatica, anzi per molti spettatori addirittura oltre la linea di porta, parava il tiro. Il momento era decisivo. Passavano un paio di minuti e da un rinvio teso di Soldera Cevenini bruciava sullo scatto De Vecchi involandosi in porta e giunto davanti al portiere lo fulminava segnando il 3-1 finale per il Milan. La partita a quel punto era segnata, le azioni diventavano più confuse, l'arbitro espelleva Ferrario del Milan e Bergamini del Genoa ma nessuna delle due squadre riusciva più a segnare e così il Milan si portava a casa partita e coppa.
Frezzi, De Vecchi, De Maria
Emilio Colombo dalle colonne de La Gazzetta dello Sport così commenta la vittoria dei rossoneri:
(...) Il Milan ha vinto perchè ha saputo maggiormente resistere alla fatica richiesta dalla lotta senza quartiere che le due squadre hanno dovuto sostenere per cercare di sopraffarsi a vicenda. Se non vi fosse stato ieri un Milan privo di Van Hege, noi oseremmo dire che la fortuna ha assistito in parte – pur non influendo sull'esito della disputa – ancora e sempre i rosso-neri. Ma prima di ogni disamina giova ripetere che il team di Cevenini ha vinto perchè ha saputo con più ferrea tenacia volere fortemente tutto il resto: momento di scoramento degli avversari, qualche svista – chi non falla in un match di tanta importanza – dell'arbitro, qualche provvida e fortunata decisione del momento critico, non conta. La verità è che la squadra del Milan, fortunata nel primo tempo, non s'è scoraggiata dopo l'ottenuto e meritato pareggio dei genoani, ed ha continuato a prodigarsi, al contrario dei genovesi i quali, colpiti severamente da una grave punizione, che costò loro il secondo punto, si piegarono di schianto, disordinando le fila e sciupando ogni bella trama di giuoco.3

Terminava dunque, dopo oltre quattro mesi di partite, la Coppa che la Federazione aveva messo in palio in pendenza del campionato dell'anno precedente non ancora concluso. Coppa che servì anche
come distrazione per il pubblico dalle angosce della guerra.

MILAN-GENOA 3-1

CLASSIFICA FINALE:
11 MILAN
10 MODENA
10 JUVENTUS
9 GENOA



 
1Cfr L'Illustrazione della guerra e la stampa sportiva del 7 maggio 1916
2Cfr La Stampa del 1° maggio 1916
3Cfr. La Gazzetta dello sport del 1° maggio 1916
 

martedì 19 aprile 2016

COPPA FEDERALE 1916

20. Girone finale: decima giornata, il Genoa ad un passo dalla Coppa

La competizione voluta dalla Federazione per colmare il vuoto di calcio dovuto alla guerra e al campionato del 1914/15 mai concluso sta arrivando alla fine. Mancano soltanto due partite, ed entrambe possono essere decisive, teoricamente ancora tutte le squadre possono vincere la Coppa così come arrivare tutte e cinque a pari punti.
A Genova domenica si è giocato l'incontro tra il Genoa, ancora privo di De Vecchi e Santamaria, e il Modena, la vera rivelazione della competizione. Davanti ad un numeroso pubblico le due squadre hanno dovuto fare i conti anche con il fortissimo vento che in qualche momento ha condizionato l'andamento del match. Partono forte i padroni di casa che nel primo quarto d'ora segnano due reti con Berardo e Brezzi e danno l'impressione di essere in pieno controllo della partita. Il Modena non ci sta e risponde immediatamente all'uno-due rossoblu con un goal di Varese, il quale poi trova la via della rete anche alla mezzora riportando il punteggio della partita in parità. Concluso così il primo tempo sul 2-2, la ripresa si apre con altre occasioni sprecate dal Genoa e con alcuni attacchi modenesi, sino al 67° minuto, quando Crocco riesce a segnare la rete decisiva per i padroni di casa che così riescono a vincere l'incontro per 3-2, portandosi ad un solo punto di distacco dalla vetta, rendendo così decisivo l'ultimo match in programma a Milano il 30 aprile1, dopo la sosta pasquale.

GENOA-MODENA 3-2

CLASSIFICA:
MODENA 10
JUVENTUS 10
MILAN 9
GENOA 9

1Cfr. La Stampa del 17 aprile 1916

martedì 12 aprile 2016

COPPA FEDERALE 1916

19. Girone finale: nona giornata, ancora tutti in corsa

E' l'argomento di discussione di tutti i ritrovi sportivi. Riuscirà la squadra cittadina ad arrestare la marcia sensazionale del Genoa (…) oppure dovrà arrendersi alla supremazia tecnica della squadra genovese restando senz'altro esclusa dalla competizione della Coppa?”1
Così La Stampa presentava l'incontro tra Juventus e Genoa e lo stesso dubbio pervadeva il numerosissimo pubblico che presenziò all'incontro, “fiorito di eleganze femminili e di spiccanti divise militari in tribuna”. Pronti via il Genoa attacca subito forte ma è la Juventus ad andare in vantaggio dopo appena quattro minuti da calcio d'angolo: il colpo di testa di Laviosa incoccia il palo e sulla ribattuta è lesto Antognini a raccogliere il pallone e a depositarlo in rete. 
La rete di Antognini
I genovesi non si scoraggiano e ricominciano subito ad attaccare e poco dopo godono di un calcio di rigore che il portiere bianconero Terzi para miracolosamente. Ormai però il pareggio del Genoa è nell'aria e arriva puntuale al 20° minuto con un bel tiro di Brezzi dopo altre occasioni sprecate dai rossoblu. Le emozioni del primo tempo, però, non sono ancora finite: la Juventus a quel punto cerca con più convinzione il vantaggio, riesce a subire meno la pressione avversaria e al 25° minuto Reynaudi, con una brillante azione iniziata a metà campo, trova la via del secondo e decisivo goal. La prima frazione di gioco si chiude dunque sul punteggio di 2-1 per la Juventus e tale rimarrà il punteggio sino al termine della partita poiché nella ripresa – complice il gran caldo e il dispendioso primo tempo giocato – nessuna delle due squadre riuscirà più a segnare.
La Juventus chiudeva così la sua avventura in Coppa mantenendo imbattuto il proprio campo e raggiungendo in vetta il Modena.
Al termine della competizione mancavano ormai solo due partite, Genoa-Modena e Milan-Genoa: la classifica era cortissima con tutte le squadre ancora in corsa per la vittoria finale.



JUVENTUS-GENOA 2-1

CLASSIFICA:
MODENA 10
JUVENTUS 10
MILAN 9
GENOA 7

 



1Cfr La Stampa del 8 aprile 1916

lunedì 4 aprile 2016

COPPA FEDERALE 1916

18. Girone finale: ottava giornata, quel che non ti aspetti...

 
Quello che non ti aspetti capita a Genova, nella partita che avrebbe potuto mettere la parola fine al torneo e che invece con il suo risultato regala ancora a tutti una speranza.
Il Genoa apparve nettamente superiore al Milan in ogni reparto, pur soffrendo, come vedremo, di alcune defezioni importanti. Ancor più, come bene mette in evidenza Emilio Colombo dalle colonne de La Gazzetta dello sport, i rossoblu furono superiori ai rossoneri da un punto di vista mentale: “(...) Il Milan è parso strano, persino nella sua stessa composizione. L'associazione gogliarda e battagliera si è trovata come divisa oggi da un impreveduto conflitto. Da una parte vi erano i dirigenti fidenti sempre nella grande vitalità e fermezza del loro team, in qualunque condizione esso fosse. Dall'altra, i giuocatori apparivano invece, e non a torto, preoccupati per l'incompletezza della squadra. (…) I dirigenti continuavano a sperare; i giuocatori no. A noi sembra che il Milan abbia commesso un grava errore non tentando l'impossibile per avere Barbieri. Assente anche il popolare Gigi, il morale della già ridotta squadra è sceso a zero.”1

Entrambe le squadre, come detto, si presentarono incomplete, infatti al Milan mancavano Soldera, squalificato, Barbieri e il fuoriclasse Van Hege, mentre al Genoa mancavano due pilastri della squadra, De Vecchi e Santamaria. Nonostante ciò la partita è stata davvero bella e combattuta, il Genoa ha, come già fatto la domenica precedente a Torino, preso subito il comando del gioco ma senza peraltro riuscire a segnare, chiudendo il primo tempo sullo 0-0. La ripresa inizia seguendo lo stesso canovaccio e dopo dieci minuti l'episodio decisivo. L'arbitro assegna un contestato corner ai rossoblu dai cui sviluppi Walsingham segna la rete decisiva per la vittoria del Genoa2.
Il Milan, dunque, fallita la ghiotta opportunità di riprendersi la testa della classifica, rimetteva tutti in corsa per la vittoria finale, dando morale soprattutto al Genoa che aveva ancora da recuperare due incontri, prima dell'ultima sfida di Milano.

GENOA-MILAN 1-0

CLASSIFICA:
MODENA 10
MILAN 9
JUVENTUS 8
GENOA 7




1Cfr. La Gazzetta dello sport del 3 aprile 1916
2Cfr L'Illustrazione della guerra e la stampa sportiva del 9 aprile 1916

venerdì 1 aprile 2016

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: VIRGILIO FOSSATI

Quando ancora il football in Italia era poco più che un pensiero di pochi pionieri, a Milano, Porta Ticinese, nasceva Virgilio Fossati, destinato a diventare il primo capitano dell'Internazionale. Eravamo nel 1889, il XX secolo era alle porte e mentre in Inghilterra folle oceaniche si accalcavano in stadi enormi per assistere alle partite di FA Cup, da noi, come detto, alcuni pionieri, un po' bislacchi, un po' temerari, comunque visionari, correvano confusamente dietro un pallone.
Fossati entrò giovanissimo nella neonata società dell'Internazionale, comunque in tempo per far vincere ai nerazzurri il loro primo titolo di campione d'Italia: era il 1910, la finale quella indimenticabile giocata contro i ragazzini della Pro Vercelli. Emilio Colombo, sulle colonne de Lo Sport Illustrato e la Guerra scriveva che Fossati, pur non avendo un fisico prestante era “nato” per giocare al football, con ottima visione di gioco e senso della posizione, intuiva il gioco, capendo in anticipo le dinamiche e dove sarebbe andato il pallone. Mediano perfetto, forse più propenso al gioco offensivo, era ottimo anche nella fase difensiva, avendo iniziato la carriera proprio come terzino. Giocò sempre per la squadra nerazzurra, collezionando 94 presenze e segnando 4 reti; per l'Internazionale fu anche membro della Commissione Tecnica a guida della squadra, dal 1909 al 1915, quando dovette abbandonare i campi da gioco per rispondere all'Esercito italiano e partire per il fronte. Ovviamente ebbe anche l'onore di giocare per la Nazionale, con la quale disputò 12 incontri segnando 1 rete. Fu presente nella prima, storica, partita dell'Italia il 15 maggio 1910 a Milano, contro la Francia, quando segnò la sua unica rete in Azzurro. Nel Comunicato che la F.I.G.C. emanò il 30 gennaio 2015, in occasione del centenario dell'ultima partita giocata dall'Italia prima del conflitto mondiale, così viene raccontata l'unica rete che Fossati segnò in Nazionale: “al 20' Fossati, dopo aver duettato con il torinese Capello, arrivò alla soglia dell'area francese e lì lasciò partire un diabolico tiro a parabola che sorprese il portiere Tessier, lasciandolo letteralmente di stucco.”
Come spiegava Colombo nel suo articolo, Fossati “non era esclusivamente giocatore di posizione, non aspettava mai da fermo il pallone; lo inseguiva, lo toglieva agli avversari, lo intercettava a metà della parabola con continuo lavoro di spostamenti.”
Insomma, uno dei mediani più completi del primo periodo del calcio italiano, che avrebbe potuto giocare ancora a lungo se non fosse dovuto partire per il fronte e lì trovare la morte a Monfalcone, sull'Isonzo, il 29 giugno del 1916, quando era tenente di fanteria nella Brigata Cuneo. Venne quindi insignito della medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: “Dopo aver svolto in tutte le fasi del combattimento attiva e audace opera si offriva spontaneamente per rintracciare possibili varchi nel reticolato nemico ed in tale ricerca cadeva colpito a morte incitando i soldati ad avere fiducia nell'esito vittorioso dell'azione.”
Uno dei tantissimi tributi del calcio italiano alla follia della guerra.

martedì 29 marzo 2016

COPPA FEDERALE 1916

17. Girone finale: settima giornata, la mano pesante della F.I.G.C.

In seguito agli incidenti verificatisi a Torino durante il match Juventus e Milan, per la Coppa federale la presidenza della Federazione applicava la squalifica di giorni 30 al giuocatore Soldera, del Milan a partire dal 31 marzo per ripetute e provate vie di fatto verso giuocatori juventini Reinaudi, Bergante e Giriodi.
Ai giuocatori Pizzi e Sala del Milan, Reinaudi e Monti della Juventus applicava, in via di speciale longanimità l'ammonizione solenne, oltreché per giuoco falloso, anche per vie di fatto, pur concedendo loro l'attenuante della provocazione.”
Così, dunque, le deliberazioni federali a seguito di quanto accadde quindici giorni prima a Torino e che abbiamo compiutamente raccontato. Nel contempo si continuava a giocare e nello specifico il Genoa, finalmente, iniziava a recuperare tutti gli incontri che per un motivo o per l'altro, come abbiamo visto, non aveva potuto giocare.
Davanti ad un folto pubblico, ingrossato da numerose persone giunte da Torino e da Milano, sul proprio campo la squadra genovese affrontava la Juventus e la partita, favorita da un clima primaverile, fu gradevole e ben giocata da entrambe. Sin dall'inizio il Genoa cercò con più insistenza la via del goal, ma la difesa juventina, soprattutto con la maiuscola prova di Pirovano, fu sempre molto attenta a rintuzzare tutti gli attacchi, sino a quando Boglietti II riuscì a sbloccare il risultato portando in vantaggio il Genoa. Ma fu solo un attimo perchè dopo soli tre minuti la Juventus con Reynaudi riuscì a pareggiare e contenendo altri assalti del Genoa riuscì a chiudere l'incontro sul punteggio finale di 1-11.
La classifica rimane sostanzialmente immutata:
JUVENTUS-GENOA 1-1

CLASSIFICA:
MODENA 10
MILAN 9
JUVENTUS 8
GENOA 5



1Cfr La Stampa del 27 marzo 1916


lunedì 21 marzo 2016

COPPA FEDERALE 1916

16. Girone finale: sesta giornata, cambio al vertice

La Juventus, che la domenica precedente aveva battuto il Milan, grande favorito per la vittoria finale, era chiamata a confermarsi sul difficile campo di Modena, contro una squadra che da sorpresa del torneo era diventata una vera e propria certezza. Gli emiliani si presentavano al gran completo e sin dalle battute iniziali dell'incontro impegnarono parecchie volte il portiere juventino Terzi fino a quando Fresia dalla distanza dopo poco più di un quarto d'ora di gioco sbloccava il punteggio a favore dei padroni di casa. La Juventus a quel punto cercò di creare qualche occasione ma il Modena non solo fu bravo a rintuzzare gli attacchi bianconeri ma tentò altre volte di colpire a sua volta. Soltanto al 35° su un bello stacco di testa di Reynaudi la Juventus riuscì a pareggiare e a chiudere così il primo tempo. La ripresa vide le due squadre molto nervose, consapevoli dell'importanza della posta in gioco, senza che nessuna delle due prevalesse sull'altra. Nel sostanziale equilibrio del secondo tempo la differenza la fece ancora Fresia, che riuscì a trasformare il calcio di rigore che l'arbitro assegnò al Modena verso la metà del tempo e così il Modena chiuse la partita vincendola 2-11.
L'incontro più atteso, però, era quello che si sarebbe dovuto giocare a Milano tra i rossoneri e il Genoa e che invece venne rinviato per ordine delle Autorità militari, timorose di un nuovo possibile attacco aereo su Milano dopo il bombardamento che la città aveva subito il 14 febbraio da parte degli aviatori austriaci2. Ci si domandava se il Milan, dopo la brutta sconfitta rimediata ladomenica precedente sarebbe stato in grado di riprendere quella marcia che un po' da tutti era considerata idonea a portarlo alla vittoria finale. Il Corriere della Sera, sul punto, così presentava la partita: “(...) La serie dei precedenti successi sembrava aver designato senz'altro il Milan come vincitore del torneo federale. Dopo lo scacco recente subito dai milanesi, le chance del Genoa sono in aumento, e la gara di domani, al Velodromo Sempione, fra le due grandi squadre, potrà indicarci la squadra che si aggiudicherà la coppa.”3
Invece no. Non si giocò e pertanto la situazione, al termine della sesta giornata, vedeva il Modena agguantare clamorosamente la testa della classifica:

MODENA -JUVENTUS  2-1
MILAN-GENOA    RINVIATA

CLASSIFICA:
MODENA 10
MILAN 9
JUVENTUS 7
GENOA 4


1Cfr La Stampa del 21 marzo 1916
3Cfr Corriere della Sera del 18 marzo 1916

lunedì 14 marzo 2016

COPPA FEDERALE 1916

15. Girone finale: quinta giornata, la grande sorpresa nella burrasca torinese

(...) La gara di oggi assume pertanto tutti i caratteri dei grandi sensazionali incontri che comportano conseguenze decisive nelle manifestazioni calcistiche e che ritraggono sommo interesse dall'equilibrio delle squadre in campo, dall'abilità singola dei giuocatori e molto ancora da quella vivacità costante di guoco sempre contenuta in cavalleresche azioni. (...)”1
Sotto il diluvio, sul campo di Barriera Orbassano a Torino, un folto pubblico partecipò sin troppo alla partita tra Juventus e Milan. I rossoneri si presentarono in formazione largamente rimaneggiata e con soli dieci giocatori per le assenze di Ferrario e di Cevenini, quest'ultimo fermato all'ultimo minuto per il riacutizzarsi del problema all'occhio che lo aveva colpito in settimana. Soltanto a partita iniziata, e con il risultato già saldamente in mano agli avversari, il Milan trovò l'undicesimo uomo da mandare in campo, il giovanissimo Peretti, allievo dell'Accademia Militare di Torino. La partita fu una battaglia, più un incontro di pugilato che di calcio, con il pubblico del settore “popolari” sin troppo focoso e pronto a scaldare gli animi già troppo caldi di loro. Partì subito molto forte la Juventus che già dopo cinque minuti segnò la prima rete con Bergante, il quale convergendo verso il centro scartò Pizzi e lasciò partite un tiro che si andò ad insaccare all'angolo sinistro in alto della porta difesa da Gambuti. Al 25° i bianconeri chiudevano il match segnando la seconda rete su rigore con Pirovano a seguito di un fallo di mani. A quel punto la partita di calcio finiva ed iniziava l'incontro di pugilato che l'arbitro non fu in grado di punire come invece avrebbe dovuto. Molti i falli, anche gravi, che i giocatori si scambiarono per tutto il resto della partita sino all'episodio più eclatante, accaduto quando il portiere rossonero Gambuti, bloccato a terra il pallone, subì una carica da parte di Bergante che nel tentativo di togliergli la sfera gli diede un calcio alla mano. Si accese un parapiglia tra i giocatori con Monti, Pizzi e Soldera che vennero alle mani. A quel punto il pubblico entrò sul terreno di gioco e i dirigenti bianconeri impiegarono più di cinque minuti per sgomberare il campo e permettere così all'arbitro di riprendere il gioco, dopo aver espulso i tre giocatori protagonisti della scazzottata. Renato Casalbore, dalle colonne de La Gazzetta dello Sport non le mandò certo a dire all'arbitro, individuando proprio nel sig. Massa uno dei responsabili – se non proprio il maggiore – delle violenze che caratterizzarono l'incontro: “(...) Oggi infatti un arbitro di pugilato, più che uno di football, avrebbe dovuto reggere le sorti di questo match. E lo avrebbe certo fatto con maggior discernimento del signor Massa, che la Federazione non ha ancora messo a riposo. La debolezza dell'arbitro ha incoraggiato i guocatori e li ha spinti ad osare sempre di più, a fare sempre peggio, ed ha nello stesso tempo esasperato il pubblico che non ha più tenuto un contegno gentile, né con gli ospiti né con i torinesi.”2
 

Non si giocò, invece, a Genova a causa delle torrenziali piogge che da giorni affliggevano la città: quella fu la seconda partita consecutiva che il Genoa si vide rinviare a causa della pioggia, oltre alla gara contro il Casale non disputata per il ritiro dei nerostellati. La situazione dei genoani era piuttosto particolare, avendo questi giocato soltanto una volta – peraltro perdendo a Modena – nel girone finale del torneo. La Gazzetta dello Sport mise giustamente in risalto questa situazione, spiegando come per il Genoa fosse veramente difficile allenarsi, giocare e, in definitiva, prendere il “ritmo” del torneo: “La squadra del Genoa è forse la meno allenata tra quelle che si battono per la Coppa Federale. Il team genovese ha iniziato i suoi incontri, in questa stagione sportiva, privo di un portiere di classe e priva di De Vecchi e Boglietti. Quando ha potuto riavere ed acquistare il figlio di Dio e l'errante Boglietti e contare infine su un guardiano d'ottima scuola, qual'è il Molinari, s'è trovato nella quasi impossibilità di allenarsi. Quello dell'allenamento è un po' l'handicap di tutte le squadre che si completano, anzi si rafforzano, con elementi racimolati. De Vecchi, Boglietti, Molinari, Berardo, non abitano a Genova. Sono chiamati alla Superba in occasione dei matches che il Genoa disputa. Da un po' di tempo in qua il Genoa vede sospesi – con ordini che giungono all'ultima ora, e che partono dalla Segreteria Federale o da messer Pluvio – i suoi matches domenicali. (…)”3
 
Pur sconfitto il Milan manteneva la testa della classifica, anche se si trattava comunque di una classifica molto fluida, dove ancora tutte le squadre potevano legittimamente ambire alla vittoria finale.

JUVENTUS-MILAN 2-0
GENOA-MODENA RINVIATA

CLASSIFICA:
MILAN 9
MODENA 8
JUVENTUS 7
GENOA 4



1Cfr La Stampa del 12 marzo 1916
2Cfr. La Gazzetta dello sport del 13 marzo 1916 e Cfr La Stampa del 13 marzo 1916
3Cfr. La Gazzetta dello sport del 13 marzo 1916

lunedì 7 marzo 2016

COPPA FEDERALE 1916

14. Girone finale: quarta giornata, il grande match di Milano

La gara, piccola tra quattro teams di insospettato valore, per il possesso della Coppa Federale si fa aspra, incerta e sempre brillante. Il ritiro forzato della squadra casalese, abbandonata da quel pubblico che ha dimostrato di non saper vivere e palpitare che pei nomi di campioni ormai lontani, ha posto con maggiore decisione la bella contesa sul tappeto della soluzione. Di domenica in domenica, a Modena e a Milano, a Torino e a Genova, le quattro forti finaliste si trovano faccia a faccia senza indugi per combattersi asprissimamente. (...)1
Per la quarta giornata della Coppa si giocò una sola gara poiché la partita in programma a Torino tra Juventus e Genoa venne rinviata ad aprile per le avverse condizioni meteorologiche2.
Si giocò quindi solo a Milano l'attesissimo incontro tra le due squadre in testa alla classifica, il Milan e la grande sorpresa Modena. Il pubblico fu quello della grandi occasioni. Più di tremila persone affollarono il Velodromo Sempione sicure di assistere ad un grande spettacolo, ma il campo, ridotto ad un vero pantano a causa delle abbondanti piogge, non permise alle due squadre di spiegare al meglio il rispettivo gioco. Il Corriere della Sera così sintetizza la gara: “Se il Milan, mancante di Van Hege e Barbieri, ha compiuto un notevole exploit, il giuoco del Modena, a dir vero non è stato quale il numeroso pubblico del Velodromo Sempione s'attendeva. La cattiva giornata dei modenesi ha tolto gran parte di combattività alla gara. (...)”3
Il Modena apparve debole soprattutto nella linea dei terzini, mentre in attacco il giocatore più temuto, Fresia, giocò molto isolato, più per se stesso che per la squadra e non impensierì mai davvero la retroguardia milanese. I rossoneri, invece, sin da subito presero il sopravvento del gioco e insidiarono spesso la difesa emiliana, non subendo, tuttavia, nessun reale pericolo in difesa, se non nelle battute iniziali del match, quando i terzini Sala e Pizzi furono i baluardi insormontabili della retroguardia rossonera. Il Milan riuscì a passare in vantaggio al 20° con una rete di Cevenini I e prima della fine del primo tempo andò molto vicino a raddoppiare. Nella ripresa il copione della partita non cambiò e dopo aver fallito un calcio di rigore all'inizio del secondo tempo, il Milan segnò la seconda e definitiva rete con Avanzini, vincendo così la partita per 2-0 e scavalcando in testa alla classifica proprio il Modena.

MILAN-MODENA 2-0
JUVENTUS-GENOA RINVIATA

CLASSIFICA:
MILAN 9
MODENA 8
JUVENTUS 5
GENOA 4




1Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 marzo 1916
2Cfr La Stampa del 7 marzo 1916
3Cfr Corriere della Sera del 6 marzo 1916

lunedì 29 febbraio 2016

COPPA FEDERALE 1916

13. Girone finale: terza giornata, il Casale si ritira, la classifica viene riscritta.

Il Casale ha dichiarato forfait per le gare finali del torneo federale. Rimangono così a disputarsi la coppa il Milan, la Juventus, il Modena, il Genoa”1
Così i giornali davano l'ufficialità della notizia del ritiro del Casale, come peraltro già pronosticato al termine della prima giornata delgirone finale.
In seguito alla rinuncia dei nerostellati, la Federazione ha dovuto riscrivere il calendario della manifestazione e sono stati assegnati 4 punti a Genoa, Milan e Modena e 2 alla Juventus.
Due le partite in programma.
A Milano, sul campo di Via Arona, sotto una pioggia fitta ed insistente, il Milan ha battuto la Juventus per 3-2. I rossoneri si presentavano senza il loro giocatore migliore, il capitano Van Hege per uno strappo al tendine patito il 25 febbraio, mentre la Juventus in buona sostanza si presentava con la stessa formazione con la quale aveva pareggiato la domenica precedente contro il Modena, con la sola novità di Pavan all'ala sinistra. La partita fu senz'altro combattuta e anche se giocata in condizioni meteorologiche avverse, suscitò grande entusiasmo tra il pubblico. Le cronache dell'epoca riportano di una netta predominanza dei padroni di casa, che riuscirono a segnare tre reti e sbagliarono anche un rigore con Cevenini, ma non bisogna dimenticare che la Juventus già nel primo tempo rimase in dieci uomini per l'infortunio patito da Omodei. Comunque i bianconeri riuscirono ad andare in vantaggio per primi con una rete al 27° di Bergante su passaggio di Reynaudi. Il Milan riprese a macinare gioco e in cinque minuti riuscì a capovolgere il risultato: al 32° Cevenini pareggiava e due minuti dopo Avanzini, su passaggio di Morandi, segnava la seconda rete per i rossoneri. La juventus si ripresentava in attacco e in una di queste occasioni Omodei si infortunava e lasciava la squadra in dieci: tentava di approfittarne il Milan che sul finire del tempo sfiorava la terza rete con una bella rovesciata di Ferrari che lambiva il palo. Dopo dieci minuti dall'inizio del secondo tempo, la Juventus riusciva a segnare con Bona, direttamente da calcio di punizione, rimettendo così il match in parità. Le emozioni non erano però finite. Nelle file della Juventus rientrava Omodei, seppur ancora infortunato e poco dopo per un fallo di mano al Milan veniva concesso un calcio di rigore che, come detto, Cevenini sbagliava tirando addosso al portiere Terzi. Ma ormai il goal rossonero era nell'aria e al 27° Cevenini riusciva a risolvere una mischia furibonda in area bianconera segnando la terza rete per il Milan, quella decisiva2.
L'altra partita della giornata fu quella che si giocò a Modena davanti ad un pubblico numeroso e partecipe, e che vide il debutto nel girone finale del Genoa, partita – anche questa – davvero emozionante e ricca di reti segnate. Partiva forte il Genoa ma era soltanto un breve attimo, dieci minuti per essere precisi, poi si scatenava la squadra emiliana che in cinque minuti con Rampini II e Fresia si portava sul 2-0. il Genoa accusava il doppio colpo e non riusciva a reagire, il Modena ne approfittava e prima di andare all'intervallo segnava altre due reti con Forlivesi e ancora con Rampini II, chiudendo il primo tempo sul 4-0. Nella ripresa il Genoa cambiava modulo, spostava De Vecchi in avanti e i miglioramenti si vedevano subito poiché in dieci minuti i liguri segnavano due volte: Bergamino al 48° e De Vecchi al 54° su calcio di rigore. I rossoblu sembravano crederci e producevano il massimo sforzo arrivando a segnare la terza rete ancora con Bergamino al 70°, ma non riuscivano a completare la rimonta poiché il Modena resisteva sino alla fine riuscendo a vincere la partita 4-3, conquistando così la vetta della classifica3.
 
Così, dopo tre giornate e a seguito delle deliberazioni federali la classifica era la seguente:

MODENA -GENOA 4-3
MILAN-JUVENTUS 3-2

CLASSIFICA:
MODENA 8
MILAN 7
JUVENTUS 5
GENOA 4








1Cfr Corriere della Sera del 24 febbraio 1916
2Cfr. La Gazzetta dello sport del 28 febbraio 1916
3Cfr. Il Resto del Carlino del 28 febbraio 1916

martedì 23 febbraio 2016

COPPA FEDERALE 1916

12. Girone finale: seconda giornata, caos a Genova

(...) E' vero che la Juventus è tale società che domenica scorsa riuscì a mettere in campo all'ultimo momento quattro sostituenti, ma l'avversario di domani è ben più forte ed agguerrito che non fosse il Casale, ed il minimo handicap od un'infelice disposizione della linea attaccante potrebbe essere assai pregiudichevole”1.
Così La Stampa presentava l'incontro più attesa della seconda giornata della fase finale del torneo, quello che si sarebbe disputato a Torino tra la Juventus e la vera sorpresa della competizione, il Modena, che era riuscito nella prima giornata a bloccare sul pareggio il grande favorito Milan.
La partita non tradì le attese. Fu giocata da entrambe le parti senza timori, con continui capovolgimenti di fronte, dove le rispettive difese riuscirono quasi sempre ad arginare e contrastare gli attacchi. Gli emiliani si presentarono al gran completo e segnarono per primi con Rampini II, mettendo in mostra, su tutti, il terzino Longhi e con il solito Fresia sempre ad altissimo livello di pericolosità in avanti, uno dei migliori attaccanti italiani degli ultimi anni. I padroni di casa riuscirono a pareggiare nella ripresa grazie alla rete segnata da Della Casa, uno dei sostituti che, come la settimana prima, la Juventus era stata costretta a mandare in campo per ovviare alle tante assenze per infortunio dei titolari. Il pubblico mostrò di apprezzare molto lo spettacolo offerto dalle due squadre, che non si risparmiarono per tutta la durata dei 90 minuti seppur si fosse giocato in un clima primaverile. Da segnalare, purtroppo, alcune interperanze tra il pubblico dei popolari che durarono per buona parte della partita2.
A Genova, invece, non si giocò. C'è da raccontare che l'Andrea Doria aveva a suo tempo presentato un ricorso in seguito agli episodi accaduti durante la partita giocata contro il Genoa il 9 gennaio. La Federazione soltanto nella seduta tenuta il 19 febbraio aveva deliberato definitivamente sulla questione, dando partita vinta ai Grifoni ed ammettendo ufficialmente il Genoa alla fase finale del torneo. Ignorando, così, sino all'ultimo la decisione federale, il Casale non si recò a Genova e dunque la partita non venne giocata e rinviata a data da destinarsi3
Pertanto al termine della seconda giornata, questa la situazione:
JUVENTUS-MODENA 1-1
GENOA-CASALE RINVIATA
CLASSIFICA:
JUVENTUS 3
MODENA 2
MILAN 1
GENOA 0
CASALE 0


 
1Cfr La Stampa del 19 febbraio 1916
2Cfr La Stampa del 21 febbraio 1916
3Cfr Lcorriere della Sera del 21 febbraio 1916