venerdì 20 settembre 2019

IL SECOLO GRANATA. IL FOOTBALL DEI PIONIERI A REGGIO EMILIA (Parte I)

Dai primi calci alla Palestra Camparini al campo chiuso della Badia

Prati del Mirabello, 1899 - foto archivio Biblioteca Panizzi Reggio Emilia
Povero gioco del calcio! Come sei vilipeso e tenuto in poco conto nella città di Reggio”
Così si legge in una lettera inviata da un lettore a L'Italia Centrale nella primavera del 19101, quando il football è ormai da alcuni anni giunto a piantare il seme anche nella città di Reggio Emilia.
Come sappiamo, tante sono le vie attraverso le quali il gioco del football, tra la seconda metà del'800 e i primi anni del '900, arriva in Italia: le vie commerciali e le rotte navali dall'Inghilterra, i contatti con le zone danubiane nel nord-est e – ruolo tutt'altro che marginale – il mondo della ginnastica2. A Reggio il calcio arriva un po' più tardi rispetto ad altre città emiliane, forse per un certo disinteresse della classe politica e amministrativa della città, forse perché distante dalle vie commerciali fatto è che mentre già dal 1898 si giocava un campionato organizzato dalla Federazione italiana calcistica (nata in quello stesso anno come Federazione Italiana del Football), i reggiani poterono vedere il nuovo gioco solo a partire dalla seconda metà del primo decennio del Novecento. 
Le fonti fanno datare con una certa approssimazione quale “data zero” per il calcio a Reggio Emilia quella del gennaio 1909 quando il 17 gennaio viene offerta alla cittadinanza la prima dimostrazione di football di cui si ha notizia certa.
L'Italia Centrale
Ciò di cui si parla è la prima esibizione pubblica di cui si ha notizia, ma presumibilmente già da tempo in città si giocava al football anche se i giornali dell'epoca non mettono in evidenza la cosa: erano gli studenti a giocarci nei pressi della Palestra Camparini, dietro la Basilica della Ghiara. A raccontarcelo, una quindicina di anni più tardi è Luigi Barbieri in un lungo racconto – si potrebbe anche definire la prima “storia” del calcio reggiano – apparso nel mensile La Provincia di Reggio nel numero doppio di aprile e maggio del 1922. Barbieri così scrive a proposito di quei primi calci adolescenti: “Furono gli allievi delle Scuole medie i quali dopo le lezioni di «educazione fisica» apprese nella Palestra Camparini si portavano sul prato prospiciente e al lancio della «palla vibrata» cominciarono a preferire il giuoco del calcio.”3 Purtroppo per loro, nessun trafiletto sui giornali a testimoniare quelle partite e quelle corse a perdifiato rincorrendo un pallone.
L'Italia Centrale 16 gennaio 1909
Comunque, le protagoniste di quel 17 gennaio 1909 sono due società ginnastiche, la Forti per essere Liberi e il Club Sport Virtus che danno vita ad un incontro “sotto la tettoia del mercato nuovo”: per alcuni detto mercato nuovo viene identificato nel Foro Boario, per altri nel Mercato Bovino nell'attuale Viale Monte San Michele4. Le scarse e scarne cronache dell'epoca riportano di quella partita soltanto il punteggio (3 a 2 per la Forti per essere Liberi), ottenuto – si legge “alla terza ripresa”5: considerato che si trattava di due squadre ginniche, non è dato sapere con quali regole si sia giocato, tenuto conto che il football nel mondo della ginnastica aveva regole leggermente diverse da quello giocato sotto l'egida della Federcalcio, che si rifaceva alle regole della Football Association inglese. Siamo dunque nel 1909, un anno che è fondamentale per il destino del gioco del football in Italia. Le società che ancora oggi ammiriamo in serie A a quel tempo sono già nate tutte: Genoa, Juventus, Milan, Lazio, Torino e Internazionale. La Federazione quell'anno muta il proprio nome in quello attuale e adotta il primo regolamento organico del gioco del calcio: insomma mentre a livello nazionale il calcio si struttura via via in maniera sempre più precisa, a Reggio muove i suoi primi, timidi, passi.
La lettera pubblicata sul numero de L'Italia Centrale del 24 aprile 1910 è interessante perché se è vero che il football a Reggio Emilia arriva in ritardo rispetto ad altre realtà del centro-nord, è altrettanto vero che, come è accaduto un po' ovunque, impiega ben poco tempo per attirare l'attenzione delle persone, tanto da far lamentare il lettore di quel giornale la scarsità dei campi dove praticare il football. Quasi a dare ragione alle lagnanze del lettore, proprio in calce alla lettera il giornale pubblica la notizia che l'incontro del 25 aprile tra la Robur et Virtus di Reggio e l'Associazione Studentesca di Modena, in un primo momento in programma al Mirabello, dovrà essere giocata a Modena in quanto il campo reggiano non viene concesso per la partita6. A partire dunque da quel 1910 si organizzano sempre più partite di football in città, così come sono numerose le società sportive e calcistiche che vengono fondate negli anni a cavaliere tra i primi due decenni del XX secolo: a solo titolo esemplificativo riportiamo la notizia riguardante la vittoria, nel marzo 1910, dell'Unione Sportiva Reggiana di una partita durata oltre due ore contro l'Italo-Azzurra sullo spiazzo della Palestra Camparini7.
Negli anni successivi rapidamente nascono – e altrettanto velocemente muoiono – parecchie compagini calcistiche cittadine – spesso in ambito studentesco, ma ancora il calcio fa fatica ad imporsi all'attenzione generale, i giornali continuano ad essere piuttosto scarni di notizie, mentre l'attenzione – non solo reggiana – si sofferma su fatti e notizie riguardanti la guerra di Libia che vede la Nazione impegnata dal 1911, guerra alla quale con grande convinzione partono come soldati parecchi giovani reggiani. Che il football facesse ancora pochi proseliti a Reggio Emilia lo dice senza troppi giri di parole L'Italia Centrale nel numero del 17 febbraio 1911 là dove nel riportare la notizia di una gara disputata dalla Robur et Virtus constata la sparuta presenza di pubblico che pare essere molto più “rapito” dalle celebrazioni del carnevale, così come peraltro anche alcuni giocatori “assenti dalla nostra città dato le feste di carnevale”8.
Il 12 maggio dell'anno successivo la Robur et Virtus al Mirabello batte 3-0 l'Ausonia F.B.C., il redattore innesca una polemica sul fatto che i vincitori avessero inserito in squadra alcuni giocatori provenienti da fuori provincia, polemica rintuzzata con la replica piccata della stessa società per opera di Ulderico Pedroni9. L'evento sportivo più importante di quel 1912 per la città di Reggio Emilia non è però calcistico, bensì ciclistico perché il Giro d'Italia passa a Reggio Emilia il 21 maggio. I corridori partiti da Padova alle 5.15 del mattino transitano dalla circonvallazione reggiana poco prima di mezzogiorno, molti sportivi e studenti si assiepano sul ponte del Crostolo per vederli scorrere:”(...) I corridori arrivano tutti coperti di polvere, e sono addirittura irriconoscibili. A male pena riusciamo a leggere i numeri a cui corrispondono secondo l'ordine di passaggio”10. Il ciclismo è ancora all'epoca lo sport più popolare in Italia; a Reggio Emilia il calcio è sempre uno sport di nicchia, anche se durante questo 1912 nascono altre squadre e vengono disputate partite al Mirabello – basti ricordare quella del 2 giugno tra l'Ausonia e la seconda squadra del Modena (1-3)11 -, a testimonianza comunque di una vivacità che culmina sul finire dell'anno con la costituzione del Reggio Football Club, primo vero club cittadino di football.
L'Italia Centrale 7 dicembre 1912
Il 3 dicembre 1912 l'Ausonia Football Club e l'Associazione Reggiana del calcio si fondono e danno vita al Reggio Football Club: presidente viene nominato Enrietto Rossi, vice presidente William Ruozzi.12 L'8 dicembre il Reggio F.C. gioca la sua prima partita contro il Carpi soccombendo per 2-1 ma mettendo in mostra la buona prova del terzino Pelizzi, dell'ala destra Borghi e del capitano Chierici, davanti a tanto pubblico e tanto freddo. Le tre reti vengono segnate tutte nel primo tempo, con il Carpi che si porta sul 2 a 0, “facilitati nel secondo da un errore di Pellizzi, che d'altronde con una splendida ripresa rimediò ad usura al suo fallo”13. Vale comunque la pena ricordare quella storica prima formazione: Manfredi; Cantarelli, Pelizzi; Campari, Chierici (cap), Ruozi; Borghi, Costa, Roberti, Fanti, Tedeschi14.
Domenica 15 dicembre al Mirabello il Reggio F.C. organizza una partita di esibizione in famiglia tra le sue due prime squadre e una settimana dopo gioca contro la seconda squadra del Modena15.

Il 1913 è un anno da segnare con la matita rossa negli annali calcistici cittadini. A maggio il Reggio F.C. grazie al suo dirigente Ulderico Pedroni, organizza il torneo calcistico più importante mai disputato sino ad allora in città e per l'occasione viene concesso l'uso del Mirabello. Il Torneo Emiliano di football vede la partecipazione – al fianco del Reggio F.C. - del Bologna, la squadra emiliana più importante, dell'Internazionale di Milano, già campione d'Italia nel 1910 e vera attrazione del torneo e dei carpigiani della Jucunditas. La Provincia di Reggio scrive in data 5 maggio nell'articolo di presentazione, là dove pone l'accento su come “l'educazione fisica della nostra gioventù sia tenuta in grande considerazione”16. Senza voler entrare approfonditamente in argomento, con la Guerra di Libia del 1911 e con le spinte futuriste di quegli stessi anni l'attività fisica viene sempre più caldeggiata e intesa come strumento di addestramento alla fatica e allenamento anche militare, concetto questo che troverà una sua compiutezza l'indomani della disfatta di Caportetto17. Tornando al torneo, per l'occasione il campo del Mirabello viene fatto oggetto di importanti opere di miglioramento, tanto che lo stesso giornale il 9 maggio così dipinge la scena alla quale assiste un qualsiasi passante dalle parti del Mirabello in quei giorni di vigilia:
La Provincia di Reggio 5 maggio 1913
I giornali reggiani danno ampio risalto all'evento, enfatizzando la portata del torneo. Qua ci pare preliminarmente interessante sottolineare quanto
Fervet opus; questa è la frase che corre spontanea alla mente di chi fa una capatina al campo del Mirabello. Mentre una schiera di giocatori dà gli ultimi calci d'allenamento, alcuni operai lavorano assiduamente a cintare il campo di gioco che vedrà domenica e lunedì quattro forti squadre contendersi la vittoria e i ricchi premi.”18
Eh sì, ricchi premi. Perché il Reggio F.C. organizza le cose per bene e con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione e del Ministero della Guerra vengono messe in palio medaglie e targhe, come era uso fare in quegli anni. C'è un passaggio nello stesso articolo che pare importante sottolineare poiché si va a riallacciare a quanto scritto in precedenza circa il poco interesse che il football all'inizio aveva suscitato tra le classi dirigenziali cittadine e la sua poca diffusione in città rispetto ad altre realtà del periodo:
(...) La notizia del torneo di foot-ball, che per la poco diffusione che questo gioco ha nella nostra città, parve un iniziativa audace e fors'anche arrischiata, è ormai sulla bocca di tutti”
E ancora:
(...) E benché pochi siano nella nostra città che s'interessano delle vicende di questo gioco, pure la fama di Campelli, di De Vecchi [sic!], di Fossati e di tutti gli altri campioni che compongono l'équipe che avremo occasione di applaudire, ha sollevato grande aspettativa tra il nostro pubblico.”19
Ulderico Pedroni
Tralasciando l'errore dell'articolista là dove indica la presenza di De Vecchi nelle fila dei nerazzurri, quando sappiamo che il figlio di Dio era un calciatore del Milan, è certo che questo torneo pare abbia fatto da volano per il definitivo decollo del football nella nostra città. E non potrebbe essere altrimenti se si considera che proprio in quello stesso anno, in autunno, come vedremo a breve viene inaugurato anche un campo sportivo dedicato appositamente al gioco del football. Che ci fosse l'idea di creare un nuovo campo da football lo si intuisce anche nell'articolo apparso sempre su La Provincia di Reggio il 12 maggio a commento della prima giornata del torneo, articolo che inoltre mette in risalto l'imponente affluenza di pubblico:
Un pubblico numerosissimo è accorso ad assistere alla prima giornata del grande Torneo di foot-ball indetto dal Reggio F.C. Non è esagerato dire che più di duemila e cinquecento persone, tra cui molte signore e signorine affollavano le tribune e i posti popolari del...provvisorio campo del Mirabello. E certamente l'affluenza sarebbe stata ancora maggiore, se il tempo, dopo la fitta pioggia della mattinata, non si fosse mantenuto incerto.”20
Come bene si legge viene posta in rilievo la buona presenza di pubblico femminile, un elemento che accomuna tutta l'esperienza del football nei suoi anni pionieristici in Italia. Il football in Italia nei suoi primi anni infatti è uno sport d'élite, un divertimento della nobiltà e dei ceti più abbienti e sin tanto che rimase tale la presenza femminile ai bordi del campo fu una costante, una peculiarità propria del gioco del football nostrano21, poi tutto ciò muterà rapidamente negli anni a cavaliere dei primi due decenni del Novecento22. Tornando al torneo, alle 14 vengono sorteggiati gli accoppiamenti e quindi vengono disputate le due partite così sorteggiate:
REGGIO – JUCUNDITAS = 0-0 (per sorteggio vince la Jucunditas)
INTERNAZIONALE – BOLOGNA = 2-1
Lunedì 12 maggio era in programma la seconda giornata con le finali, ma il Bologna si ritirava e lasciava Reggio Emilia così perdendo ogni premio. A quel punto l'Internazionale acconsentiva a giocare – dopo aver disputato la finale con la Jucunditas – a giocare un'altra partita con il Reggio. Quindi davanti ad un pubblico forse ancor più numeroso del giorno prima, l'Internazionale si esibisce in due partite, entrambe della durata di un'ora ed entrambe terminate con il punteggio di 10 a 0 a suo favore. Una volta terminate le gare e le premiazioni la giornata viene conclusa all'Albergo della Stazione dove il Reggio F.C. “offerse una bicchierata agli ospiti milanesi”23. Reggio e Jucunditas si sarebbero incontrate la domenica successiva in conclusione del torneo.
La Giustizia
Il 1913 calcistico reggiano non è importante soltanto per la disputa di questo prestigioso torneo che ha segnato comunque un momento decisivo per la penetrazione di questo sport nella società reggiana, è degno di nota anche perché in autunno viene inaugurato il primo campo nato proprio per giocarci le partite di calcio.
L'inaugurazione del campo in località Badia tra le odierne viale Risorgimento e via Terrachini avviene il 5 ottobre 1913, con tanto di madrina, la signora Elide Benelli, e musica offerta dalle Officine meccaniche. Non manca, ovviamente, il calcio con due partite: il Reggio Football Club batte il Parma 6-1 e il Como batte il Verona Football Club per 2-124. La Badia si presenta come un campo dalle dimensioni regolamentari per lo svolgimento delle partite di football delimitato lungo tutto il perimetro da una palizzata in legno. A tal proposito il quotidiano La Giustizia riporta anche un elenco provvisorio dei sottoscrittori delle quote per la costruzione del “campo chiuso”, peculiarità propria della Badia poiché il Mirabello all'epoca non era ancora recintato.

(1 - Continua)


 

1Cfr. L'Italia Centrale del 24 aprile 1910
2Per meglio approfondire cfr. BASSI, ALESSANDRO, Il football dei pionieri, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012; PAPA, ANTONIO – PANICO, GUIDO, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna, 2002; MANU, GABRIELE – SCIALANGA, MARCO, Football tra storia e leggenda, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012
3BARIBIERI, LUIGI, Dalle origini, alla fondazione della maggiore Società locale: l'A.C. Reggiana, La Provincia di Reggio, Reggio nell'Emilia, n. 4-5, aprile-maggio 1922, pag,189
4Sul punto e non solo Cfr. le varie pubblicazioni dedicate alla storia della Reggiana scritte nei vari anni, tra le altre: BARIBIERI, LUIGI, Dalle origini, alla fondazione della maggiore Società locale: l'A.C. Reggiana, La Provincia di Reggio, Reggio nell'Emilia, poi ripreso in Forza Reggiana n. 3 del 7 ottobre 1956; DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007; GIOVANNINI, GIACOMO – MAZZALI, GIACOMO, La maglia granata, Ed. Il Voltone, Reggio Emilia, 2019; FANTICINI, EZIO – LIGABUE, ANDREA, La storia della Reggiana, Poligrafici Editoriale, Bologna, 1993; FERRARACCIO, ALFREDO – FONTANELLI, CARLO, La favola granata, Geo Edizioni, 2003; SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
5Cfr. L'Italia Centrale del 16-18 gennaio 1909. Per un ritratto di Enrico Camparini Cfr. L'Italia Centrale del 28 febbraio 1911
6Cfr. L'Italia Centrale del 21-25 aprile 1910
7Cfr. L'Italia Centrale del 8 marzo 1910
8Cfr. L'Italia Centrale del 17 febbraio 1911
9Cfr. L'Italia Centrale del 13-14 maggio 1912
10Cfr. L'Italia Centrale del 22 maggio 1912
11Cfr. L'Italia Centrale del 3 giugno 1912
12Cfr. L'Italia Centrale del 7 dicembre 1912
13Cfr. L'Italia Centrale del 9 dicembre 1912
14BARBIERI, LUIGI, Op. Cit., pag. 190
15Cfr. L'Italia Centrale del 15-22 dicembre 1912
16Cfr. La Provincia di Reggio del 5 maggio 1913
17BASSI, ALESSANDRO, Il football italiano alla Grande guerra 1915-1918, Photocity Edizioni, Napoli, 2018
18Cfr. La Provincia di Reggio del 9 maggio 1913
19Ibidem
20Cfr. La Provincia di Reggio del 12 maggio 1913
21Antonio, Papa, Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna, 2002
22Cfr. per approfondimenti, tra gli altri, http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e.html
23Cfr. La Provincia di Reggio del 13 maggio 1913
24Cfr. La Giustizia del 4 ottobre 1913 e La Gazzetta dello Sport del 6 ottobre 1913

lunedì 9 settembre 2019

ANCHE IL NOSTRO BLOG NELL'ANTOLOGIA 2019 DI OFFSIDE FEST ITALIA

E' davvero con grande gioia che ho saputo che un mio racconto dedicato ai pionieri del football a Reggio Emilia - nell'anno del centenario granata - è stato selezionato tra i finalisti di Off The Post Antologia all'OFFSide Fest Italia!

Scorrendo i nomi degli altri finalisti più di un brivido corre lungo la schiena al pensiero di essere accanto a veri e propri fuoriclasse del racconto sportivo: 

GRAAAZIIIEEEEE!!!

Se vi va di leggere il racconto "Quando a Reggio Emilia ci innamorammo del football (e costruimmo pure uno stadio)" lo potete leggere  QUI

Per tutte le info sul festival cinematografico, le proiezioni, gli ospiti, il Terzo Tempo e la location QUI 
 

martedì 13 agosto 2019

Buone vacanze!

Buone vacanze a tutti voi con due vignette del mitico Carlin in tema con gli "affanni" e gli affari del calciomercato...
Ci ritroveremo a settembre, sempre sulla stessa strada!


Guerin Sportivo, 21 ottobre 1921

venerdì 9 agosto 2019

IL SECOLO GRANATA. 1913: QUANDO A REGGIO EMILIA CI INNAMORAMMO DEL FOOTBALL (E COSTRUIMMO PURE UNO STADIO)

 Quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata a Reggio Emilia aveva iniziato a rotolare e a prendere calci da pochi anni, per lo più nell'indifferenza generale. Quella piccola cittadin era entrata nel XX secolo in punta di piedi, con quella sua saggezza contadina che guardava all'oggi preparandosi al futuro bevendo vino rosso nelle sue osterie.
  Eppure, quasi nessuno si era era reso ancora conto che il futuro aveva le sembianze di quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata, di quella sfera che a furia di calci aveva iniziato a rotolare nel selciato antistante la Palestra fatta nascere dal garibaldino Camparini, perché l'esercizio fisico – ne era convinto – avrebbe prodotto copiosi e salutari benefici. Che poi lo sappiamo che il destino, oltre ad essere cinico e baro, spesso ha anche un sense of humor tutto suo, per dire che Camparini amava sì lo sport ma non certo questo nuovo football, ma proprio la palestra da lui regalata ai reggiani sarebbe diventata uno di quei luoghi dove i ragazzini avrebbero gettato il seme rivoluzionario del football, come si dice.
  Il calcio, il football, l'oppio di un popolo ancora di là a venire, a Reggio Emilia non aveva certo scaldato gli animi se non di uno sparuto gruppetto di baldi giovani che, anzi, ben presto aveva preso non solo a prendere a calci quella sfera di cuoio – che continuava a non essere molto aggraziata – ma anche a dare dei nomi alle squadre che spuntavano qua e là come funghi. Agli inizi degli anni'10 il bel suol d'amore veniva cantato dai nazionalisti, i socialisti contavano i primi morti sacrificati al sogno libico e i pochi colpiti dalla freccia di Cupido per il football giocavano e facevano piano piano proseliti.
  Tanto che nel 1913 a Reggio Emilia ci innamorammo finalmente del football.
  Perché il 1913 è davvero l'anno della rivoluzione calcistica reggiana, tra la povertà endemica di Borgo Emilio e il sogno dell'affrancamento dalla povertà che aveva le sembianze di quelle officine meccaniche che da pochi anni avevano ridisegnato il paesaggio appena fuori le antiche mura. Quella rivoluzione scandita dai calci a quella sfera di cuoio, che abbiamo già avuto modo di introdurre nel racconto, la vive appieno un giovane che si divide sentimentalmente tra afflati nazionalisti e calci a quella sfera di cuoio, un giovane che è uno dei motori dell'attività calcistica a Reggio Emilia tanto che è grazie a lui se nell'anno di grazia del Signore 1913 ai prati del Mirabello ci arriva a giocare addirittura l'Internazionale di Milano.
  L'Internazionale di Milano!
  Accidenti, questi hanno già vinto un titolo italiano, sono forti, belli, aitanti e tecnicamente danno del tu a quella sfera di cuoio!
  E verranno a Reggio a giocare!
  Un torneo!
  Questa sì che è bella!
  Il giovane reggiano in questione è Ulderico Pedroni, liceale e aspirante giornalista, nazionalista e consigliere di una squadra nata da poco, ma con un futuro prossimo affatto male: il Reggio Football Club. Per l'occasione i prati del Mirabello vengono sistemati in maniera tale che la sfera di cuoio – che intanto assume una certa grazia – possa rotolare bene e il pubblico stia bello comodo ad assistere allo spettacolo.
  Già, il pubblico: ma quanti andranno a vedere le partite?
  Pedroni si dà un gran da fare a pubblicizzare l'evento, ne scrive sui giornali, anima caffè e osterie, sa che quello è un momento decisivo, un'occasione unica, la classica occasione che non ci si deve far scappare.
  Piove.
  Accidenti se piove quella domenica!
  Viene giù a barili per tutta la mattinata: se non smette chi è quel povero cristo che ha voglia di mangiarsi in tutta fretta il suo piatto domenicale di cappelletti in brodo per andare a vedere dei giovinastri in mutandoni che si accapigliano inseguendo una sfera di cuoio? Il destino, cinico, baro, ironico è anche un po' insensibile e ci si mette sempre in mezzo. Pare proprio non voglia concedere al giovane gioco del calcio la possibilità di flirtare con i reggiani e ha aperto le cateratte del cielo. Magari ci ripensa, dai, in fondo il torneo inizia tra qualche ora, magari il destino lo si può cambiare. Perlomeno qualche volta accade.
No, non vi racconterò che al pomeriggio uscì un bel sole primaverile a scaldare la sonnacchiosa Reggio Emilia.
  Non ve lo racconterò perché non accadde.
  Ma le favole, quelle belle, quelle che magari diciamo di non amare perché siamo tutti d'un pezzo, ma che in fondo amiamo perché se non il cuore quantomeno ci scaldano due bei pezzi di erbazzone da gustare con del Lambrusco in compagnia, dai sì, quelle favole lì insomma, esistono, eccome se esistono, e sono più potenti del destino, un vento rivoluzionario e vigoroso che spazza via nuvole e temporali.
  Ulderico Pedroni e gli altri poco prima di lasciare le loro abitazioni alzano il naso all'insù: non piove più, è già qualcosa, ma il sole ecco, il sole proprio non si vede. Andiamo a giocare, che tanto noi si gioca con qualsiasi tempo! Sì, noi sì, ma qualcuno a vederci verrà? Eh, perché come già si è detto Reggio non è che abbia perso la testa per il football. Sino a quel giorno.
  Però il destino sarà anche cinico, baro, ironico e insensibile, ma lo si può cambiare.
  E quel pomeriggio il destino del football a Reggio cambiò.
  Oltre duemila e cinquecento persone – molte le donne – anche senza il conforto del sole si accomodarono sulla piccola tribuna e lungo il perimetro del campo non prima di aver lasciato la loro offerta alla causa. Si poteva dire che finalmente era scoppiato l'amore tra la città di Reggio Emilia e il football!
  Vive l'amour! E viva anche il football, ché da quel giorno nulla sarebbe stato più come prima a Reggio Emilia.
  Non molto lontano da lì, dai prati del Mirabello si intende, già da alcuni mesi si stava lavorando a qualcosa di grosso. Un sogno talmente ardito, talmente abbacinante che il destino – cinico, baro, ironico, insensibile e umorale – si sarebbe piegato per sempre alla volontà di potenza del calcio reggiano.
  In quel 1913, mentre ad altre latitudini si stavano addensando nubi sempre più scure, a Reggio Emilia ci innamorammo talmente tanto di quella palla di cuoio – ora sì di una grazia estasiante! - che non ci accontentammo di guardare e giocare questo nuovo gioco, ma facemmo di più, completammo la nostra piccola, domestica e universale rivoluzione con la costruzione di uno stadio.
  Sì, sì, avete letto bene: uno stadio!
  Fatto proprio come si deve, con il muro di cinta e la tribuna. A Reggio Emilia.
  Un prodigio di quella gente umile e vitale che concorse volentieri sostenendo con una sottoscrizione popolare le spese per la realizzazione di un piccolo gioiello sportivo.
  Vero che il destino spesso è cinico, baro, ironico, insensibile, umorale e dispettoso ma quella volta, quella volta in quel 1913 fu anche sconfitto. E questo lo pensarono in tanti il giorno dell'inaugurazione, quando il pubblico delle grandi occasioni si lasciò coccolare al nuovo campo sportivo alla Badia dalla musica e dalle reti con le quali il Reggio vinse nettamente contro i cugini mai amati del Parma.
  Quella palla di cuoio così aggraziata con il suo rotolare aveva portato un vento nuovo in città: non lo sentite anche voi? 

Ulderico Pedroni



lunedì 5 agosto 2019

Compie 50 anni il negozio di figurine Panini più antico ancora in attività, punto di riferimento per i collezionisti di tutto il mondo.


Lo potete trovare a Malta in Merchants Street, nel cuore della splendida La Valletta nel negozio di Dominic Anastasi, vera e propria miniera di figurine e album.

 

venerdì 26 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO



Nato a Buenos Aires da padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana.
Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio


Migrante nella Belle epoque. Cesare Fanti alla vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel novembre 1921 dalle colonne de La Gazzetta dello Sport domanda alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di nazionalità elvetica1. Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori dei primi anni pionieristici. 
Etoile des Deux Lacs

Romano, che soltanto nel dicembre del 1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza italiana2, lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul Romano, anch'egli calciatore. 
Con l'Etoile des Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne, Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914 Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa formazione belga3.  
Ligue Parisienne de Football
Nell'aprile del 1913 Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0 grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4. Sarà la sua unica presenza con la Francia.

Esordio italiano. Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano, da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti, tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66

Se potessi avere mille lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un esiguo rimborso spese7. Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano. Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli inizi non sono affatto semplici. 
Archivio biblioteca Panizzi
 
Un golden gol...Felice. È l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a 2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146 minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine di quella interminabile sofferenza.

Dal granata all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una sua rete. 
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia del campionato une delle più accreditate pretendenti alla promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo. Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5 partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del suo rapporto con la Nazionale8. L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
(...) Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni. (…) Romano, che deve alla «rosea» - diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo, resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del football”9.
Romano giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6 aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di questi giocatori è proprio Felice Romano10
schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione. 
 
Un giro di tango con il Grifone. Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo calcistica. 
Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio 1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il Mirabello riporta la traduzione di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo la prestazione di Romano:
Nella linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed efficace in ogni momento, l'«half» italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli, ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra italiana”11.

Reggio Emilia per sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca un paio di partite12, segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana al Mirabello il 17 marzo 192913. La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.

Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini
Sarà allenatore dei granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un tempolento, lontano dal clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno 60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri “immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia, soltanto con la compagnia di pochissimi amici14. Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua leggenda.

 
1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 novembre 1921
2Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1920
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 marzo 1921
7DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
8SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr. Il Mirabello del 21 ottobre 1923
12DEL BUE, MAURO, Op. cit.
13SERRA, LUCIANO, Op. cit.
14Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971

giovedì 18 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. STAGIONE 1923/24

CAMPIONATO SECONDA DIVISIONE GIRONE F

La rivista "Il Calcio" presenta la prima squadra, la squadra riserve e i dirigenti della Reggiana alla vigilia del campionato che i granata vinceranno - al termine dello spareggio contro l'Olimpia Fiume - venendo così promossi in Prima Divisione, l'odierna serie A.

Prima squadra