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giovedì 14 novembre 2024

📷 Album di football perduto: Italia - Belgio

 

Una fase dell'incontro disputato a Torino il 1° maggio 1913 tra l'Italia e il Belgio, con il capitano Milano I impegnato in una fase di gioco.

La partita è alquanto significativa nella storia della Nazionale italiana perchè per la prima volta ci si affida ad un "blocco" di giocatori provenienti da uno stesso club, nella fattispecie quello della Pro Vercelli, con implicazioni sul piano identitario meglio argomentate nel volume "Solo un gioco?-Scritti di storia del calcio".

Vince l'Italia 1 a 0 grazie alla rete segnata da Ara al 57°.


(Fotografia tratta da Lo Sport Illustrato)

giovedì 11 maggio 2023

IL SECOLO GRANATA. IL TORNEO EMILIANO DI FOOTBALL DI REGGIO EMILIA (1913)

Se è vero che il football a Reggio Emilia arriva verso la fine del primo decennio del '900, con gli inizi degli anni'10 si fa sempre più largo tra gli interessi della popolazione, tanto che nascono molte società calcistiche1.

È comunque il 1913 l'anno di svolta, l'anno da segnare con la matita rossa negli annali calcistici cittadini.

A maggio il Reggio F.C. organizza il torneo calcistico più importante mai disputato sino ad allora in città e per l'occasione viene concesso l'uso del Mirabello. Il Torneo Emiliano di football vede la partecipazione – al fianco del Reggio F.C. - del Bologna, la squadra emiliana più importante, dell'Internazionale di Milano, già campione d'Italia nel 1910 e vera attrazione del torneo e dei carpigiani della Jucunditas. I giornali reggiani danno ampio risalto all'evento, enfatizzando la portata del torneo. Qua ci pare preliminarmente interessante sottolineare quanto La Provincia di Reggio scrive in data 5 maggio nell'articolo di presentazione, là dove pone l'accento su come “l'educazione fisica della nostra gioventù sia tenuta in grande considerazione”2. Senza voler entrare approfonditamente in argomento, con la Guerra di Libia del 1911 e con le spinte futuriste di quegli stessi anni l'attività fisica viene sempre più caldeggiata e intesa come strumento di addestramento alla fatica e allenamento anche militare, concetto questo che troverà una sua compiutezza l'indomani della disfatta di Caportetto3. Tornando al torneo, per l'occasione il campo del Mirabello viene fatto oggetto di importanti opere di miglioramento, tanto che lo stesso giornale il 9 maggio così dipinge la scena alla quale assiste un qualsiasi passante dalle parti del Mirabello in quei giorni di vigilia:

Fervet opus; questa è la frase che corre spontanea alla mente di chi fa una capatina al campo del Mirabello. Mentre una schiera di giocatori dà gli ultimi calci d'allenamento, alcuni operai lavorano assiduamente a cintare il campo di gioco che vedrà domenica e lunedì quattro forti squadre contendersi la vittoria e i ricchi premi.”4

Eh sì, ricchi premi. Perché il Reggio F.C. organizza le cose per bene e con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione e del Ministero della Guerra vengono messe in palio medaglie e targhe, come era uso fare in quegli anni. C'è un passaggio nello stesso articolo che pare importante sottolineare poiché si va a riallacciare a quanto scritto in precedenza circa il poco interesse che il football all'inizio aveva suscitato tra le classi dirigenziali cittadine e la sua poca diffusione in città rispetto ad altre realtà del periodo:

(...) La notizia del torneo di foot-ball, che per la poco diffusione che questo gioco ha nella nostra città, parve un iniziativa audace e fors'anche arrischiata, è ormai sulla bocca di tutti”

E ancora:

(...) E benché pochi siano nella nostra città che s'interessano delle vicende di questo gioco, pure la fama di Campelli, di De Vecchi [sic!], di Fossati e di tutti gli altri campioni che compongono l'équipe che avremo occasione di applaudire, ha sollevato grande aspettativa tra il nostro pubblico.”5

Tralasciando l'errore dell'articolista là dove indica la presenza di De Vecchi nelle fila dei nerazzurri, quando sappiamo che il figlio di Dio era un calciatore del Milan, è certo che questo torneo pare abbia fatto da volano per il definitivo decollo del football nella nostra città. E non potrebbe essere altrimenti se si considera che proprio in quello stesso anno, in autunno, come vedremo a breve viene inaugurato anche un campo sportivo dedicato appositamente al gioco del football. Che ci fosse l'idea di creare un nuovo campo da football lo si intuisce anche nell'articolo apparso sempre su La Provincia di Reggio il 12 maggio a commento della prima giornata del torneo, articolo che inoltre mette in risalto l'imponente affluenza di pubblico:

Un pubblico numerosissimo è accorso ad assistere alla prima giornata del grande Torneo di foot-ball indetto dal Reggio F.C. Non è esagerato dire che più di duemila e cinquecento persone, tra cui molte signore e signorine affollavano le tribune e i posti popolari del...provvisorio campo del Mirabello. E certamente l'affluenza sarebbe stata ancora maggiore, se il tempo, dopo la fitta pioggia della mattinata, non si fosse mantenuto incerto.”6

Come bene si legge viene posta in rilievo la buona presenza di pubblico femminile, un elemento che accomuna tutta l'esperienza del football nei suoi anni pionieristici in Italia. Il football in Italia nei suoi primi anni infatti è uno sport d'élite, un divertimento della nobiltà e dei ceti più abbienti e sin tanto che rimase tale la presenza femminile ai bordi del campo fu una costante, una peculiarità propria del gioco del football nostrano7, poi tutto ciò muterà rapidamente negli anni a cavaliere dei primi due decenni del Novecento8. Tornando al torneo, alle 14 vengono sorteggiati gli accoppiamenti e quindi vengono disputate le due partite così sorteggiate:

REGGIO – JUCUNDITAS = 0-0 (per sorteggio vince la Jucunditas)

INTERNAZIONALE – BOLOGNA = 2-1

Lunedì 12 maggio era in programma la seconda giornata con le finali, ma il Bologna si ritirava e lasciava Reggio Emilia così perdendo ogni premio. A quel punto l'Internazionale acconsentiva a giocare – dopo aver disputato la finale con la Jucunditas – a giocare un'altra partita con il Reggio. Quindi davanti ad un pubblico forse ancor più numeroso del giorno prima, l'Internazionale si esibisce in due partite, entrambe della durata di un'ora ed entrambe terminate con il punteggio di 10 a 0 a suo favore. Una volta terminate le gare e le premiazioni la giornata viene conclusa all'Albergo della Stazione dove il Reggio F.C. “offerse una bicchierata agli ospiti milanesi”9. Reggio e Jucunditas si sarebbero incontrate la domenica successiva in conclusione del torneo.

Il 1913 calcistico reggiano non è importante soltanto per la disputa di questo prestigioso torneo che ha segnato comunque un momento decisivo per la penetrazione di questo sport nella società reggiana, è degno di nota anche perché in autunno viene inaugurato il primo campo nato proprio per giocarci le partite di calcio.

L'inaugurazione del campo in località Badia tra le odierne viale Risorgimento e via Terrachini avviene il 5 ottobre 1913, con tanto di madrina, la signora Elide Benelli, e musica offerta dalle Officine meccaniche. Non manca, ovviamente, il calcio con due partite: il Reggio Football Club batte il Parma 6-1 e il Como batte il Verona Football Club per 2-110. La Badia si presenta come un campo dalle dimensioni regolamentari per lo svolgimento delle partite di football delimitato lungo tutto il perimetro da una palizzata in legno. A tal proposito il quotidiano La Giustizia riporta anche un elenco provvisorio dei sottoscrittori delle quote per la costruzione del “campo chiuso”, peculiarità propria della Badia poiché il Mirabello all'epoca non era ancora recintato.

 

 

2Cfr. La Provincia di Reggio del 5 maggio 1913

3BASSI, ALESSANDRO, Il football italiano alla Grande guerra 1915-1918, Photocity Edizioni, Napoli, 2018

4Cfr. La Provincia di Reggio del 9 maggio 1913

5Ibidem

6Cfr. La Provincia di Reggio del 12 maggio 1913

7Antonio, Papa, Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna, 2002

8Cfr. per approfondimenti, tra gli altri, http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e.html

9Cfr. La Provincia di Reggio del 13 maggio 1913

10Cfr. La Giustizia del 4 ottobre 1913 e La Gazzetta dello Sport del 6 ottobre 1913

venerdì 9 agosto 2019

IL SECOLO GRANATA. 1913: QUANDO A REGGIO EMILIA CI INNAMORAMMO DEL FOOTBALL (E COSTRUIMMO PURE UNO STADIO)

 Quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata a Reggio Emilia aveva iniziato a rotolare e a prendere calci da pochi anni, per lo più nell'indifferenza generale. Quella piccola cittadin era entrata nel XX secolo in punta di piedi, con quella sua saggezza contadina che guardava all'oggi preparandosi al futuro bevendo vino rosso nelle sue osterie.
  Eppure, quasi nessuno si era era reso ancora conto che il futuro aveva le sembianze di quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata, di quella sfera che a furia di calci aveva iniziato a rotolare nel selciato antistante la Palestra fatta nascere dal garibaldino Camparini, perché l'esercizio fisico – ne era convinto – avrebbe prodotto copiosi e salutari benefici. Che poi lo sappiamo che il destino, oltre ad essere cinico e baro, spesso ha anche un sense of humor tutto suo, per dire che Camparini amava sì lo sport ma non certo questo nuovo football, ma proprio la palestra da lui regalata ai reggiani sarebbe diventata uno di quei luoghi dove i ragazzini avrebbero gettato il seme rivoluzionario del football, come si dice.
  Il calcio, il football, l'oppio di un popolo ancora di là a venire, a Reggio Emilia non aveva certo scaldato gli animi se non di uno sparuto gruppetto di baldi giovani che, anzi, ben presto aveva preso non solo a prendere a calci quella sfera di cuoio – che continuava a non essere molto aggraziata – ma anche a dare dei nomi alle squadre che spuntavano qua e là come funghi. Agli inizi degli anni'10 il bel suol d'amore veniva cantato dai nazionalisti, i socialisti contavano i primi morti sacrificati al sogno libico e i pochi colpiti dalla freccia di Cupido per il football giocavano e facevano piano piano proseliti.
  Tanto che nel 1913 a Reggio Emilia ci innamorammo finalmente del football.
  Perché il 1913 è davvero l'anno della rivoluzione calcistica reggiana, tra la povertà endemica di Borgo Emilio e il sogno dell'affrancamento dalla povertà che aveva le sembianze di quelle officine meccaniche che da pochi anni avevano ridisegnato il paesaggio appena fuori le antiche mura. Quella rivoluzione scandita dai calci a quella sfera di cuoio, che abbiamo già avuto modo di introdurre nel racconto, la vive appieno un giovane che si divide sentimentalmente tra afflati nazionalisti e calci a quella sfera di cuoio, un giovane che è uno dei motori dell'attività calcistica a Reggio Emilia tanto che è grazie a lui se nell'anno di grazia del Signore 1913 ai prati del Mirabello ci arriva a giocare addirittura l'Internazionale di Milano.
  L'Internazionale di Milano!
  Accidenti, questi hanno già vinto un titolo italiano, sono forti, belli, aitanti e tecnicamente danno del tu a quella sfera di cuoio!
  E verranno a Reggio a giocare!
  Un torneo!
  Questa sì che è bella!
  Il giovane reggiano in questione è Ulderico Pedroni, liceale e aspirante giornalista, nazionalista e consigliere di una squadra nata da poco, ma con un futuro prossimo affatto male: il Reggio Football Club. Per l'occasione i prati del Mirabello vengono sistemati in maniera tale che la sfera di cuoio – che intanto assume una certa grazia – possa rotolare bene e il pubblico stia bello comodo ad assistere allo spettacolo.
  Già, il pubblico: ma quanti andranno a vedere le partite?
  Pedroni si dà un gran da fare a pubblicizzare l'evento, ne scrive sui giornali, anima caffè e osterie, sa che quello è un momento decisivo, un'occasione unica, la classica occasione che non ci si deve far scappare.
  Piove.
  Accidenti se piove quella domenica!
  Viene giù a barili per tutta la mattinata: se non smette chi è quel povero cristo che ha voglia di mangiarsi in tutta fretta il suo piatto domenicale di cappelletti in brodo per andare a vedere dei giovinastri in mutandoni che si accapigliano inseguendo una sfera di cuoio? Il destino, cinico, baro, ironico è anche un po' insensibile e ci si mette sempre in mezzo. Pare proprio non voglia concedere al giovane gioco del calcio la possibilità di flirtare con i reggiani e ha aperto le cateratte del cielo. Magari ci ripensa, dai, in fondo il torneo inizia tra qualche ora, magari il destino lo si può cambiare. Perlomeno qualche volta accade.
No, non vi racconterò che al pomeriggio uscì un bel sole primaverile a scaldare la sonnacchiosa Reggio Emilia.
  Non ve lo racconterò perché non accadde.
  Ma le favole, quelle belle, quelle che magari diciamo di non amare perché siamo tutti d'un pezzo, ma che in fondo amiamo perché se non il cuore quantomeno ci scaldano due bei pezzi di erbazzone da gustare con del Lambrusco in compagnia, dai sì, quelle favole lì insomma, esistono, eccome se esistono, e sono più potenti del destino, un vento rivoluzionario e vigoroso che spazza via nuvole e temporali.
  Ulderico Pedroni e gli altri poco prima di lasciare le loro abitazioni alzano il naso all'insù: non piove più, è già qualcosa, ma il sole ecco, il sole proprio non si vede. Andiamo a giocare, che tanto noi si gioca con qualsiasi tempo! Sì, noi sì, ma qualcuno a vederci verrà? Eh, perché come già si è detto Reggio non è che abbia perso la testa per il football. Sino a quel giorno.
  Però il destino sarà anche cinico, baro, ironico e insensibile, ma lo si può cambiare.
  E quel pomeriggio il destino del football a Reggio cambiò.
  Oltre duemila e cinquecento persone – molte le donne – anche senza il conforto del sole si accomodarono sulla piccola tribuna e lungo il perimetro del campo non prima di aver lasciato la loro offerta alla causa. Si poteva dire che finalmente era scoppiato l'amore tra la città di Reggio Emilia e il football!
  Vive l'amour! E viva anche il football, ché da quel giorno nulla sarebbe stato più come prima a Reggio Emilia.
  Non molto lontano da lì, dai prati del Mirabello si intende, già da alcuni mesi si stava lavorando a qualcosa di grosso. Un sogno talmente ardito, talmente abbacinante che il destino – cinico, baro, ironico, insensibile e umorale – si sarebbe piegato per sempre alla volontà di potenza del calcio reggiano.
  In quel 1913, mentre ad altre latitudini si stavano addensando nubi sempre più scure, a Reggio Emilia ci innamorammo talmente tanto di quella palla di cuoio – ora sì di una grazia estasiante! - che non ci accontentammo di guardare e giocare questo nuovo gioco, ma facemmo di più, completammo la nostra piccola, domestica e universale rivoluzione con la costruzione di uno stadio.
  Sì, sì, avete letto bene: uno stadio!
  Fatto proprio come si deve, con il muro di cinta e la tribuna. A Reggio Emilia.
  Un prodigio di quella gente umile e vitale che concorse volentieri sostenendo con una sottoscrizione popolare le spese per la realizzazione di un piccolo gioiello sportivo.
  Vero che il destino spesso è cinico, baro, ironico, insensibile, umorale e dispettoso ma quella volta, quella volta in quel 1913 fu anche sconfitto. E questo lo pensarono in tanti il giorno dell'inaugurazione, quando il pubblico delle grandi occasioni si lasciò coccolare al nuovo campo sportivo alla Badia dalla musica e dalle reti con le quali il Reggio vinse nettamente contro i cugini mai amati del Parma.
  Quella palla di cuoio così aggraziata con il suo rotolare aveva portato un vento nuovo in città: non lo sentite anche voi? 

Ulderico Pedroni