lunedì 5 agosto 2019

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venerdì 26 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO



Nato a Buenos Aires da padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana.
Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio


Migrante nella Belle epoque. Cesare Fanti alla vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel novembre 1921 dalle colonne de La Gazzetta dello Sport domanda alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di nazionalità elvetica1. Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori dei primi anni pionieristici. 
Etoile des Deux Lacs

Romano, che soltanto nel dicembre del 1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza italiana2, lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul Romano, anch'egli calciatore. 
Con l'Etoile des Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne, Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914 Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa formazione belga3.  
Ligue Parisienne de Football
Nell'aprile del 1913 Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0 grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4. Sarà la sua unica presenza con la Francia.

Esordio italiano. Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano, da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti, tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66

Se potessi avere mille lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un esiguo rimborso spese7. Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano. Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli inizi non sono affatto semplici. 
Archivio biblioteca Panizzi
 
Un golden gol...Felice. È l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a 2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146 minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine di quella interminabile sofferenza.

Dal granata all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una sua rete. 
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia del campionato une delle più accreditate pretendenti alla promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo. Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5 partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del suo rapporto con la Nazionale8. L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
(...) Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni. (…) Romano, che deve alla «rosea» - diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo, resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del football”9.
Romano giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6 aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di questi giocatori è proprio Felice Romano10
schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione. 
 
Un giro di tango con il Grifone. Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo calcistica. 
Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio 1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il Mirabello riporta la traduzione di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo la prestazione di Romano:
Nella linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed efficace in ogni momento, l'«half» italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli, ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra italiana”11.

Reggio Emilia per sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca un paio di partite12, segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana al Mirabello il 17 marzo 192913. La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.

Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini
Sarà allenatore dei granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un tempolento, lontano dal clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno 60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri “immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia, soltanto con la compagnia di pochissimi amici14. Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua leggenda.

 
1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 novembre 1921
2Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1920
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 marzo 1921
7DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
8SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr. Il Mirabello del 21 ottobre 1923
12DEL BUE, MAURO, Op. cit.
13SERRA, LUCIANO, Op. cit.
14Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971

giovedì 18 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. STAGIONE 1923/24

CAMPIONATO SECONDA DIVISIONE GIRONE F

La rivista "Il Calcio" presenta la prima squadra, la squadra riserve e i dirigenti della Reggiana alla vigilia del campionato che i granata vinceranno - al termine dello spareggio contro l'Olimpia Fiume - venendo così promossi in Prima Divisione, l'odierna serie A.

Prima squadra

giovedì 11 luglio 2019

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Lo Sport Illustrato" n.15 del 1 agosto 1916

Un ricordo sportivo di Cesare Battisti al banchetto tenuto in occasione della gara amichevole tra l'Italia e una rappresentativa franco-belga del 1° gennaio 1915 all'Arena di Milano. Nell'occasione - come ho raccontato nel mio volume "1915. Dal football alle trincee" (Bradipolibri Editore, 2015) - l'Italia giocò con una divisa bianca fregiata dell'alabarda di Trieste.


sabato 6 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. 1973: LA LUCE DI REGGIANA-INTER

(Davvero orgoglioso e contento che l'amico Stefano Bedeschi, blogger de "Il Pallone Racconta", ci abbia regalato il racconto di quel Reggiana - Inter del maggio 1973 valido per il secondo turno della fase finale della Coppa Italia)

Reggio Emilia, 31 maggio 1973
Reggiana-Inter: 2-3
(sospesa al 15’ del secondo tempo per sabotaggio all’impianto di illuminazione. Gara data vinta dall’Inter per 2 a 0)
Reggiana: Bartolini; Marini e Malisan; Fabbian, Benincasa e Stefanello; Spagnolo, Donina, Zandoli, Zanon e Passalacqua. Allenatore: Galbiati.
Inter: Vieri; Bellugi e Facchetti; Oriali, Giubertoni e Burgnich; Massa, Mazzola, Boninsegna, Bedin e Corso. Allenatore: Masiero.
Arbitro: Cantelli di Firenze.
Gol: Mazzola (I) all’8’, Spagnolo (R) al 13’, Massa (I) al 21’, Mazzola (I) al 40’, Zandoli (R) al 57’.

DA "UNA STORIA REGGIANA" DI MAURO DEL BUE
Questa notte è una notte speciale. È la grande notte. Dopo il pari di Torino con la Juve, che ha appena vinto lo scudetto, oggi possiamo dimostrare che siamo all’altezza anche della grande Inter, che il campionato l’ha vinto l’anno precedente.
Si parte con Mazzola che riprende una punizione sgorgata dal magico piede sinistro di Mariolino Corso e insacca con un inesorabile rasoterra.
Ma Zanon non ci sta. Cinque minuti dopo si ingobbisce e con la sua zazzera al vento si beve due avversari (Corso e Bellugi, mica due qualsiasi) e allunga a Spagnolo che dal limite dell’area fulmina Vieri. Esplode il Mirabello.
Ma al 21’ Bartolini non trattiene un tiro di Boninsegna e la palla viene ripresa da Facchetti che crossa al centro a Massa. A porta vuota l’ala destra nerazzurra insacca il 2-1.
Al 33’ Zandoli si incunea in area e colpisce la traversa, ma al 40’ Mazzola si mangia tutti. E il suo show finisce in bellezza con la terza rete nerazzurra.
Finito? No, alla ripresa la Reggiana insiste e al 13’ Zandoli, su assist di Passalacqua, la mette dentro con una mezza rovesciata da serie A.
Possiamo recuperare e ritorniamo all’attacco, ma al 15’ si spegne la partita. Nel senso letterale del termine. I nuovi fari non funzionano più.
Si resta tutti al buio e si va a casa.
Erano tempi di agitazioni e di forti tensioni. Ma che un gruppo di estremisti decidesse di far opera di sabotaggio facendo saltare la luce in tutta la zona del Mirabello nel corso della partita, nessuno poteva davvero prevederlo. Si verificò e gli esaltati deposero anche alcuni cartelli: «No al calcio strumento dei padroni», «Operaio, diserta lo stadio, droga dei padroni» e «Reggiana uguale padroni, Lombardini uguale potere, potere uguale DC».
La verità è che gli unici danneggiati furono proprio gli sportivi (erano in 13.000 al Mirabello), compresi molti operai, anche della Lombardini, che tifavano Reggiana e che avevano comprato un biglietto, anche a caro prezzo, e furono costretti a rincasare al 15’ del secondo tempo, poco dopo il gol di Zandoli che aveva portato il punteggio sul 3-2 a favore dei milanesi e poco dopo l’inizio della possibile rimonta granata.
La partita fu data vinta all’Inter per 2-0, anche se non si comprende tuttora cosa c’entri la responsabilità oggettiva col sabotaggio. Né la Reggiana con la contestazione.



DA “LA STAMPA”
È stato un sabotaggio ad interrompere l’incontro per il secondo turno di Coppa Italia fra Reggiana ed Inter, disputatosi ieri sera al Mirabello. Al 60’ di gioco, quando la squadra milanese conduceva per 3 reti a 2, i riflettori del campo si sono spenti di colpo e con essi è venuta a mancare la luce in una vastissima zona.
Pochi secondi prima un guizzo bluastro, accompagnato da uno scoppio, aveva lacerato il cielo. Polizia e carabinieri, precipitatisi verso una cabina di alimentazione posta ad alcune centinaia di metri dal campo, hanno scoperto l’origine del guasto. Ignoti avevano lanciato sui conduttori a 15.000 volts una corda agganciata ad un mattone e recante all’altra estremità un pezzo di filo di rame della lunghezza di un metro terminante con un uncino. La corda, scavalcati i fili della corrente, con la parte terminale costituita dal pezzo di rame, ha provocato il corto circuito che ha fatto saltare gli interruttori di una serie di cabine di alimentazione. Fortunatamente i fili della corrente elettrica finiti a terra ancora sotto tensione, non hanno provocato vittime in quanto gli agenti hanno provveduto a tener lontana la gente che stava dirigendosi verso la cabina.
L’opera dei tecnici dell’Enel per riparare il guasto è stata difficile, soprattutto a causa della marea di auto parcheggiate attorno allo stadio e che ha impedito l’uso immediato di ponti aerei e di altre attrezzature. La luce è ritornata dopo circa un’ora e mezzo, quando erano già al buio tutta la zona adiacente lo stadio ed un altro vasto quartiere della città, che si trova nella direzione opposta a quella dello stadio.
Gli inquirenti hanno provveduto a consegnare alla magistratura la corda, il mattone e quanto era rimasto del cavo di rame che aveva provocato il corto circuito. Un uomo che passeggiava nei pressi della cabina, teatro dell’attentato, ha affermato di aver scorto subito dopo il lampo tre persone fuggire al buio. I vigili del fuoco sono intervenuti con una potente fotoelettrica provvedendo ad illuminare il centro del campo dall’esterno. Gruppi elettrogeni che alimentavano altri impianti d’illuminazione sono stati messi in funzione per rischiarare le uscite.
Le diciottomila persone, che stipavano ogni ordine di posti dello stadio, hanno atteso pazientemente senza panico anche perché la notizia non si è diffusa fortunatamente in modo drammatico.
Alle 23,15, scaduto il tempo regolamentare, l’arbitro Cantelli di Firenze, alla luce della fotoelettrica, ha dato il segnale di chiusura.
Stamane il presidente della Reggiana, commendator Carlo Visconti, ha fatto il punto sulla vicenda. Dopo aver rivolto parole di plauso al pubblico per l’esemplare comportamento dimostrato, il commendator Visconti ha affermato che, esaminate le ragioni della sospensione non imputabili alla società in quanto l’interruzione è stata provocata a distanza notevole dal campo, l’incontro dovrà essere ripetuto in omaggio ai più elementari principi di giustizia sportiva.
Frattanto polizia e carabinieri sono impegnati nella ricerca degli attentatori dei quali si sono perse le tracce. Attorno allo stadio sono stati trovati affissi manifesti sui quali è stato scritto a mano: «Reggiana, serva dei padroni. Un giorno di stipendio per assistere ad un incontro». Qualcuno vorrebbe porre in relazione questa protesta con l’atto di sabotaggio ma sembra che i manifesti siano stati attaccati diverse settimane fa.
In merito alla decisione del giudice sportivo, l’Inter è convinta di avere partita vinta per 2 a 0 a tavolino. In materia esiste un solo precedente, quello di Coppa Italia fra Lazio e Roma del 1969: mancò la luce e Lo Bello dovette sospendere l’incontro che fu dato vinto per 2 a 0 ai biancocelesti. Allora peraltro si era trattato di un guasto tecnico alle cabine di alimentazione mentre a Reggio è provato il sabotaggio.
Tocca all’avvocato Barbé decidere se la Reggiana è o meno responsabile dell’accaduto e quindi decidere il 2 a 0 per l’Inter oppure la ripetizione dell’incontro.

(di: Stefano Bedeschi)

martedì 2 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA


































CAMPIONATO PROMOZIONE 1914/15

Il Reggio F.C. e la Juventus Reggio punite dal Comitato Regionale Veneto-Emiliano: soprattutto nei riguardi del Reggio il C.R. V-E. pretende un maggiore rispetto dei suoi tesserati verso il Comitato stesso.

mercoledì 26 giugno 2019

IL SECOLO GRANATA. AMICHEVOLI INTERNAZIONALI DEGLI ANNI'20 AL MIRABELLO

Sin dalle sue origini il calcio italiano si è sempre confrontato con quello estero, organizzando amichevoli che venivano enfaticamente etichettate come “di lusso” con squadre svizzere, francesi, tedesche e danubiane. In particolare il fine settimana pasquale veniva sospeso il campionato per dar modo alle società di organizzare questo tipo di manifestazioni che tanto seguito avevano tra il pubblico e che negli anni avevano avuto il merito di far conoscere il gioco del football agli italiani.
Reggiana – Montreux. Anche la Reggiana non si sottrae all'usanza e nel marzo del 1921 invita a Reggio la squadra svizzera del Montreux Sport che La Gazzetta dello Sport del 27 marzo così presenta ai suoi lettori:
(...) tra le compagini elvetiche è fra quelle che propendono ad un singolare sistema di gioco che sembra accostarsi, per la rapidità e la leggerezza, ai teams latini: doppiamente interessante la disputa, che promette di riuscire combattuta brillantemente e che assicura da parte dei reggiani una difesa accanita, seguita da vivaci contrattacchi”1.
Gazzetta dello Sport 30.03.1921
L'occasione è l'inaugurazione della copertura della bella tribuna in legno capace di circa 300 spettatori alzata un anno prima al Mirabello. La Reggiana quel giorno si schiera con:
Agazzani; Taddei, Crotti; Vacondio, Bottazzi, Levrini; Milano, Simonini, Cagnoli, Lumetti, Giberti.
L'allenatore è un austriaco, il viennese Karl Sturmer il cui arrivo a Reggio è un colpo davvero notevole. Sturmer infatti negli anni giovanili antecedenti la Prima guerra mondiale aveva giocato per il First Vienna e per il Wiener Atletiksport con il quale vinse il campionato austriaco nel 1914/15. Dopo la guerra intraprende la carriera da allenatore e viene ingaggiato dalla Reggiana nel 1920 impostando nuovi metodi di allenamento. Come ricorda Serra nella sua “Maglia granata e calzoncini blu” Sturmer “se uno non sapeva tirare di sinistro lo faceva giocare senza la scarpa destra”2.
La Reggiana vince quell'incontro 3 a 1 con doppietta di Cagnoli e rete di Vacondio; così La Gazzetta dello Sport commenta l'incontro:
(...) La squadra reggiana, in vero continuo progresso di forma, ha giocato oggi una delle sue più belle partite. Ha dimostrato di avere moto appreso dagli ultimi incontri disputati con squadre di classe, e di essere sulla via di un vero perfezionamento tecnico. (…) Specialmente si distinsero il portiere Agazzani, il terzino Taddei, che giocò una partita veramente magnifica spesso sorprendendo per la sicurezza del calcio, l'esatto senso della posizione e la potenza del rimando; il capitano Vacondio, pronto e sicuro, e l'ala destra Milano, potente e precisa”3.


Reggiana-Montreux, fotografia tratta dal volume di M. Del Bue
Reggiana – Gratzer. Tre anni dopo, nell'estate del 1924 la Reggiana conquista nello spareggio contro l'Olimpia di Fiume l'accesso alla Prima Divisione (l'odierna Serie A) e la campagna acquisti è sontuosa: oltre a Baviera, Vannini e Panzacchi, da Vienna arrivano gli austriaci Anton Powolny e il diciottenne Jacob Huber. Powolny era giocatore già affermato e in quella stagione sarà assoluto protagonista con la maglia granata; Huber invece era un giovane di sicuro avvenire solo che giocò pochissime partite a Reggio perché – come racconta Del Bue – la famiglia era contraria che continuasse a giocare in Italia tanto che dopo poche partite lo zio lo venne a prendere costringendolo a tornare in Austria4. Fatto è che l'inizio di quel primo campionato in massima serie per la Reggiana è positivo e per le feste di fine anno la dirigenza organizza un'importante amichevole internazionale, fissata per la vigilia di Natale del 1924 quando, sempre al Mirabello, i granata ospitano i campioni della Stiria del Gratzer Athletik Sport Club, impegnata in una tournée in Italia. L'incontro, che porta al Mirabello tanto pubblico, termina sul 2-2 con doppietta granata segnata da Powolny5.

Reggiana – Deutscher. Senza dubbio, però, l'amichevole internazionale più prestigiosa giocata negli anni'20 dalla Reggiana è quella contro i praghesi del Deutscher. 

Il Mirabello 10.01.1926
Durante i primi giorni del 1926 l'Italia calcistica incontrava i maestri danubiani di Cecoslovacchia e Ungheria in una serie di amichevoli tra squadre di club, mentre la Nazionale il 17 gennaio si misurava contro la Cecoslovacchia.
Gli ungheresi del Nemzeti, dopo aver vinto a Roma contro la Lazio (1-0), domenica 10 gennaio sono gli “sparring partner” dell'Italia in un'amichevole in preparazione all'incontro con la Cecoslovacchia. La stessa domenica a Reggio Emilia, allo stadio Mirabello, arriva la forte compagine del Deutscher di Praga cioè la squadra internazionale più forte mai ospitata sino ad allora al Mirabello.
La Reggiana anche quell'anno è in Prima Divisione, dopo il buon ottavo posto conquistato nel campionato precedente e si rafforza prendendo l'ungherese Arpad Hajos e il terzino Vercelli che alcuni anni prima aveva vinto il campionato “federale” con la Novese. Soprattutto sono restati Powolny e Felice Romano, oltre a Sturmer come tecnico.
Il Deutscher Fussball Club all'epoca è un'importante squadra di Praga, espressione della comunità ebraica tedesca della città. Dopo aver vinto il campionato della Boemia-Moravia del 1896 il Deutscher gioca anche nel torneo tedesco sino al 1904 quando la Federazione calcistica tedesca si affilia alla FIFA: da quel momento la squadra praghese partecipa soltanto ai tornei austro-ungarici e dal 1918 a quello cecoslovacco, a seguito della nascita dello stato indipendente della Cecoslovacchia. Gli anni'20 sono anni di grandi vittorie per la squadra, vera dominatrice del campionato dei Sudeti tedeschi e molta è l'attesa della sua esibizione in Italia, prima con il Milan e poi con la Reggiana. I rossoneri vengono schiantati 8 a 0 e La Gazzetta dello Sport così la vigilia del match contro la Reggiana presenta la gara: “(…) La Reggiana opposta a un grande avversario dovrà difendersi per uscire con onore dalla più difficile prova della sua carriera.6
Vignetta Guerin Sportivo 14.01.1926
Sempre il giornale milanese nel numero del 7 gennaio, commentando la nettissima vittoria dei boemi sul Milan così descriveva le doti del Deutscher:
(...) La velocità di tutti gli attaccanti, lo scatto felino per smarcarsi, la risolutezza nel puntare sul goal, i passaggi precisi in profondità, l'arte di bloccare il pallone e deviarlo al volo verso il compagno già lanciato, la disinvoltura nel variare il giuoco che è stato tenuto alto o raso a terra con assoluta padronanza, la potenza e la decisione nel tiro in goal (...)7”.
Il periodico e organo ufficiale del Comitato Provinciale Reggiano dell'ULIC Il Mirabello così invece presenta agli sportivi reggiani la prestigiosa partita in programma:
Domenica 10 corr. sarà ospite della Associaz. Calcio Reggiana il Deutscher foot-ball club di Praga. I dirigentidel club granata non si sono risparmiati sacrifici pur di accaparrarsi questi maestri del calcio, onde il pubblico reggiano possa ammirare tutta la bellezza tecnica di questo sport”8.
Così il 10 gennaio il Deutscher arriva a Reggio Emilia a giocare contro la Reggiana al Mirabello, peraltro davanti ad un pubblico non numeroso9, non prima di essere stato ricevuto con tutti gli onori in municipio10. Le due squadre si schierano con queste formazioni:
Reggiana: Gelati; Vercelli, Ramello; Cometti, Hajos, Bezzecchi; Sereno, Powolny, Marchi, Romano, Povero.
Deutscher: Zsigmond; Ottoway, Weigelhofer; Mahrer, Steffel, Korpholz; Bobar, Patek, Kanhauser, Sedlacsek, Less.
Il Mirabello 10.01.1926

Pronti, via e subito Sereno si divora una buona occasione tirando alto, poi i praghesi prendono il comando e dopo 10 minuti vanno in vantaggio con Patek. La Reggiana cerca di scuotersi e prima con Romano e poi ancora con Sereno manca il goal che invece non sbaglia il Deutscher che nel giro di una decina di minuti segna a raffica ancora con Patek e poi con Less e Sedlacsek. 4 a 0 per gli ospiti quando il pubblico comincia a rumoreggiare. Al 27° finalmente la Reggiana riesce a segnare: Hajos semina l'avversario, passa a Povero che allunga a Romano che riesce a battere sotto misura il portiere boemo, quel Zsigmond che l'anno successivo sarebbe venuto a Reggio a difendere i colori granata. La rete di Romano è soltanto una parentesi, la furia boema non si è ancora placata tanto che attorno alla mezzora prima Kanhaauser (forse con un fallo) e poi ancora Patek (tripletta per lui) portano a sei le reti degli ospiti. Prima dell'intervallo c'è solo il tempo per Powolny per farsi parare un rigore da Zsigmond: il primo tempo termina 6 a 1 per il Deutscher. Nella ripresa un rigore realizzato da Weigelhofer e la rete di Powolny fissano il risultato finale sul 7-2 per il Deutscher, ma sono proprio le due reti che la Reggiana è riuscita a realizzare che meritano di essere sottolineate: “(...) i due goals sono l'indice della difesa onorevole della squadra granata, tanto più significati se si pensa che il Deutscher nella sua attuale tournée in Germania, nella Svizzera e in Italia ben raramente vide la rete inviolata”11.
Per concludere, lasciamo le parole con le quali il redattore de Il Mirabello ha raccontato l'impressione che i boemi suscitarono, facendo “rimanere ammirati e stupefatti il pubblico, l'arbitro e i nostri giocatori”12.

 
Fotografia tratta da Il Calcio 17.01.1926


1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 27 marzo 1921
2SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu”, sta in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989, OLMA editrice, 1989, Reggio Emilia, pag. 5
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 30 marzo 1921
4DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
5Cfr. Il Mirabello n. 1 del 25 gennaio 1925
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 gennaio 1926
7Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 gennaio 1926
8Cfr. Il Mirabello del 10 gennaio 1926
9Cfr. Il Mirabello del 24 gennaio 1926
10Serra, Luciano, Op. cit., pag.17
11Cfr. La Gazzetta dello Sport del 11 gennaio 1926
12Cfr. Il Mirabello del 24 gennaio 1926