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lunedì 5 agosto 2019
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venerdì 26 luglio 2019
IL SECOLO GRANATA. FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO
Nato a Buenos Aires da
padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria
della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con
la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione
nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana.
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| Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio |
Migrante nella Belle
epoque. Cesare Fanti alla
vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel
novembre 1921 dalle colonne de La
Gazzetta dello Sport domanda
alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di
nazionalità elvetica1.
Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua
volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori
dei primi anni pionieristici.
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| Etoile des Deux Lacs |
Romano, che soltanto nel dicembre del
1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza
italiana2,
lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato
in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel
luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove
gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene
comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul
Romano, anch'egli calciatore.
Con l'Etoile des
Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne,
Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in
finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914
Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro
internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa
formazione belga3.
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| Ligue Parisienne de Football |
Nell'aprile del 1913
Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella
partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0
grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4.
Sarà la sua unica presenza con la Francia.
Esordio italiano.
Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in
Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone
con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo
campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al
centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata
contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport
racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti
Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con
la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano,
da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica
prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel
suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti,
tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il
Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66!
Se potessi avere mille
lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di
allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella
massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in
quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i
fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia
il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla
sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni
uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i
fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad
accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire
al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per
gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un
esiguo rimborso spese7.
Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli
anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere
quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano.
Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata
segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli
inizi non sono affatto semplici.
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| Archivio biblioteca Panizzi |
Un
golden gol...Felice. È
l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due
campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione
e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima
Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite
di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e
Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla
difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova
a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a
nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a
giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano
si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la
gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna
altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a
2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello
spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena
una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146
minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano
segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti
dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che
non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la
partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non
riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache
riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma
finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi
supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a
segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana
la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine
di quella interminabile sofferenza.
Dal granata
all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il
livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il
leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche
nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad
allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella
stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla
Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo
spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una
sua rete.
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed
affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia
del campionato une delle più accreditate pretendenti alla
promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come
detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo.
Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un
millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e
non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto
l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche
la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5
partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano
destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta
di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a
terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del
suo rapporto con la Nazionale8.
L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che
l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo
l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
“(...)
Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni.
(…) Romano, che deve alla «rosea»
- diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla
nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo,
resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del
football”9.
Romano
giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi
una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6
aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima
apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene
ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di
concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate
entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così
Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di
questi giocatori è proprio Felice Romano10.
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| schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano |
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai
avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della
nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata
perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo
che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione.
Un
giro di tango con il Grifone.
Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga
ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per
l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice
anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una
stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate
del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo
calcistica.
![]() |
| Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona |
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in
giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée
in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto
prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione
appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a
Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini
dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio
1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a
Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette
in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il
Mirabello riporta la traduzione
di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo
la prestazione di Romano:
“Nella
linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui
era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De
Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed
efficace in ogni momento, l'«half»
italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli,
ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può
darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra
italiana”11.
Reggio Emilia per
sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa
nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli
permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato
ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel
frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca
un paio di partite12,
segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana
al Mirabello il 17 marzo 192913.
La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella
Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al
chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.
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| Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini |
Sarà allenatore dei
granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il
campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche
partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà
sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza
tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che
nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un
tempolento, lontano dal
clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti
galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno
60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per
sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri
“immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di
ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una
cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi
anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia,
soltanto con la compagnia di pochissimi amici14.
Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di
alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali
vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano
all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio
Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di
enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono
a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro
Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età
di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua
leggenda.
1Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
5 novembre 1921
2Cfr.
Il Resto del Carlino del 21
agosto 1971
3Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
9 febbraio 1920
6Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
8 marzo 1921
7DEL
BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le
partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione,
Montecchio,
2007
9Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr.
Il Mirabello del 21 ottobre
1923
12DEL
BUE, MAURO, Op. cit.
14Cfr.
Il Resto del Carlino del 21
agosto 1971
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giovedì 18 luglio 2019
IL SECOLO GRANATA. STAGIONE 1923/24
CAMPIONATO SECONDA DIVISIONE GIRONE F
La rivista "Il Calcio" presenta la prima squadra, la squadra riserve e i dirigenti della Reggiana alla vigilia del campionato che i granata vinceranno - al termine dello spareggio contro l'Olimpia Fiume - venendo così promossi in Prima Divisione, l'odierna serie A.
La rivista "Il Calcio" presenta la prima squadra, la squadra riserve e i dirigenti della Reggiana alla vigilia del campionato che i granata vinceranno - al termine dello spareggio contro l'Olimpia Fiume - venendo così promossi in Prima Divisione, l'odierna serie A.
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| Prima squadra |
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giovedì 11 luglio 2019
ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO
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| Lo Sport Illustrato" n.15 del 1 agosto 1916 |
Un ricordo sportivo di Cesare Battisti al banchetto tenuto in occasione della gara amichevole tra l'Italia e una rappresentativa franco-belga del 1° gennaio 1915 all'Arena di Milano. Nell'occasione - come ho raccontato nel mio volume "1915. Dal football alle trincee" (Bradipolibri Editore, 2015) - l'Italia giocò con una divisa bianca fregiata dell'alabarda di Trieste.
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sabato 6 luglio 2019
IL SECOLO GRANATA. 1973: LA LUCE DI REGGIANA-INTER
(Davvero orgoglioso e contento che l'amico Stefano Bedeschi, blogger de "Il Pallone Racconta", ci abbia regalato il racconto di quel Reggiana - Inter del maggio 1973 valido per il secondo turno della fase finale della Coppa Italia)
Reggio
Emilia, 31 maggio 1973
Reggiana-Inter:
2-3
(sospesa
al 15’ del secondo tempo per sabotaggio all’impianto di
illuminazione. Gara data vinta dall’Inter per 2 a 0)
Reggiana:
Bartolini; Marini e Malisan; Fabbian, Benincasa e Stefanello;
Spagnolo, Donina, Zandoli, Zanon e Passalacqua. Allenatore: Galbiati.
Inter:
Vieri; Bellugi e Facchetti; Oriali, Giubertoni e Burgnich; Massa,
Mazzola, Boninsegna, Bedin e Corso. Allenatore: Masiero.
Arbitro:
Cantelli di Firenze.
Gol:
Mazzola (I) all’8’, Spagnolo (R) al 13’, Massa (I) al 21’,
Mazzola (I) al 40’, Zandoli (R) al 57’.
DA "UNA
STORIA REGGIANA" DI MAURO DEL BUE
Questa
notte è una notte speciale. È la grande notte. Dopo il pari di
Torino con la Juve, che ha appena vinto lo scudetto, oggi possiamo
dimostrare che siamo all’altezza anche della grande Inter, che il
campionato l’ha vinto l’anno precedente.
Si parte
con Mazzola che riprende una punizione sgorgata dal magico piede
sinistro di Mariolino Corso e insacca con un inesorabile rasoterra.
Ma Zanon
non ci sta. Cinque minuti dopo si ingobbisce e con la sua zazzera al
vento si beve due avversari (Corso e Bellugi, mica due qualsiasi) e
allunga a Spagnolo che dal limite dell’area fulmina Vieri. Esplode
il Mirabello.
Ma al 21’
Bartolini non trattiene un tiro di Boninsegna e la palla viene
ripresa da Facchetti che crossa al centro a Massa. A porta vuota
l’ala destra nerazzurra insacca il 2-1.
Al 33’
Zandoli si incunea in area e colpisce la traversa, ma al 40’
Mazzola si mangia tutti. E il suo show finisce in bellezza con la
terza rete nerazzurra.
Finito?
No, alla ripresa la Reggiana insiste e al 13’ Zandoli, su assist di
Passalacqua, la mette dentro con una mezza rovesciata da serie A.
Possiamo
recuperare e ritorniamo all’attacco, ma al 15’ si spegne la
partita. Nel senso letterale del termine. I nuovi fari non funzionano
più.
Si resta
tutti al buio e si va a casa.
Erano
tempi di agitazioni e di forti tensioni. Ma che un gruppo di
estremisti decidesse di far opera di sabotaggio facendo saltare la
luce in tutta la zona del Mirabello nel corso della partita, nessuno
poteva davvero prevederlo. Si verificò e gli esaltati deposero anche
alcuni cartelli: «No al calcio strumento dei padroni», «Operaio,
diserta lo stadio, droga dei padroni» e «Reggiana uguale padroni,
Lombardini uguale potere, potere uguale DC».
La verità
è che gli unici danneggiati furono proprio gli sportivi (erano in
13.000 al Mirabello), compresi molti operai, anche della Lombardini,
che tifavano Reggiana e che avevano comprato un biglietto, anche a
caro prezzo, e furono costretti a rincasare al 15’ del secondo
tempo, poco dopo il gol di Zandoli che aveva portato il punteggio sul
3-2 a favore dei milanesi e poco dopo l’inizio della possibile
rimonta granata.
La
partita fu data vinta all’Inter per 2-0, anche se non si comprende
tuttora cosa c’entri la responsabilità oggettiva col sabotaggio.
Né la Reggiana con la contestazione.
DA “LA
STAMPA”
È stato
un sabotaggio ad interrompere l’incontro per il secondo turno di
Coppa Italia fra Reggiana ed Inter, disputatosi ieri sera al
Mirabello. Al 60’ di gioco, quando la squadra milanese conduceva
per 3 reti a 2, i riflettori del campo si sono spenti di colpo e con
essi è venuta a mancare la luce in una vastissima zona.
Pochi
secondi prima un guizzo bluastro, accompagnato da uno scoppio, aveva
lacerato il cielo. Polizia e carabinieri, precipitatisi verso una
cabina di alimentazione posta ad alcune centinaia di metri dal campo,
hanno scoperto l’origine del guasto. Ignoti avevano lanciato sui
conduttori a 15.000 volts una corda agganciata ad un mattone e
recante all’altra estremità un pezzo di filo di rame della
lunghezza di un metro terminante con un uncino. La corda, scavalcati
i fili della corrente, con la parte terminale costituita dal pezzo di
rame, ha provocato il corto circuito che ha fatto saltare gli
interruttori di una serie di cabine di alimentazione. Fortunatamente
i fili della corrente elettrica finiti a terra ancora sotto tensione,
non hanno provocato vittime in quanto gli agenti hanno provveduto a
tener lontana la gente che stava dirigendosi verso la cabina.
L’opera
dei tecnici dell’Enel per riparare il guasto è stata difficile,
soprattutto a causa della marea di auto parcheggiate attorno allo
stadio e che ha impedito l’uso immediato di ponti aerei e di altre
attrezzature. La luce è ritornata dopo circa un’ora e mezzo,
quando erano già al buio tutta la zona adiacente lo stadio ed un
altro vasto quartiere della città, che si trova nella direzione
opposta a quella dello stadio.
Gli
inquirenti hanno provveduto a consegnare alla magistratura la corda,
il mattone e quanto era rimasto del cavo di rame che aveva provocato
il corto circuito. Un uomo che passeggiava nei pressi della cabina,
teatro dell’attentato, ha affermato di aver scorto subito dopo il
lampo tre persone fuggire al buio. I vigili del fuoco sono
intervenuti con una potente fotoelettrica provvedendo ad illuminare
il centro del campo dall’esterno. Gruppi elettrogeni che
alimentavano altri impianti d’illuminazione sono stati messi in
funzione per rischiarare le uscite.
Le
diciottomila persone, che stipavano ogni ordine di posti dello
stadio, hanno atteso pazientemente senza panico anche perché la
notizia non si è diffusa fortunatamente in modo drammatico.
Alle
23,15, scaduto il tempo regolamentare, l’arbitro Cantelli di
Firenze, alla luce della fotoelettrica, ha dato il segnale di
chiusura.
Stamane
il presidente della Reggiana, commendator Carlo Visconti, ha fatto il
punto sulla vicenda. Dopo aver rivolto parole di plauso al pubblico
per l’esemplare comportamento dimostrato, il commendator Visconti
ha affermato che, esaminate le ragioni della sospensione non
imputabili alla società in quanto l’interruzione è stata
provocata a distanza notevole dal campo, l’incontro dovrà essere
ripetuto in omaggio ai più elementari principi di giustizia
sportiva.
Frattanto
polizia e carabinieri sono impegnati nella ricerca degli attentatori
dei quali si sono perse le tracce. Attorno allo stadio sono stati
trovati affissi manifesti sui quali è stato scritto a mano:
«Reggiana, serva dei padroni. Un giorno di stipendio per assistere
ad un incontro». Qualcuno vorrebbe porre in relazione questa
protesta con l’atto di sabotaggio ma sembra che i manifesti siano
stati attaccati diverse settimane fa.
In merito
alla decisione del giudice sportivo, l’Inter è convinta di avere
partita vinta per 2 a 0 a tavolino. In materia esiste un solo
precedente, quello di Coppa Italia fra Lazio e Roma del 1969: mancò
la luce e Lo Bello dovette sospendere l’incontro che fu dato vinto
per 2 a 0 ai biancocelesti. Allora peraltro si era trattato di un
guasto tecnico alle cabine di alimentazione mentre a Reggio è
provato il sabotaggio.
Tocca
all’avvocato Barbé decidere se la Reggiana è o meno responsabile
dell’accaduto e quindi decidere il 2 a 0 per l’Inter oppure la
ripetizione dell’incontro.
(di: Stefano Bedeschi)
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martedì 2 luglio 2019
IL SECOLO GRANATA
CAMPIONATO PROMOZIONE 1914/15
Il Reggio F.C. e la Juventus Reggio punite dal Comitato Regionale Veneto-Emiliano: soprattutto nei riguardi del Reggio il C.R. V-E. pretende un maggiore rispetto dei suoi tesserati verso il Comitato stesso.
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mercoledì 26 giugno 2019
IL SECOLO GRANATA. AMICHEVOLI INTERNAZIONALI DEGLI ANNI'20 AL MIRABELLO
Sin dalle sue origini il
calcio italiano si è sempre confrontato con quello estero,
organizzando amichevoli che venivano enfaticamente etichettate come
“di lusso” con squadre svizzere, francesi, tedesche e danubiane.
In particolare il fine settimana pasquale veniva sospeso il
campionato per dar modo alle società di organizzare questo tipo di
manifestazioni che tanto seguito avevano tra il pubblico e che negli
anni avevano avuto il merito di far conoscere il gioco del football
agli italiani.
Reggiana – Montreux.
Anche la Reggiana non si sottrae all'usanza e nel marzo del 1921
invita a Reggio la squadra svizzera del Montreux Sport che La
Gazzetta dello Sport del 27
marzo così presenta ai suoi lettori:
“(...)
tra le compagini elvetiche è fra quelle che propendono ad un
singolare sistema di gioco che sembra accostarsi, per la rapidità e
la leggerezza, ai teams latini: doppiamente interessante la disputa,
che promette di riuscire combattuta brillantemente e che assicura da
parte dei reggiani una difesa accanita, seguita da vivaci
contrattacchi”1.
![]() |
| Gazzetta dello Sport 30.03.1921 |
L'occasione
è l'inaugurazione della copertura della bella tribuna in legno
capace di circa 300 spettatori alzata un anno prima al Mirabello. La
Reggiana quel giorno si schiera con:
Agazzani;
Taddei, Crotti; Vacondio, Bottazzi, Levrini; Milano, Simonini,
Cagnoli, Lumetti, Giberti.
L'allenatore
è un austriaco, il viennese Karl Sturmer il cui arrivo a Reggio è
un colpo davvero notevole. Sturmer infatti negli anni giovanili
antecedenti la Prima guerra mondiale aveva giocato per il First
Vienna e per il Wiener Atletiksport con il quale vinse il campionato
austriaco nel 1914/15. Dopo la guerra intraprende la carriera da
allenatore e viene ingaggiato dalla Reggiana nel 1920 impostando
nuovi metodi di allenamento. Come ricorda Serra nella sua “Maglia
granata e calzoncini blu” Sturmer “se uno non sapeva
tirare di sinistro lo faceva giocare senza la scarpa destra”2.
La
Reggiana vince quell'incontro 3 a 1 con doppietta di Cagnoli e rete
di Vacondio; così La Gazzetta dello Sport
commenta l'incontro:
“(...)
La squadra reggiana, in vero continuo progresso di forma, ha giocato
oggi una delle sue più belle partite. Ha dimostrato di avere moto
appreso dagli ultimi incontri disputati con squadre di classe, e di
essere sulla via di un vero perfezionamento tecnico. (…)
Specialmente si distinsero il portiere Agazzani, il terzino Taddei,
che giocò una partita veramente magnifica spesso sorprendendo per la
sicurezza del calcio, l'esatto senso della posizione e la potenza del
rimando; il capitano Vacondio, pronto e sicuro, e l'ala destra
Milano, potente e precisa”3.
![]() |
| Reggiana-Montreux, fotografia tratta dal volume di M. Del Bue |
Reggiana – Gratzer.
Tre anni dopo, nell'estate del 1924 la Reggiana conquista nello
spareggio contro l'Olimpia di Fiume l'accesso alla Prima Divisione
(l'odierna Serie A) e la campagna acquisti è sontuosa: oltre a
Baviera, Vannini e Panzacchi, da Vienna arrivano gli austriaci Anton
Powolny e il diciottenne Jacob Huber. Powolny era giocatore già
affermato e in quella stagione sarà assoluto protagonista con la
maglia granata; Huber invece era un giovane di sicuro avvenire solo
che giocò pochissime partite a Reggio perché – come racconta Del
Bue – la famiglia era contraria che continuasse a giocare in Italia
tanto che dopo poche partite lo zio lo venne a prendere
costringendolo a tornare in Austria4.
Fatto è che l'inizio di quel primo campionato in massima serie per
la Reggiana è positivo e per le feste di fine anno la dirigenza
organizza un'importante amichevole internazionale, fissata per la
vigilia di Natale del 1924 quando, sempre al Mirabello, i granata
ospitano i campioni della Stiria del Gratzer Athletik Sport Club,
impegnata in una tournée in Italia. L'incontro, che porta al
Mirabello tanto pubblico, termina sul 2-2 con doppietta granata
segnata da Powolny5.
Reggiana –
Deutscher. Senza dubbio, però, l'amichevole internazionale più
prestigiosa giocata negli anni'20 dalla Reggiana è quella contro i
praghesi del Deutscher.
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| Il Mirabello 10.01.1926 |
Durante i primi giorni
del 1926 l'Italia calcistica incontrava i maestri danubiani di
Cecoslovacchia e Ungheria in una serie di amichevoli tra squadre di
club, mentre la Nazionale il 17 gennaio si misurava contro la
Cecoslovacchia.
Gli ungheresi del
Nemzeti, dopo aver vinto a Roma contro la Lazio (1-0), domenica 10
gennaio sono gli “sparring partner” dell'Italia in un'amichevole
in preparazione all'incontro con la Cecoslovacchia. La stessa
domenica a Reggio Emilia, allo stadio Mirabello, arriva la forte
compagine del Deutscher di Praga cioè la squadra internazionale più
forte mai ospitata sino ad allora al Mirabello.
La Reggiana anche
quell'anno è in Prima Divisione, dopo il buon ottavo posto
conquistato nel campionato precedente e si rafforza prendendo
l'ungherese Arpad Hajos e il terzino Vercelli che alcuni anni prima
aveva vinto il campionato “federale” con la Novese. Soprattutto
sono restati Powolny e Felice Romano, oltre a Sturmer come tecnico.
Il Deutscher Fussball
Club all'epoca è un'importante squadra di Praga, espressione della
comunità ebraica tedesca della città. Dopo aver vinto il campionato
della Boemia-Moravia del 1896 il Deutscher gioca anche nel torneo
tedesco sino al 1904 quando la Federazione calcistica tedesca si
affilia alla FIFA: da quel momento la squadra praghese partecipa
soltanto ai tornei austro-ungarici e dal 1918 a quello cecoslovacco,
a seguito della nascita dello stato indipendente della
Cecoslovacchia. Gli anni'20 sono anni di grandi vittorie per la
squadra, vera dominatrice del campionato dei Sudeti tedeschi e molta
è l'attesa della sua esibizione in Italia, prima con il Milan e poi
con la Reggiana. I rossoneri vengono schiantati 8 a 0 e La
Gazzetta dello Sport così la
vigilia del match contro la Reggiana presenta la gara: “(…)
La Reggiana opposta a un grande avversario dovrà difendersi per
uscire con onore dalla più difficile prova della sua carriera.6”
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| Vignetta Guerin Sportivo 14.01.1926 |
Sempre
il giornale milanese nel numero del 7 gennaio, commentando la
nettissima vittoria dei boemi sul Milan così descriveva le doti del
Deutscher:
“(...)
La velocità di tutti gli attaccanti, lo scatto felino per smarcarsi,
la risolutezza nel puntare sul goal, i passaggi precisi in
profondità, l'arte di bloccare il pallone e deviarlo al volo verso
il compagno già lanciato, la disinvoltura nel variare il giuoco che
è stato tenuto alto o raso a terra con assoluta padronanza, la
potenza e la decisione nel tiro in goal (...)7”.
Il
periodico e organo ufficiale del Comitato Provinciale Reggiano
dell'ULIC Il Mirabello
così invece presenta agli sportivi reggiani la prestigiosa partita
in programma:
“Domenica
10 corr. sarà ospite della Associaz. Calcio Reggiana il Deutscher
foot-ball club di Praga. I dirigentidel club granata non si sono
risparmiati sacrifici pur di accaparrarsi questi maestri del calcio,
onde il pubblico reggiano possa ammirare tutta la bellezza tecnica di
questo sport”8.
Così
il 10 gennaio il Deutscher arriva a Reggio Emilia a giocare contro la
Reggiana al Mirabello, peraltro davanti ad un pubblico non numeroso9,
non prima di essere stato
ricevuto con tutti gli onori in municipio10.
Le due squadre si schierano
con queste formazioni:
Reggiana:
Gelati; Vercelli, Ramello; Cometti, Hajos, Bezzecchi; Sereno,
Powolny, Marchi, Romano, Povero.
Deutscher:
Zsigmond; Ottoway, Weigelhofer; Mahrer, Steffel, Korpholz; Bobar,
Patek, Kanhauser, Sedlacsek, Less.
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| Il Mirabello 10.01.1926 |
Pronti,
via e subito Sereno si divora una buona occasione tirando alto, poi i
praghesi prendono il comando e dopo 10 minuti vanno in vantaggio con
Patek. La Reggiana cerca di scuotersi e prima con Romano e poi ancora
con Sereno manca il goal che invece non sbaglia il Deutscher che nel
giro di una decina di minuti segna a raffica ancora con Patek e poi
con Less e Sedlacsek. 4 a 0 per gli ospiti quando il pubblico
comincia a rumoreggiare. Al 27° finalmente la Reggiana riesce a
segnare: Hajos semina l'avversario, passa a Povero che allunga a
Romano che riesce a battere sotto misura il portiere boemo, quel
Zsigmond che
l'anno successivo sarebbe venuto a Reggio a difendere i colori
granata. La rete di Romano è soltanto una parentesi, la furia boema
non si è ancora placata tanto che attorno alla mezzora prima
Kanhaauser (forse con un fallo) e poi ancora Patek (tripletta per
lui) portano a sei le reti degli ospiti. Prima dell'intervallo c'è
solo il tempo per Powolny per farsi parare un rigore da Zsigmond: il
primo tempo termina 6 a 1 per il Deutscher. Nella ripresa un rigore
realizzato da Weigelhofer e la rete di Powolny fissano il risultato
finale sul 7-2 per il Deutscher, ma sono proprio le due reti che la
Reggiana è riuscita a realizzare che meritano di essere
sottolineate: “(...) i due goals sono
l'indice della difesa onorevole della squadra granata, tanto più
significati se si pensa che il Deutscher nella sua attuale tournée
in Germania, nella Svizzera e in Italia ben raramente vide la rete
inviolata”11.
Per
concludere, lasciamo le parole con le quali il redattore de Il
Mirabello ha raccontato
l'impressione che i boemi suscitarono, facendo “rimanere
ammirati e stupefatti il pubblico, l'arbitro e i nostri giocatori”12.
1Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
27 marzo 1921
2SERRA,
LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu”,
sta in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989, OLMA editrice,
1989, Reggio Emilia, pag. 5
3Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
30 marzo 1921
4DEL
BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le
partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione,
Montecchio,
2007
5Cfr.
Il Mirabello n. 1 del 25
gennaio 1925
6Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
9 gennaio 1926
7Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
7 gennaio 1926
8Cfr.
Il Mirabello del 10 gennaio
1926
9Cfr.
Il Mirabello del 24 gennaio
1926
10Serra,
Luciano, Op. cit., pag.17
11Cfr.
La Gazzetta dello Sport del
11 gennaio 1926
12Cfr.
Il Mirabello del 24 gennaio
1926
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