venerdì 11 marzo 2016

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: GUIDO ARA

Con tutta probabilità a pochi il nome di Guido Ara oggi dirà qualcosa, però fu senz'altro tra i migliori giocatori di football del periodo pionieristico italiano e anche uno dei più vincenti. Nato a Vercelli, indossò sempre la bianca casacca della squadra cittadina tranne una breve parentesi al Modena durante la prima guerra mondiale. Come detto fu uno dei mediani più forti del suo tempo, fisico prestante, Emilio Colombo lo dipinge portato per qualsiasi tipo di sport, ed infatti i suoi primi passi sportivi li aveva mossi nella sezione ginnastica della Pro Vercelli. Veloce, agile, dotato di tempismo perfetto, ottimo nel gioco di testa, buon palleggiatore e con un discreto dribbling, Ara “gioca di posizione: spostato verso il centro sostegno, approfittando dell'alta statura e del largo compasso delle gambe, mira a tagliar fuori, come si suol dire, l'ala avversaria.”
Mondi lontanissimi, canterebbe Battiato, quelli che appartengono a quel calcio là, a quel tempo là e quindi anche a Guido Ara. In un servizio apparso sulle colonne de La Stampa del 1970 l'allora ottantaduenne Ara ricordò i suoi personali metodi di allenamento: “(...) sceglieva di proposito appartamenti al sesto e al settimo piano, perchè in tal modo aveva la possibilità di fare un ottimo “footing” lungo le scale, a intervalli regolari. Ogni tanto poi concedeva un certo vantaggio ad una vettura tranviaria e la inseguiva con scatti ripetuti.”
Vinse sette volte il titolo di campione d'Italia, sei da giocatore e uno da allenatore/giocatore, sempre con le Bianche Casacche, disputando in tutto più di 150 partite.
Scoppiata la Grande guerra e con l'intervento italiano Ara fu arruolato come tenente di fanteria in servizio a Modena e proprio con la squadra gialloblu disputò nel 1916 la Coppa Federale, la manifestazione che la Federazione aveva creato in sostituzione del campionato. Fu, in quel periodo, una delle colonne della squadra del XX Autoparco, che raggruppava i migliori giocatori italiani del tempo sotto le armi.
La Stampa 08 gennaio 1970

In Nazionale Ara giocò 13 partite dal 1911 al 1920 e sicuramente avrebbe disputato anche la prima, storica, partita dell'Italia del 15 maggio 1910 se non fosse stato squalificato – lui e tutta la Pro Vercelli – per le note vicende legate alla finale/spareggio del campionato 1909-10. Fu invece in campo nella famosa partita Italia-Belgio del 1°maggio 1913, quella passata alla storia per la presenza in maglia azzurra di ben 9 giocatori della Pro, segnando per giunta il goal della vittoria, su punizione, rete quella che rimase l'unica di Ara in Nazionale. Terminata la guerra e ripresa l'attività internazionale, Ara fu presente in altre tre partite dell'Italia, partecipando anche alle Olimpiadi del 1920, senza peraltro giocare.
Terminato con il calcio giocato, iniziò la sua attività di allenatore nella stessa Pro Vercelli come allenatore/giocatore, vincendo subito il titolo di campione d'Italia nel 1921-22. Poi nella sua carriere le panchine di Parma, Fiorentina, Roma (finalista di Coppa Italia nel 1936-37), Milan e Genova, oltre che istruttore federale.

lunedì 7 marzo 2016

COPPA FEDERALE 1916

14. Girone finale: quarta giornata, il grande match di Milano

La gara, piccola tra quattro teams di insospettato valore, per il possesso della Coppa Federale si fa aspra, incerta e sempre brillante. Il ritiro forzato della squadra casalese, abbandonata da quel pubblico che ha dimostrato di non saper vivere e palpitare che pei nomi di campioni ormai lontani, ha posto con maggiore decisione la bella contesa sul tappeto della soluzione. Di domenica in domenica, a Modena e a Milano, a Torino e a Genova, le quattro forti finaliste si trovano faccia a faccia senza indugi per combattersi asprissimamente. (...)1
Per la quarta giornata della Coppa si giocò una sola gara poiché la partita in programma a Torino tra Juventus e Genoa venne rinviata ad aprile per le avverse condizioni meteorologiche2.
Si giocò quindi solo a Milano l'attesissimo incontro tra le due squadre in testa alla classifica, il Milan e la grande sorpresa Modena. Il pubblico fu quello della grandi occasioni. Più di tremila persone affollarono il Velodromo Sempione sicure di assistere ad un grande spettacolo, ma il campo, ridotto ad un vero pantano a causa delle abbondanti piogge, non permise alle due squadre di spiegare al meglio il rispettivo gioco. Il Corriere della Sera così sintetizza la gara: “Se il Milan, mancante di Van Hege e Barbieri, ha compiuto un notevole exploit, il giuoco del Modena, a dir vero non è stato quale il numeroso pubblico del Velodromo Sempione s'attendeva. La cattiva giornata dei modenesi ha tolto gran parte di combattività alla gara. (...)”3
Il Modena apparve debole soprattutto nella linea dei terzini, mentre in attacco il giocatore più temuto, Fresia, giocò molto isolato, più per se stesso che per la squadra e non impensierì mai davvero la retroguardia milanese. I rossoneri, invece, sin da subito presero il sopravvento del gioco e insidiarono spesso la difesa emiliana, non subendo, tuttavia, nessun reale pericolo in difesa, se non nelle battute iniziali del match, quando i terzini Sala e Pizzi furono i baluardi insormontabili della retroguardia rossonera. Il Milan riuscì a passare in vantaggio al 20° con una rete di Cevenini I e prima della fine del primo tempo andò molto vicino a raddoppiare. Nella ripresa il copione della partita non cambiò e dopo aver fallito un calcio di rigore all'inizio del secondo tempo, il Milan segnò la seconda e definitiva rete con Avanzini, vincendo così la partita per 2-0 e scavalcando in testa alla classifica proprio il Modena.

MILAN-MODENA 2-0
JUVENTUS-GENOA RINVIATA

CLASSIFICA:
MILAN 9
MODENA 8
JUVENTUS 5
GENOA 4




1Cfr. La Gazzetta dello sport del 6 marzo 1916
2Cfr La Stampa del 7 marzo 1916
3Cfr Corriere della Sera del 6 marzo 1916

venerdì 4 marzo 2016

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: HERBERT KILPIN

Tu inglesissimo Kilpin, che assicuravi che il solo rimedio per dimenticare una rete subita è un sorso di whisky, e per questo tenevi una bottiglietta di "Black and White", nascosta in una piccola buca dietro a un palo.”
Così Vittorio Pozzo, non proprio uno qualsiasi, racconta in un paio di righe uno dei più importanti pionieri del calcio italiano, un inglese che qua da noi giocò al football a Torino e Milano lasciando un ricordo indelebile.
Nato a Nottingham nel 1870 da famiglia tutto sommato agiata, poté studiare e trovò ben presto lavoro presso un'industria tessile della città e, soprattutto, si innamorò di un gioco che da quelle parti già andava per la maggiore: il football. Già a tredici anni con alcuni amici fondò una squadra, il Garibaldi, con la quale al sabato andava a giocare nel famoso Halfha Crown round, lo sconfinato spiazzo comprendente più di venti campi da calcio che il Municipio affittava alle società per mezza corona.
La sua non fu una carriera particolarmente brillante, giocò sempre in seconda divisione, prima nel Notts Olympic e poi nel St. Andreus, senza diventare mai un professionista del pallone, mantenendo il proprio posto di lavoro consentendogli però, poco più che ventenne, di imbarcarsi nell'avventura più esaltante della sua vita.
Nel 1891 ricevette infatti una chiamata da un altro personaggio fondamentale per il calcio italiano, Edoardo Bosio che lo chiamò a Torino per impiantare i primi telai meccanici, e i due ben presto scoprirono di avere in comune non solo la conoscenza dell'industria tessile, ma qualcosa che a noi preme molto di più: la passione per il football.
Da noi questo sport si praticava da pochissimo tempo e Kilpin non ci mise tanto a rendersene conto:
Non avevo ancora vent'anni quando venni in Italia, stabilendomi dapprima a Torino. Era il settembre del 1891. Ero arrivato da poche settimane quando, una domenica, il mio carissimo amico e compatriota Savage, valentissimo giocatore, mi invitò ad accompagnarlo in piazza d'armi, per partecipare ad un match. Il football era da pochissimi anni praticato a Torino e a Genova. Quel giorno, si disputava un match amichevole tra la squadra inglese e quella italiana del FC Torinese. Mi invitarono a occupare un posto nella prima linea della squadra inglese. Mi rimboccai i calzoni, deposi la giacca ed eccomi in gara. Mi avvidi di due cose curiose; prima di tutto che non c'era ombra dell'arbitro; in secondo luogo, che mano a mano che la partita si inoltrava, la squadra avversaria italiana andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmandosi, entrava in gioco, sicchè ci trovammo presto a lottare contro una squadra formata almeno da venti giocatori.”
A Torino giocò sia con il Football Club Torinese sia con l'Internazionale di Torino e con quest'ultima squadra disputò anche due finali del campionato, perdendole però entrambe. Come racconta lo stesso giocatore inglese in una intervista-ricordo rilasciata a Lo Sport Illustrato del febbraio 1915, la sconfitta del 1899 fece da volano alla sua voglia di rivincita e promise ai genoani, che lo avevano battuto, che avrebbe fondato una nuova squadra con la quale li avrebbe finalmente sconfitti. Così, sul finire del 1899, trasferitosi ormai stabilmente a Milano, con alcuni amici connazionali fondò il Milan e riuscì finalmente a vincere il campionato nel 1901, vittoria che poi riuscì a conquistare anche nel 1906 e nel 1907. Chiuse la carriera, ormai trentottenne, l'anno successivo, dopo una partita amichevole giocata con la maglia rossonera contro i francesi del Montreaux.

Morì a soli 46 anni, c'è chi dice per cirrosi epatica, chi per cancro ai polmoni. Nel numero del 1° novembre 1916 Lo Sport Illustrato e la Guerra così ricordava alle nuove generazioni ciò che era stato Kilpin, “un nome magico, che fece vibrare le prime folle di appassionati del delirio sportivo per un grande campione; un nome ch'è quasi tutto nella storia del nostro football.”



lunedì 29 febbraio 2016

COPPA FEDERALE 1916

13. Girone finale: terza giornata, il Casale si ritira, la classifica viene riscritta.

Il Casale ha dichiarato forfait per le gare finali del torneo federale. Rimangono così a disputarsi la coppa il Milan, la Juventus, il Modena, il Genoa”1
Così i giornali davano l'ufficialità della notizia del ritiro del Casale, come peraltro già pronosticato al termine della prima giornata delgirone finale.
In seguito alla rinuncia dei nerostellati, la Federazione ha dovuto riscrivere il calendario della manifestazione e sono stati assegnati 4 punti a Genoa, Milan e Modena e 2 alla Juventus.
Due le partite in programma.
A Milano, sul campo di Via Arona, sotto una pioggia fitta ed insistente, il Milan ha battuto la Juventus per 3-2. I rossoneri si presentavano senza il loro giocatore migliore, il capitano Van Hege per uno strappo al tendine patito il 25 febbraio, mentre la Juventus in buona sostanza si presentava con la stessa formazione con la quale aveva pareggiato la domenica precedente contro il Modena, con la sola novità di Pavan all'ala sinistra. La partita fu senz'altro combattuta e anche se giocata in condizioni meteorologiche avverse, suscitò grande entusiasmo tra il pubblico. Le cronache dell'epoca riportano di una netta predominanza dei padroni di casa, che riuscirono a segnare tre reti e sbagliarono anche un rigore con Cevenini, ma non bisogna dimenticare che la Juventus già nel primo tempo rimase in dieci uomini per l'infortunio patito da Omodei. Comunque i bianconeri riuscirono ad andare in vantaggio per primi con una rete al 27° di Bergante su passaggio di Reynaudi. Il Milan riprese a macinare gioco e in cinque minuti riuscì a capovolgere il risultato: al 32° Cevenini pareggiava e due minuti dopo Avanzini, su passaggio di Morandi, segnava la seconda rete per i rossoneri. La juventus si ripresentava in attacco e in una di queste occasioni Omodei si infortunava e lasciava la squadra in dieci: tentava di approfittarne il Milan che sul finire del tempo sfiorava la terza rete con una bella rovesciata di Ferrari che lambiva il palo. Dopo dieci minuti dall'inizio del secondo tempo, la Juventus riusciva a segnare con Bona, direttamente da calcio di punizione, rimettendo così il match in parità. Le emozioni non erano però finite. Nelle file della Juventus rientrava Omodei, seppur ancora infortunato e poco dopo per un fallo di mano al Milan veniva concesso un calcio di rigore che, come detto, Cevenini sbagliava tirando addosso al portiere Terzi. Ma ormai il goal rossonero era nell'aria e al 27° Cevenini riusciva a risolvere una mischia furibonda in area bianconera segnando la terza rete per il Milan, quella decisiva2.
L'altra partita della giornata fu quella che si giocò a Modena davanti ad un pubblico numeroso e partecipe, e che vide il debutto nel girone finale del Genoa, partita – anche questa – davvero emozionante e ricca di reti segnate. Partiva forte il Genoa ma era soltanto un breve attimo, dieci minuti per essere precisi, poi si scatenava la squadra emiliana che in cinque minuti con Rampini II e Fresia si portava sul 2-0. il Genoa accusava il doppio colpo e non riusciva a reagire, il Modena ne approfittava e prima di andare all'intervallo segnava altre due reti con Forlivesi e ancora con Rampini II, chiudendo il primo tempo sul 4-0. Nella ripresa il Genoa cambiava modulo, spostava De Vecchi in avanti e i miglioramenti si vedevano subito poiché in dieci minuti i liguri segnavano due volte: Bergamino al 48° e De Vecchi al 54° su calcio di rigore. I rossoblu sembravano crederci e producevano il massimo sforzo arrivando a segnare la terza rete ancora con Bergamino al 70°, ma non riuscivano a completare la rimonta poiché il Modena resisteva sino alla fine riuscendo a vincere la partita 4-3, conquistando così la vetta della classifica3.
 
Così, dopo tre giornate e a seguito delle deliberazioni federali la classifica era la seguente:

MODENA -GENOA 4-3
MILAN-JUVENTUS 3-2

CLASSIFICA:
MODENA 8
MILAN 7
JUVENTUS 5
GENOA 4








1Cfr Corriere della Sera del 24 febbraio 1916
2Cfr. La Gazzetta dello sport del 28 febbraio 1916
3Cfr. Il Resto del Carlino del 28 febbraio 1916

giovedì 25 febbraio 2016

1915. DAL FOOTBALL ALLE TRINCEE

1915: Cesare Battisti a Reggio Emilia, scontri e morti per la pace.

 Il brano che segue è tratto dal mio libro 1915. Dal footballalle trincee (Bradipolibri Editore, 2015)”

Nel febbraio del 1915 i colloqui e le trattative con l'Austria-Ungheria sembravano essere giunti ad un punto morto, stante il lungo tergiversare della duplice monarchia alle richieste italiane. Pertanto Sonnino, con la metà del mese, rompeva gli indugi ed iniziava un lungo e snervante negoziato con le Potenze dell'Intesa che, dopo due mesi avrebbero portato alla stipula del cd. “Patto di Londra”. Sempre nel mese di febbraio si iniziava a “lavorare” più in profondità nell'opinione pubblica italiana. Da segnalare per la sua intrinseca importanza un articolo apparso su Il Giornale d'Italia, testata notoriamente vicina agli ambienti governativi, nel quale si prefigurava un'intensificazione nell'imminente primavera delle operazioni belliche da parte degli schieramenti: (…) La sorte e l'avvenire dell'Europa e del mondo saranno con tutta probabilità decisi in questo primaverile rifiorire del conflitto.” Da questa premessa, si proseguiva affermando essere ormai prossima per il popolo italiano l'ora della decisione, poiché “gli italiani sanno da vari mesi che l'attuale neutralità non può essere fine a se stessa ma rappresenta un periodo di raccoglimento, di preparazione e di attesa.(...) Quello che noi invochiamo e vogliamo è che il popolo italiano senta di essere pronto a fare tutto quanto può e deve per dare alla patria il posto che le compete nell'Europa, nel mondo. Lasciar passare questa crisi senza che l'Italia migliori le sue frontiere, realizzi le sue aspirazioni, rialzi il proprio prestigio, si assicuri, in una parola, il proprio avvenire sarebbe un suicidio. (…) Prolungare indefinitivamente l'attuale neutralità sarebbe disinteressarsi delle sorti future del mondo, proclamare la decadenza dell'Italia dal rango di grande Potenza, consegnarsi mani e piedi legati all'arbitrio del vincitore, all'odio dei vinti.”1 Ovviamente il giorno successivo lo stesso giornale, a fronte del clamore suscitato dall'articolo, si affrettò a spiegare che lo stesso non era in alcun modo riconducibile al pensiero del Governo, ma intanto lo scopo lo aveva raggiunto pienamente: a riprova, la domenica successiva in molte città italiane si registrarono violenti tafferugli e tumulti tra neutralisti e pacifisti. Tra gli altri, si segnalano i gravissimi disordini che avvennero a Reggio Emilia nella notte del 25 febbraio, che costarono la vita a due giovani. Per quella sera venne organizzato in città un comizio a favore della guerra e a parlare venne chiamato Cesare Battisti, impegnato in quei giorni in una lunga tournée di propaganda in molte città italiane; per l'occasione venne richiesto di poter utilizzare il teatro Municipale, ma il prefetto – temendo disordini – negò tale sede, concedendo invece il più piccolo teatro Politeama. Cesare Battisti, trentino, pur essendo un importante esponente dei socialisti, si era apertamente schierato a favore della guerra, poiché la considerava come l'unico modo per poter liberare Trento dal giogo austroungarico. Come vedremo più avanti, il Partito socialista – partito alla guida della città di Reggio Emilia – era attestato invece su posizioni di neutralità e in quella specifica occasione invitò i propri militanti a disertare la manifestazione e a non contrastarla, per evitare inutili disordini. Come bene evidenzia Marco Marzi nel suo studio dedicato ai fatti reggiani di quel 25 febbraio, durante la giornata iniziò a diffondersi tra gli operai e la popolazione un volantino anonimo che invitava a partecipare ad una contromanifestazione di protesta, in aperta opposizione alla linea ufficiale del PSI. Così, un'ora prima del comizio di Battisti, circa un centinaio di persone si radunò davanti al teatro Politeama con l'intento di impedire l'ingresso al pubblico, ma furono accolti da un massiccio schieramento di militari e carabinieri, con fanteria e cavalieri a presidio del teatro. A nulla valsero gli appelli del sindaco e dei dirigenti socialisti rivolti alla folla e vi furono molte cariche delle forze dell'ordine contro i manifestanti sin verso le ore 21, quando i carabinieri riuscirono a prendere il controllo della piazza. Ben presto, però, alcuni manifestanti iniziarono una fitta sassaiola contro le forse dell'ordine e queste risposero aprendo il fuoco ad altezza d'uomo, ferendo una decina di persone e contando, tra le proprie fila, una ventina di contusi e feriti.
Tra i feriti civili, come detto, due persone morirono. Mario Baricchi, bracciante, morì quasi subito colpito alla testa; Fermo Angioletti, muratore, morì due giorni dopo.
Entrambi giovanissimi, entrambi nati nel 18972.



1L'articolo è riportato integralmente a pag.1 de La Stampa del 14 febbraio 1915, n.45
2Per meglio approfondire i tragici fatti di Reggio Emilia, cfr. MARCO, MARZI, "Un eccidio dimenticato -La manifestazione contro la guerra del 25 febbraio 1915 a Reggio Emilia" in "RS – Ricerche Storiche", n.133, 2012; cfr anche La Stampa del 26 febbraio 1915, n.57 e del 27 febbraio 1915, n.58

martedì 23 febbraio 2016

COPPA FEDERALE 1916

12. Girone finale: seconda giornata, caos a Genova

(...) E' vero che la Juventus è tale società che domenica scorsa riuscì a mettere in campo all'ultimo momento quattro sostituenti, ma l'avversario di domani è ben più forte ed agguerrito che non fosse il Casale, ed il minimo handicap od un'infelice disposizione della linea attaccante potrebbe essere assai pregiudichevole”1.
Così La Stampa presentava l'incontro più attesa della seconda giornata della fase finale del torneo, quello che si sarebbe disputato a Torino tra la Juventus e la vera sorpresa della competizione, il Modena, che era riuscito nella prima giornata a bloccare sul pareggio il grande favorito Milan.
La partita non tradì le attese. Fu giocata da entrambe le parti senza timori, con continui capovolgimenti di fronte, dove le rispettive difese riuscirono quasi sempre ad arginare e contrastare gli attacchi. Gli emiliani si presentarono al gran completo e segnarono per primi con Rampini II, mettendo in mostra, su tutti, il terzino Longhi e con il solito Fresia sempre ad altissimo livello di pericolosità in avanti, uno dei migliori attaccanti italiani degli ultimi anni. I padroni di casa riuscirono a pareggiare nella ripresa grazie alla rete segnata da Della Casa, uno dei sostituti che, come la settimana prima, la Juventus era stata costretta a mandare in campo per ovviare alle tante assenze per infortunio dei titolari. Il pubblico mostrò di apprezzare molto lo spettacolo offerto dalle due squadre, che non si risparmiarono per tutta la durata dei 90 minuti seppur si fosse giocato in un clima primaverile. Da segnalare, purtroppo, alcune interperanze tra il pubblico dei popolari che durarono per buona parte della partita2.
A Genova, invece, non si giocò. C'è da raccontare che l'Andrea Doria aveva a suo tempo presentato un ricorso in seguito agli episodi accaduti durante la partita giocata contro il Genoa il 9 gennaio. La Federazione soltanto nella seduta tenuta il 19 febbraio aveva deliberato definitivamente sulla questione, dando partita vinta ai Grifoni ed ammettendo ufficialmente il Genoa alla fase finale del torneo. Ignorando, così, sino all'ultimo la decisione federale, il Casale non si recò a Genova e dunque la partita non venne giocata e rinviata a data da destinarsi3
Pertanto al termine della seconda giornata, questa la situazione:
JUVENTUS-MODENA 1-1
GENOA-CASALE RINVIATA
CLASSIFICA:
JUVENTUS 3
MODENA 2
MILAN 1
GENOA 0
CASALE 0


 
1Cfr La Stampa del 19 febbraio 1916
2Cfr La Stampa del 21 febbraio 1916
3Cfr Lcorriere della Sera del 21 febbraio 1916

lunedì 15 febbraio 2016

COPPA FEDERALE 1916

11. Girone finale: prima giornata a Modena e Casale.

Juventus
Regna vivissima l'aspettativa per il grande incontro di domenica 13, che si svolgerà sul campo di Piazza d'Armi alle 14.30 tra la squadra cittadina e la squadra del Milan F.B.C., attualmente la più forte d'Italia. La gara promette di riuscire quant'altra mai interessante, poiché al giuoco largo e travolgente dei milanesi, la squadra modenese opporrà gli insidiosi e precisi passaggi tra uomo e uomo, tra linea e linea.(...)”1
Così Il Resto del Carlino presentava la partita tra le due squadre che nella prima fase avevano mostrato il gioco migliore, la partita di cartello della prima giornata del girone finale. L'incontro venne disputato in una giornata primaverile, davanti ad un pubblico davvero numerosissimo il quale ha potuto godere di uno spettacolo emozionante, con continui capovolgimenti di fronte. Nessuna delle due squadre è riuscita a prevalere sull'altra, nessuna rete è stata segnata ma entrambe hanno manifestato un gioco davvero notevole, confermando quanto di buono avevano mostrato durante la prima fase2.
Se il risultato di Modena per certi versi fu una sorpresa, tenuto conto del valore dei rossoneri e di quanto erano accreditati da tutti gli esperti, a Casale, invece, l'esito dell'incontro tra i padrone di casa e la Juventus fu secondo pronostico. Seppur presentatasi con molte assenze, alcune delle quali importanti (assenti Pavan, Dellacasa, Bergante e Pirovano) e sebbene già dal primo minuto avesse dovuto giocare in dieci per l'infortunio occorso a Boglietti I, la Juventus riuscì ad avere la meglio sul Casale segnando due reti nella ripresa, prima con Giriodi e quindi con Reynert3.
Durante la gara, sulle tribune dello stadio si fece via via più insistente una voce secondo la quale il Casale starebbe pensando di abbandonare la manifestazione, pare per gravi problemi di bilancio: di questi rumors ne riporta notizia La Gazzetta dello sport, spiegando che i dirigenti nerostellati “sembrano decisi ad attendere tempi migliori per la ripresa del giuoco.4





Dopo la prima giornata, la situazione era la seguente:
MODENA-MILAN 0-0
CASALE-JUVENTUS 0-2
CLASSIFICA:
JUVENTUS 2
MILAN 1
MODENA 1
GENOA 0
CASALE 0

 
1Cfr. Il Resto del Carlino del 12 febbraio 1916
2Cfr. Il Resto del Carlino del 14 febbraio 1916
3Cfr La Stampa del 14 febbraio 1916
4Cfr. La Gazzetta dello sport del 14 febbraio 1916