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Ancona-Reggiana, ottobre 1946: Giaroli è il secondo da dx. (arch. Camellini)
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Ci sono storie che
meritano di essere raccontate, su questo non c'è dubbio. Storie che
stanno lì a ricordarci che anche dall'orrore, dal fondo buio della
disperazione si può costruire un domani di successo e speranza.
Questa storia, in particolare, ha come protagonista un reggiano con
la passione per il calcio che si arruola in Marina, viene internato
in un lager nazista, si salva e conquista la serie A facendosi
ricordare per sempre nel Palermo di “Gipo” Viani.
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(arch. Istoreco)
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CATTURATO DAI
TEDESCHI. Gino Giaroli nasce a Reggio Emilia nel 1924 e appena
diciassettenne si arruola come volontario nella Marina e partecipa
alla II Guerra mondiale. Un paio di anni più tardi, dopo la
proclamazione dell'armistizio nel settembre 1943 e il conseguente
sbandamento di tutto l'esercito italiano, Giaroli viene catturato
dalla Wehrmacht a Tolone assieme ad altri soldati italiani mentre –
si legge dagli archivi Istoreco di Reggio Emilia - “si trovava a
bordo della corvetta FR-55 ancorata nel porto di Tolone” e
deportato il 20 settembre del 1943 nel lager XII D di Trier, dove
trascorre quasi tutto il suo periodo di prigionia.
Per raccontare questa storia abbiamo chiesto un contributo ad Andrea
Russo, giornalista de Il Resto del Carlino e nipote di Giaroli
che è stato così gentile e disponibile – assieme a tutta la sua
famiglia – nel raccontarci alcuni aneddoti arrivati a lui oralmente
dai racconti della madre. A Trier, come negli altri campi di
concentramento tedeschi, la vita non è certo facile, viene fatto
lavorare come facchino e viene concessa una sola razione di cibo al
giorno consistente in una patata e tanto deve bastare per arrivare a
domani. Un giorno dopo l'altro, un passo dopo l'altro, il domani
finalmente arriva.

GLI ANNI ALLA
REGGIANA. Terminata la guerra, Giaroli dopo 558 giorni di
internamento viene liberato dall'esercito USA nel marzo del 1945
e finalmente fa ritorno a casa, a Reggio Emilia, dove riprende a
giocare al pallone e approda alla Reggiana. Non del tutto chiaro come
Giaroli sia arrivato a vestire il granata: per alcune fonti a
portarlo in società era stato Arpád
Hajós, per altri – come
conferma anche Russo – era stato Giaroli stesso, che nel frattempo
aveva ripreso a giocare nel Gardenia, a proporsi alla squadra
principale della città. Comunque sia andata, il 9 dicembre 1945
Giaroli fa il suo esordio in prima squadra con la Reggiana al
Mirabello battendo 2 a 0 il Panigale.
Gino Giaroli si afferma
così come uno dei più noti ed apprezzati calciatori della Reggiana
dei primi anni del dopoguerra. Il granata lo veste ben 115 volte, dal
1945 al 1949, prima di spiccare il volo verso la meritata serie A.
Gipo Viani – proprio lui! - nella tarda primavera del 1949 è
impegnato in un vero e proprio “tour” in giro per l'Italia a
caccia di talenti per il suo Palermo e a Reggio Emilia si interessa a
Giaroli:
“(...) A Reggio
Emilia pare sia stato pescato un certo terzino – Giaroli – di cui
si dice un gran bene”
Soprannominato “il
terzino gladiatore” ma dotato anche di un ottimo possesso palla,
Giaroli a Reggio mette in mostra tutte le sue qualità: “Se gli
davi un uomo da marcare sapeva francobollarlo senza pietà”.
ARRESTATO! Come
ricorda Russo, i primi tempi a Palermo Giaroli vive in uno stabile
sotto la tribuna del Barbera, lo stadio dei rosanero. Ai suoi anni
palermitani è legato un episodio bizzarro e non certo piacevole che
lo vede protagonista sul finire del 1950. Come detto, Giaroli si era
arruolato nel 1941 ma un paio di anni più tardi, dopo l'Armistizio,
era stato deportato e quindi non aveva per forza di cose completato
il richiesto periodo di ferma di 5 anni. Una volta liberato si era
dato alla carriera calcistica e al militare non ci aveva più
pensato, anzi al padre era stato corrisposto anche il premio di
smobilitazione. A metà dicembre del 1950 Giaroli viene però
arrestato con l'accusa di diserzione in seguito a mandato di cattura
spiccato dal Tribunale Militare di Trieste. In realtà si tratta di
un enorme malinteso, frutto della lentezza burocratica delle
indagini, però lo spavento è tanto. Uno dei primi tra i suoi
compagni di squadra a venire a sapere dell'accaduto è il turco Sukru
che raggiunge subito Giaroli in caserma per dargli tutto l'aiuto e il
conforto possibile. Anche la società del Palermo si muove rapida: il
presidente principe Lanza di Trabia, il barone La Motta e
l'allenatore Viani si recano immediatamente a Roma per chiarire la
posizione del giocatore direttamente al Ministero della Difesa.

La notizia fa il giro
d'Italia e ovviamente ben presto arriva a Reggio Emilia. Si legge da
La Gazzetta dello Sport del 14 dicembre 1950:
“(...)
Sull'argomento abbiamo interrogato i famigliari, ai quali la notizia
è giunta del tutto sorprendente, destando stupore oltre che logica
apprensione. (…) Al padre venne corrisposto il premio di
smobilitazione, e questo sembra argomento sufficiente a pensare che
il calciatore non possa essere minimamente sfiorato dalle grave
accusa.”
FINALMENTE LA SERIE A!
Così sarà e una volta ricostruito correttamente il passato militare
Giaroli viene completamente riabilitato e può continuare a pensare
al calcio. A Palermo sono stagioni esaltanti, Giaroli diventa il
perno difensivo della squadra siciliana che riesce sempre in quegli
anni ad ottenere la salvezza nella massima serie. Il nome di Giaroli
passa di bocca in bocca tra gli addetti ai lavori, tanto che anche il
Milan si interessa al giocatore, ma è il conte Lanza di Trabia in
persona a mettere il veto all'operazione. Con i siciliani Giaroli
gioca ben 151 partite restando per mezzo secolo il primatista di
presenze in serie A per i rosanero, giocando pure nella Nazionale
italiana B.

Da Palermo se ne va nel 1954 direzione Vicenza. Il
calciomercato, lo sappiamo, è un circo imprevedibile e le voci si
rincorrono spesso stordendo appassionati e protagonisti. Nei giorni
del Mondiale in Svizzera molte squadre sono interessate a Giaroli che
assieme ad altri giocatori è destinato a lasciare il Palermo per
ragioni economiche. Come si legge da La Gazzetta dello Sport
tra i giocatori più richiesti dei rosanero c'è Giaroli che “(...)
richiestissimo dal Catania, è ora sollecitato anche dalla Juventus,
che si è messa direttamente in contatto con il principe Lanza”.
Voci, per l'appunto. Alla fine Giaroli va a giocare a Vicenza.
Con il Lanerossi gioca 4
stagioni conquistando al primo anno la promozione in serie A e l'anno
successivo venendo allenato dal famoso Béla Guttmann, prima di
chiudere la carriera a Moglia come allenatore-giocatore.
Tornato a Reggio Emilia,
allena le giovanili della Reggiana ed è il vice di Del Grosso.
Allena anche, tra le altre, a Schio, Quartu Sant'Elena e a Como, poi,
una volta terminata la carriera da allenatore, nella seconda metà
degli anni '70 – è sempre Russo che lo ricorda – andrà a fare
l'osservatore per l'amico Vasco Tagliavini, altro nome illustre del
calcio reggiano, quando questi allena la Triestina. Chiuso con il
calcio professionistico, Giaroli non abbandona certo la sua passione,
tanto che immancabile è l'appuntamento della partitella del sabato
al campo sportivo Artigianelli a Reggio con gli amici di una vita.