martedì 13 agosto 2019

Buone vacanze!

Buone vacanze a tutti voi con due vignette del mitico Carlin in tema con gli "affanni" e gli affari del calciomercato...
Ci ritroveremo a settembre, sempre sulla stessa strada!


Guerin Sportivo, 21 ottobre 1921

venerdì 9 agosto 2019

IL SECOLO GRANATA. 1913: QUANDO A REGGIO EMILIA CI INNAMORAMMO DEL FOOTBALL (E COSTRUIMMO PURE UNO STADIO)

 Quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata a Reggio Emilia aveva iniziato a rotolare e a prendere calci da pochi anni, per lo più nell'indifferenza generale. Quella piccola cittadin era entrata nel XX secolo in punta di piedi, con quella sua saggezza contadina che guardava all'oggi preparandosi al futuro bevendo vino rosso nelle sue osterie.
  Eppure, quasi nessuno si era era reso ancora conto che il futuro aveva le sembianze di quella sfera di cuoio neppure tanto aggraziata, di quella sfera che a furia di calci aveva iniziato a rotolare nel selciato antistante la Palestra fatta nascere dal garibaldino Camparini, perché l'esercizio fisico – ne era convinto – avrebbe prodotto copiosi e salutari benefici. Che poi lo sappiamo che il destino, oltre ad essere cinico e baro, spesso ha anche un sense of humor tutto suo, per dire che Camparini amava sì lo sport ma non certo questo nuovo football, ma proprio la palestra da lui regalata ai reggiani sarebbe diventata uno di quei luoghi dove i ragazzini avrebbero gettato il seme rivoluzionario del football, come si dice.
  Il calcio, il football, l'oppio di un popolo ancora di là a venire, a Reggio Emilia non aveva certo scaldato gli animi se non di uno sparuto gruppetto di baldi giovani che, anzi, ben presto aveva preso non solo a prendere a calci quella sfera di cuoio – che continuava a non essere molto aggraziata – ma anche a dare dei nomi alle squadre che spuntavano qua e là come funghi. Agli inizi degli anni'10 il bel suol d'amore veniva cantato dai nazionalisti, i socialisti contavano i primi morti sacrificati al sogno libico e i pochi colpiti dalla freccia di Cupido per il football giocavano e facevano piano piano proseliti.
  Tanto che nel 1913 a Reggio Emilia ci innamorammo finalmente del football.
  Perché il 1913 è davvero l'anno della rivoluzione calcistica reggiana, tra la povertà endemica di Borgo Emilio e il sogno dell'affrancamento dalla povertà che aveva le sembianze di quelle officine meccaniche che da pochi anni avevano ridisegnato il paesaggio appena fuori le antiche mura. Quella rivoluzione scandita dai calci a quella sfera di cuoio, che abbiamo già avuto modo di introdurre nel racconto, la vive appieno un giovane che si divide sentimentalmente tra afflati nazionalisti e calci a quella sfera di cuoio, un giovane che è uno dei motori dell'attività calcistica a Reggio Emilia tanto che è grazie a lui se nell'anno di grazia del Signore 1913 ai prati del Mirabello ci arriva a giocare addirittura l'Internazionale di Milano.
  L'Internazionale di Milano!
  Accidenti, questi hanno già vinto un titolo italiano, sono forti, belli, aitanti e tecnicamente danno del tu a quella sfera di cuoio!
  E verranno a Reggio a giocare!
  Un torneo!
  Questa sì che è bella!
  Il giovane reggiano in questione è Ulderico Pedroni, liceale e aspirante giornalista, nazionalista e consigliere di una squadra nata da poco, ma con un futuro prossimo affatto male: il Reggio Football Club. Per l'occasione i prati del Mirabello vengono sistemati in maniera tale che la sfera di cuoio – che intanto assume una certa grazia – possa rotolare bene e il pubblico stia bello comodo ad assistere allo spettacolo.
  Già, il pubblico: ma quanti andranno a vedere le partite?
  Pedroni si dà un gran da fare a pubblicizzare l'evento, ne scrive sui giornali, anima caffè e osterie, sa che quello è un momento decisivo, un'occasione unica, la classica occasione che non ci si deve far scappare.
  Piove.
  Accidenti se piove quella domenica!
  Viene giù a barili per tutta la mattinata: se non smette chi è quel povero cristo che ha voglia di mangiarsi in tutta fretta il suo piatto domenicale di cappelletti in brodo per andare a vedere dei giovinastri in mutandoni che si accapigliano inseguendo una sfera di cuoio? Il destino, cinico, baro, ironico è anche un po' insensibile e ci si mette sempre in mezzo. Pare proprio non voglia concedere al giovane gioco del calcio la possibilità di flirtare con i reggiani e ha aperto le cateratte del cielo. Magari ci ripensa, dai, in fondo il torneo inizia tra qualche ora, magari il destino lo si può cambiare. Perlomeno qualche volta accade.
No, non vi racconterò che al pomeriggio uscì un bel sole primaverile a scaldare la sonnacchiosa Reggio Emilia.
  Non ve lo racconterò perché non accadde.
  Ma le favole, quelle belle, quelle che magari diciamo di non amare perché siamo tutti d'un pezzo, ma che in fondo amiamo perché se non il cuore quantomeno ci scaldano due bei pezzi di erbazzone da gustare con del Lambrusco in compagnia, dai sì, quelle favole lì insomma, esistono, eccome se esistono, e sono più potenti del destino, un vento rivoluzionario e vigoroso che spazza via nuvole e temporali.
  Ulderico Pedroni e gli altri poco prima di lasciare le loro abitazioni alzano il naso all'insù: non piove più, è già qualcosa, ma il sole ecco, il sole proprio non si vede. Andiamo a giocare, che tanto noi si gioca con qualsiasi tempo! Sì, noi sì, ma qualcuno a vederci verrà? Eh, perché come già si è detto Reggio non è che abbia perso la testa per il football. Sino a quel giorno.
  Però il destino sarà anche cinico, baro, ironico e insensibile, ma lo si può cambiare.
  E quel pomeriggio il destino del football a Reggio cambiò.
  Oltre duemila e cinquecento persone – molte le donne – anche senza il conforto del sole si accomodarono sulla piccola tribuna e lungo il perimetro del campo non prima di aver lasciato la loro offerta alla causa. Si poteva dire che finalmente era scoppiato l'amore tra la città di Reggio Emilia e il football!
  Vive l'amour! E viva anche il football, ché da quel giorno nulla sarebbe stato più come prima a Reggio Emilia.
  Non molto lontano da lì, dai prati del Mirabello si intende, già da alcuni mesi si stava lavorando a qualcosa di grosso. Un sogno talmente ardito, talmente abbacinante che il destino – cinico, baro, ironico, insensibile e umorale – si sarebbe piegato per sempre alla volontà di potenza del calcio reggiano.
  In quel 1913, mentre ad altre latitudini si stavano addensando nubi sempre più scure, a Reggio Emilia ci innamorammo talmente tanto di quella palla di cuoio – ora sì di una grazia estasiante! - che non ci accontentammo di guardare e giocare questo nuovo gioco, ma facemmo di più, completammo la nostra piccola, domestica e universale rivoluzione con la costruzione di uno stadio.
  Sì, sì, avete letto bene: uno stadio!
  Fatto proprio come si deve, con il muro di cinta e la tribuna. A Reggio Emilia.
  Un prodigio di quella gente umile e vitale che concorse volentieri sostenendo con una sottoscrizione popolare le spese per la realizzazione di un piccolo gioiello sportivo.
  Vero che il destino spesso è cinico, baro, ironico, insensibile, umorale e dispettoso ma quella volta, quella volta in quel 1913 fu anche sconfitto. E questo lo pensarono in tanti il giorno dell'inaugurazione, quando il pubblico delle grandi occasioni si lasciò coccolare al nuovo campo sportivo alla Badia dalla musica e dalle reti con le quali il Reggio vinse nettamente contro i cugini mai amati del Parma.
  Quella palla di cuoio così aggraziata con il suo rotolare aveva portato un vento nuovo in città: non lo sentite anche voi? 

Ulderico Pedroni



lunedì 5 agosto 2019

Compie 50 anni il negozio di figurine Panini più antico ancora in attività, punto di riferimento per i collezionisti di tutto il mondo.


Lo potete trovare a Malta in Merchants Street, nel cuore della splendida La Valletta nel negozio di Dominic Anastasi, vera e propria miniera di figurine e album.

 

venerdì 26 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. FELICE ROMANO, TRA IL GRANATA E L'AZZURRO



Nato a Buenos Aires da padre italiano e madre francese, Felix – italianizzato in Felice - Romano è stata la prima vera “stella” nella storia centenaria della Reggiana. In Italia Romano esordisce nel primo dopoguerra con la maglia del Torino dove gioca due stagioni nella massima divisione nazionale prima di essere acquistato dalla Reggiana.
Romano fotografato al Mirabello - foto tratta da Il Calcio


Migrante nella Belle epoque. Cesare Fanti alla vigilia dell'esordio di Felice Romano con la nazionale italiana nel novembre 1921 dalle colonne de La Gazzetta dello Sport domanda alla Federazione di chiarire il dubbio se il giocatore sia o meno di nazionalità elvetica1. Ecco, Romano è stato un cosmopolita, figlio di emigranti e a sua volta migrante, come spesso sono stati tantissimi calciatori dei primi anni pionieristici. 
Etoile des Deux Lacs

Romano, che soltanto nel dicembre del 1970, pochi mesi prima di morire, prenderà la cittadinanza italiana2, lui, asso sudamericano del pallone e cittadino del mondo, ha giocato in Argentina, Francia, Svizzera e Italia. Nasce a Buenos Aires nel luglio del 1894, ben presto si trasferisce in Francia, a Parigi, dove gioca per l'Etoile des Deux Lacs e il Levallois e dove viene comunemente chiamato Romano II per distinguerlo dal fratello Paul Romano, anch'egli calciatore. 
Con l'Etoile des Deux Lacs, squadra del 16° arrondissement del Bois de Boulogne, Romano vince il Trophée de France nel 1912 avendo la meglio in finale sulla Red Star. Passato al Levallois, nel marzo del 1914 Romano viene convocato per giocare a Saint-Ouen l'incontro internazionale tra la Ligue Parisienne de football (LFA) e l'omologa formazione belga3.  
Ligue Parisienne de Football
Nell'aprile del 1913 Romano fa il suo esordio ufficiale con la nazionale francese nella partita amichevole giocata contro il Lussemburgo e vinta per 8 a 0 grazie anche ad una sua rete segnata al 78° minuto4. Sarà la sua unica presenza con la Francia.

Esordio italiano. Terminata la Prima guerra mondiale, periodo che Romano trascorre in Svizzera, si trasferisce in Italia dove inizia a giocare al pallone con i granata del Torino. Romano la sua prima rete nel massimo campionato italiano la segna domenica 8 febbraio 1920, schierato al centro dell'attacco del Torino. Realizza il terzo goal dei granata contro il Novara, come accuratamente per La Gazzetta dello Sport racconta Corradini nella sua cronaca: “(...) Boglietti Ernesto centra, il fratello Ottavio, mezz'ala destra, raccoglie con la testa, e passa a Romano avanzante sulla sua stessa linea. Romano, da due passi con altro colpo di testa, infila la rete (…)”5.
Esattamente una domenica prima aveva esordito nella gara contro l'Enotria Goliardo. In quel suo primo campionato 1919/20 Romano gioca 7 partite e segna 5 reti, tre delle quali nel rocambolesco incontro del 7 marzo quando il Torino pareggia contro l'Internazionale per 6 a 66

Se potessi avere mille lire al mese.... Estate 1921, a Reggio Emilia si cerca di allestire una squadra competitiva per puntare alla promozione nella massima divisione nazionale. La città – e l'Italia intera – in quei giorni, in quei mesi è in fibrillazione, in quel 1921 i fascisti reggiani bruciano la tipografia de La Giustizia il giornale socialista di Camillo Prampolini e la libertà vacilla sempre più. In quell'estate del 1921 la Reggiana, grazie ai buoni uffici del suo dirigente Pietro Pietranera e a Severino Taddei, tra i fondatori della Reggiana ed ex calciatore del Torino, riesce ad accaparrarsi Felice Romano proponendogli uno stipendio da 1.500 lire al mese, una cifra davvero favolosa per quei tempi e soprattutto per gli standard della Reggiana i cui giocatori ricevevano soltanto un esiguo rimborso spese7. Insomma, quel motivetto fox-trot che avrebbe furoreggiato negli anni'30 – quindi una decina d'anni dopo – faceva ben comprendere quale considerazione avessero i dirigenti granata di Romano. Ovviamente ben riposta: Romano nella sua prima stagione in granata segna le reti determinanti per la conquista della salvezza, ma gli inizi non sono affatto semplici. 
Archivio biblioteca Panizzi
 
Un golden gol...Felice. È l'anno della guerra tra FIGC e CCI, con due campionati separati e due campioni d'Italia distinti, la Reggiana resta fedele alla Federazione e per la stagione 1921/22 è inserita nel girone B Emilia della Prima Categoria assieme a Virtus Bolognese, Spal e Carpi. Nelle sei partite di campionato la squadra fatica paurosamente arrivando ultima e Romano pur giocando tutti gli incontri prevalentemente davanti alla difesa non riesce a segnare neppure una rete, anzi spesso si ritrova a giocare da solo, incaponendosi in dribbling che non portano a nulla. La Reggiana per mantenere la categoria è quindi costretta a giocare lo spareggio con la Mantovana ed è a quel punto che Romano si accende e prende per mano la squadra. I granata vincono 3 a 2 la gara di andata e Romano segna due reti, così come ne segna altrettante nella debacle del ritorno, quando la Reggiana perde 9 a 2, rendendosi dunque necessario un clamoroso “spareggio dello spareggio”. Il 5 febbraio sul campo neutro di Ferrara va in scena una gara epica, una battaglia infinita durata la bellezza di 146 minuti, nella quale la stella di Romano brilla luminosissima. Romano segna su punizione il momentaneo vantaggio granata, ma a dieci minuti dalla fine la Mantovana porta il risultato sul 1 a 1, punteggio che non cambia neppure dopo i tempi supplementari. A quel punto la partita prosegue ad oltranza, sino a quando una delle due squadre non riuscirà a segnare il gol decisivo. La fatica è tanta, le cronache riportano di lamenti dei giocatori che non ne possono più, ma finalmente, al 27° minuto successivo al termine dei tempi supplementari, il 146° minuto complessivo, è ancora Romano a segnare la rete decisiva, la rete che non solo regala alla Reggiana la permanenza in categoria ma anche – forse soprattutto! - la fine di quella interminabile sofferenza.

Dal granata all'Azzurro. Il talento di Romano è davvero enorme per il livello medio della Reggiana, dopo quella prima stagione diventa il leader indiscusso della squadra, la quale viene affidata a lui anche nella conduzione tecnica al posto del partente Sturmer che va ad allenare il Torino. 10 le reti di Romano in 11 gare in quella stagione e 11 la stagione successiva, quella che regalerà alla Reggiana la sua prima, storica, promozione in massima serie dopo lo spareggio di Padova vinto contro l'Olimpia Fiume grazie anche ad una sua rete. 
Nell'estate del 1923 la Reggiana non bada a spese ed affianca a Romano alcuni elementi che la fanno diventare alla vigilia del campionato une delle più accreditate pretendenti alla promozione, obiettivo che non si lascierà sfuggire. Romano, come detto, era il giocatore più talentuoso della Reggiana e non solo. Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo dotato com'era di un millimetrico lancio, in quel calcio poteva giocare anche in attacco e non disdegnava di concludere a rete. Romano è stato soprattutto l'unico giocatore della Reggiana a vestire contemporaneamente anche la maglia della Nazionale italiana. Con l'Italia ha giocato 5 partite, dal novembre 1921 all'aprile 1924, sempre come mediano destro o sinistro, tranne nell'ultima partita, quella della disfatta di Budapest quando nella ripresa venne arretrato addirittura a terzino e additato tra i capri espiatori segnando così la fine del suo rapporto con la Nazionale8. L'esordio in Nazionale è del 6 novembre 1921, nell'amichevole che l'Italia pareggia 1 a 1 contro la Svizzera, che Emilio Colombo l'indomani così commenta per La Gazzetta dello Sport:
(...) Morando e Romano, nei differenti ruoli, sono due superbi campioni. (…) Romano, che deve alla «rosea» - diceva oggi il presidente della F.I.G.C. - la sua assunzione alla nazionale, è apparso un grande giuocatore: duttile, prontissimo, resistente e conoscitore perfetto, oltre che del proprio ruolo, del football”9.
Romano giocherà altre tre partite con la Nazionale per tutto il 1922, poi una pausa e quindi la convocazione per la trasferta a Budapest del 6 aprile 1924 per la partita contro l'Ungheria che sarà la sua ultima apparizione in maglia azzurra. La partita in questione viene ricordata come quella “del gran rifiuto” di Genoa e Bologna di concedere i propri giocatori alla Nazionale, perché impegnate entrambe nella fasi più delicate del campionato, costringendo così Pozzo ad arrangiarsi e a fare convocazioni “alternative”: uno di questi giocatori è proprio Felice Romano10
schieramento Svizzera-Italia gara esordio di Romano
Il pesante passivo – 1 a 7 per gli ungheresi – e l'età ormai avanzata segneranno la fine dell'esperienza con la maglia della nazionale italiana per Romano, non certo quella con la maglia granata perché con la Reggiana gioca sino al 1926, campionato quest'ultimo che sancisce la retrocessione dei granata in seconda divisione. 
 
Un giro di tango con il Grifone. Per la stagione 1926/27 Romano viene acquistato dal Genoa che lo paga ben 45.000 lire alla Reggiana, somma tutt'altro che risibile per l'epoca. A Genova Romano resterà una sola stagione poi, complice anche un infortunio, lascia l'Italia e torna a Parigi per giocare una stagione al Racing. Con la maglia del Genoa Romano già nell'estate del 1923 aveva avuto modo di fare una bellissima esperienza, non solo calcistica. 
Tournée Genoa, foto di gruppo a Barcellona
A quel tempo Romano è un giocatore della Reggiana ma in giugno viene aggregato al Genoa che trascorre l'estate in una tournée in Sud America. La “convocazione” di Romano è davvero molto prestigiosa: il Genoa è quello degli imbattibili che nella stagione appena conclusa non aveva perso neppure un incontro e assieme a Romano vengono aggregati anche Baloncieri dal Torino, Moscardini dalla Lucchese e Girani dal Venezia. Si imbarcano tutti il 28 luglio 1923 sul “Principessa Mafalda”, il piroscafo che li porta a Buenos Aires, dove quasi trent'anni prima Romano era nato.
Con il Genoa Romano mette in risalto le sue qualità. Il periodico della Reggiana Il Mirabello riporta la traduzione di quanto aveva scritto la stampa argentina il 10 settembre riguardo la prestazione di Romano:
Nella linea mediana, emerse, come nelle partite precedenti, Romano, a cui era stato affidato il compito di annullare l'azione del giocatore De Miguel il migliore degli avanti argentini.
Tenace ed efficace in ogni momento, l'«half» italiano, non solo disimpegnò egregiamente il compito affidatogli, ma incoraggiò continuamente i compagni di gioco, tanto che può darsi che a lui si dovettero quasi tutti gli attacchi della squadra italiana”11.

Reggio Emilia per sempre. A 32 anni Felice Romano ritorna a Reggio. Lo fa nell'autunno del 1928, quando ormai le sue condizioni fisiche non gli permettono più di essere quel magnifico giocatore che era stato ammirato negli anni precedenti. Si allena con la Reggiana, che nel frattempo è tornata in Divisione Nazionale, stringe i denti e gioca un paio di partite12, segnando una rete, l'ultima con la maglia granata, contro la Fiumana al Mirabello il 17 marzo 192913. La stagione 1929/30 sarà la sua ultima da giocatore, ancora nella Reggiana, in serie B, poi Felice Romano appende gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 44 reti in 86 gare giocate con la Reggiana.

Romano Allenatore della Reggiana - foto Archivio Camellini
Sarà allenatore dei granata in due occasioni, nel campionato del 1931/32 e per il campionato alta Italia del 1945/46 dove peraltro verrà esonerato dopo poche partite. Un'ultima esperienza nel mondo del calcio Romano la farà sulla panchina dell'Arezzo, poi il ritiro. Definitivo, senza tentennamenti o rimpianti. Il secondo tempo della vita di quello che nei ruggenti anni'20 era stato l'idolo del Mirabello è un tempolento, lontano dal clamore della folla, dagli applausi e dal brivido che elettrico ti galvanizza nel momento in cui il pallone entra nella rete. Passeranno 60 anni prima che la sua immagine e il suo nome vengano fissati per sempre nel murales dipinto sui muri del Mirabello, assieme agli altri “immortali” campioni della Reggiana. Si dedica all'attività di ebanista, attività che per diversi anni gli ha valso anche una cattedra d'insegnante in una scuola reggiana, vivendo per tantissimi anni in un appartamento in via Porta Brennone senza una famiglia, soltanto con la compagnia di pochissimi amici14. Gli anni lontano dal football sono anni fatti più di bassi che di alti, i soldi sono sempre pochi, tanto che le spese per i funerali vengono pagate dalla Reggiana e oggi i resti del giocatore riposano all'ossario del cimitero “Monumentale” subuurbano di Reggio Emilia. Nei suoi ultimi mesi di vita Romano aveva sofferto di enfisema polmonare, i pochi amici di via Porta Brennone lo convincono a farsi ricoverare e poco tempo dopo all'Ospedale Sanatoriale Lazzaro Spallanzani all'una di venerdì 20 agosto 1971 Felice Romano, all'età di 77 anni, chiude per sempre gli occhi lasciando spazio alla sua leggenda.

 
1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 novembre 1921
2Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 marzo 1914
4https://www.11v11.com/matches/france-v-luxembourg-20-april-1913-222925/
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1920
6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 8 marzo 1921
7DEL BUE, MAURO, Una storia Reggiana 1919-1945: Le partite, i personaggi, le vicende dai pionieri alla liberazione, Montecchio, 2007
8SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 novembre 1921
10https://www.calciomercato.com/news/quando-bologna-e-genoa-facevano-la-voce-grossa-e-la-nazionale-pe-16998
11Cfr. Il Mirabello del 21 ottobre 1923
12DEL BUE, MAURO, Op. cit.
13SERRA, LUCIANO, Op. cit.
14Cfr. Il Resto del Carlino del 21 agosto 1971

giovedì 18 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. STAGIONE 1923/24

CAMPIONATO SECONDA DIVISIONE GIRONE F

La rivista "Il Calcio" presenta la prima squadra, la squadra riserve e i dirigenti della Reggiana alla vigilia del campionato che i granata vinceranno - al termine dello spareggio contro l'Olimpia Fiume - venendo così promossi in Prima Divisione, l'odierna serie A.

Prima squadra

giovedì 11 luglio 2019

ALBUM DI FOOTBALL PERDUTO

Lo Sport Illustrato" n.15 del 1 agosto 1916

Un ricordo sportivo di Cesare Battisti al banchetto tenuto in occasione della gara amichevole tra l'Italia e una rappresentativa franco-belga del 1° gennaio 1915 all'Arena di Milano. Nell'occasione - come ho raccontato nel mio volume "1915. Dal football alle trincee" (Bradipolibri Editore, 2015) - l'Italia giocò con una divisa bianca fregiata dell'alabarda di Trieste.


sabato 6 luglio 2019

IL SECOLO GRANATA. 1973: LA LUCE DI REGGIANA-INTER

(Davvero orgoglioso e contento che l'amico Stefano Bedeschi, blogger de "Il Pallone Racconta", ci abbia regalato il racconto di quel Reggiana - Inter del maggio 1973 valido per il secondo turno della fase finale della Coppa Italia)

Reggio Emilia, 31 maggio 1973
Reggiana-Inter: 2-3
(sospesa al 15’ del secondo tempo per sabotaggio all’impianto di illuminazione. Gara data vinta dall’Inter per 2 a 0)
Reggiana: Bartolini; Marini e Malisan; Fabbian, Benincasa e Stefanello; Spagnolo, Donina, Zandoli, Zanon e Passalacqua. Allenatore: Galbiati.
Inter: Vieri; Bellugi e Facchetti; Oriali, Giubertoni e Burgnich; Massa, Mazzola, Boninsegna, Bedin e Corso. Allenatore: Masiero.
Arbitro: Cantelli di Firenze.
Gol: Mazzola (I) all’8’, Spagnolo (R) al 13’, Massa (I) al 21’, Mazzola (I) al 40’, Zandoli (R) al 57’.

DA "UNA STORIA REGGIANA" DI MAURO DEL BUE
Questa notte è una notte speciale. È la grande notte. Dopo il pari di Torino con la Juve, che ha appena vinto lo scudetto, oggi possiamo dimostrare che siamo all’altezza anche della grande Inter, che il campionato l’ha vinto l’anno precedente.
Si parte con Mazzola che riprende una punizione sgorgata dal magico piede sinistro di Mariolino Corso e insacca con un inesorabile rasoterra.
Ma Zanon non ci sta. Cinque minuti dopo si ingobbisce e con la sua zazzera al vento si beve due avversari (Corso e Bellugi, mica due qualsiasi) e allunga a Spagnolo che dal limite dell’area fulmina Vieri. Esplode il Mirabello.
Ma al 21’ Bartolini non trattiene un tiro di Boninsegna e la palla viene ripresa da Facchetti che crossa al centro a Massa. A porta vuota l’ala destra nerazzurra insacca il 2-1.
Al 33’ Zandoli si incunea in area e colpisce la traversa, ma al 40’ Mazzola si mangia tutti. E il suo show finisce in bellezza con la terza rete nerazzurra.
Finito? No, alla ripresa la Reggiana insiste e al 13’ Zandoli, su assist di Passalacqua, la mette dentro con una mezza rovesciata da serie A.
Possiamo recuperare e ritorniamo all’attacco, ma al 15’ si spegne la partita. Nel senso letterale del termine. I nuovi fari non funzionano più.
Si resta tutti al buio e si va a casa.
Erano tempi di agitazioni e di forti tensioni. Ma che un gruppo di estremisti decidesse di far opera di sabotaggio facendo saltare la luce in tutta la zona del Mirabello nel corso della partita, nessuno poteva davvero prevederlo. Si verificò e gli esaltati deposero anche alcuni cartelli: «No al calcio strumento dei padroni», «Operaio, diserta lo stadio, droga dei padroni» e «Reggiana uguale padroni, Lombardini uguale potere, potere uguale DC».
La verità è che gli unici danneggiati furono proprio gli sportivi (erano in 13.000 al Mirabello), compresi molti operai, anche della Lombardini, che tifavano Reggiana e che avevano comprato un biglietto, anche a caro prezzo, e furono costretti a rincasare al 15’ del secondo tempo, poco dopo il gol di Zandoli che aveva portato il punteggio sul 3-2 a favore dei milanesi e poco dopo l’inizio della possibile rimonta granata.
La partita fu data vinta all’Inter per 2-0, anche se non si comprende tuttora cosa c’entri la responsabilità oggettiva col sabotaggio. Né la Reggiana con la contestazione.



DA “LA STAMPA”
È stato un sabotaggio ad interrompere l’incontro per il secondo turno di Coppa Italia fra Reggiana ed Inter, disputatosi ieri sera al Mirabello. Al 60’ di gioco, quando la squadra milanese conduceva per 3 reti a 2, i riflettori del campo si sono spenti di colpo e con essi è venuta a mancare la luce in una vastissima zona.
Pochi secondi prima un guizzo bluastro, accompagnato da uno scoppio, aveva lacerato il cielo. Polizia e carabinieri, precipitatisi verso una cabina di alimentazione posta ad alcune centinaia di metri dal campo, hanno scoperto l’origine del guasto. Ignoti avevano lanciato sui conduttori a 15.000 volts una corda agganciata ad un mattone e recante all’altra estremità un pezzo di filo di rame della lunghezza di un metro terminante con un uncino. La corda, scavalcati i fili della corrente, con la parte terminale costituita dal pezzo di rame, ha provocato il corto circuito che ha fatto saltare gli interruttori di una serie di cabine di alimentazione. Fortunatamente i fili della corrente elettrica finiti a terra ancora sotto tensione, non hanno provocato vittime in quanto gli agenti hanno provveduto a tener lontana la gente che stava dirigendosi verso la cabina.
L’opera dei tecnici dell’Enel per riparare il guasto è stata difficile, soprattutto a causa della marea di auto parcheggiate attorno allo stadio e che ha impedito l’uso immediato di ponti aerei e di altre attrezzature. La luce è ritornata dopo circa un’ora e mezzo, quando erano già al buio tutta la zona adiacente lo stadio ed un altro vasto quartiere della città, che si trova nella direzione opposta a quella dello stadio.
Gli inquirenti hanno provveduto a consegnare alla magistratura la corda, il mattone e quanto era rimasto del cavo di rame che aveva provocato il corto circuito. Un uomo che passeggiava nei pressi della cabina, teatro dell’attentato, ha affermato di aver scorto subito dopo il lampo tre persone fuggire al buio. I vigili del fuoco sono intervenuti con una potente fotoelettrica provvedendo ad illuminare il centro del campo dall’esterno. Gruppi elettrogeni che alimentavano altri impianti d’illuminazione sono stati messi in funzione per rischiarare le uscite.
Le diciottomila persone, che stipavano ogni ordine di posti dello stadio, hanno atteso pazientemente senza panico anche perché la notizia non si è diffusa fortunatamente in modo drammatico.
Alle 23,15, scaduto il tempo regolamentare, l’arbitro Cantelli di Firenze, alla luce della fotoelettrica, ha dato il segnale di chiusura.
Stamane il presidente della Reggiana, commendator Carlo Visconti, ha fatto il punto sulla vicenda. Dopo aver rivolto parole di plauso al pubblico per l’esemplare comportamento dimostrato, il commendator Visconti ha affermato che, esaminate le ragioni della sospensione non imputabili alla società in quanto l’interruzione è stata provocata a distanza notevole dal campo, l’incontro dovrà essere ripetuto in omaggio ai più elementari principi di giustizia sportiva.
Frattanto polizia e carabinieri sono impegnati nella ricerca degli attentatori dei quali si sono perse le tracce. Attorno allo stadio sono stati trovati affissi manifesti sui quali è stato scritto a mano: «Reggiana, serva dei padroni. Un giorno di stipendio per assistere ad un incontro». Qualcuno vorrebbe porre in relazione questa protesta con l’atto di sabotaggio ma sembra che i manifesti siano stati attaccati diverse settimane fa.
In merito alla decisione del giudice sportivo, l’Inter è convinta di avere partita vinta per 2 a 0 a tavolino. In materia esiste un solo precedente, quello di Coppa Italia fra Lazio e Roma del 1969: mancò la luce e Lo Bello dovette sospendere l’incontro che fu dato vinto per 2 a 0 ai biancocelesti. Allora peraltro si era trattato di un guasto tecnico alle cabine di alimentazione mentre a Reggio è provato il sabotaggio.
Tocca all’avvocato Barbé decidere se la Reggiana è o meno responsabile dell’accaduto e quindi decidere il 2 a 0 per l’Inter oppure la ripetizione dell’incontro.

(di: Stefano Bedeschi)