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martedì 16 settembre 2025

LA COPPA DEI CAMPIONI

Oggi inizia finalmente la Champions League.

Oltre 70 anni fa si incominciò a pensare ad un torneo continentale che riunisse le migliori squadre d'Europa per decretare chi fosse la migliore del “Vecchio continente”.

Di seguito, in sintesi, i passi fondamentali che portarono alla nascita della Coppa dei campioni, la cui prima edizione venne disputata nel 1955-56 e vinta dal Real Madrid.

 

Ovviamente gli inglesi c'entrano con l'inizio di questa meravigliosa storia, ma non attivamente. È in reazione ad un atteggiamento, ad una postura – forse più giornalistica che altro – di boria inglese che un giornalista francese “butta giù” un'idea intrigante. In verità si può anche affermare che la Coppa dei Campioni sia nata per mano giornalistica, anche se già negli anni precedenti tentativi di mettere uno contro l'altra le migliori formazioni d'Europa c'erano già stati. Con alterne fortune.

Negli anni'20 l'austriaco Hugo Meisl lavora alacremente sull'idea di creare tornei che possano riunire il meglio del calcio continentale dell'epoca, sia a livello di nazionali, sia di club. Ed essendo il meglio espresso dal calcio danubiano e mitteleuropeo nel 1927 vede la luce la Coppa dell'Europa Centrale, che viene giocata dalle migliori squadre di Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia1.

Con la fine della Seconda guerra mondiale, mutano un po' tutti gli scenari europei, non solo politici, sociali ed economici, ma anche calcistici. Ormai la mitteleuropa non è più espressione del meglio del calcio continentale, nuovi soggetti, nuove Nazioni, nuove idee smuovono il mondo calcistico. Tra tutti questi stravolgimenti, la voglia di misurarsi e di competere delle società resta immutata e ben presto si fa esigente la necessità di organizzare un torneo che possa mettere una di fronte all'altra le migliori squadre d'Europa. Il meglio del calcio europeo, in quei primi mesi post bellici viene individuato in Italia, Spagna, Portogallo e Francia e le Federazioni di questi quattro paesi – tutti dell'area latina – danno vita alla Coppa Latina2.

È però con il 1954 che il destino muta e modifica per sempre lo scenario delle sfide continentali.

Gli inglesi, si diceva. Beh, loro il football l'hanno fatto diventare “moderno” alla metà dell'800 e da allora per lunghi decenni si sono reputati i “maestri”, migliori quindi di tutti i “continentali”. Anche quando parte la Coppa del mondo gli inglesi non vi partecipano, ma con il passare degli anni – e con qualche sconfitta di troppo che inevitabilmente subiscono – con il secondo dopoguerra decidono di compiere il “grande passo” di mettersi in gioco. E le cose non è che vadano un gran che bene. Nel 1950 la Nazionale inglese viene eliminata dagli USA, non proprio uno squadrone, mentre nel 1954 esce ai quarti per mano dei campioni in carica dell'Uruguay.

Per quel che riguarda, invece, la storia dei club, forse anche per un intrinseco – e ben remunerato - desiderio di far conoscere il gioco ai profani, sin dalla fine del XIX secolo molte squadre – anche professionistiche – giocano partite di esibizione e tornei amichevoli in giro per l'Europa. La casistica è veramente ampia: qua mi limiterò a ricordare alcune importanti esibizioni avvenute in Italia3 e, soprattutto, il torneo di calcio dell'Esposizione universale di Parigi del 1937 quando il Bologna di Weisz in finale umiliò i “maestri” del Chelsea per 4 a 14.

Insomma, gli anni'50 del XX secolo iniziano con varie delusioni, mitigate però da un paio di vittorie del Wolverhampton Wandereres che fanno gonfiare di molto il petto al giornalismo inglese.

Tutto tra origine da alcune amichevoli che il Wolverhampton organizza in occasione dell'inaugurazione del suo nuovo stadio. Le squadre invitate sono di tutto rispetto: la grande Honvéd di Puskás, Kocsic e degli altri fuoriclasse ungheresi, e la forte squadra sovietica dello Spartak di Mosca. Le due vittorie che il Wolverhampton riesce a cogliere (soprattutto il galvanizzante 3 a 2 ottenuto in rimonta contro gli ungheresi) vengono enfatizzate dalla stampa di Sua Maestà forse con un po' troppo zelo, tanto è vero che il Daily Mail arriva a scrivere che il Wolverhampton “è la migliore squadra del mondo”, riprendendo un'espressione utilizzata proprio dal manager dei Wolves, Stan Cullis: “there they are, the champions of the world”5.

Ora, va bene che già da mezzo secolo era stata firmata l'Entente Cordiale tra Gran Bretagna e Francia, ma i rapporti tra le due Potenze erano sempre state un filo vivaci e frizzanti anche successivamente, fatto sta che in Francia la stampa quella dichiarazione non la prende tanto bene. Soprattutto questo trionfalismo non lo digerisce il francese Gabriel Hanot che quelle gare le aveva viste dal vivo, caporedattore della testata sportiva L'Équipe.

Proprio dalle pagine de L'Équipe Hanot frena subito gli entusiasmi inglesi: “(...) prima di proclamare l'invincibilità del Wolverhampton aspettiamo che replichi le sue vittorie a Budapest e a Mosca. E vediamolo di fronte al Milan e al Real Madrid”6. Non solo. Hanot poi si spinge oltre fantasticando e al tempo stesso lanciando l'idea di un torneo che metta l'una contro l'altra le migliori squadre d'Europa.

Da quel momento un po' tutto procede in discesa. Nel corso dei mesi successivi l'idea viene affinata, e se in un primo momento UEFA – nata da pochissimi mesi7 – appare piuttosto tiepida, i francesi non si danno per vinti e si rivolgono direttamente ai proprietari dei maggiori club europei, incontrando – all'opposto – molto entusiasmo.

L'inizio di aprile del 1955 è decisivo. A Parigi L'Équipe convoca una riunione con i rappresentanti dei principali club continentali trovando un solido alleato in Santiago Bernabeu, presidente del Real Madrid, che giusto in quel periodo sta costruendo una squadra da leggenda8. L'UEFA a quel punto nella sua riunione sempre di aprile non può far altro che “benedire” la manifestazione pretendendo solo che fossero le rispettive federazioni nazionali ad autorizzare la partecipazione alle squadre9 e che venissero riunite tutte le Nazioni europee con la presenza di squadre delle democrazie popolari, delle dittature iberiche e del blocco sovietico10.

Tutto dunque è pronto e il 4 settembre del 1955 inizia finalmente la prima edizione della Coppa dei Campioni con la partita tra Sporting Lisbona e Partizan Belgrado. La formula è semplice: gare di andata e ritorno ad eliminazione diretta. Per l'Italia partecipa il Milan che esordisce a San Siro il 1° novembre, perdendo contro il Saarbrücken, campione della Saar, per 3 a 4, salvo poi vincere in trasferta al ritorno per 4 a 1.


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1https://www.calciomercato.com/news/juventus-squalificata-per-indisciplina-il-bologna-vince-in-europ-49568

2https://www.calciomercato.com/news/coppa-latina-milan-vincente-e-torino-rinato-nell-antenata-della--92296

3Alessandro, Bassi, Il football dei pionieri – Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I guerra mondiale, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012; Alessandro Bassi, Solo un gioco? Scritti di storia del calcio, ‎ Independently published, 2024

4https://www.calciomercato.com/news/l-expo-di-parigi-del-1937-e-il-bologna-dominatore-del-calcio-eur-20448

5Hill. Tim, A photographic history of English Football, Parragon, Bath, 2004

6https://www.treccani.it/enciclopedia/calcio-competizioni-per-club_(Enciclopedia-dello-Sport)/

7https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/06/15-giugno-1954-nasce-l-uefa.html

8Antonio, Papa – Guido, Panico, “Storia sociale del calcio in Italia”, Il Mulino, Bologna, 2002

9https://www.treccani.it/enciclopedia/calcio-competizioni-per-club_(Enciclopedia-dello-Sport)/

10https://giocopulito.it/la-nascita-della-coppa-dei-campioni/

martedì 1 luglio 2025

📷 Album di football perduto

 JUVENTUS - REAL MADRID, 1962


⚽ Coppa dei Campioni 1961/62. 

La Juventus ai quarti di finale incrocia il proprio destino con il Real Madrid, che è reduce dalla vittoria delle prime cinque edizioni.

All'andata vince il Real Madrid per 1 a 0 grazie alla rete di Di Stefano, ma al ritorno sono i bianconeri a prevale con identico punteggio, un 1 a 0 firmato Sivori che vale la "bella" al Parco dei principi a Parigi, dove poi la Juventus capitolerà perdendo 3 a 1.

 

mercoledì 28 maggio 2025

HEYSEL'85

 

«Di quel giorno ricordo soprattutto il pomeriggio.

Un pomeriggio di sole di tarda primavera trascorso a finire di preparare lo striscione, a posizionare in taverna le bandiere, i gagliardetti e la maglia. Sì, la maglia: uno dei regali più preziosi mai ricevuti. Regalo del Patte, la maglia come regalo per la Cresima. La maglia con il numero 10 sulle spalle, perché a dodici anni non c'è spazio per nessuno, perché non c'è ricordo che valga l'emozione di indossare il tuo eroe».

Alle ore 20.15 di mercoledì 29 maggio 1985 è fissato il calcio d'inizio della finale di Coppa dei Campioni 1984/85, di fronte i detentori del Liverpool – che l'anno prima avevano battuto in finale ai rigori la Roma – e la Juventus – che in gennaio aveva battuto proprio il Liverpool 2 a 0 nella finale di Supercoppa europea. Lo stadio scelto per la finale è il piccolo e ormai vetusto stadio Heysel, alla sua quarta finale di Coppa dei Campioni. Ai tifosi della Juventus, giunti in massa a Bruxelles, vengono assegnati i settori M, N, O in curva, mentre ai supporters del Liverpool i settori X e Y nella curva opposta, con il settore Z lasciato inspiegabilmente libero per l'acquisto in autonomia. E i biglietti di quel settore Z – separato dai settori riservati al tifo inglese solo da deboli reti metalliche – vengono acquistati in larghissima parte da famiglie italiane.

Circa un'ora prima della partita gli hooligans del Liverpool – irrobustiti da frange di headhunters del Chelsea – iniziano a premere contro le reti metalliche divisorie con il settore Z. Gli italiani stipati in quel settore cercano di riversarsi in campo, ma vengono fermati dai manganelli della polizia belga, che non comprende nulla di quanto sta accadendo – e peggio – di quello che da lì a poco accadrà.

Gli spettatori del settore Z sono pressati dalla violenza degli inglesi, ma non possono defluire in campo: unica via è quella di pigiarsi l'uno sull'altro in direzione opposta, contro il muro di cinta. È il momento più drammatico di una notte tragica: la pressione è talmente forte che il muro cede, facendo precipitare nel vuoto centinaia di persone. La scena, nella sua violenta drammaticità, è agghiacciante e il bilancio finale lo è – se possibile – ancora di più: 39 morti di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese, oltre a più di 600 feriti.

In maniera lenta, piano piano tutto lo stadio inizia a percepire l'orrore di quello che sta accadendo, in televisione la voce rotta dall'emozione di Bruno Pizzul prova a descrivere l'abisso nel quale tutti siamo stati inghiottiti. È allora che deflagra il caos. I tifosi juventini dall'altra parte dello stadio sfondano i cancelli e invadono il campo per cercare lo scontro fisico con gli inglesi, le voci dagli altoparlanti dei due capitani – Scirea e Neal – sono soltanto un pietoso sottofondo della violenza, alla quale, dopo ben oltre mezzora, si aggiunge anche un battaglione di polizia belga a cavallo.

La violenza è ovunque.

UEFA e forze dell'ordine prenderanno la decisione di giocare e alle 21.40 si giocherà.

 


«Di quel giorno ricordo soprattutto il pomeriggio.

Un pomeriggio di ansia e di agitazione, in fondo il ricordo di due anni prima – che a quell'età sembrano decenni, vero? - era ancora vivo, a graffiare la gioia dell'attesa. Ansia ed agitazione, certo, ma anche impazienza, ingoiando minuti, scalando i secondi che mancavano all'inizio, contando le pedalate sulla mia bicicletta vagabondando per le vie del quartiere in quel pomeriggio di quasi estate dei miei dodici anni».

Giocare fu un modo per prendere tempo? Serviva davvero a non aggravare ulteriormente il già gravissimo bilancio di sangue e morte?

Lo stadio era all'altezza dell'onda d'urto degli hooligans che in quegli anni spargevano terrore ovunque andassero? L'organizzazione e l'UEFA misero in atto tutte le misure idonee a garantire la salvaguardia degli spettatori? Perché gli inglesi entrarono allo stadio ubriachi ed armati con pistole, spranghe e coltelli? perché vennero venduti agli italiani i posti accanto agli inglesi? Il giro di campo finale dei calciatori della Juventus perché venne fatto?

La responsabilità penale fu riconosciuta non in via esclusiva agli hooligans inglesi. Al termine di un lungo iter processuale la Corte di Cassazione belga confermò infatti le condanne anche al Segretario della federcalcio belga dell'epoca, al responsabile del servizio d'ordine di quella notte e al Segretario dell'UEFA.

Le responsabilità di quella serata di follia e violenza erano lì, sono lì e lì saranno per sempre.



«Di quel giorno ricordo soprattutto il pomeriggio.

Di ritorno dal mio pellegrinaggio ciclistico, nell'edicola là in fondo alla via: l'edicolante mi aveva tenuto da parte il poster della squadra. Ricordo che quando mi vide passare mi fermò e me lo regalò: un altro emblema, un altro talismano da appendere in taverna, prima dell'inizio dell'evento dell'anno.

No, quella sera non sarebbe finita come due anni prima.

La sera del 29 maggio 1985 sarebbe stata la sera più bella della mia vita».

Negli anni sono nate varie pubblicazioni dedicate a questa immane tragedia, tragedia sì sportiva – calcistica – ma anche – e forse soprattutto – tragedia sociale, istituzionale e, dunque, politica. Pubblicazione imprescindibile se si vuole capire in profondità ciò che avvenne prima, durante e dopo quella notte profonda è il libro di Francesco Caremani Heysel. Le verità di una strage annunciata. (Bradipolibri Editore, 2003) uscito quest'anno in una nuova edizione. Caremani è stato il primo giornalista ad affrontare in maniera seria e puntigliosa l'argomento.

Altra pubblicazione degna di essere menzionata è il libro del vice direttore del L'Equipe Jean-Philippe Leclaire Le Heysel: Une tragédie européenne, dal quale è stata tratta anche una docu-serie che in maniera certosina e scrupolosa ricostruisce tutti gli aspetti che da quella notte si sono propagati sino alla sentenza definitiva.

Da segnalare, infine, per tenere vivo il ricordo e il monito:

Museo virtuale multimediale Sala della Memoria Heysel: https://www.saladellamemoriaheysel.it/Home_Page_Sala_della_Memoria_Heysel.html

Comitato Per non dimenticare Heysel di Reggio Emilia: https://www.facebook.com/groups/182994405053144/?locale=it_IT

 


«Di quel giorno ricordo soprattutto il pomeriggio.

Ceniamo presto in famiglia: c'è da vedere la partita, eccome!

È al telegiornale che un attonito Gianfranco De Laurentiis accenna ad un possibile slittamento dell'orario d'inizio della gara: pare vi siano alcuni scontri.

Le parole. Le immagini.

I minuti che non passano.

Le immagini.

Le immagini.

Tolgo i gagliardetti, le bandiere e la maglia.

Di quel giorno ricordo soprattutto il pomeriggio».





martedì 17 settembre 2024

LA COPPA DEI CAMPIONI

Oggi inizia finalmente la Champions League – da quest'anno nella sua nuove veste a girone unico. Esattamente 70 anni fa si incominciò a pensare ad un torneo continentale che riunisse le migliori squadre d'Europa per decretare chi fosse la migliore del “Vecchio continente”.

Di seguito, in sintesi, i passi fondamentali che portarono alla nascita della Coppa dei campioni, la cui prima edizione venne disputata nel 1955-56 e vinta dal Real Madrid.

 

Ovviamente gli inglesi c'entrano con l'inizio di questa meravigliosa storia, ma non attivamente. È in reazione ad un atteggiamento, ad una postura – forse più giornalistica che altro – di boria inglese che un giornalista francese “butta giù” un'idea intrigante. In verità si può anche affermare che la Coppa dei Campioni sia nata per mano giornalistica, anche se già negli anni precedenti tentativi di mettere uno contro l'altra le migliori formazioni d'Europa c'erano già stati. Con alterne fortune.

Negli anni'20 l'austriaco Hugo Meisl lavora alacremente sull'idea di creare tornei che possano riunire il meglio del calcio continentale dell'epoca, sia a livello di nazionali, sia di club. Ed essendo il meglio espresso dal calcio danubiano e mitteleuropeo nel 1927 vede la luce la Coppa dell'Europa Centrale, che viene giocata dalle migliori squadre di Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia1.

Con la fine della Seconda guerra mondiale, mutano un po' tutti gli scenari europei, non solo politici, sociali ed economici, ma anche calcistici. Ormai la mitteleuropa non è più espressione del meglio del calcio continentale, nuovi soggetti, nuove Nazioni, nuove idee smuovono il mondo calcistico. Tra tutti questi stravolgimenti, la voglia di misurarsi e di competere delle società resta immutata e ben presto si fa esigente la necessità di organizzare un torneo che possa mettere una di fronte all'altra le migliori squadre d'Europa. Il meglio del calcio europeo, in quei primi mesi post bellici viene individuato in Italia, Spagna, Portogallo e Francia e le Federazioni di questi quattro paesi – tutti dell'area latina – danno vita alla Coppa Latina2.

È però con il 1954 che il destino muta e modifica per sempre lo scenario delle sfide continentali.

Gli inglesi, si diceva. Beh, loro il football l'hanno fatto diventare “moderno” alla metà dell'800 e da allora per lunghi decenni si sono reputati i “maestri”, migliori quindi di tutti i “continentali”. Anche quando parte la Coppa del mondo gli inglesi non vi partecipano, ma con il passare degli anni – e con qualche sconfitta di troppo che inevitabilmente subiscono – con il secondo dopoguerra decidono di compiere il “grande passo” di mettersi in gioco. E le cose non è che vadano un gran che bene. Nel 1950 la Nazionale inglese viene eliminata dagli USA, non proprio uno squadrone, mentre nel 1954 esce ai quarti per mano dei campioni in carica dell'Uruguay.

Per quel che riguarda, invece, la storia dei club, forse anche per un intrinseco – e ben remunerato - desiderio di far conoscere il gioco ai profani, sin dalla fine del XIX secolo molte squadre – anche professionistiche – giocano partite di esibizione e tornei amichevoli in giro per l'Europa. La casistica è veramente ampia: qua mi limiterò a ricordare alcune importanti esibizioni avvenute in Italia3 e, soprattutto, il torneo di calcio dell'Esposizione universale di Parigi del 1937 quando il Bologna di Weisz in finale umiliò i “maestri” del Chelsea per 4 a 14.

Insomma, gli anni'50 del XX secolo iniziano con varie delusioni, mitigate però da un paio di vittorie del Wolverhampton Wandereres che fanno gonfiare di molto il petto al giornalismo inglese.

Tutto tra origine da alcune amichevoli che il Wolverhampton organizza in occasione dell'inaugurazione del suo nuovo stadio. Le squadre invitate sono di tutto rispetto: la grande Honvéd di Puskás, Kocsic e degli altri fuoriclasse ungheresi, e la forte squadra sovietica dello Spartak di Mosca. Le due vittorie che il Wolverhampton riesce a cogliere (soprattutto il galvanizzante 3 a 2 ottenuto in rimonta contro gli ungheresi) vengono enfatizzate dalla stampa di Sua Maestà forse con un po' troppo zelo, tanto è vero che il Daily Mail arriva a scrivere che il Wolverhampton “è la migliore squadra del mondo”, riprendendo un'espressione utilizzata proprio dal manager dei Wolves, Stan Cullis: “there they are, the champions of the world”5.

Ora, va bene che già da mezzo secolo era stata firmata l'Entente Cordiale tra Gran Bretagna e Francia, ma i rapporti tra le due Potenze erano sempre state un filo vivaci e frizzanti anche successivamente, fatto sta che in Francia la stampa quella dichiarazione non la prende tanto bene. Soprattutto questo trionfalismo non lo digerisce il francese Gabriel Hanot che quelle gare le aveva viste dal vivo, caporedattore della testata sportiva L'Équipe.

Proprio dalle pagine de L'Équipe Hanot frena subito gli entusiasmi inglesi: “(...) prima di proclamare l'invincibilità del Wolverhampton aspettiamo che replichi le sue vittorie a Budapest e a Mosca. E vediamolo di fronte al Milan e al Real Madrid”6. Non solo. Hanot poi si spinge oltre fantasticando e al tempo stesso lanciando l'idea di un torneo che metta l'una contro l'altra le migliori squadre d'Europa.

Da quel momento un po' tutto procede in discesa. Nel corso dei mesi successivi l'idea viene affinata, e se in un primo momento UEFA – nata da pochissimi mesi7 – appare piuttosto tiepida, i francesi non si danno per vinti e si rivolgono direttamente ai proprietari dei maggiori club europei, incontrando – all'opposto – molto entusiasmo.

L'inizio di aprile del 1955 è decisivo. A Parigi L'Équipe convoca una riunione con i rappresentanti dei principali club continentali trovando un solido alleato in Santiago Bernabeu, presidente del Real Madrid, che giusto in quel periodo sta costruendo una squadra da leggenda8. L'UEFA a quel punto nella sua riunione sempre di aprile non può far altro che “benedire” la manifestazione pretendendo solo che fossero le rispettive federazioni nazionali ad autorizzare la partecipazione alle squadre9 e che venissero riunite tutte le Nazioni europee con la presenza di squadre delle democrazie popolari, delle dittature iberiche e del blocco sovietico10.

Tutto dunque è pronto e il 4 settembre del 1955 inizia finalmente la prima edizione della Coppa dei Campioni con la partita tra Sporting Lisbona e Partizan Belgrado. La formula è semplice: gare di andata e ritorno ad eliminazione diretta. Per l'Italia partecipa il Milan che esordisce a San Siro il 1° novembre, perdendo contro il Saarbrücken, campione della Saar, per 3 a 4, salvo poi vincere in trasferta al ritorno per 4 a 1.


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1https://www.calciomercato.com/news/juventus-squalificata-per-indisciplina-il-bologna-vince-in-europ-49568

2https://www.calciomercato.com/news/coppa-latina-milan-vincente-e-torino-rinato-nell-antenata-della--92296

3Alessandro, Bassi, Il football dei pionieri – Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I guerra mondiale, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2012; Alessandro Bassi, Solo un gioco? Scritti di storia del calcio, ‎ Independently published, 2024

4https://www.calciomercato.com/news/l-expo-di-parigi-del-1937-e-il-bologna-dominatore-del-calcio-eur-20448

5Hill. Tim, A photographic history of English Football, Parragon, Bath, 2004

6https://www.treccani.it/enciclopedia/calcio-competizioni-per-club_(Enciclopedia-dello-Sport)/

7https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/06/15-giugno-1954-nasce-l-uefa.html

8Antonio, Papa – Guido, Panico, “Storia sociale del calcio in Italia”, Il Mulino, Bologna, 2002

9https://www.treccani.it/enciclopedia/calcio-competizioni-per-club_(Enciclopedia-dello-Sport)/

10https://giocopulito.it/la-nascita-della-coppa-dei-campioni/