mercoledì 19 giugno 2024

GERMANIA - UNGHERIA 1954

 

Germania  – Ungheria di oggi pomeriggio è partita che porta con sé storie e significati mai banali.

Il precedente più illustre tra le due nazionali è la finale mondiale 1954 che segna il ritorno della Germania – Ovest e post nazista – sulla ribalta mondiale: ora attraverso il football e non più con guerre e invasioni. 

Se vi va, vi propongo di rileggere un paio di pezzi che avevo scritto per calciomercato.com:


⚽ https://www.calciomercato.com/news/herberger-dal-nazismo-al-miracolo-di-berna-con-l-ombra-del-dopin-13734


⚽ https://www.calciomercato.com/news/svizzera-1954-la-svolta-dei-soldi-il-primo-mondiale-televisivo-d-61714 


 


sabato 15 giugno 2024

15 GIUGNO 1954: NASCE L' UEFA

 

Oggi il massimo organismo calcistico europeo compie 70 anni esatti.

Il cammino del football europeo verso la costruzione di una “casa” comune è stato lungo e non sempre lineare, o privo di ostacoli. Sin dall'inizio dello sviluppo storico del football il desiderio di confrontarsi a livello internazionale è stato avvertito dai pionieri: l'elenco di incontri transnazionali tra squadre di club e quindi anche di incontri tra nazionali è lungo e possiamo dire che inizi quasi contemporaneamente alla codifica delle regole di base che normano il gioco del calcio1.

Con la fine della Prima guerra mondiale il football assume un valore che va oltre il mero aspetto sportivo per assurgere di volta in volta a “strumento” politico, economico e diplomatico. Insomma, si intuisce che il calcio può arrivare più velocemente là dove la mera politica diplomatica impiegherebbe mezzi e tempistiche differenti2. Senza qui voler riproporre l'iter che ha portato alla creazione della più significativa manifestazione calcistica continentale per nazioni del periodo tra le due guerre mondiali, grazie anche al lavoro pionieristico di personaggi quali Vittorio Pozzo, Henry Delaunay e Hugo Meisl, nell'ottobre del 1926 i rappresentanti della Federazioni calcistiche di Italia, Ungheria, Cecoslovacchia e Austria si siedono attorno ad un tavolo per discutere un ordine del giorno articolato che prevede, tra le altre, l'organizzazione di competizioni per squadre nazionali e di club delle rispettive federazioni. Nascono, così, da un lato la Coppa Internazionale3 che va ad aggiungersi – per quel che riguarda le Nazionali – al British Home Championship, al torneo olimpico e apre la strada alla Coppa del mondo e dall'altro la Coppa dell'Europa Centrale – Mitropa Cup – per squadre di club.

I pionieri della UEFA - José Crahay, Henri Delaunay e Ottorino Barassi
I pionieri della UEFA - José Crahay, Henri Delaunay e Ottorino Barassi ©UEFA

 L'Europa che viene disegnata dopo la Seconda guerra mondiale vede ancora il mondo del football continentale desideroso di tornare a confrontarsi su di un campo da calcio, però tra la fine degli anni'40 e l'inizio degli anni'50 del XX secolo pare essere finalmente tempo per un'organizzazione più strutturata e più matura: non più, quindi, solo attenta al mero aspetto agonistico, ma aperta anche a ciò che sta attorno al singolo evento calcistico. In altre parole si avverte l'esigenza di organizzare il calcio europeo in una struttura che possa controllare, decidere e gestire regole, tornei e aspetti commerciali. Ottorino Barassi, presidente della Federazione italiana, Henry Delaunay, segretario generale della Federazione francese e José Crahay, segretario generale della Federazione belga sono i tre dirigenti che nei primi anni'50 iniziano a lavorare su un progetto di “casa comune” del calcio continentale con riunioni ed incontri con tutti gli altri omologhi europei.

La FIFA, dal canto suo, nel Congresso straordinario del 1953 apre alla creazione di confederazioni continentali e questa apertura è il tassello decisivo nel progetto dei tre dirigenti.

I rappresentanti di 28 federazioni europee si danno appuntamento all'Hotel Euler a Basilea per il 15 giugno 1954, dove viene votata una mozione che recita: “Le federazioni nazionali europee si pronunciano in modo definitivo a favore della costituzione di un gruppo delle suddette federazioni, sotto una forma da determinare. L'assemblea decide di nominare un comitato che rappresenti questo gruppo, ai sensi dell'Articolo XI, comma 1, della bozza di regolamento presentata oggi. Tale comitato è incaricato di elaborare, in collaborazione con il precedente comitato, lo statuto e il regolamento definitivi, traendo ispirazione dai progetti presentati in una fase precedente, e di presentare il progetto definitivo alla prossima Assemblea Generale”.

Il dado è definitivamente tratto. Dopo altre riunioni di quell'estate, il 29 e 30 ottobre 1954 a Copenaghen il Comitato propone – e viene approvato – il nome della confederazione: Union of the European Football Association, UEFA4.

Altra data storica per il neonato Ente continentale è quella del 2 marzo 1955 quando a Vienna si tiene il primo Congresso dell'UEFA, durante il quale vengono discussi vari temi relativi alla trasmissione delle partite in diretta, i calendari internazionali degli incontri e anche la creazione di competizioni transnazionali, ma tra quest'ultimo punto venne rimandato, ritenuto ancora prematuro. In verità proprio in quel periodo il giornale sportivo francese L'Équipe aveva lavorato su una suggestione di un suo giornalista – Gabriel Hanot – circa la creazione di un torneo che mettesse di fronte le squadre vincitrici dei vari campionati nazionali europei5: l'UEFA, a Vienna, aveva deciso che “al momento non era in grado di interessarsi a un progetto riguardante direttamente i club”6.

Per il lancio della Coppa dei Campioni L'Équipe troverà un solido alleato in Santiago Bernabeu, presidente del Real Madrid, che giusto in quel periodo sta costruendo una squadra da leggenda e così la manifestazione potrà partire già nell'autunno del 1955, con l'UEFA che si trova un torneo già pronto7. Per la nascita, invece, della Coppa delle Nazioni europee occorrerà attendere il Congresso dell'UEFA di Stoccarda del giugno 1958, quando verrà dato il via libera alla competizione, con le prime gare di qualificazione in calendario già nell'autunno dello stesso anno.


 

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1 Basti qui, a titolo meramente esemplificativo e tutt'altro che esaustivo, citare il “British Home Championship” del 1884, la “Coppa Ponthoz” del 1900, i tornei amichevoli organizzati in Italia durante i fine settimana pasquali d'inizio '900, il “Torneo di Saint Moritz” del 1911.

2 Sul punto si veda BRIZZI, RICCARDO – SBETTI, NICOLA, “Storia della Coppa del mondo di calcio (1930-2018)”, Ed. Le Monnier, Firenze, 2018

3 Tra gli altri, si veda il mio articolo per calciomercato.com: https://www.calciomercato.com/news/la-storia-si-ripete-oggi-superlega-e-mondiale-ogni-due-anni-un-s-74367 e si veda anche: https://storiedifootballperduto.blogspot.com/2024/06/prima-del-campionato-europeo-di-calcio.html

5 PAPA, ANTONIO – PANICO, GUIDO, “Storia sociale del calcio in Italia”, ed. Il Mulino, Bologna, 2002

7 PAPA, ANTONIO – PANICO, GUIDO, Op.cit.

giovedì 13 giugno 2024

PRIMA DEL CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO: LA COPPA INTERNAZIONALE

Con gli anni'20 il calcio aveva ormai assunto piena consapevolezza della propria presa sul pubblico e iniziava a sentire l'esigenza di strutturare in maniera più salda quella vocazione internazionale che già dai primi anni dei pionieri lo aveva contraddistinto1. In altre parole, erano ormai maturi i tempi per organizzare una manifestazione europea che mettesse di fronte le migliori espressioni del calcio continentale.

Chi concepì e realizzò questa idea fu il famoso allenatore austriaco, nonché una delle menti calcistiche più brillanti dell'epoca, Hugo Meisl che negli anni'20 fu tra gli ideatori ed organizzatori di due manifestazioni continentali, una dedicata alle squadre di club e una per le Nazionali2. Così lo ricorda Vittorio Pozzo: “Uomo di levatura superiore, era in grado di giudicare e spesso di prevedere tutto quello che attorno a lui avveniva. Non si occupava puramente di tecnica, come facevo io, Meisl: curava anche la parte politica del calcio, ed era un po' il 'factotum' della sua Federazione, per gli affari interni e soprattutto per quelli internazionali3.

Le due competizioni che vennero create furono la Coppa Internazionale riservata alle rappresentative nazionali e la Coppa dell'Europa Centrale disputata tra squadre di club, da noi più nota come Coppa Mitropa: la decisione venne presa in occasione di una conferenza tenuta a Praga il 27 ottobre 1926 tra i delegati di Italia, Cecoslovacchia, Ungheria e Austria, quando proprio a Praga Italia e Cecoslovacchia giocarono un incontro amichevole4.

La Stampa nell'edizione del 28 ottobre 1926 così riportava la notizia della Conferenza tenutasi a Praga il giorno prima:

Si sono oggi riuniti i rappresentanti delle Federazioni di calcio italiana, ceco-slovacca, austriaca ed ungherese per discutere sulla creazione di una competizione internazionale di foot-ball. L'Italia era rappresentata, come è noto, dal Cav. Uff. Ferretti e dal sig. Zanetti. Su proposta dei rappresentanti italiani è stato deciso di creare due competizioni: la prima sotto il nome di Coppa d'Europa per le squadre nazionali rappresentative e la seconda sotto il nome di Coppa dell'Europa Centrale per le squadre delle società che sono campioni o finaliste dei differenti campionati. Per questa ultima competizione, ciascun paese designerebbe due squadre. La partecipazione dell'Italia alla Coppa d'Europa è già stata assicurata5.

Furono dunque quattro le federazioni calcistiche che diedero vita alla competizione: Austria, Cecoslovacchia, Italia ed Ungheria, probabilmente il meglio del calcio europeo dell'epoca, fatta eccezione per i maestri inglesi, schivi come sempre. A queste quattro nazionali si aggiunse la Svizzera e nel 1927 poteva iniziare la prima edizione del torneo, torneo basato su un girone all'italiana con partite di andata e ritorno (una in casa e una in trasferta) e classifica finale. Evidentemente mancando un ente sovranazionale che garantisse l'organizzazione del torneo, il tutto era lasciato alle libere determinazioni delle singole Federazioni e le partite venivano disputate in date e luoghi decisi in base alle esigenze e disponibilità dei singoli enti nazionali.

La Coppa in palio, tutta in cristallo, del valore di 20.000 corone cecoslovacche venne offerta dal Primo Ministro cecoslovacco Antonin Svehla, da qui il nome con cui è anche conosciuta la Coppa, Svehla Pokal.

A Praga il 18 settembre 1927, davanti ad oltre 30.000 persone iniziava la prima edizione della Coppa Internazionale con la vittoria della Cecoslovacchia per 2-0 contro l'Austria; quest'ultima, una settimana dopo, veniva sconfitta anche dall'Ungheria a Budapest per 5-3. L'Italia faceva il suo esordio nella competizione il 23 ottobre, sul temibile campo di Praga:

I calciatori azzurri sono giunti a Praga per il loro primo match internazionale dell'annata. Negli ambienti calcistici di qui (Praga, ndr), quantunque si apprezzi molto la nostra “nazionale”. Si ha la certezza in una vittoria della squadra cecoslovacca. (...) L'incontro che attende domani i nostri “azzurri” è certamente duro e difficile. Battuti dal pronostico, si troveranno di fronte ad una squadra che va famosa per il bellissimo giuoco di assieme di alto rendimento. È questa la gran forza della compagine cecoslovacca.”

Per il quotidiano La Stampa l'incontro venne seguito da Vittorio Pozzo che così racconta la partita:

Il tempo non ha favorito l'incontro tra le nazionali dell'Italia e della Cecoslovacchia. Una pioggia fine e leggera cade fin dalle prime ore del mattino, ciò che non impedisce però che già un'ora prima dell'inizio del match il campo dello Sparta sia stipato. Si calcola che quindici mila persone siano presenti. Il campo è in condizioni disastrose, ridotto ad un vero pantano.

(…) La partita ebbe una storia ben strana. Nervosa, rotta, disputata ora con torpore ora con velocità; a tratti anche violenta, interessante sempre.”

Alla fine Pozzo fa un'analisi della partita:

La difesa italiana fu pienamente all'altezza della situazione, con Calligaris in primo piano. La linea mediana, eccellente nel lavoro difensivo, all'attacco non funzionò invece che a tratti. Baloncieri e Cevenini erano in cattive condizioni, malgrado questo, però, il nostro attacco dimostrò maggior decisione che non quello avversario.

La squadra boema, non ha lasciato quell'impressione di potenza e valore tecnico che ebbimo occasione di notare altre volte. (…) Partita piena di contraddizioni: le due squadre ed i loro migliori elementi ebbero alti e bassi impressionanti, se facciamo eccezione per la difesa italiana, Kada e Kolenaty6.

Al termine del torneo fu proprio l'Italia – che nel frattempo era passata sotto la guida tecnica dello stesso Vittorio Pozzo – a risultare vincitrice, soprattutto grazie alle due clamorose vittorie ai danni dell'Ungheria: al primo storico successo ottenuto contro i magiari del 25 marzo 1928, quando a Roma la nazionale italiana riuscì a rimontare gli avversari da 0-2 e vincere per 4-3 fece infatti seguito il roboante 0-5 con il quale gli Azzurri espugnarono Budapest, con tripletta di Meazza.

La classifica finale fu la seguente:

11 ITALIA

10 AUSTRIA

10 CECOSLOVACCHIA

9 UNGHERIA

0 SVIZZERA

Nel biennio 1931-32 la Coppa venne vinta dall'Austria (Italia seconda), mentre la terza edizione, quella giocata tra il 1933 ed il 1935 venne vinta ancora dall'Italia, seguita da Austria ed Ungheria. L'edizione programmata per il 1936-38 non venne invece assegnata poiché venne sospesa dopo l'annessione dell'Austria alla Germania del 12 marzo 1938: ormai le ombre del conflitto bellico si stavano allungando sull'Europa e la Coppa finì in soffitta. Si ritornò a pensare alla Coppa Internazionale a guerra conclusa, in un nuovo clima, in una nuova Europa. Fu un'edizione lunga, durò ben 5 anni e vide la vittoria dell'Ungheria, quell'Ungheria che si apprestava a diventare la famosa squadra d'oro, l'Aranycsapat di Puskas, Hidegkuti, Kocsis; l'Italia, travolta dall'immane tragedia di Superga, arrivò penultima. Così come si piazzò ancora al penultimo posto anche nell'edizione successiva, quella del 1955-60 che sarebbe stata l'ultima edizione della Coppa, che venne vinta dalla Cecoslovacchia e registrò la partecipazione della Jugoslavia.

Conclusa l'edizione numero 6 – la prima organizzata dalla neonata U.E.F.A. - la coppa venne definitivamente archiviata: ormai i tempi erano maturi per un vero campionato europeo.

 

 

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1 Basti qui, a titolo meramente esemplificativo e tutt'altro che esaustivo, citare il “British Home Championship” del 1884, la “Coppa Ponthoz” del 1900, i tornei amichevoli organizzati in Italia durante i fine settimana pasquali d'inizio '900, il “Torneo di Saint Moritz” del 1911.

3 VITTORIO, POZZO, “I Ricordi di Vittorio Pozzo” pubblicato in Il Calcio Illustrato, 1949-1950

4 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 26 ottobre 1926 e del 1° novembre 1926.

5 Cfr. La Stampa del 28 ottobre 1926

6 Cfr. La Stampa del 24 ottobre 1927; per una ricostruzione più particolareggiata cfr. La Gazzetta dello Sport del 24 ottobre 1927 e del 25 ottobre 1927

 

venerdì 24 maggio 2024

Album di football perduto

 

Finale Lega Nord di andata tra il Genoa e il Bologna, giocata sul campo di via del Piano a Marassi domenica 15 giugno 1924. partita caratterizzata da numerose risse tra giocatori e invasione di campo da parte di alcuni tifosi.

La vittoria arride ai padroni di casa, grazie alla rete di Neri.


(Fotografia tratta da Il Calcio)


 

 


lunedì 20 maggio 2024

Juventus e Bologna, che sfida per lo Scudetto negli anni '20! La storia della 'bella' a Milano

 

Il Bologna è tornato grande protagonista in Serie A, una società gloriosa capace in passato di vincere scudetti e trofei internazionali. Oggi il calendario propone l'incrocio ricco di fascino tra Bologna e Juventus, offrendoci così l'opportunità di andare indietro nel tempo, sino alla sfida-scudetto del 1926.

Il mio pezzo per calciomercato.com prosegue QUI

mercoledì 15 maggio 2024

15 maggio 1910: la prima partita della Nazionale non è contro chi doveva essere

15 maggio 1910. La storica data dell'esordio della Nazionale italiana di calcio contro la Francia. Eppure i primi avversari non sarebbero dovuti essere i francesi, ma un segretario poco...zelante cambiò la storia e di conseguenza il nostro primo avversario.

Il football nel nostro Paese da circa una quindicina di anni muove i suoi sempre meno stentati passi e la Federazione finalmente riesce a concretizzare un'idea che nasce da lontano. Infatti già sul calare del XIX°secolo l'idea di “rappresentativa” cerca realizzazione, e nell'aprile del 1899 viene disputato a Torino un incontro tra una rappresentativa italiana e una svizzera. Ciò che quella squadra rappresentava – o voleva rappresentare - era il meglio del movimento calcistico italiano dell'epoca, senza distinzioni di nazionalità. Il criterio di selezione adottato era “residenziale”, cioè facevano parte di quella selezione i migliori calciatori che giocavano al momento in Italia: “Ier l'altro, al Velodromo Umberto I, davanti ad un pubblico discretamente numeroso, venne disputato il Gran Match fra una squadra di svizzeri e una di italiani composta dei migliori giucatori di Torino, Genova e Milano1.

Ciò non deve stupire più di tanto, in verità. Infatti al football dei pionieri era piuttosto sconosciuto il concetto di nazionale – tenuto conto del fatto che le squadre erano formate in larga parte da stranieri -, concetto invece ben radicato nel mondo ginnastico, ed è proprio da quest'ultimo che si andò diffondendo ed irrobustendo la pratica di confronti internazionali tra squadre assemblate attorno al sentimento di appartenenza nazionale, anche grazie a Luigi Bosisio, da un anno presidente della F.I.G.C., più incline di altri a dare un'impronta più nazionalistica al movimento calcistico.

Sulle pagine del settimanale Foot-Ball l'organo ufficiale della Federazione già dal gennaio del 1910 si inizia a parlare di questa nuova rappresentativa che – nelle originarie intenzioni – avrebbe dovuto sfidare nei giorni di Pasqua la nazionale ungherese2.

L'Austria-Ungheria – come sappiamo – è l'alleato, assieme alla Germania, dell'Italia nella Triplice Alleanza, normale quindi che anche il calcio cerchi sponda per un incontro internazionale nell'alleato politico. Vero è anche, d'altra parte, che i rapporti italo-austroungarici nel 1910 erano reduci da un periodo di forti turbolenze, dovute in special modo all'annessione austroungarica della Bosnia-Erzegovina. A fronte di quell'espansione dell'alleato, l'Italia, forte del dettato del trattato della Triplice, si era aspettata se non un riconoscimento territoriale, quantomeno la concessione dell'Università italiana a Trento. Al contrario era arrivata solo la rinuncia austroungarica al Sangiaccato di Novi Bazar, acuendo così ancor più le tensioni tra i due Paesi3. L'arrivo al Ministero degli Esteri italiano del marchese Di San Giuliano proprio nel 1910 contribuirà a rasserenare – almeno per poco – i rapporti tra Italia e Austria-Ungheria. Insomma, nel frammentato e turbolento scacchiere internazionale l'idea di una partita di calcio tra Italia e Ungheria non era affatto peregrina. Eppure sappiamo che la Nazionale italiana non farà il suo esordio giocando contro l'Ungheria: qui, infatti, si nasconde un primo”caso” diplomatico. Nelle intenzioni italiane vi era di giocare un primo incontro il giorno di Pasqua (27 marzo) a Budapest e un “retour-match” il giorno di Pentecoste (15 maggio) a Milano. La F.I.G.C. aveva inviato alla Federazione ungherese una lettera per avere i dettagli del match, ma non ricevendo risposta aveva poi inviato altri due telegrammi di sollecito prima di ricevere finalmente una risposta. Causa del ritardo nel riscontro il cambio di segretario nella Federazione ungherese: il predecessore – questa la scusa ufficiale dei magiari – avrebbe consegnato con colpevole ritardo la corrispondenza al nuovo segretario. A quel punto, però, era ormai troppo tardi per organizzare l'incontro di Pasqua e dunque gli ungheresi invitavano la nazionale italiana a giocare da loro per il 10 aprile, data, questa, che non andava bene agli italiani, i quali a loro volta, proponevano come data quella del 15 maggio, Pentecoste4. 15 maggio, dunque. E 15 maggio sarà, ma non con gli ungheresi, bensì con i francesi, come da deliberato della F.I.G.C. del 25 aprile, posticipando la gara con l'Ungheria al 29 maggio5.

Il 18 aprile del 1910 vengono rese note le convocazioni dei 28 giocatori tra i quali la Commissione dovrà selezionare quelli che andranno a comporre la squadra della selezione italiana6. Quando si parla di Commissione si intende un gruppo di cinque arbitri che vengono investiti dell'onore di selezionare l'undici destinato a passare alla storia. Sì: arbitri, che erano poi i dirigenti di cinque squadre milanesi: Umberto Meazza (U.S. Milanese), Gama (F.C. Internazionale), Recalcati (U.S. Milanese), Crivelli (F.C. Ausonia) e Campero (Milan Club). Per ciò che riguarda i metodi di selezione, poi, c'è da chiarire che la Commissione in una prima fase aveva selezionato 28 giocatori e poi da questo gruppo avrebbe scelto gli undici attraverso due partite di selezione. Niente allenamenti. Alla moda dell'epoca: si pensava, infatti, che i migliori giocatori non avessero bisogno di allenarsi per trovare affiatamento e coesione. Del gruppo inizialmente non facevano parte i giocatori del Torino poiché la stessa dirigenza granata aveva chiesto di non convocarli in quanto impegnati in una tournée in Svizzera. Sennonché, per le note vicende legate allo spareggio tra Pro Vercelli e Internazionale di alcuni giorni prima, squalificati i giocatori vercellesi la Commissione chiamò alcuni giocatori del Torino, ed ecco spiegato perchè nella prima Nazionale non trovò spazio nessun giocatore della Pro Vercelli7.


Così il 5 maggio le due selezioni si affrontano con queste formazioni:

Probabili: De Simoni; Varisco, Calì; Trerè, Fossati, Cappello; Bontadini, Rizzi, Cevenini, Boiocchi, Lana.

Possibili: Pennano; De Vecchi, Capra; Colombo, Goccione, Caimi; Borel, Zuffi, Fresia, Berardo, Debernardi.

Vince abbastanza nettamente la squadra dei Probabili per 4-1, mentre tre giorni più tardi, stando alle cronache dell’epoca, le due squadre si incontrano nuovamente, non più nelle stesse formazioni, ma con variazioni approntate dalla Commissione che, a detta dei cronisti, avrebbero provocato uno scadimento generale nella qualità del gioco. A questo punto la Commissione doveva scegliere. Da ciò che trapela e viene riportato dalla stampa dell'epoca, in particolare dal Corriere della Sera nessun dubbio attorno alla scelta di De Simoni, Varisco, Fossati, Cappello, Debernardi, Trerè e Lana. Discussioni accese invece per quel che riguarda la linea dei forwards, in particolare sulla scelta tra Boiocchi e Marassi, ma la vera battaglia pare si sia accesa sui nomi dei backs di sinistra: De Vecchi e Calì. Visto che non si riusciva a trovare un accordo, si decide di procedere con una votazione, dalla quale “prevale” Calì con 3 voti contro 28.

La Francia. Il primo avversario della Nazionale italiana, quindi, non è l'Ungheria bensì la Francia, nazionale che in marzo e aprile aveva giocato due incontri con i “maestri” inglesi e ne era uscita con le ossa piuttosto rotte, come peraltro sempre accaduto dal 1906, anno della prima sfida anglo-francese. Il 12 marzo a Ipswich aveva perso ben 20 a 0 con il capitano degli inglesi, Day, mattatore con la bellezza di 11 reti personali9! Il 16 marzo, nella – diciamo così – rivincita, la Francia aveva perso ancora, questa volta con “solo” 10 reti al passivo10.

Così il 15 maggio 1910, davanti ai quattromila spettatori dell'Arena Civica a Milano, l'Italia, in completo bianco, affronta la Francia con questa, storica, formazione:

De Simoni (U.S. Milanese); Varisco (U.S. Milanese), Calì (Andrea Doria - Capitano); Trerè (Ausonia), Fossati (F.C. Internazionale), Capello D. (F.C. Torino); Debernardi (F.C: Torino), Rizzi (Ausonia), Cevenini I (Milan Club), Lana (Milan Club), Boiocchi (U.S. Milanese)

L'Italia, come si vede e come si è detto, manca dei giocatori della Pro Vercelli, la Francia, che si presenta con la maglia a strisce bianco-azzurre e i paramani rossi, non ha nessun giocatore delle squadre più forti quali il Racing, lo Stade, l'A.S.F. E il Club Fraçais, in quanto dette società erano in netta contrapposizione con la Federazione francese. Da rilevare, peraltro, come ancora il concetto di “nazionale” fosse piuttosto relativo: vero che erano scomparsi gli stranieri, ma la selezione aveva riguardato soltanto poche squadre e comunque soltanto del nord: ancora ignorato del tutto era il calcio giocato non solo nel centro-sud ma anche nel nord-est della penisola. Il fatto è che le scelte furono il frutto di pesi e contrappesi dovuti alle pressioni delle società più influenti, ma nonostante ciò il debutto fu alquanto positivo – complice anche la scelta dell'avversario, come evidenziato non certamente invincibile11.

 

 

1Cfr. La Stampa del 2 maggio 1899. Incontro disputato a Torino il 30 aprile 1899 tra una rappresentativa italiana ed una svizzera, con la vittoria di quest'ultima per 2-0. La squadra italiana era composta da: Beaton (Torino), De Galleani (Genova), Dobbie (Torino, capitano), Bosio (Torino), Spensley (Genova), Pasteur (Genova), Leaver (Genova), Weber (Torino), Kilpin (Milano), Savage (Torino), Agar (Genova)

2Cfr. Foot-Ball del 13 gennaio 1910

3DUCE, ALESSANDRO, La crisi bosniaca del 1908, Ed. Giuffrè, Milano, 1977

4Cfr. Foot-Ball del 17 marzo 1910

5Cfr. Foot-Ball del 28 aprile 1910; Cfr. La Gazzetta dello Sport del 22 aprile 1910. In realtà la partita Ungheria-Italia verrà giocata il 26 maggio.

6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 18 aprile 1910

7Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 maggio 1910

8ALESSANDRO, BASSI, Il football del pionieri, Bradipolibri Editore, 2012

9Cfr. Foot-Ball del 17 marzo 1910

10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 22 aprile 1910

11http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2018/07/il-calcio-tra-identita-nazionale-e.html

 

mercoledì 8 maggio 2024

8 maggio 1898: inizia il campionato di calcio in Italia

Quattro squadre partecipanti: Società Ginnastica Torino (maglia blu con striscia rossa orizzontale), Internazionale Torino (maglia a strisce verticali bianconere), Genoa Cricket and Athletic Club (maglia bianca) e Football Club Torinese (maglia a strisce verticali giallonere).
Sono le quattro squadre che in un'unica giornata l'8 maggio del 1898 si giocano la prima edizione del campionato di calcio italiano. In palio la Challenge Cup offerta dal Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia, una magnifica “insalatiera” d'argento forgiata dall'orafo Domenico Cravero. Trofeo che ebbe una vita avventurosa, persa durante la guerra, ritrovata a Miami un paio di anni fa e riportata a Genova1.
Genoa 1898 - foto Il Secolo XIX
Ci volevano 25 centesimi quella mattina del 8 maggio per entrare al Velodromo Umberto I, a Torino, per assistere alle eliminatorie, che vedono il prevalere dell'Internazionale sul Football Club Torinese (2-1) e del Genoa sulla Ginnastica Torino (2-0)2.
È la prima finale del primo campionato di calcio italiano e se la giocano il Genoa e l'Internazionale di Torino. Sui giornali dell'epoca quell'8 maggio ha rilievo nazionale non tanto per quanto stava accadendo a Torino, bensì per le manifestazioni di protesta e gli scontri che paralizzano Milano e successivamente altre città, proteste nate contro l'aumento del prezzo del pane e di altri generi di prima necessità. Il 7 maggio con Regio Decreto era stato proclamato lo stato d'assedio in tutta la provincia di Milano ed era stato nominato commissario straordinario il generale Bava Beccaris, comandante del 3° Corpo d'Armata3.

Le cose in città ben presto precipitano tanto che Bava Beccaris non ci pensa due volte a dare l'ordine di sparare ai manifestanti ristabilendo alla fine ad un prezzo altissimo l'ordine4. Mentre a Milano quasi 130 persone che chiedevano lavoro ed un abbassamento del prezzo del pane muoiono sotto le cannonate dell'esercito, a Torino un centinaio di spettatori assiste al battesimo ufficiale del campionato italiano di football, potendo profeticamente dire: “io ci sono”. Con tutta probabilità, però, nessuno lo disse a nessuno, perchè quando è l'inizio di qualcosa non lo si sa mai. Lo si fa e basta. 
Porta Ticinese, Milano - Foto La Cultura Moderna
 
A vincere è il Genoa che batte in finale l'Internazionale per 2-1: nel primo tempo passa in vantaggio la squadra genovese, nel secondo tempo pareggia quella torinese. La partita prosegue tirata sino al fischio dell'arbitro. Una breve sosta e poi via, ancora in campo per decidere chi avrebbe vinto. Nel primo dei due tempi supplementari, Leaver segna la rete decisiva per i genovesi.
Così La Gazzetta dello Sport nell'edizione del 13 maggio racconta ai propri lettori quella giornata:
(...) Viva ed accanita fu la lotta da ambo le parti. Dopo due ore di giuoco le due Società si trovavano ad avere «un punto pari», così che si dovette prolungare la partita per altri venti minuti. I genovesi, quantunque si trovassero con un bravo giuocatore fuori combattimento in causa d'una caduta, riuscirono a vincere un altro punto conquistando la coppa di campionato italiano. L'onore dell'ultimo punto spetta al socio Leaver.”5
Leaver è l'unico marcatore del quale siamo certi, l'unico del quale si è tramandata memoria. La formazione della squadra campione è stata anch'essa oggetto di approfonditi studi da parte dei maggiori studiosi e ricercatori di storia del calcio: Baird; De Galleani, Spensley; Ghiglione, Pasteur I, Ghigliotti; Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley.


1 Cfr. Il Secolo XIX del 28 febbraio 2018
2 AA.VV. L'età dei pionieri, Fondazione Genoa 1893, Genova, 2008
3 DDI, Serie III, vol. II, n. 436
4 Cfr. La Stampa del 11 maggio 1898
5 Cfr. La Gazzetta dello Sport del 13 maggio 1898