martedì 8 settembre 2020

1910: PRO VERCELLI - INTERNAZIONALE, DAL FOOTBALL AL PODISMO

Calciatori e società di calcio impegnate in gare di corsa e staffette. È accaduto nell'estate del 1910 quando, grazie al patrocinio de La Gazzetta dello Sport, calcio e atletica si sono unite in una competizione certo bizzarra ma anche interessante. Che poi protagoniste di questa sfida siano state Pro Vercelli e Internazionale a pochissimi mesi di distanza dai “fatti” successivi alla gara di spareggio del campionato di calcio, rende l'evento ancora più gustoso.

Il football in Italia si praticava da pochi anni e pochi erano ancora gli appassionati e anche gli “addetti ai lavori”, tanto che gli studi e le analisi sul valore e sull'importanza della fisicità dei calciatori era proprio agli esordi. Le gare organizzate nell'estate del 1910 mettono in mostra un elemento che sino a quel momento non era stato ancora debitamente studiato e analizzato nella sua unicità: l'atletismo e la velocità del calciatore.

 

Il 17 luglio 1910 al Velodromo di Milano si svolge, tra le altre, il “Criterium di velocità tra i footballers”, con gare podistiche sulle distanze dei 250 metri e dei 1.000 metri. I nomi dei calciatori che partecipano sono di quelli importanti, alcuni di loro sono tra i migliori calciatori italiani del periodo.

(...) Immaginatevi il Marassi, la poderosa ala destra del Genoa alle prese coll'altrettanto rapido Binaschi della Pro Vercelli. Immaginatevi Varisco, uno dei più veloci footballers alle prese coi velocissimi Sala e Boffi.” 1

Così La Gazzetta dello Sport presenta l'avvenimento. L'interesse è senz'altro rilevante. I nomi, come detto, sono importanti. Ci sono i vercellesi Leone, Binaschi, Milano I e Fresia; i freschi campioni d'Italia dell'Internazionale Campelli, Boffi, Fossati e Peyer; Bojocchi, De Simoni e Varisco dell'U.S.M e tanti altri.

Cinque le società impegnate: Ausonia Football Club, Internazionale Football Club, Pro Vercelli, Associazione Calcio Vicenza e Unione Sportiva Milanese. Manca l'Andrea Doria perché i suoi migliori calciatori erano già impegnati con la squadra ginnastica al concorso di Bruxelles.

Ovviamente non mancano i premi. Gerolamo Radice, inventore dell'omonima “Scarpa Radice”, per l'occasione dona “una elegantissima coppa” destinata alla società che risulterà avere la migliore classifica complessiva nelle gare dei 250 e 1.000 metri. Non solo. Il presidente della FI.G.C. Bosisio dona a sua volta una targa destinata alla Società vincitrice della gara di staffetta.

Stando al resoconto de La Gazzetta dello Sport la manifestazione si rivela essere molto interessante, mettendo in luce la più che buona condizione fisica ed atletica dei calciatori italiani. Non solo:

(…) La vittoria di Vercelli ha confermate le opinioni degli intenditori sul valore assoluto degli uomini di quella squadra gloriosa: perché le stesse qualità di velocità e resistenza esperite sui campi di football furono affermate nella riunione del Velodromo. (…)”2

In particolare si mette in luce il capitano della Pro Vercelli Milano I, il quale nelle gare disputate mette in luce tutte quelle doti di eccellente corridore che già sui campi da football lo avevano fatto diventare uno dei migliori calciatori della sua epoca, vincendo la finale dei 1.000 metri in 2'57”. Le sue straordinarie prestazioni si sono rivelate determinanti per la conquista della coppa da parte della Pro Vercelli.

(...) Esteticamente è il tipo del corridore perfetto sulla media distanza, ed infatti quelle stesse qualità che ne hanno fatto fino ad oggi un elemento prezioso ed indispensabile nella prima squadra italiana, lo hanno condotto alla vittoria in una prova di 1.000 metri (…).3

Insomma, la Pro Vercelli in quegli anni non vinceva soltanto campionati di calcio, ma i suoi calciatori le permettevano di primeggiare anche in altre discipline sportive. Eppure, come sappiamo, il dominio delle “Bianche Casacche” proprio nel 1910 viene spezzato da un club giovane ma ben attrezzato: l'Internazionale di Milano. Giusto in aprile i milanesi vincono il campionato nel famoso e chiacchierato spareggio proprio contro i vercellesi, spareggio che porta con sé una lunga scia di veleni e polemiche4. Nel Criterium del Velodromo se la Pro Vercelli vince la coppa grazie a Milano I, l'Internazionale si aggiudica la gara di staffetta grazie alla squadra formata da Fossati, Corinaldesi, De Magistris e Boffi. A volte il destino si diverte, ma in alcune circostanze l'uomo gli dà una mano. Come detto Pro Vercelli e Internazionale si divido equamente i premi, ma alcuni giorni dopo proprio La Gazzetta dello Sport nel suo resoconto si rammarica del fatto che la Pro Vercelli non abbia potuto avere al meglio proprio Milano I nella gara di staffetta, “velando” in qualche modo la vittoria nerazzurra5. La replica della società milanese non si fa attendere e il 28 luglio l'Internazionale lancia una nuova sfida alla Pro Vercelli:

(...) Nel mentre vi facciamo notare che l'Internazionale non aveva in campo i suoi migliori uomini, esclusi dalla gara per virtù del vostro regolamento, mentre ciò non succedeva per la nostra consorella della quale noi non abbiamo mai messo in dubbio il valore, ci dichiariamo sempre a vostra disposizione per qualunque gara e qualunque epoca e con tutti i nostri soci per soddisfare l'opinione pubblica la quale certamente vede in modo falso il nostro valore e il nostro buon nome per le dichiarazioni che appaiono sul vostro giornale. (...)”6

La sfida, dunque, è lanciata. E prontamente la stessa sfida viene raccolta dalla Pro Vercelli che propone gare individuali sulle distanze dei 250 e 1.000 metri e gare di staffetta per quattro corridori su percorso olimpionico7.

Nel frattempo, sempre La Gazzetta dello Sport organizza un convegno aperto ai rappresentanti delle società calcistiche per un chiarimento in vista dalla successiva assemblea federale. Questo convegno viene fissato a Milano per il giorno 8 settembre, data scelta per la sfida podistica tra Pro Vercelli e Internazionale8. In mattinata il convegno e nel pomeriggio, con inizio alle 15.30, l'attesa riunione podistica tra le due società la cui direzione è affidata ad una giuria composta dall'Avv. Bozino per la Pro Vercelli, a Gama direttore sportivo dell'Internazionale e al presidente della Federazione Podistica Italiana dott. Dal Bo9.

Si può anche dire che la lunga battaglia tra le due società iniziata nell'ottobre del 1909 con l'avvio del campionato, culminata con lo spareggio-farsa del 24 aprile e continuata con polemiche anche forti sui giornali e in FI.G.C., l'8 settembre abbia trovato finalmente una conclusione, non in un campo da football bensì su una pista d'atletica.

L'esito finale è a favore dei vercellesi. Binda dell'Internazionale vince la gara dei 250 metri, Milano I della Pro Vercelli quella dei 1.000 metri. La staffetta, dunque, decreterà la vincitrice. La Pro Vercelli schiera Binaschi, Cottino, Bacolla e Milano I; l'Internazionale Gama, Binda, Bazzaro e Fossati. Le prime due frazioni sono nettamente a vantaggio dei milanesi, poi nella terza Bacolla recupera molto dello svantaggio tanto che nell'ultima frazione, quella da 800 metri, i due capitani Milano I e Fossati sono quasi appaiati. Così La Gazzetta dello Sport racconta l'ultima frazione:

(...) La gara si trasforma in una corsa d'attesa: infatti i due campioni procedono insieme per lungo tratto, Milano però attende evidentemente d'impegnarsi in ultimo, mentre l'angoscia stringe tutti i presenti. Suona la campana dell'ultimo giro: Fossati è il primo ad entrare decisamente in azione, ed all'esterno inizia un aumento progressivo. Milano però resiste, ed all'entrata dell'ultima curva, e sul rettilineo finale, con uno sforzo ammirevole sorpassa il pericoloso avversario.”10

 

Il curioso esperimento piace, tanto che anche nell'estate del 1911 verrà organizzato una gara podistica per calciatori.

Sull'argomento ritorneremo successivamente.




1Cfr. La Gazzetta dello Sport del 16 luglio 1910

2Cfr. La Gazzetta dello Sport del 20 luglio 1910

3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 26 luglio 1910

4ALESSANDRO, BASSI, Il football del pionieri, Bradipolibri Editore, 2012, pagg.83-84

5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 26 luglio 1910

6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 28 luglio 1910

7Cfr. La Gazzetta dello Sport del 1° e 7 agosto 1910

8Cfr. La Gazzetta dello Sport del 19 e 29 agosto 1910. Nel numero del 19 agosto viene erroneamente scritta quale data scelta quella del 4 settembre: in realtà la data corretta è 8 settembre, come peraltro proposto dalla Pro Vercelli il 1° agosto.

9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 5 settembre 1910

10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 settembre 1910

lunedì 27 luglio 2020

CALCIO D'ESTATE. LUGLIO 1924: SPAREGGIO PROMOZIONE

È sempre calcio d'estate, ma il calcio dell'estate 1924 è calcio importante, ufficiale. Di campionato. La Reggiana conquista la sua prima storica promozione in Divisione Nazionale, l'attuale serie A. lo fa al termine di una stagione lunghissima, iniziata ad ottobre e terminata a fine luglio con lo spareggio promozione di Padova, vinto contro i bianconeri di Fiume dell'Olympia.
Fiume fa venire in mente D'Annunzio, eccome. Giusto dal gennaio di quell'anno la città è a tutti gli effetti territorio italiano con la firma del Trattato di Roma, Trattato che ha posto fine all'esperienza dello Stato Libero di Fiume, nato dopo “l'impresa” di D'Annunzio del 1919. La città ha una squadra calcistica dai colori bianconeri del Club Sportivo Olympia che partecipa ai campionati italiani: promossa in Seconda Divisione nel 1923, l'Olympia nella stagione 1923/24 vince il proprio girone e si qualifica alla fase finale.

In casa granata il nuovo presidente, il conte Vittorino Palazzi e il segretario ingegner Pietranera non lesinano impegno nel costruire attorno alla “stella” Romano una squadra competitiva per puntare al salto di categoria. La Reggiana, dopo aver vinto il proprio girone, in quello finale arriva seconda a pari merito con i fiumani grazie alla decisiva vittoria per 1 a 0 conquistata al Mirabello il 13 luglio proprio contro l'Olympia con rete del capitano Vacondio1. Così si rende necessario giocare lo spareggio per la assegnare il secondo “pass” per la massima serie. Spareggio che viene fissato a Padova per il 27 luglio 1924.

La partita si svolge sotto una fitta pioggia che, stando alle cronache dell'epoca, penalizza più la squadra fiumana. L'inizio è fissato per le 16.30, come detto, sul campo neutro di Padova. La Reggiana ci arriva in treno, l'Olympia dopo una non semplice traversata via mare2
Sugli spalti la maggioranza simpatizza e tifa per i fiumani, anche se non mancano certo i tifosi reggiani arrivati con treni, auto e pullman. Il primo tempo pende a favore dei fiumani: una loro rete viene annullata per fuorigioco al quarto d'ora e alla mezzora colpiscono il palo. Intervallo. Secondo tempo, continua sempre a piovere. La Reggiana si ridesta e al 19° minuto, dopo una bella azione orchestrata da Rasia, Michelin e Sereno, Romano ribatte in goal: 1 a o per i granata. L'Olympia accusa il colpo e non riesce a reagire. Alla mezzora con un bel tiro da lontano Rasia sigla il definitivo 2-0 per la Reggiana, 2 a 0 che ha un sapore dolcissimo, il sapore della promozione, della prima straordinaria promozione in massima serie.


1SERRA, LUCIANO, Maglia granata e calzoncini blu, in La Reggiana News n. 2 del settembre 1989
2Cfr. La Gazzetta dello Sport del 28 luglio 1924

giovedì 16 luglio 2020

CALCIO D'ESTATE. IL TORNEO DI SAINT MORITZ (AGOSTO 1911)

L'estate calcistica del 1911 è una stagione davvero frizzante per le squadre italiane: ben due importanti tornei internazionali, infatti, le vedono protagoniste impegnate a fronteggiare squadre straniere. La voglia di uscire dai confini nazionali il football l'ha sempre avuta, sin dalle sue origini. Nell'età pionieristica del calcio sono stati numerosi i tornei transnazionali che hanno visto gareggiare squadre di diverse nazionalità1. Già abbiamo avuto modo di parlare del Torneo dell'Esposizione di Roma di inizio estate del 19112, sempre in quell'anno, sul finire di agosto, tre squadre italiane vengono invitate ad un altro importante torneo internazionale.


Torneo che si disputa nella verde Engadina nella rinomata località di Saint Moritz, già famosa e ambita stazione sciistica da oltre 40 anni, cioè da quando nel 1864 il visionario proprietario della pensione Faller – l'iconico Kulm Hotel – pensò bene di “allargare” la stagione turistica anche nel periodo invernale. La storia che ha per protagonisti gli incontri del torneo di calcio del 1911 non è però una storia d'inverno. La competizione viene organizzata per la fine di agosto, dal 22 al 25 del mese, aperta a sei squadre: due tedesche, una svizzera e ben tre italiane. Come inizio di stagione agonistica anticipata non è affatto male per le squadre italiane. Con l'estate del 1909 e con l'approvazione del nuovo regolamento organico federale la stagione calcistica in Italia si dilata: il campionato viene giocato nell'arco di due stagioni solari con inizio fissato in autunno e ripresa dell'attività dopo la pausa estiva nella seconda metà di settembre. La trasferta a Saint Moritz, quindi, è un piacevole anticipo di, chiamiamola così, preparazione alla nuova stagione calcistica. Le tre squadre italiane sono l'Unione Sportiva Milanese, il Torino e l'Internazionale che se la dovranno vedere con i freschi campioni di Germania del Viktoria Berlino, i blasonati Phoenix di Karlsruhe e gli elvetici dello Young Boys. La Gazzetta dello Sport nel numero del 21 agosto presenta accuratamente le tre compagini italiane, evidenziandone punti deboli e di forza. Per il giornale milanese delle tre italiane la più attrezzata è il Torino, mentre i più deboli dovrebbero essere i bianconeri a scacchi dell'Unione che si presentano con una formazione di tutti italiani e molti giovani3
 
La prima giornata si gioca dunque il 22 agosto.
I primi a scendere in campo sono proprio i milanesi dell'Unione che alle 10.15 del mattino vengono sconfitti 5 a 1 dallo Young Boys sotto una pioggia torrenziale. La pioggia è davvero l'assoluta protagonista del torneo, il campo diventa da subito fangoso con enormi pozze d'acqua tranne, a leggere il resoconto dell'inviato de La Gazzetta dello Sport, il settore centrale che presenta una lastra di cemento ricoperto con un po' di segatura. Comunque sia, gli svizzeri vincono agilmente, seppur occorre dire che l'U.S. Milanese per quasi tutta la partita ha dovuto giocare in dieci a causa dell'infortunio patito da Boldorini: mattatore della partita l'interno sinistro Marschmeyer – rinforzo proveniente dal San Gallo – autore di tutte le cinque reti degli elvetici, mentre l'unico gol degli italiani è di Rizzi che ribatte in rete dopo la respinta del portiere avversario del rigore tirato da Tonini.
Nel primo pomeriggio è stata la volta del Torino e i granata non hanno avuto scampo contro i fortissimi tedeschi del Viktoria che segnano a raffica, particolare da Otto Dumke che da solo ne infila ben 7: “(...) il giuoco esplicato dal Victoria fu leggero, ma al tempo istesso brillantissimo e cavalleresco. Alle loro combinazioni veloci ed efficacissime nulla poté la difesa torinese (…). Le combinazioni si svolsero sempre calme e sicure, la prontezza degli avanti, validamente sostenuti dalla seconda linea, dominò come volle la difesa italiana (...)4. Per il Torino è una disastrosa sconfitta per 0 a 9!
A chiudere il programma e a tentare di salvare l'onore italiano tocca all'Internazionale che dopo le 16 affronta l'altra compagine tedesca del Phoenix di Karlsruhe. Ancor prima di dare il calcio d'avvio sorge un problema: entrambe le squadre hanno maglie molto simili, dunque i milanesi si fanno prestare le divise dai giocatori del Torino. Così l'Internazionale in maglia granata affronta i forti tedeschi. Il primo tempo è molto equilibrato e termina 3 a 2 per il Phoenix, poi nella ripresa i tedeschi dilagano segnando altre 4 reti contro una sola dei milanesi.
Al termine della prima giornata il risultato per le italiane è mortificante: tre partite, tre sconfitte; in complesso 4 reti segnate e ben 21 subite! Si procede quindi al sorteggio tra le tre italiane per scegliere la quarta semifinalista: la fortuna arride all'Internazionale che se la vedrà ancora con il Phoenix, mentre il Viktoria giocherà contro lo Young Boys.
In realtà la semifinale tra Internazionale e Phoenix viene trasformata in amichevole. I milanesi hanno perso ben due giocatori pertanto sarebbero costretti a giocare la seconda partita in dieci e quindi chiedono il permesso di poter completare lo schieramento con il torinese Bachmann I. Per i tedeschi nulla in contrario, a patto però che l'Internazionale dichiari forfait e che l'incontro venga derubricato ad amichevole. E così accade. Svestita la casacca granata e indossata per l'occasione quella celeste prestata loro dal Viktoria, i giocatori dell'Internazionale danno vita ad un bell'incontro che portano onorevolmente a termine con un lusinghiero pareggio per 1 a 1. Nell'altra semifinale troppo forti si rivelano i tedeschi del Viktoria che eliminano 4 a 2 uno Young Boys “rinforzato” da giocatori di altre squadre: espediente quello svizzero non molto gradito dagli avversari tedeschi che hanno più volte lamentato il fatto che “(...) essi volevano incontrarsi cogli Young Boys e non colla squadra nazionale svizzera”5.
La finale è dunque un affare tutto tedesco. Secondo pronostico a vincere il torneo è il Viktoria che batte non proprio agevolmente i Phoenix per 2 a 1 sotto le sferzate di un fortissimo vento.




1https://www.calciomercato.com/news/dai-pionieri-sino-alla-coppa-intercontinentale-e-toyota-cup-ecco-98798
2http://storiedifootballperduto.blogspot.com/2017/08/calcio-destate-torneo-dellesposizione.html
3Cfr. La Gazzetta dello Sport del 21 agosto 1911
4Cfr. La Gazzetta dello Sport del 23 agosto 1911
5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 25 agosto 1911

lunedì 6 luglio 2020

Biblioteca di football perduto

"UNA CASACCA DI SETA BLU" di Paolo Frusca (Ed. Mondadori)
«Bela Guttmann è un personaggio che ho sempre inseguito e adorato, ma perché scrivere ancora di lui? E perché scrivere un romanzo? A raccontare il genio egocentrico, istrionesco e multiforme dell’ungherese (Budapest 1899-Vienna 1981) prima centrocampista e poi allenatore delle più grandi squadre d’Europa e del Brasile (Milan, San Paolo, Benfica, Peñarol, Porto, Panathinaikos…) ma anche psicologo, maestro di danza, barista e parecchio altro ancora, non bastavano le biografie, i saggi e i mille articoli scritti su di lui a partire dagli anni Trenta?
No, non bastavano.
Perché per rendere omaggio a questo innovatore, a questo illusionista dello spogliatoio, a questo visionario che incise così profondamente nella storia del football, ci voleva un sapiente, calibrato mix di realtà e fantasia. Solo così il Guttmann motivatore, quello che manipolava la psiche dei propri giocatori, ma li sapeva anche disporre in campo con maestria, poteva entrare di diritto nella schiera ristretta di coloro che il Gioco non lo hanno subìto ma lo hanno cambiato, trasformato, modellato a propria immagine e somiglianza: gli Happel, i Sacchi, i Meisl, i Cruyff, i Guardiola.
E ci voleva la prosa risciacquata nel Danubio di Paolo Frusca, la sua elegante vena di narratore percorsa da inquietudini mitteleuropee e dall’amore smisurato verso il Gioco, per modellare al meglio non solo la personalità di Bela Guttmann ma la totalità del mondo nel quale ha agito: i sentieri e i percorsi impervi della sua carriera, le vette e le cadute, le fughe e i ritorni. Il tutto tragicamente trascolorato nei vortici del “secolo breve”: quel Novecento per capire il quale, parafrasando José Mourinho, sapere di calcio non sarebbe indispensabile, ma aiuterebbe molto…»
Federico Buffa

 
Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804727705
204 pagine
Prezzo: € 17,50
Cartaceo
In vendita dal 21 luglio 2020



sabato 27 giugno 2020

Jeppson, il tennista donnaiolo che divenne il primo calciatore da 100 milioni. E Andreotti...

Il calciomercato è pieno di storie e di “follie” che ne hanno segnato l'evoluzione e ne hanno fatto uno dei momenti più attesi dagli appassionati. Ci sono storie che legano calcio (mercato), record, politica e passioni in fili sottili e talmente stretti da renderle uniche e forse irripetibili. Come in questa storia, anche se protagonista è un...calciatore tennista che passerà alla storia come “Mister 105”, che racconto per calciomercato.com QUI

mercoledì 17 giugno 2020

Biblioteca di football perduto

Storie del Calcio” si sofferma su alcuni momenti significativi della storia della Nazionale.
Il libro è stato scritto attingendo ai ricordi personali dell’autore, appassionato di sport da una vita, ampliati e impreziositi da ricerche sulla storia della Nazionale italiana di calcio.
Non a caso la narrazione inizia con i Mondiali del Cile del 1962, i primi di cui l’autore abbia qualche ricordo. Il libro non ha la pretesa di essere una storia della Nazionale in senso stretto. È un insieme di storie del calcio in cui la Nazionale è protagonista, sia nel bene, sia nel male. L’autore ha scelto gli avvenimenti che gli hanno ispirato un racconto, cercando di inquadrare gli avvenimenti sportivi nel loro momento storico.
Nel primo capitolo si prendono in esame otto edizioni dei Mondiali.
Nel 1962 l’Italia gioca contro il Cile la famigerata ‘Battaglia di Santiago’, una maledetta partita avvenimento centrale del primo racconto. Nel 1966, ai Mondiali d’Inghilterra, l’Italia incappa nella clamorosa sconfitta contro la Corea del Nord, difficile da dimenticare per chi l’ha vissuta. Nel 1970 l’Italia è protagonista della ‘Partita del Secolo’, il famoso 4-3 ai supplementari contro la Germania, salvo poi crollare in finale sotto i colpi di un Brasile irripetibile. Quello del 1974 è stato definito ‘Il Mondiale delle Chinagliate’, riferendosi ai comportamenti discutibili di Giorgio Chinaglia, attorno alla cui vita si svolge questa storia. Il 1982 è quello della vittoria in Spagna, quello dell’Italia Mundial e di Paolo Rossi, ribattezzato nell’occasione Pablito. Il 1986 è il mondiale di Maradona, ma visto dalla prospettiva dell’Italia è quello della fine dell’era di Enzo Bearzot. Il Mondiale 1990, in Italia, è soprattutto quello di Schillaci, protagonista inaspettato, e della missione incompiuta di Azeglio Vicini. L’ultimo Mondiale di questa storia è quello del trionfo del 2006, quello del cielo azzurro sopra Berlino.
Nel secondo capitolo si torna indietro agli anni Trenta.
Sono anni in cui l’Italia del calcio si rivela al mondo intero, vincendo tutto. Grande protagonista di questo periodo è Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale, che per le sue vittorie non pretenderà mai una sola lira di compenso. La sua fonte di reddito rimarrà sempre il suo lavoro di giornalista sportivo per ‘La Stampa’ di Torino. Nel decennio Pozzo riesce a vincere due Mondiali, un’Olimpiade e due Coppe Internazionali, il torneo antesignano degli Europei.
Il terzo capitolo è dedicato agli oriundi.
Nella Nazionale italiana hanno giocato anche figli e nipoti dei nostri emigrati, avvalendosi del doppio passaporto. La grande emigrazione, iniziata agli albori del Regno d’Italia, ha prodotto una generazione di italiani all'estero dalla quale gli sport di squadra, hanno attinto a piene mani. L’ultima parte tratta brevemente degli altri sport, visto che il calcio in questo senso ha fatto scuola.
Autore: Alberto Zanichelli

martedì 9 giugno 2020

Il campionato dopo le guerre mondiali, come oggi: liti e spaccature. Ma anche riforme, miracoli e conferme

Dove eravamo rimasti? Come ripartire? Il calcio interesserà ancora come prima? E, soprattutto: quali novità porterà con sé la ripartenza? Domande oggi più che mai attuali, oggi che siamo alla vigilia della ripartenza del campionato di calcio dopo la sospensione causata dall'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Altre volte in passato gli “addetti ai lavori”, gli appassionati e la politica calcistica hanno dovuto confrontarsi con queste domande, soprattutto alla vigilia della ripartenza dopo le sospensioni causate dai due conflitti bellici del XX secolo, tra istanze innovatrici e opportunismi conservatori sullo sfondo di scenari politici in continuo fermento.
Una riflessione per calciomercato.com che potete leggere QUI.