Se si ritiene che giocare a calcio, e anche solo guardare
giocare a calcio, sia divertente, c'è stato un calciatore che forse più
di tutti gli altri si è divertito e ha fatto divertire chi lo ha visto giocare: quel giocatore è stato Garrincha, funambolo del pallone suo malgrado, un personaggio da romanzo, figuriamoci un calciatore.
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E ci siamo. È
il giorno più atteso, il giorno più temuto. È il giorno di Italia
– Brasile.
Si gioca allo
stadio Sarrià di Barcellona alle 17.15 e tutti, ma proprio tutti,
sappiamo bene come è andata a finire. L'arbitro dell'incontro è
l'israeliano Klein, al suo terzo mondiale, alla sua prima partita
arbitrata in questo mondiale. Poco prima dell'inizio della
manifestazione era scoppiato il conflitto in Libano tra israeliani e
palestinesi, e Klein aveva chiesto di essere escluso dalle prime
designazioni perchè in ansia per il figlio a combattere al fronte.
È la partita di
Paolo Rossi, dei suoi tre gol, della parata alla fine di Zoff, della
difesa “alla Gentile di Gentile. Della gioia irrefrenabile,
incontenibile di un popolo intero che in delirio scende nelle afose
strade e ci resta sino a notte fonda, tra clacson, abbracci e sogni
condivisi.
È Italia –
Brasile 3 a 2, la partita del trionfo di Bearzot, dei quasi 32
milioni appiccicati agli schermi televisivi, del pessimismo polemico
dei giornalisti spazzato via.
È
la vittoria della speranza, la speranza dei tifosi di alzare la Coppa
del Mondo, la speranza dei calciatori di poter essere ricordati per
sempre, la speranza della politica che le si avvinghia stretta
addosso: una vittoria che – si affretta a dire Spadolini “può
cambiare qualcosa in meglio nel Paese, rafforzare il senso di unità
nazionale”. Siamo
nei giorni della crisi di governo, e proprio quando la Nazionale
giocherà la semifinale il Governo dovrà passare per la verifica
parlamentare al Senato.
Incroci di
destini in quei giorni afosi e carichi di sogni e speranze
dell'estate 1982...
Finisce il
mondiale per l'Argentina e anche per Maradona. I campioni del mondo
in carica perdono 1 a 3 contro il Brasile e salutano la compagnia: il
passaggio alle semifinali se lo giocheranno Italia e Brasile.
Spagna
– Germania nel Gruppo 2 si fa ricordare più per il gioco falloso
che altro. Mario Soldati nel suo “Ah! Il Mundial!” così scrive a
proposito dell'utilizzo del mezzo televisivo – nello specifico del
replay che viene proposto non solo per i gol ma anche per i falli –
per il controllo della violenza, lanciandosi nel fantasticare di
quel VAR che 40 anni dopo diventerà parte integrante dello show
televisivo calcistico: “(...)
Il nastro magnetico darebbe la possibilità, a un arbitro in dubbio,
di evitare un errore. Naturalmente, non si dovrebbe abusare di questo
dispositivo antispettacolare ma quante ingiustizie di meno! E quale
freno per i giocatori stessi! (…) [pensiamo] quando gli arbitri
useranno il nastro magnetico e magari, per rapidità, avranno a
assisterli, nelle partite importanti, un terzo aiutante oltre i
guardalinee, un altro arbitro di fazione davanti al monitor dei
nastri magnetici. Così i controlli sarebbero fulminei”.
Partita di cartello della giornata è
senza dubbio quella in programma alle ore 21 (diretta TV2) allo
stadio Sánchez Pizjuán
a Siviglia tra i grandissimi favoriti del Brasile e la forte
nazionale sovietica, imbattuta nel girone di qualificazione.
A molti il suo nome non dirà nulla o quasi, eppure Arthur Friedenreich con
i suoi tanti, tantissimi gol è stato il primo importante fromboliere
brasiliano, al netto della statistica – probabilmente errata, come
racconteremo – che lo vorrebbe migliore addirittura di Pelé, ma è sempre lui che in quota parte riuscirà ad alimentare l'identità brasiliana che ancor oggi conosciamo.
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