giovedì 13 agosto 2026

⚽VIAREGGIO 1926 (Puntata 5)

5. La “fascistizzazione” del calcio (I)

Il calcio italiano degli anni'20 era scosso da violenti polemiche e duri scontri al proprio interno che fomentavano la già di suo inquieta folla che sempre più seguiva, discuteva e si appassionava alle vicende calcistiche. A ciò si accompagnava una grave crisi finanziaria e di “potere” che attanagliava gli enti del calcio dell'epoca, passati da scontri, scissioni, riappacificazioni e nuove partenze. Quel che accadde nel 1926 offrì il pretesto al regime per rafforzare in maniera decisiva la sua presenza e la sua influenza all'interno delle strutture calcistiche.

Occorre, però, fare un passo indietro.

L'assemblea del 1922 aveva segnato non solo la pacificazione e la ritrovata unità all'interno del sistema calcistico italiano, dopo la gravissima crisi del biennio precedente, ma soprattutto aveva dimostrato con i fatti l'enorme vitalità del suo gruppo dirigente. Vitalità che – come bene rileva Ghirelli – fece da volano ad un “prodigioso sviluppo tecnico” al quale “corrispose un graduale mutamento del regime economico che normava i rapporti tra società e giocatori”. Le fondamenta del profondo dissidio che era appena stato ricomposto con molta fatica tra piccole e grandi società si basava su concetti moderni ed ancora oggi del tutto attuali quali incassi e appetibilità delle partite: chiaro dunque che il successo del gioco del calcio si iniziava a misurare non più soltanto dai risultati sul campo, ma anche sul valore finanziario dei protagonisti e, di conseguenza, sulla loro preparazione atletica si dispiegava l'organizzazione dei campionati. I calciatori, soprattutto i migliori, facevano sempre più la differenza ed iniziava ad essere ormai inevitabile che questi rivolgessero una parte sempre maggiore del loro tempo al gioco del calcio a discapito della vita lavorativa, e che pertanto il tempo dedicato al gioco del calcio andasse retribuito in qualche modo1. Il tema del professionismo da sottotraccia spingeva sempre più verso la superficie e, come vedremo, con alcuni casi clamorosi che sarebbero scoppiati nei mesi e anni successivi avrebbe fornito il destro al regime fascista di occuparsi del gioco del calcio. 

Hurrà Juventus, settembre 1923

Quando, quindi, tutto pareva risolto e il calcio italiano destinato a marciare solido e compatto, ecco che nel 1923 una serie di “casi” legati al trasferimento di calciatori scombussolò nuovamente l'ambiente. Già ad inizio settembre vi fu il caso del vercellese Gustavo Gay che dalla Pro Vercelli si trasferì al Milan, ma ciò che fece davvero clamore e aprì una nuova fase fu il “Caso Rosetta” sempre nell'autunno di quell'anno. In sintesi. In settembre la Pro Vercelli per ragioni economiche aveva inviato una lettera a tutti i suoi giocatori per chieder loro chi volesse restare – non pagato – e chi invece volesse andarsene: Rosetta e Gay avevano comunicato la scelta di non voler restare, ma mentre il primo semplicemente si fermò in attesa degli eventi, Gay – forte di un preaccordo con il Milan – chiese di essere inserito nella lista di trasferimento e, senza voler qui ricostruire l'intera vicenda, il giocatore venne accontentato e passò dunque ai rossoneri. A questo punto entrava in scena la Juventus, la nuova Juventus che da poche settimane era entrata nell'orbita della famiglia Agnelli2. I bianconeri, visto che Rosetta non aveva giocato alcune amichevoli, decisero di ingaggiarlo, ma le cose andarono in maniera alquanto diversa rispetto a ciò che era accaduto per Gay, ingenerando una serie di situazioni che portarono ad un vero terremoto3. Nella seduta del 7 novembre la Presidenza della Lega Nord, chiamata a deliberare sulla richiesta del giocatore Rosetta, “(...) ritenendo che per la posizione di questo giocatore non concorrano gli stessi elementi in base ai quali il Consiglio della Lega ha deliberato la messa in lista di trasferimento d'autorità del giocatore Gay (…) decide di sottoporre la richiesta del Rosetta alla prima adunanza del Consiglio stesso”4. Da un punto di vista squisitamente oggettivo, Rosetta presenta le dimissioni dalla Pro Vercelli e producendo la lettera della società vercellese di accettazione delle dimissioni chiede – sulla scorta di quanto deliberato pochi giorni prima dalla Presidenza di Lega – di essere posto d'ufficio in lista di trasferimento. La Presidenza di Lega Nord, però, anziché uniformarsi alla sua precedente deliberazione, rimanda la questione al giudizio del Consiglio. La vicenda si va ad incasellare in un intricato labirinto di giochi di potere e di difesa spesso di facciata e di comodo del dilettantismo, tutto riportato nell'atavica e mai risolta contrapposizione tra le due anime economicamente e politicamente più rilevanti nella vita calcistica, Milano e Torino. Rosetta a quel punto presentava ricorso alla Federazione che nella seduta del 24 novembre accoglieva, stabilendo così che “la deliberazione delle società sportive che accettano le dimissioni da socio dei propri giocatori ne provoca la messa in lista di trasferimento d'autorità, da parte degli Enti federali”5. Il calciatore, di conseguenza, il giorno successivo giocò con la Juventus nella partita vinta contro il Modena e da lì un nuovo putiferio. Il Modena sporse reclamo alla Lega e si vide assegnare la vittoria a tavolino, e a sua volta la Juventus spiegava reclamo alla Presidenza Federale insistendo nello schierare in campo il Rosetta nelle partite successive e così incorrendo nei ricorsi delle avversarie, ricorsi tutti vinti6. Si andò avanti così fino a quando, a metà dicembre, il Consiglio Federale capovolse i verdetti della Lega Nord, restituendo ai bianconeri i punti conquistati sul campo e tolti a tavolino dalla Lega7

 A quel punto il presidente della Lega Nord rassegnò le dimissioni e l'ente radunò un'assemblea straordinaria per il 6 gennaio 1924. Il 30 dicembre il Consiglio federale in una riunione d'urgenza dichiarava decaduto l'intero Consiglio direttivo della Lega Nord e annullava l'assemblea indetta per il 6 gennaio sostituendola con quella federale fissata per il 9 febbraio8. La Lega Nord tirava però dritta per la propria strada9 e celebrava comunque la propria assemblea il 6 gennaio, a Milano, ove confluirono i delegati di ben 170 società. In quella sede l'assemblea della Lega Nord votava un ordine del giorno nel quale, oltre a respingere le dimissioni del Consiglio di Lega reputando che non fosse di competenza federale il suo scioglimento, riaffermava l'inderogabilità delle norme statutarie “suprema garanzia e presupposto necessario di vita per tutti gli Enti federati”. Inoltre ribadiva che “in materia di liste di trasferimento ogni interpretazione estensiva è contro la lettera e lo spirito dello Statuto, nel bene inteso interesse della attività sportiva nazionale”. Peraltro il punto che qua più interessa era l'auspicio che Consiglio federale e Consiglio della Lega Nord sapessero trovare, nel lasso di tempo che separava dall'assemblea federale del 9 febbraio, una composizione alla diatriba prevedendo in caso contrario già il preciso mandato al Consiglio di Lega di “richiedere l'intervento del C.O.N.I. per la nomina di una Commissione la quale dirima qualsiasi controversia che possa, comunque, danneggiare lo svolgimento delle gare internazionali e della preparazione olimpionica”10.

In altre parole, l'intervento del governo. 

E il CONI non ci mise molto ad intervenire. In data 11 gennaio la Presidenza del CONI, infatti, riunita d'urgenza per esaminare la situazione del calcio deliberava “di invitare la P. F. a considerare il Consiglio della Lega Nord legalmente in carica fino al giorno dell'assemblea e il Consiglio della Lega Nord e i Comitati Regionali dipendenti a rimanere disciplinati al loro posto”11. Il 14 gennaio la Presidenza federale raccoglieva l'invito rivoltole dal CONI consentendo che il Consiglio della Lega Nord riprendesse le sue facoltà e i suoi poteri, ma a condizione che “il Consiglio stesso di Lega Nord, ritornando disciplinato al suo posto, riconosca e traduca in atto nella sua prossima seduta le pronunce tutte del Consiglio federale tuttora in sospeso o reietta e ne dia regolare atto in un comunicato ufficiale”12. Quindi, il CONI chiedeva che il Consiglio di Lega Nord fosse riammesso (blah) in carica, ma la Presidenza federale pareva subordinare questo atto al riconoscimento di controparte di tutte le norme emanate, quindi anche quelle relative all'interpretazione sul tema delle liste di trasferimento. Il 20 gennaio il Consiglio federale emanava un proprio libro bianco con il quale puntava a dimostrare di aver sempre agito nell'ambito ed entro i limiti dello Statuto e dei regolamenti federali, sottolineando peraltro come essi non “possono essere considerati immutabili quando la lettera non ne esprime esattamente lo spirito, ma debbano – a suo avviso – poter essere illuminati da una savia prudente e moderata interpretazione sportiva”. Il Consiglio, pertanto, procedeva ad illustrare le motivazioni addotte sul “caso Rosetta” andandole a conformare ad altro analogo caso del 1922 che la Federazione risolse analogamente a quanto deliberato per Rosetta, con piena aderenza in quella circostanza da parte della Lega Nord13.

Si arrivò così all'assemblea federale straordinaria del 9 febbraio, alla quale venne chiamato a presiedere significativamente il Comm. Tonelli, in rappresentanza del CONI. In quell'assemblea con una netta maggioranza venne votata la sfiducia al Consiglio federale che si dimise e al suo posto fu nominato un Direttorio formato da sette membri con il compito di occuparsi della straordinaria amministrazione sino a luglio. In quella stessa assemblea, successivamente, venne anche deciso che si potessero riprendere in esame e discussi tutti i casi esaminati dal Consiglio federale, quindi anche quello relativo a Rosetta14. Senza voler qui entrare nel dettaglio delle successive fasi riguardanti la posizione del calciatore, basti dire che nella prima riunione del Direttorio del 17 febbraio, questi deliberò “come non emessa la tessera a favore” del giocatore, con la conseguenza che lo stesso restava alla Pro Vercelli sino a quando questa non lo avesse posto in lista di trasferimento. Inoltre veniva deciso che Rosetta non avrebbe più potuto giocare in campionato per l'intero anno, vennero confermate le tre sconfitte a tavolino che la Juventus aveva “giuocato sotto la sua responsabilità, cioè prima della messa in lista di trasferimento del Rosetta per parte del Consiglio Federale”, mentre per quelle successive alla mesa in lista d'ufficio e il rilascio della tessera dopo il 15 dicembre, “ammessa la buona fede della Juventus” venivano omologati i risultati15


 Così il “Caso Rosetta” veniva chiuso e risolto con il decisivo intervento del CONI. Per la prima volta, quindi, l'autonomia delle componenti calcistiche veniva alterata, producendo un precedente che sarebbe stato solo prodromico per il governo fascista al successivo definitivo controllo anche della FIGC e dell'intero mondo calcistico italiano.


( Continua - 5)

 

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1AA.VV, 75° Anniversario fondazione F.I.G.C. 1898 - 1973, Federazione Italiana Giuco Calcio, Roma, 1973.

2 Cfr. Hurrà Juventus n.9 del settembre 1923; AA.VV., A-i é gnun ed pì che noi!, Bradipolibri Editore, Ivrea, 2018

4Cfr. La Gazzetta dello Sport del 9 novembre 1923

5Cfr. La Gazzetta dello Sport del 27 novembre 1923

6Cfr. La Gazzetta dello Sport del 3 dicembre 1923 e seguenti

7Cfr. La Gazzetta dello Sport del 15 e 17 dicembre 1923. Nella seduta del 15 dicembre 1923 il Consiglio Federale relativamente al reclamo sporto da Rosetta “avverso la negata applicazione, nei suoi confronti, da parte della Lega Nord, del disposto federale in materia di liste di trasferimento d'autorità (…)

ritenuto (…) non potervi essere dubbio che il giuocatore Rosetta Virginio si trovi nelle precise condizioni contemplate dalla deliberazione di massima del Consiglio Federale, ed abbia quindi il diritto di vedere applicate nei suoi confronti le norme in essa deliberazione contenute;

ritenuto altresì che la libera disponibilità dei giuocatori, in quanto il loro caso sia dichiarato identificabile con la succitata deliberazione federale, debba avere inizio dalla data stessa dell'emanata pronuncia e da quella data abbia parimenti inizio il diritto delle Società federate di assumere responsabilità e malleveria sulla posizione di giuocatori interessatati, ai sensi di analoga decisione del Consiglio Federale,

delibera:

a) il giuocatore Rosetta Virgilio è dichiarato in lista di trasferimento d'autorità a partire dal 24 novembre 1923;

b) la posizione del giuocatore Rosetta Virgilio è dichiarata sostanzialmente perfetta a partire dal 24 novembre 1923 e si ritiene legittima la responsabilità assunta dal Juventus F.C. nei confronti del detto giuocatore per le gare successive a detta data;

c) in riforma dei deliberati del Consiglio Lega Nord, il Consiglio Federale ripristina il risultato delle suddette gare quale effettivamente risulta dai rederti arbitrali (...)”.

8Cfr. La Gazzetta dello Sport del 31 dicembre 1923. Nel suo comunicato ufficiale, il Consiglio federale “(...) preso soprattutto in esame l'atteggiamento del Consiglio di Lega nei confronti delle recenti decisioni federali (…) constata come il Consiglio di Lega Nord si sia reso perfettamente solidale con la sua presidenza nell'opporsi e nel censurare atti di legislazione provvisoria e di interpretazione di statuto compiuti dal C.F., ed abbia assunta solidale responsabilità nel rifiuto di tradurre in atto le deliberazioni stesse; ravvisa in questi atti e nella motivazione dell'assemblea straordinaria di Lega Nord (…) un vero e proprio atteggiamento di indisciplina comunque di disconoscimento della superiore autorità federale; dichiara decaduto il Consiglio della Lega Nord (…) e nulla in ogni suo effetto e conseguenza la assemblea generale straordinaria di detta Lega a seguito della sua antistatutaria convocazione”.

9Cfr. La Gazzetta dello Sport del 2 gennaio 1924

10Cfr. La Gazzetta dello Sport del 7 gennaio 1924

11Cfr. La Gazzetta dello Sport del 12 gennaio 1924

12Cfr. La Gazzetta dello Sport del 15 gennaio 1924. Per approfondire tutti gli interventi che tra la metà di gennaio e gli inizi di febbraio si succedettero vedasi, tra gli altri, La Gazzetta dello Sport e Il Paese Sportivo e le relative, opposte posizioni.

13Il libro bianco che la Federazione inviò a tutte le società federate nel gennaio 1922 contiene il punto di vista federale sia per quel che attiene la promanazione giuridica dei suoi poteri e i limiti e gli ambiti di applicazione degli stessi. Inoltre contiene l'analisi del precedente sul quale si è basata la sua deliberazione in merito al “caso Rosetta”. La versione integrale di questo documento è stato consultato in Il Paese Sportivo del 20 gennaio 1924.

14Cfr. La Gazzetta dello Sport del 11 febbraio 1924

15Cfr. La Gazzetta dello Sport del 18 febbraio 1924. Risultati ufficialmente omologati nella seduta del Consiglio di Lega Nord del 1° marzo 1924.

 

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