martedì 15 dicembre 2015
SPORT E GRANDE GUERRA
Le due immagini raccontano di una partita di football tra bersaglieri giocata nei primi giorni di autunno del 1915 con lo scenario mozzafiato del Monte Nero, montagna appaena conquistata dall'esercito italiano.
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lunedì 7 dicembre 2015
COPPA FEDERALE 1916
3.La Coppa Federale
Le squadre maggiori,
quelle con il bacino d'utenza più cospicuo e con il numero di
giocatori più elevato, spingevano affinché si giocasse comunque il
campionato, pur avendo numerosi giocatori arruolati negli eserciti,
ma, come abbiamo visto, la Federazione non avendo ancora portato a
termine il precedente non poteva certo organizzarne uno nuovo. Si
sentiva forte l'esigenza di dare alla popolazione una distrazione
dalle angosciose notizie che provenivano dal fronte e il calcio era
ormai entrato nelle abitudini di tanti sportivi: di calcio si
parlava, si leggeva, si discuteva e ci si accapigliava. Alcune
società, come abbiamo visto, avevano organizzato incontri e tornei
ma si avvertiva l'esigenza di avere un torneo di respiro nazionale,
che mettesse in palio qualcosa di importante.
Si decise quindi di
organizzare una Coppa senza alcun titolo di campione d'Italia in
palio, decisione che deluse le squadre minori ma che accontentò le
società maggiori che videro raggiunto il loro scopo di dare ai
propri sostenitori uno svago, una distrazione dalla drammatica realtà
quotidiana.
Discutibile fu la
decisione della Federazione di escludere dal torneo le società del
centro-sud, poiché si riteneva che la limitazione dei trasporti
civile a vantaggio di quelli militari avrebbe potuto creare problemi
negli spostamenti di dette società, le quali manifestarono tutto il
loro disappunto sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.
Data, inoltre, la pericolosa collocazione geografica, a ridosso delle
zone di guerra, venne deciso di non far partecipare le squadre del
Veneto1.
Alla fine si
iscrissero solo 15 squadre e fece scalpore la decisione della Pro
Vercelli di non partecipare alla competizione; per ciò che concerne
la formula, la Coppa venne giocata sul modello del campionato, quindi
su base regionale con cinque raggruppamenti, i vincitori dei quali si
sarebbero poi incontrati nel girone finale.
| GRUPPO 1 | GRUPPO 2 | GRUPPO 3 | GRUPPO 4 | GRUPPO 5 |
| MILAN CLUB | JUVENTUS | CASALE | BOLOGNA | ANDREA DORIA |
| INTERNAZIONALE | TORINO | VALENZA | MODENA | GENOA F.C. |
| U.S. MILANESE | U.S. TORINESE | U.S. VERCELLESE | U.S. CREMONESE | SAVONA |
1GIORGIO,
SECCIA, “Il calcio durante la Grande Guerra”,
in “Lo sport alla Grande Guerra”
- Quaderni della Società Italiana di Storia dello Sport n.4, marzo
2015
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martedì 1 dicembre 2015
COPPA FEDERALE 1916
2. La
Coppa della Gazzetta dello Sport
Mentre
la F.I.G.C. iniziava a ragionare sul da farsi, immobile tra un
campionato sospeso in maggio e mai portato a termine da un lato e
dall'altro dalle sempre più insistenti richieste di calcio sia degli
sportivi sia delle società stesse, con i primi giorni di autunno
vennero organizzate alcune partite amichevoli di beneficenza in molte
città d'Italia. A Milano, La Gazzetta dello Sport
decse di darsi da fare e organizzò un torneo destinato alle squadre
della Lombardia al quale parteciparono il Milan, l'Unione Sportiva
Milanese, l'Internazionale e il Nazionale Lombardia. Le prime tre
iscritte d'ufficio, mentre il Nazionale Lombardia ottenne il diritto
di partecipare al torneo dopo aver vinto il girone di qualificazione
tra le squadre juniores1.
Un torneo che si presentava importante, dunque, poiché ben due delle
partecipanti avevano giocato il girone finale del campionato appena
(non) concluso.
La
prima giornata si giocò domenica 3 ottobre e vide le nette
affermazioni dell'Internazionale per 3-1 sull'Unione Sportiva
Milanese e del Milan che vinse molto agevolmente sul terreno del
Nazionale Lombardia per 5-0. Già dalla prima giornata, quindi, si
notava la netta differenza di valori tra le due squadre finaliste del
campionato e le altre due, tanto che questo divario si mantenne per
tutto il torneo, sino all'ultimo incontro, quello decisivo, che vide
di fronte, per la conquista della Coppa, il Milan e l'Internazionale.
L'incontro
si giocò il 28 novembre, anche se già il 7 le due squadre erano
scese in campo ma dopo il primo tempo, sul punteggio di 1-1,
l'arbitro dovette sospendere la partita per la fitta nebbia e quindi
tutto venne rinviato a fine mese, quando le due squadre erano
appaiate in testa alla classifica. Fu di nuovo pareggio, ancora 1-1 e
quel risultato certificò la vittoria della coppa da parte del Milan:
questa la classifica finale
11
MILAN
9
INTERNAZIONALE
2
U.S. MILANESE
0
NAZIONALE LOMBARDIA
1Cfr.
Lo Sport Illustrato e la guerra
n.18 del 15 ottobre 1915
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martedì 24 novembre 2015
COPPA FEDERALE 1916
1. Calcio in guerra, campionato “in
ghiaccio”
Il calcio italiano
nell'autunno del 1915 era ancora fermo a domenica 23 maggio, quando
il campionato venne sospeso a seguito della mobilitazione generale e
alla successiva dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria.
Per tutta estate la
guerra aveva provocato morte e distruzione e con l'approssimarsi
dell'autunno del '15 era diventato chiaro ai più che sarebbe stata
una guerra lunga, logorante e tragica; però
il conflitto bellico nella società civile nell'autunno del 1915 non
era ancora sentito come una tragedia incombente, piuttosto come un
affare dei militari e, comunque, molto distante – ad eccezione
delle terre martoriate del Nord-Est. Vero che tutti i quotidiani
nazionali ogni giorno pubblicavano fotografie di soldati e notizie
provenienti dal fronte e che anche i giornali sportivi dedicavano
ampio spazio alla guerra, ma ancora il conflitto era lontano dai
grandi centri italiani. Pertanto non pare particolarmente strano che
la richiesta di attività sportiva fosse viva nella cittadinanza e
che, nello specifico, la Federazione cercasse di dare una risposta a
questa esigenza organizzando partite di calcio. Già con la metà di
settembre, infatti, in molte città del nord si riprese a giocare a
football, spesso organizzando amichevoli benefiche, ma rimaneva senza
risposta una domanda che aleggiava da mesi: cosa fare con il
campionato?
Interessante
la riunione di domenica 26 settembre quando la Commissione Tecnica
della F.I.G.C. a Torino, dopo aver reso omaggio ai “footballers
caduti per la Patria ed augurato pronta guarigione ai feriti”1,
deliberò che si sarebbero senz'altro dovuti disputare i campionati
di Terza categoria, i quali non vennero mai annullati: come bene
riportato in Storia sociale del calcio in Italia,
furono numerosissimi i piccoli club che dal nord al sud dell'Italia
mantennero vivo il gioco del calcio negli anni bui della guerra2.
Inoltre la Commissione proponeva alla Presidenza federale la disputa
di una speciale “Coppa del Re” alla quale avrebbero potuto
partecipare anche le squadre delle regioni più esposte alla guerra,
specificando, poi, che se per motivi di opportunità la stessa
Presidenza avesse ritenuto non possibile organizzare detta
manifestazione, allora si riteneva necessario procedere
all'organizzazione di una “Coppa Federale”: l'idea del torneo che
andremo a raccontare nei prossimi capitoli stava prendendo dunque
forma, anche se le polemiche erano dietro l'angolo.
1Cfr.
La Stampa del 27 settembre
1915
2ANTONIO,
PAPA – GUIDO, PANICO, "Storia sociale
del calcio in Italia", Pag.105 Ed. Il
Mulino, Bologna 2002
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martedì 10 novembre 2015
La Biblioteca del football perduto
IL ROMANZO DI JULIO LIBONATTI - Di Alberto Facchinetti
(Edizioni inContropiede)
(Edizioni inContropiede)
“Il
Romanzo di Julio Libonatti” è l’unica biografia al mondo
dedicata al calciatore sudamericano, che primo in assoluto si
trasferì a giocare in un club europeo.
È
un libro sul fuoriclasse argentino che in Italia giocò nel Torino (è
il secondo miglior marcatore della storia granata) e nella Nazionale.
Ma non è solo questo: è anche il romanzo sui Campagnolo, una
famiglia argentina di origine veneta.
Luis
Antonio è un giornalista che nel 1990 viene inviato in Italia a
seguire il Mondiale, e decide di portare con sé il figlio
quattordicenne Jorge Alberto. Qui incontreranno uno strambo ma
generoso giornalista italiano che conosce molto bene la storia del
Toro e del campione argentino. Libonatti diventerà da qual momento
una specie di ossessione per Campagnolo padre e figlio. E così Jorge
completerà, dopo viaggi e incontri emozionanti, la biografia del
calciatore iniziata anni prima da Luis.
“Il
Romanzo di Julio Libonatti” mescola elementi di storia del calcio
con altri di finzione.
Alberto Facchinetti è nato in provincia di Venezia nel 1982.
Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”.
È uno dei fondatori e coordinatori del gruppo di scrittori “Sport in punta di penna”.
Nota
introduttiva di Gian Paolo Ormezzano
Edizioni inContropiede
Num. Pag. 135
Prezzo: Euro 13,50
ISBN: 9788890984419
Edizioni inContropiede
Num. Pag. 135
Prezzo: Euro 13,50
ISBN: 9788890984419
giovedì 5 novembre 2015
SPORT E GRANDE GUERRA
Cento anni fa tantissimi
giovani di tutta Europa partivano per il fronte abbandonando la loro
casa e donando sogni, speranze e giovinezza ad una follia che devastò
per cinque interminabili anni il cuore del mondo.
Quando il 28 giugno 1914,
a Sarajevo, lo studente bosniaco Gavrilo Princip assassinò l'erede
al trono d'Austria Francesco Ferdinando, l'Europa viveva gli ultimi
attimi di un lungo periodo di pace e progresso, dovuto in massima
parte al complesso sistema di alleanze difensive che aveva
cristallizzato lo scacchiere europeo, acuendo però sempre più
diffidenze e malcontento che trovarono quindi una valvola di sfogo
nell'attentato di Sarajevo. Quel giorno, infatti, si innescò il
meccanismo perverso che avrebbe portato l'Europa prima, il mondo poi
nella più tragica e sanguinosa guerra che si fosse mai vista prima.
Pochi giorni dopo quella
tremenda giornata gli appassionati di football seguivano con
interesse l'ultimo atto del campionato 1913/14. Domenica 5 luglio
nella finale di andata, a Casale Monferrato, la locale squadra di
calcio batteva 7-1 la Lazio e la domenica successiva le due squadre
giocavano il match di ritorno, dopo che alla mattina furono ricevute
in Campidoglio dal sindaco di Roma, Principe Colonna. Anche quella
partita venne vinta dal Casale che conquistava così il suo primo –
ed unico – campionato italiano, lasciando la Lazio ancora una volta
con l'amaro in bocca, ad un passo dalla gloria come l'anno
precedente, quella volta sconfitta in finale dalle “bianche
casacche” della Pro Vercelli (7-0). In quegli anni la Lazio era
sicuramente la squadra più forte del centro sud: come detto riuscì
ad arrivare due volte alla finalissima contro le squadre del nord ed
anche nel campionato 1914/15, quello che non vide mai la fine a
seguito della mobilitazione generale, al momento della sospensione
era ad un passo dall'approdare alla finalissima. Mancava, ancora,
un'ultima partita nel girone, quella contro il Pisa ma la Lazio era
prima in classifica con due punti di vantaggio sul Roman e, proprio,
sul Pisa.
Tutto venne sospeso,
tutto rimandato al termine della guerra che si sperava veloce ma che
già si sospettava sarebbe stata lunga, ma non così tremendamente
lunga.
Come in precedenza detto,
se subito dopo l'attentato di Sarajevo tutte le diplomazie e le
cancellerie d'Europa entrarono in fibrillazione, ancora gli sportivi
italiani si godevano i loro svaghi, ma il calcio nostrano aveva
incominciato a “fare i conti” con la guerra già nell'estate,
quando il Torino di Vittorio Pozzo rientrando dalla tournée in
Sudamerica a bordo del piroscafo “Duca degli Abruzzi” una
mattina, al largo di Gibilterra, vennero svegliati dalle cannonate e
dalla perquisizione di un incrociatore inglese. Così Vittorio Pozzo
ricorda quei momenti:
“(...)
fummo svegliati da due cannonate e ci trovammo la via sbarrata da un
incrociatore inglese che s’era messo di traverso sulla nostra
rotta. Venne a bordo un picchetto armato, e per poco non pagai caro
lo scherzo di essermi messo a
parlare tedesco in presenza dell’ufficiale inglese che lo
comandava: mi avevano preso per
un riservista germanico e volevano portarmi via. All’arrivo a
Genova, uno degli amici che ci aspettavano sul molo agitava, nella
mano, una quantità di fogli verdi e gialli. Erano i richiami per
mobilitazione, od esercitazione. Ce n’era per tutti, ci volevano da
tutte le parti: 3° Alpini, 4°Bersaglieri, 5° Genio Minatori, 92°
Fanteria. Impallidimmo. Quella guerra, sulla
cui durata avevamo tanto scherzato, era lì, con le fauci aperte, a
ghermirci.”
Era la guerra, che stava
bussando alle porte del nostro Paese, anche se ci eravamo dichiarati
neutrali già da oltre un mese. E sarà lungo il filo sempre più
sottile della neutralità che l'Italia giocherà la sua “battaglia
diplomatica” finalizzata ad ottenere pacificamente – attraverso
l'interprswtazione dell'art. VII del Trattato della Triplice Alleanza
– quei territori che tre guerre d'Indipendenza non erano riuscite a
portare: Trentino e Trieste divennero in quei mesi da un lato le
bandiere di chi voleva la guerra e dall'altro l'impegno di chi
quella guerra cercava di evitarla o quanto meno di spostarla più in
là nel tempo.
Questa fotografia,
pubblicata da Lo Sport Illustrato,
ritrae un incontro di football giocato su un campo del Belgio durante
i primi mesi di invasione tedesca, nell'autunno del 1914. Il pubblico
è formato in massima parte da ufficiali e soldati tedeschi, così
come anche i giocatori sono soldati che si distraggono durante il
loro tempo libero. Lo sport – il calcio in particolare – venne
utilizzato dagli ufficiali per mantenere in esercizio i soldati e per
mantenere alto il loro spirito durante i lunghi mesi di attesa nelle
trincee. Come dimostrato dalla più recente storiografia, in special
modo dagli ottimi lavori di Giorgio Seccia e Lauro Rossi, in molti
campi di prigionia tedeschi la pratica sportiva venne non solo
autorizzata ma anzi incentivata. Ma il calcio non serviva soltanto
come strumento di distrazione o di mantenimento fisico. Noto ormai a
tutti ciò che accadde sul fronte nella notte di Natale del 1914,
quando dalle trincee opposte prima si alzarono canti natalizi e poi
venne deciso di far tacere almeno per un giorno le armi, sostituite
dalla disputa di una partita di calcio tra soldati nemici.
In Italia durante i mesi
di neutralità – quindi dall'agosto 1914 al maggio 1915 – il
“mondo del football” si schierò sempre più apertamente contro
l'Austria-Ungheria e a favore delle Terre irredente.
Numerosissime furono le partite organizzate dalle società di calcio
per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni martoriate del
Belgio e di Trieste, una di queste merita senz'altro di essere
menzionata perché coinvolse direttamente la Nazionale, nelle prime
giornate del gennaio 1915, partita organizzata da La
Gazzetta dello Sport con il
patrocinio dell'A.S.S.I. All'Arena Civica di Milano il 1° gennaio la
nazionale italiana giocò contro una mista composta da giocatori
sotto le armi di Francia e Belgio, indossando una divisa bianca
fregiata dall'alabarda di Trieste.
Un
altro esempio è descritto da quest'altra fotografia scattata sempre
all'Arena Civica di Milano nell'aprile del 1915 e ritrae Fossati
capitano dell'Internazionale, avv. Mauro della Federazione ora
sottotenente, ing. Mauro vice-presidente della Federazione, avv.
Pedroni arbitro dell'incontro Internazionale-Milan, Franco Scarioni
de La Gazzetta dello Sport
ora sotto le armi col grado di tenente e il belga Van Hege capitano
del Milan. Ma qui, a differenza del tempo in cui venne scattata la
fotografia precedente, siamo già ad un passo dall'intervento
italiano. Il Patto di Londra, dopo estenuanti trattative, è stato
stipulato: la diplomazia italiana, il governo italiano sanno che
entro breve dovranno entrare in guerra a fianco di Russia, Francia e
Inghilterra, contro quell'Austria-Ungheria che era stata dal 1882
l'alleata più ingombrante nella Triplice Alleanza, ma anche l'antica
nemica dell'Unità nazionale.
In
Italia, così come in tutta Europa, per tutta la durata della guerra
moltissimi furono i calciatori che si arruolarono e tantissimi di
loro trovarono la morte al fronte, alcuni di essi molto famosi per
l'epoca. Si può dire che tutte le società dell'epoca abbiano pagato
un prezzo elevatissimo in vite umane. Per ricordarne doverosamente
soltanto alcuni, Giuseppe Caimi, medaglia d'oro al valor militare,
che morì nel 1917 sul Grappa; Virgilio Fossati, capitano
dell'Internazionale e della Nazionale, uno dei migliori giocatori del
periodo prebellico; Luigi Ferraris e James Spensley, entrambi del
Genoa, al primo verrà intitolato lo stadio di Genova, mentre il
secondo, oltre ad essere stato il primo portiere della squadra
genovese, ebbe anche il merito di introdurre il gioco del calcio
nella società del Genoa, nata nel 1893 come società di atletica e
cricket. La Lazio fu particolarmente colpita: perse infatti, tra gli
altri, Orazio Gaggiotti, Rodolfo De Mori, Alberto Canalini, Valerio
Mengarini.
Ormai
i tempi erano maturi: il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarava guerra
all'Austria-Ungheria e di calcio se ne parlò e se ne giocò sempre
meno. Il campionato, come detto, venne sospeso e soltanto al termine
del conflitto il titolo di Campione d'Italia venne assegnato al
Genoa, non senza numerose polemiche. Ma ormai si era in un tempo
nuovo, diverso. Il calcio era cambiato, l'Italia era mutata e con
essa erano cambiati gli italiani, soprattutto i reduci, come
meravigliosamente e drammaticamente ha raccontato Rigoni Stern nel
commovente romanzo Le stagioni di Giacomo.
Il
mondo tentava di rialzarsi, una società nuova si rimetteva in
marcia, non necessariamente migliore.
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giovedì 1 ottobre 2015
"1915. Dal football alle trincee, dalla neutralità all'intervento" - Appuntamento a Reggio Emilia
Ospite della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, domenica 4
ottobre, Alessandro Bassi presenta il suo nuovo libro "1915. Dal
football alle trincee", due storie entrambe vissute sotto i cieli
plumbei e minacciosi di cento anni fa, durante i mesi di neutralità
italiana, quelli che corrono tra lo scoppio della prima guerra mondiale
nel giugno del 1914 sino all’intervento italiano nel maggio del 1915.
L'autore dialogherà con prof. Giuseppe Febbraro.
Domenica 4 ottobre ore 11:00
Biblioteca Panizzi - via Farini, 3 - Reggio Emilia
L'autore dialogherà con prof. Giuseppe Febbraro.
Domenica 4 ottobre ore 11:00
Biblioteca Panizzi - via Farini, 3 - Reggio Emilia
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