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mercoledì 4 marzo 2020
Pozzo, non solo CT: il dirigente che seppe fare il bene di tutto il calcio italiano. Altro che quelli di oggi...
Volentieri siamo tornati a parlare di Vittorio Pozzo che tanta, tantissima influenza ha avuto nella crescita del movimento calcistico italiano. Dopo averne tratteggiato la figura per quel che riguarda i suoi trionfi internazionali con la Nazionale italiana, vediamo di addentrarci maggiormente nel Pozzo dirigente.
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martedì 7 novembre 2017
SVEZIA-ITALIA 1912, L'UNICA VITTORIA AZZURRA IN SVEZIA
La
storia delle sfide calcistiche tra Italia e Svezia è lunga, molto
lunga: da oltre un secolo gli Azzurri incrociano i tacchetti con i
nordici. La prima volta che ciò accadde fu proprio a casa loro,
nella lontana estate del 1912.
I GIOCHI OLIMPICI DI
STOCCOLMA. La Nazionale
italiana nasce nel maggio del 1910, tutta vestita di bianco. La prima
volta dell'Italia ai Giochi olimpici è di due anni più tardi:
l'Italia esordisce alle Olimpiadi nell'edizione del 1912, a
Stoccolma. A dirla tutta la
Federazione dell'epoca non era molto convinta di parteciparvi,
tutt'altro: i pesanti rovesci patiti contro Francia e Svizzera
avevano prodotto un piccolo cataclisma con la decisione di esautorare
la Commissione tecnica alla guida della Nazionale e le dimissioni del
Presidente, Ferrero da Ventimiglia. In realtà dopo la
vittoria 6-2 contro la Francia nella prima, storica, partita giocata
dalla Nazionale, l'Italia non ne aveva più vinta una:
nelle successive 6 gare la miseria di 2 pareggi e 4 sconfitte. Logico
dunque che ai vertici federali non si smaniasse troppo di partecipare
al torneo olimpico, ma le pressioni esercitate direttamente dal
governo italiano andavano in senso opposto, spingendo invece per la
partecipazione dell'Italia alla manifestazione.
Come bene sintetizza
Alfio Caruso le recenti conquiste di Tripolitania e Cirenaica avevano
fatto assurgere il nostro Paese a potenza coloniale – o quasi... -
e pertanto era d'obbligo che la squadra di calcio partecipasse al
torneo olimpico organizzato dal C.I.O. E così fu.
La spedizione azzurra
fu affidata al segretario della Federazione, quel Vittorio Pozzo che
alcuni lustri più avanti sarebbe diventato il Commissario tecnico
più vincente nella storia azzurra.
Al torneo si erano iscritte 13 nazionali, poi all'ultimo momento
Belgio e Francia avevano rinunciato. La medaglia d'oro va alla Gran
Bretagna che – come quattro anni prima – batte in finale la
Danimarca. È l'Olimpiade del tedesco Fuchs che il 1° luglio segna
ben 10 reti alla Russia nel 16-0 finale della Germania.
LA SPEDIZIONE AZZURRA.
Vittorio Pozzo deve fare i salti mortali per selezionare i calciatori
da portare in Svezia. Non tanto per l'abbondanza da cui attingere –
inesistente -, ma per il fatto che il Comitato Olimpico
Italiano aveva autorizzato Pozzo a portarsi soltanto 14 giocatori!
Gli ostacoli furono
innumerevoli. Intanto il servizio militare. Alcuni tra i
calciatori dell'epoca più bravi erano sotto le armi e il Ministero
della Guerra non si rese disponibile a concedere permessi
e pertanto, tra gli altri, il trio della Pro Vercelli Rampini, Corna
e Milano II dovettero restare a casa. Altri, per poter
partecipare, in virtù dei buonissimi rapporti personali con lo
stesso Pozzo, rinunciarono alle loro ferie
e si accordarono con i loro rispettivi datori di lavoro. Pozzo
dovette poi anche considerare i fragili rapporti tra le società
milanesi e piemontesi, rapporti sui quali si basavano le
convocazioni. Alla fine per la Svezia partirono in sedici:
quattordici giocatori e due dirigenti. Le difficoltà non erano certo
finite perchè anche il viaggio si rivelò un'avventura. Tanto per
sottolineare le differenze con quanto accade oggi, ognuno
di questi sedici azzurri aveva dovuto raggiungere Verona a proprie
spese e da lì il Comitato Olimpico pagava il viaggio in treno andata
e ritorno in II classe. Inoltre
garantiva a ciascun partecipante una diaria di 6 lire al giorno e
vitto e alloggio in Svezia, dove vennero alloggiati in un educandato
femminile libero per le vacanze. L'aspetto se vogliamo più
pittoresco, ma piuttosto emblematico dei tempi in cui accadevano
questi eventi, fu – come gustosamente racconta lo stesso Pozzo –
che il Comitato Olimpico pagava sì la trasferta in II
classe ma aveva autorizzato i partecipanti, una volta lasciato il
confine italiano, a viaggiare in III classe e ad intascarsi la
differenza!
IL TORNEO DELL'ITALIA.
Il torneo olimpico prevedeva un primo turno ad eliminazione diretta
per determinare chi avrebbe proseguito nel cammino verso le medaglie;
le altre avrebbero partecipato ad un torneo di consolazione. Il
sorteggio “regalò” all'Italia la Finlandia. Pareva tutto facile
ma i finnici non erano dello stesso parere e vinsero 3-2 ai
supplementari una partita che gli azzurri giocarono appena quindici
ore dopo il lungo viaggio in treno. Così la Finlandia
eliminò l'Italia dal giro medaglie costringendola al torneo di
consolazione, dove il 1° luglio sul campo di Solna, incontrò i
padroni di casa della Svezia.
Gli azzurri si schierarono in questo modo: Campelli; De Vecchi,
Valle; Binaschi, Milano I (cap.), Leone; Bontadini, Berardo, Sardi,
Barbesino, Mariani. Classico 2-3-5 in voga in quei primi anni di
football. Anche in quella circostanza la nostra Nazionale non brillò,
anzi la Svezia dominò per lunghi tratti l'incontro,
specialmente dopo che Bontadini in contropiede trovò alla mezz'ora
del primo tempo la rete con la quale l'Italia vinse la partita 1-0.
Francesco Bontadini, milanese purosangue, colonna dell'Internazionale
nella stagione che portava proprio alle Olimpiadi del 1912,
nonostante una laurea in medicina allo scoppio della Prima guerra
mondiale si arruolò come soldato semplice negli Alpini.
Molte
le lamentele e le lagnanze del pubblico e della stampa svedese, ma la
sostanza non cambia: l'Italia batte la Svezia e torna alla vittoria
dopo oltre due anni.
Da
segnalare che quella vittoria rimane l'unica dell'Italia in terra
svedese, poiché da quel tardo pomeriggio di luglio di oltre 100 anni
fa la Nazionale azzurra non è più riuscita a vincere una gara in
casa della Svezia.
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martedì 23 maggio 2017
WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA COPPA INTERNAZIONALE
Era
ormai arrivato tempo di Europa anche per il calcio degli anni'20 che,
come altri sport, aveva assunto piena consapevolezza della propria
presa sul pubblico e aveva iniziato a sentire l'esigenza di
strutturare in maniera più salda quella vocazione internazionale che
già dai primi anni dei pionieri lo aveva contraddistinto. In altre
parole, erano ormai maturi i tempi per organizzare una manifestazione
europea che mettesse di fronte le migliori espressioni del calcio
continentale. Chi concepì e realizzò questa idea fu il famoso
allenatore austriaco, nonché una delle menti calcistiche più
brillanti dell'epoca, Hugo Meisl che negli anni'20 fu tra gli
ideatori ed organizzatori di due manifestazioni continentali, una
dedicata alle squadre di club e una per le Nazionali. Così lo
ricorda Vittorio Pozzo: “Uomo
di levatura superiore, era in grado di giudicare e spesso di
prevedere tutto quello che attorno a lui avveniva. Non si occupava
puramente di tecnica, come facevo io, Meisl: curava anche la parte
politica del calcio, ed era un po' il 'factotum' della sua
Federazione, per gli affari interni e soprattutto per quelli
internazionali.”
Le due competizioni di cui si dirà sono la Coppa
Internazionale riservata alle rappresentative nazionali e la Coppa
dell'Europa Centrale disputata tra squadre di club, da noi più nota
come Coppa Mitropa, della quale parleremo la prossima volta.
La
Stampa
nell'edizione del 28 ottobre 1926 così riportava la notizia della
Conferenza tenutasi a Praga il giorno prima:
“Si
sono oggi riuniti i rappresentanti delle Federazioni di calcio
italiana, ceco-slovacca, austriaca ed ungherese per discutere sulla
creazione di una competizione internazionale di foot-ball. L'Italia
era rappresentata, come è noto, dal Cav. Uff. Ferretti e dal sig.
Zanetti. Su proposta dei rappresentanti italiani è stato deciso di
creare due competizioni: la prima sotto il nome di Coppa d'Europa per
le squadre nazionali rappresentative e la seconda sotto il nome di
Coppa dell'Europa Centrale per le squadre delle società che sono
campioni o finaliste dei differenti campionati. Per questa ultima
competizione, ciascun paese designerebbe due squadre. La
partecipazione dell'Italia alla Coppa d'Europa è già stata
assicurata.”
Furono dunque quattro le federazioni calcistiche che
diedero vita alla competizione: Austria, Cecoslovacchia, Italia ed
Ungheria, probabilmente il meglio del calcio europeo dell'epoca,
fatta eccezione per i maestri inglesi, schivi come sempre. A queste
quattro nazionali si aggiunse la Svizzera e nel 1927 poteva iniziare
la prima edizione del torneo, torneo basato su un girone all'italiana
con partite di andata e ritorno (una in casa e una in trasferta) e
classifica finale. Evidentemente mancando un ente sovranazionale che
garantisse l'organizzazione del torneo, il tutto era lasciato alle
libere determinazioni delle singole Federazioni e le partite venivano
disputate in date e luoghi decisi in base alle esigenze e
disponibilità dei singoli enti nazionali.
La Coppa in palio, tutta in cristallo, del valore di
20.000 corone cecoslovacche venne offerta dal Primo Ministro
cecoslovacco Antonin Svehla, da qui il nome con cui è anche
conosciuta la Coppa, Svehla Pokal.
A Praga il 18 settembre 1927, davanti ad oltre 30.000
persone iniziava la prima edizione della Coppa Internazionale con la
vittoria della Cecoslovacchia per 2-0 contro l'Austria; quest'ultima,
una settimana dopo, veniva sconfitta anche dall'Ungheria a Budapest
per 5-3. L'Italia faceva il suo esordio nella competizione il 23
ottobre, sul temibile campo di Praga:
“I
calciatori azzurri sono giunti a Praga per il loro primo match
internazionale dell'annata. Negli ambienti calcistici di qui (Praga,
ndr), quantunque si apprezzi molto la nostra “nazionale”. Si ha
la certezza in una vittoria della squadra cecoslovacca. (...)
L'incontro che attende domani i nostri “azzurri” è certamente
duro e difficile. Battuti dal pronostico, si troveranno di fronte ad
una squadra che va famosa per il bellissimo giuoco di assieme di alto
rendimento. È questa la gran forza della compagine cecoslovacca.”
Per
il quotidiano La
Stampa
l'incontro venne seguito da Vittorio Pozzo che così racconta la
partita:
“Il
tempo non ha favorito l'incontro tra le nazionali dell'Italia e della
Cecoslovacchia. Una pioggia fine e leggera cade fin dalle prime ore
del mattino, ciò che non impedisce però che già un'ora prima
dell'inizio del match il campo dello Sparta sia stipato. Si calcola
che quindici mila persone siano presenti. Il campo è in condizioni
disastrose, ridotto ad un vero pantano.
(…) La partita ebbe una storia ben strana. Nervosa,
rotta, disputata ora con torpore ora con velocità; a tratti anche
violenta, interessante sempre.”
Alla fine Pozzo fa un'analisi della partita:
“La
difesa italiana fu pienamente all'altezza della situazione, con
Calligaris in primo piano. La linea mediana, eccellente nel lavoro
difensivo, all'attacco non funzionò invece che a tratti. Baloncieri
e Cevenini erano in cattive condizioni, malgrado questo, però, il
nostro attacco dimostrò maggior decisione che non quello avversario.
La squadra boema, non ha lasciato quell'impressione
di potenza e valore tecnico che ebbimo occasione di notare altre
volte. (…) Partita piena di contraddizioni: le due squadre ed i
loro migliori elementi ebbero alti e bassi impressionanti, se
facciamo eccezione per la difesa italiana, Kada e Kolenaty”
Al termine del torneo fu proprio l'Italia – che nel
frattempo era passata sotto la guida tecnica dello stesso Vittorio
Pozzo – a risultare vincitrice, soprattutto grazie al primo storico
successo ottenuto contro l'Ungheria del 25 marzo 1928, quando a Roma
la nazionale italiana riuscì a rimontare i magiari da 0-2 e vincere
per 4-3
La classifica finale fu la seguente:
11 ITALIA
10 AUSTRIA
10 CECOSLOVACCHIA
9 UNGHERIA
0 SVIZZERA
Nel
biennio 1931-32 la Coppa venne vinta dall'Austria (Italia seconda),
mentre la terza edizione, quella giocata tra il 1933 ed il 1935 venne
vinta ancora dall'Italia, seguita da Austria ed Ungheria. L'edizione
programmata per il 1936-38 non venne invece assegnata poiché venne
sospesa dopo l'annessione dell'Austria alla Germania del 12 marzo
1938: ormai le ombre del conflitto bellico si stavano allungando
sull'Europa e la Coppa finì in soffitta. Si ritornò a pensare alla
Coppa Internazionale a guerra conclusa, in un nuovo clima, in una
nuova Europa. Fu un'edizione lunga, durò ben 5 anni e vide la
vittoria dell'Ungheria, quell'Ungheria che si apprestava a diventare
la famosa squadra d'oro, l'Aranycsapat
di Puskas, Hidegkuti, Kocsis; l'Italia, travolta dall'immane tragedia
di Superga, arrivò penultima. Così come si piazzò ancora al
penultimo posto anche nell'edizione successiva, quella del 1955-60
che sarebbe stata l'ultima edizione della Coppa, che venne vinta
dalla Cecoslovacchia e registrò la partecipazione della Jugoslavia.
Conclusa l'edizione numero 6 – la prima organizzata dalla neonata
U.E.F.A. - la coppa venne definitivamente archiviata: ormai i tempi
erano maturi per un vero campionato europeo.
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