Visualizzazione post con etichetta C.C.I.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta C.C.I.. Mostra tutti i post

giovedì 6 aprile 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA “GUERRA DI SECESSIONE” NEL CALCIO ITALIANO

3. LA “GUERRA DI SECESSIONE” NEL CALCIO ITALIANO: TRATTATIVE DI PACE

Abbiamo quindi visto che la nuova stagione, quella del 1921-22, partì con due campionati nazionali paralleli e distinti. Nel mentre la stagione procedeva, le due federazioni tentarono reciproci approcci per vedere di trovare un'intesa.
Nel gennaio '22 i delegati delle due federazioni si trovarono a Brusnengo e lì pervennero ad un accordo sulla base di un campionato a 50 squadre. Come è facile intuire, era compromesso di non facile accettazione da parte della C.C.I. che infatti non accolse, a differenza del Consiglio Federale che invece lo approvò il 14 gennaio chiedendone la ratifica all'Assemblea. Le grandi squadre del nord confederali, dal canto loro, tentarono in ogni modo di sconfessare i loro stessi delegati, ma questi riuscirono a farsi riconfermare il mandato, con nuovi e più stringenti obiettivi. Leggiamo direttamente dall' Annuario Italiano Giuoco del Calcio del 1929:
Affermati il desiderio che ad un accordo si abbia a giungere, si approva l'opera sin qui svolta dai Commissari Confederali, ma si esprime il parere che non tutti i punti del progetto d'accordo siano accoglibili e che di conseguenza i Commissari abbiano a riabboccarsi con i Delegati della F.I.G.C. allo scopo di concordare con essi le modificazioni opportune.”
Si arrivò così al 19 febbraio 1922, con le assemblee dei due enti. Mentre a Modena l'Assemblea Confederale bocciava il progetto con 54 voti contro, 25 a favore e 4 astenuti a Torino l'Assemblea Federale approvava all'unanimità.
Visto così pareva non poterci essere dialogo tra le parti, ma le trattative comunque proseguivano e il 16 aprile si tenne un convegno al quale parteciparono i dirigenti di entrambe le parti allo scopo di studiare il modo migliore per arrivare ad una sintesi e quindi ad una pacificazione.
Le diplomazie erano al lavoro.
F.I.G.C. e C.C.I. formarono due Commissioni, una per ogni ente, composte da tre membri e da tre consulenti tecnici con la facoltà di nominare un arbitro al quale rimettere la decisione su quanto eventualmente fosse rimasto controverso. E fu così, grazie a questo instancabile lavoro diplomatico, che il 26 giugno 1922 “scoppiò” la pace: venne infatti decisa la formula del campionato 1922/23 che sarebbe stato giocato in 3 gironi da 12 squadre ciascuno, delle quali 25 appartenenti alla C.C.I. e 11 alla F.I.G.C. Il calcio italiano ritornava unito, anche se rimaneva ancora la distinzione tra Lega Sud e Lega Nord: per avere un'unione anche “geografica” oltreché politica occorrerà attendere il campionato 1926/27, quando il campionato verrà disputato in due gironi misti.

martedì 28 marzo 2017

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: LA “GUERRA DI SECESSIONE” NEL CALCIO ITALIANO

2. LA “GUERRA DI SECESSIONE” NEL CALCIO ITALIANO: DEFLAGRAZIONE

In vista della nuova assemblea le società maggiori affidarono l'onere di preparare un progetto di riforma del campionato a Vittorio Pozzo. Giornalista tra i più acclamati, grande conoscitore di calcio europeo, già commissario unico della nazionale ai giochi olimpici del '12 e futuro commissario unico della nazionale italiana campiona di tutto negli anni '30. Si giunse così all'assemblea del luglio 1921 con l'intenzione ufficiale di scongiurare la scissione, anche se – allo stato delle cose – si presentava invece come inevitabile. Il progetto Pozzo, che prevedeva un torneo a 24 squadre diviso in due gironi con finale tra le vincitrici dei rispettivi gironi, nell'assemblea tenutasi tra il 23 e il 24 luglio con 113 voti contrari e 65 favorevoli venne respinto. Perchè se era vero che tutti condividevano la parte del progetto che assicurava la speditezza della competizione, il dissenso – insanabile per come si erano messe le cose – nasceva attorno ai criteri di ammissione, rivoluzionari per l'epoca, che sembravano favorire i grandi club, criteri che prevedevano il valore tecnico del momento, l'anzianità e la saldezza finanziaria. Insomma, un bel salto nel futuro.
Come effetto immediato della bocciatura del progetto Pozzo, i rappresentanti delle maggiori società lasciarono l'assemblea e si unirono in una Confederazione Calcistica Italiana (C.C.I.), gettando le basi per la disputa di un altro campionato concorrente a quello tradizionale: come dice Cerretti, lo scisma era così pienamente attuato.
Il quotidiano La Stampa così nel numero del 26 luglio chiosava la lunga cronaca di quella drammatica due giorni:
Ora la parola di pace, al di sopra di tutte le sterili ed incresciose questioni politico-finanziarie alimentate dai dirigenti con un unanimità impeccabile, forse la parola di pace potrà venire dagli uomini di sport dell'una e dell'altra parte, dai giocatori che sono al di sopra di ogni competizione...di gabinetto ed ai quali soltanto dobbiamo riconoscere il merito altissimo di aver imposto all'attenzione d'Europa il nostro sistema di gioco.”

Dunque durante la stagione 1921/22 si giocarono due campionati paralleli, anche se solo la F.I.G.C. era legittimata, secondo lo statuto internazionale, ad organizzare quello – diciamo così – ufficiale, poiché la F.I.F.A. riconosceva una sola federazione per ogni affiliata. Da una parte si disputò il campionato della F.I.G.C., giocato da 46 squadre – quasi tutte espressione di piccoli centri del Piemonte e della Toscana – che per la modestia tecnica di tali squadre non ebbe il successo di pubblico sperato e che terminò con la vittoria della Novese, che solo alla terza partita riuscì a battere in finale la Sampierdarenese.
Ben diverso lo spessore tecnico del campionato degli scissionisti, quello organizzato dalla C.C.I, al quale parteciparono oltre a tutti gli squadroni metropolitani e le grandi provinciali del nord anche le migliori formazioni del centro-sud. Il torneo venne giocato al nord tra 24 squadre divise in due gironi (secondo il progetto studiato da Pozzo) e al centro-sud da 36 squadre divise in gironi regionali; al termine era prevista la finale nazionale disputata in andata e ritorno che vide la vittoria della Pro Vercelli sulla Fortitudo Roma (3-0 ; 5-2)
Fu, quello del 1921/22, l'ultimo titolo vinto dalle Bianche Casacche della Pro Vercelli e, più in generale, il canto del cigno della provincia: ormai il calcio italiano andava dritto dritto verso le metropoli, là dove c'era più denaro, insomma.