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giovedì 25 giugno 2015

SPORT E GRANDE GUERRA

Due fotografie, entrambe del maggio 1915.
La prima ritrae due giocatori di calcio del Modena della stagione 1914/15, i sergenti
Gaudenzi e Mariani

La seconda fotografia ritrae un gruppo di soci dell'Internazionale F.C. richiamati alle armi

mercoledì 17 giugno 2015

SPORT E GRANDE GUERRA

Nato nella primavera del 1913 Lo Sport Illustrato ottenne da subito un buon successo di lettori anche soprattutto al massiccio utilizzo di fotografie quale mezzo utilizzato per veicolare le notizie. Peculiare il taglio dato agli articoli che si caratterizzavano per quel giusto equilibrio, alla moda del periodo, tra esaltazione nazionalista e respiro cosmopolita, con un occhio di riguardo, sin dagli esordi, alla guerra e al legame tra questa e lo sport. Come però bene sottolinea Nicola Sbetti nel suo saggio “Lo Sport Illustrato e la Grande Guerra” il giornale non si schierò da subito a favore dell'intervento, mantenendosi in una posizione spesso di equilibrio precario tra due visioni dello sport inteso da un lato come strumento funzionale all'idea della guerra quale “grande gioco” e dall'altro visto e raccontato come “vittima di guerra”.
Giovani intenti a spalare dalla neve il campo prima dell'incontro di beneficenza di Torino
L'indirizzo prese a mutare con la fine del 1914, quando, cioè, il giornale iniziò a prendere posizione a favore dell'intervento a fianco delle Potenze dell'Intesa e, conseguentemente, ad intensificare il numero di articoli dedicati alle manifestazioni sportive organizzate a favore delle popolazioni del Belgio occupato e delle terre irredente (per approfondimenti, si legga il mio recente “1915. Dal football alle trincee”, Bradipolibri Editore, 2015).
Si arrivò così al numero 10 del 10 giugno 1915, con l'Italia già in guerra da un paio di settimane, quando il giornale assunse la nuova denominazione Lo Sport Illustrato e la guerra dove la narrazione dell'attività sportiva finiva per fondersi con quella bellica: da qui partiremo nei prossimi appuntamenti pubblicando alcune fotografie che bene sintetizzano il connubio tra sport e guerra nell'estate di cento anni fa.


venerdì 5 giugno 2015

A CHE GIOCO GIOCAVAMO? Parte 4. Il calcio in Italia: dai racconti orali al Regolamento della F.I.G.C.

Dalle nostre parti il calcio arrivò verso la metà degli anni'80 dell'800, attraverso i contatti commerciali con quei paesi dove già il gioco aveva trovato terreno fertile. Se è vero che da noi il calcio arrivò quando già in Inghilterra si giocava con la cosiddetta “Piramide di Cambridge”, è altrettanto vero che nelle nostre città si giocava un football un po' approssimativo. Ne fornisce una bella testimonianza uno dei pionieri inglesi che aiutarono il gioco del football a farsi strada in Italia, Herbert Kilpin:
Non avevo ancora vent'anni quando venni in Italia, stabilendomi dapprima a Torino. Era il settembre del 1891. Ero arrivato da poche settimane quando, una domenica, il mio carissimo amico e compatriota Savage, valentissimo giocatore, mi invitò ad accompagnarlo in piazza d'armi, per partecipare ad un match. Il football era da pochissimi anni praticato a Torino e a Genova. Quel giorno, si disputava un match amichevole tra la squadra inglese e quella italiana del FC Torinese. Mi invitarono a occupare un posto nella prima linea della squadra inglese. Mi rimboccai i calzoni, deposi la giacca ed eccomi in gara. Mi avvidi di due cose curiose; prima di tutto che non c'era ombra dell'arbitro; in secondo luogo, che mano a mano che la partita si inoltrava, la squadra avversaria italiana andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmandosi, entrava in gioco, sicchè ci trovammo presto a lottare contro una squadra formata almeno da venti giocatori.”
Insomma i pionieri del football italico non si curavano molto della tattica. Anzi. Anche le regole erano conosciute e seguite approssimativamente, spesso conosciute soltanto attraverso la testimonianza di qualche giocatore inglese. Bastava un pallone e un generico riferimento alle regole del “football association” per giocare. Il calcio in Italia arrivò ad avere il successo che ebbe nel periodo antecedente la prima guerra mondiale sì grazie agli inglesi, agli svizzeri, al commercio e agli studenti universitari, ma anche grazie al mondo ginnico.
La Federazione Nazionale Ginnastica, infatti, da subito cercò di inserire il gioco del calcio nelle proprie discipline e a regolamentarlo, e se vogliamo dirla come va detta, il primo torneo ufficiale di calcio venne indetto dalla Federazione Ginnastica nel 1896, ben due anni prima della costituzione della Federazione del Football
Con quali regole?
Il mondo della scuola, dell'istruzione, ebbe molta parte nell'evoluzione a livello regolamentare nel gioco del calcio: è del 1895 il primo manuale italiano del gioco del calcio, a scriverlo è un maestro bolognese, Francesco Gabrielli, che scrive le regole – forse traducendole da manuali analoghi già presenti in Austria e Germania – del nuovo sport, senza utilizzare termini inglesi. Il Gabrielli nello stilare il regolamento prende un po' dalla Football Association, un po' dal calcio fiorentino e “filtra” il tutto attraverso la propria personale esperienza di insegnante. Solo a titolo di esempio, alcune regole: il punto lo si ottiene calciando il pallone in porta oppure al raggiungimento di due falli laterali a favore; la durata dell'incontro è decisa di volta in volta dai capitani e dai giudici, mentre per gli incontri ufficiali sono previsti due tempi da trenta minuti ciascuno. Per quel che qui ci interessa, il Gabrielli schiera il suo undici secondo la Piramide di Cambridge, quindi con il 2-3-5 di cui abbiamo già parlato.
È questo lo scenario regolamentare in Italia negli anni '90: il calcio nel mondo ginnico viene giocato seguendo i dettami del manuale Gabrielli e di quello scritto, sempre nel 1895, dal senatore Pecile. Curiosamente le due Federazioni a livello regolamentare non ammettevano interferenze e si reputavano totalmente autonome l'una rispetto all'altra, ma sia i rispettivi dirigenti (Meazza, Bosisio per citarne alcuni) sia molte società (Andrea Doria, Mediolanum, Pro Vercelli, Milan e tante altre) partecipavano contemporaneamente alle manifestazioni indette da entrambe!
Con il nuovo secolo, più specificatamente nel 1903, la Federazione del football emanò il primo regolamento proprio: fu Bosisio a curarne la traduzione e si rifaceva compiutamente alle regole emanate dall'International Board. Ma il vero spartiacque tra un “prima” e un “dopo” si avrà nel 1909, quando la Federazione del football cambierà il proprio nome in Federazione Italiana Giuoco Calcio ed emanerà il primo “vero” regolamento organico del gioco del calcio in Italia. Con quel regolamento la Federazione norma tutta l'attività federale e delle società ad essa affiliate, regolamentando tornei, amichevoli e campionati, dettando regole certe sullo status dei giocatori (che dovevano essere dilettanti) e prevedendo a carico delle società la responsabilità dell'ordine sui terreni di gioco. Dopo circa una decina d'anni dalla nascita della Federazione, iniziano a vedere la luce anche manuali non più di origine ginnica, bensì manuali che trattano il calcio come sport autonomo: un esempio di quello stesso anno 1909 è il libretto del Blanche che, oltre alle regole relative al gioco e alla tattica (modulo a piramide), si sofferma su aspetti riguardanti la figura dell'arbitro e degli atleti.
Insomma anche da noi il calcio è a questo punto uno sport con un'identità ben chiara.