venerdì 29 aprile 2016

WALKIN'ON THE FOOT-BALL: HENRY (HERRY) GOODLEY

I giorni più belli di una vita racchiusi in un orologio, una storia di amicizia e rispetto che si perde nella notte dei tempi e che meglio di altro racconta chi sia stato Henry “Herry” Goodley, uno dei primi pionieri del football in Italia.
Nato nel 1880 a Nottingham, Goodley giocò per diversi anni in un paio di squadre minori inglesi, senza mai diventare professionista in patria e probabilmente di lui non avremmo ricordato nulla se agli inizi del XX secolo non si fosse trasferito a Torino per lavoro. All'epoca era dipendente di una ditta tessile di un imprenditore svizzero che tanta parte ebbe nella storia pionieristica del football nostrano: Alfred Dick era diventato presidente della Juventus da poco quando chiamò Goodley a Torino per farlo giocare nella sua squadra. In realtà, come si legge nel volume di Alfredo Corinti Amichevolmente Juventus, Goodley nella Juventus con la prima squadra non giocherà nessun incontro di campionato e scenderà in campo soltanto una volta, in occasione di un'amichevole del 1903 che la Juventus giocherà, contro il Club Athletique di Ginevra, imbottita di riserve e di alcuni giocatori del F.C. Torinese in quanto il giorno dopo i bianconeri avrebbero dovuto disputare la finale del campionato contro il Genoa.
Se quindi Goodley non lo ricordiamo certo come giocatore, il suo nome si lega alla storia della Juventus per un altro motivo: è infatti lui assieme al suo connazionale Savage che ordina a Nottingham le nuove maglie per la Juventus, quelle a strisce bianconere che se in un primo momento vengono accolte con disappunto, finiranno per diventare l'icona della squadra torinese.
Non solo. Goodley lega il proprio nome alla storia del football italiano per la sua carriera di arbitro. All'epoca era usanza che ogni società fornisse anche gli arbitri e la Juventus scelse tra i suoi soci proprio Goodley in base alla profonda conoscenza del regolamento che il britannico possedeva. Fu uno dei migliori arbitri del periodo pionieristico e non stupisce che proprio a lui sia stata affidata la direzione del primo incontro della nostra Nazionale, il 15 maggio 1910 contro la Francia.
Ma l'orologio di cui si parlava all'inizio che c'entra? Ce lo spiega molto bene Stefano Bedeschi nel suo La Juve oscura quando riporta un brano di Mario Pennacchia, un frammento di una storia che meglio non potrebbe raccontarci di quegli anni eroici, di quei pionieri che si agitavano a caccia di una palla tra Ottocento e Novecento. Terminato di arbitrare l'incontro del 10 maggio 1913 tra Italia e Belgio, Goodley saluta tutti e se ne ritorna in Inghilterra. Gli amici juventini decidono di regalargli, in segno di amicizia e riconoscenza, un orologio e per questo organizzano – grazie alla Gazzetta del Popolo – una sottoscrizione di 25 centesimi a persona. L'iniziativa ha successo, l'orologio viene acquistato ma Goodley è più rapido di tutti e lascia l'Italia prima che il regalo possa essere consegnato. A quel punto scatta una ricerca spasmodica dell'amico in tutti i recapiti noti e meno noti, ma dell'inglese non si hanno più notizie. Quando la guerra finisce, gli juventini riprendono le ricerche sino al giorno in cui giunge la notizia della morte di Goodley e così pensano bene di appiccicare sull'orologio un'etichetta “Destinato a Mister Goodley, forse morto”e di consegnarlo alla redazione della Gazzetta del Popolo e lì ci rimane, anno dopo anno, dimenticato sul fondo di un cassetto. Più nessuno ci pensa fino ad un bel giorno d'inizio 1930 quando nella sede della Juventus – ora di Edoardo Agnelli – si presenta un attempato signore che dice di chiamarsi Henry Goodley. Il passaparola è contagioso e ben presto una gran folla vuole riabbracciare il vecchio amico e, tra una chiacchiera e l'altra, si scopre che Goodley una volta lasciata l'Italia era finito in Russia e lì era stato travolto da una rivoluzione che lo aveva costretto a vagare per il paese e a ritornare in Inghilterra soltanto diversi anni dopo. Così a qualcuno venne in mente la storia dell'orologio, di quel regalo che quasi vent'anni prima era stato pensato per mister Goodley: ci si precipita nella sede della Gazzetta del Popolo per cercarlo e – miracolo! - viene effettivamente ritrovato, nel fondo di un cassetto e finalmente donato all'amico di un tempo che, ricevendolo, si lascia andare, commosso: “Quest'orologio mi ricorda i giorni più belli della mia vita”.
I giorni, aggiungiamo noi, dei primi calci al pallone...



1 commento:

  1. Goodley gioco' per alcuni piccoli club del Nottinghamshire, il Basford Wanderers ed il Nottingham Rangers non ci sono riferimenti che fu lui ad aiutare Savage per le maglie del Notts County e comunque arrivò in Italia per lavorare e diventò dipendente dell'industria tessile di Alfred Dick, allora presidente della Juventus che nel 1905 lo introdusse nella società piemontese con il quale non disputò nessun incontro.
    Divenne uno degli arbitri della società torinese, dato che all'epoca gli arbitri erano stipendiati direttamente dai club, divenendo uno dei più apprezzati, tanto da venire scelto come l'arbitro del primo incontro della nazionale di calcio italiana. Nel campionato italiano diresse tra l'altro le finali della Prima Categoria 1909.
    Nel 1912 entra nella commissione tecnica della nazionale di calcio italiana, poiché all'epoca erano gli arbitri a svolgere il ruolo di selezionatori per la Nazionale, rimanendovi anche l'anno successivo.
    Diviene anche uno dei primi giornalisti sportivi, riuscendo a far dare più spazio al calcio nella Gazzetta dello Sport, che all'epoca si occupava prevalentemente di ciclismo ed atletica.
    Militare
    Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò nell'esercito britannico combattendo nelle Fiandre.

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